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martedì 29 giugno 2010

La vista: Fiat Lux



Prima di dire due paroline sulla vista ricordo che questi sono solo dei post che necessariamente devono essere sintetici. Qui non si può dare altro che piccoli imput a cercare da soli la verità più in profondità.


Per tutti noi, nati in quest'epoca, viene spontaneo considerare normale avere questa forma fisica, dei sensi ed una mente pensante. Ma non sempre è stato così.


Vi sono testi che ci informano circa l'evoluzione umana e ci aprono davanti un panorama talmente vasto che a dir poco ci fa venire il capogiro.


Questi testi innanzitutto ci fanno comprendere che l'evoluzione umana non è fine a se stessa, ma collegata a forme di vita ben più vaste ed antiche (di cui noi siamo solo delle scintille, delle cellule luminose).


Inoltre, quando si considera l'evoluzione è bene stare attenti a non fossilizzarsi solo sulla forma fisica. La forma è solo un veicolo, mezzo di espressione e sperimentazione del Sè che in essa dimora e si sta perfezionando.


La forma non è un principio...non è eterna.


Entro al Forma vi è la Vita.


In poche parole il Sè (che è puro spirito immateriale) attraverso la sperimentazione nella materia (detta il non-sé) proprio per mezzo della forma fisica diviene auto-cosciente ed impara a dispiegare sempre meglio i propri poteri.


Ma per fare questo vi è bisogno di un terzo "principio": la Coscienza.


La Coscienza nasce dal "contatto" dello Spirito con la Materia.


In rapporto all'essere umano la coscienza nasce e si sviluppa proprio attraverso la sperimantazione sensoriale.


Inoltre, a far da tramite tra la forma sensibile e la coscienza vi è la Mente.


La mente è quel "sesto senso" che accumula i dati, li conserva nella memoria, ne trae una sintesi, impara a discriminare, ad accettare e rifiutare e pian piano, si trasmuta prima in intelligenza, poi in intuito, saggezza e amore e, infine, volontà.


Parallelamente all'evoluzione della materia vi è perciò anche l'evoluzione della Coscienza e, strano a dirsi, anche l'evoluzione dello Spirito.


Tornando all'uomo, se chiamiamo "il Pensatore" il nostro "io" più profondo, allora il Pensatore udendo i suoni distingue qualcosa fuori di sé, ne sente l'intensità vibratoria, la direzione, la profondità.


Poi toccando quel "qualcosa" che sta fuori dal suo corpo di manifestazione ne sente la consistenza (solida, liquida, gassosa, eccetera), ma il suo contatto con la materia è ancora incompleto. La coscienza è ancora cieca.


Non so quanti di voi abbiano sperimentato la totale assenza della vista per un tempo sufficientemente lungo per fargli realizzare quale enorme importanza ha la vista per il nostro sviluppo mentale.


Io l'ho sperimentato per quaranta giorni. Quaranta giorni immobile e bendato per un distacco di retina. Erano altri tempi, non c'era ancora l'uso del laser in oculistica.


La vista è luce, visione dell'unità (pur nella diversità delle forme), dei colori, delle proporzioni...


La vista è in stretta relazione con la mente e la coscienza.


E tutte queste sono fuoco...

..fuoco della materia, fuoco della coscienza, fuoco dello spirito.


Altro dirvi non vò...indagate da soli se vi va!!

venerdì 25 giugno 2010

Tatto...con-tatto








Forse ci può essere utile, per comprendere meglio l'enorme valore dei sensi, fermarsi a considerare la loro assoluta mancanza: niente orecchie, niente pelle, niente occhi, mani, gambe...niente di niente,solo una forma amorfa e insensibile.

Vi pare assurdo?

Eppure vi sono dei testi (leggere Il Sistema Solare, di Arthur E. Powell, per esempio) che ci informano che milioni di anni fa l'uomo non era che una massa informe sprovvista completamente di sensi.

L'evoluzione umana è stata (ed è tutt'ora) lunga e travagliata.

Quella forma originaria non è stata l'unica, ne sono seguite tante diverse, fino ad arrivare a quella che conosciamo oggi.

Il Creatore non ha fatto l'uomo bell'e buono così come lo vediamo attualmente, ci dobbiamo togliere questa assurdità dalla mente.

La forma doveva servire da "involucro" per accogliere un principio (la mente) atto a farlo divenire cosciente dell'ambiente e di se stesso.
Ma andiamo con ordine.
Se nell'universo è stato il suono a manifestarsi per primo è logico pensare che sia stato l'udito il primo senso ad essersi sviluppato. Con l'udito si prende coscienza di qualcosa che esiste fuori di noi.

Una volta divenuti coscienti di ciò, per una legge di unità, si vuole "toccare" ciò che sta fuori, per assaporarne la qualità, sentirne la consistenza.

Ecco nascere il senso del tatto, cioé la risposta della forma agli stimoli esterni.
Lì dove l'udito ci informa della profondità e della direzione dalla quale provengono i suoni, il tatto ci informa sulla consistenza, sulla qualità della materia che compone la forma toccata, eccetera. A voi sperimentare.
Non dimentichiamo, al riguardo, che è tutta la pelle a formare il senso del tatto. Attraverso la pelle noi entriamo in "contatto" con l'ambiente circostante, sentiamo la pressione atmosferica, la temperatura...tocchiamo le infinite forme che ci circondano.

Come è bene non dimenticare che ogni sensazione produce impressioni le quali, a loro volta, ci danno delle emozioni.

Inoltre attraverso il contatto sensoriale impariamo a discriminare.

Ma per quell'abbozzo di uomo che aveva solo l'udito e il tatto la facoltà di discriminare era ancora lontana. Per ottenerla avrebbe dovuto aspettare l'arrivo dei Manasaputra, i Signori della Mente o della Fiamma.


Da loro avrebbe ricevuto la facoltà della vista e avrebbe visto nascere in sé la mente, momento storico importantissimo che segnò una svolta decisiva ed un'accelerazione evolutiva di vasta portata.

Ma di questo forse parlerò un'altra volta.

martedì 22 giugno 2010

Gli oggetti dei sensi: Il Suono



Come ho anticipato in un post precedente i sensi sono mezzi di “contatto” col mondo esterno e strumenti di conoscenza. Già, perché la conoscenza non è il sapere – cioè un accumulo di dati letti e sentiti qua e là, bensì frutto dell’esperienza diretta attraverso la sperimentazione sensoriale e la comprensione mentale che ne deriva.

Inoltre, sebbene i sensi siano strettamente correlati alla materia, nondimeno si possono rivelare come porte di accesso alla comprensione di qualcosa (il nostro vero sé) che sta oltre (o dentro) la stessa.
Questo è un mistero profondo al quale è possibile accedere con la Meditazione.

Vi è un “principio” immateriale che si evolve e impara a conoscersi proprio attraverso la sperimentazione materiale, attraverso i sensi.

Io credo che sebbene la creazione sia definita la grande Maya - illusoria perché impermanente - nonostante tutto i suoi effetti sulla coscienza sono più che reali, concreti.

Addestrarsi alla percezione consapevole delle impressioni sensoriali si rivela quindi, secondo me, un enorme passo avanti verso una maggiore conoscenza di se stessi e del mondo.

Com’è risaputo in tutte le tradizioni il primo elemento della creazione è il suono.

Prima dell’emissione del suono originario non esisteva né lo spazio né il tempo...né la coscienza.
Le scritture ci dicono che allora solo il puro spirito aleggiava sulle “acque” della materia indifferenziata (quando pensate alla materia originale non pensate a qualcosa di solido, quanto piuttosto di molto rarefatto, etereo).

E’ stato proprio il suono originario – e non entriamo nel merito di chi lo abbia emesso – ad imprimere il primo movimento vibratorio. Col suono si è prodotta la vibrazione.

Lo spazio, il tempo e la direzione sono una conseguenza della vibrazione. La creazione ha avuto inizio.

Il suono originario, vibrando, ha cominciato ad attirare a sé (o respingere) atomi di materia primigenia, differenziandoli e raggruppandoli secondo un ordine, per similitudine.

Il soggetto è vasto e complesso, perciò lo lasciamo qui.

Ciò che invece può essere molto utile a ognuno è l’attenzione (e la conseguente riflessione) ai suoni, e ai conseguenti effetti emotivi e psicologici (nonché fisici) che i suoni producono in noi. Una sorta di meditazione sul suono.

Cosa ci comunica un suono?

Ad esempio il suono ci rende consapevoli della profondità dello spazio, della distanza e della direzione. Profondità. Provate per esempio a togliere il sonoro da un film, tutto diventa piatto, senza profondità.

Inoltre i suoni dicono molto della fonte che li ha emessi: vi sono suoni metallici, cupi, stridenti. Vi sono i fruscìi, i sibili, gli schianti..quante informazioni!

Affiniamo l’udito.

Emessi dall’uomo (anche quando parla) ci dicono molto dei suoi stati mentali e stati d’animo.

Sussurri, parole smorzate in gola, riso, toni freddi o caldi…ci trasmettono risentimento, timidezza, gioia, indecisione, diffidenza, lamento…e se la parola mente è più difficile per il suono fare altrettanto. Ma bisogna imparare a riconoscerlo per quello che è, senza anticipazioni preconcettuali.

Però badate bene, durante questo esercizio ho detto di ascoltare il suono, non la parola, il linguaggio concettuale.
Come base di un linguaggio vi è il suono. Le sillabe sono suoni. Ecco proviamo a “sentire”, attraverso la qualità di una voce, ciò che le parole velano.

Credo che continuerò questa carrellata sui sensi o sugli oggetti dei sensi. Poche parole, in base alle mie esperienze e…buon ascolto.

sabato 19 giugno 2010

I Sensi: strumenti di conoscenza



Nessuno ci ha educati alla conoscenza di cosa sono veramente i sensi.
Semplicemente la natura ce ne ha fornito ed essi semplicemente interagiscono in modo automatico con l'ambiente circostante, proprio come avviene negli animali (che non hanno consapevolezza di sé, perchè non distinguono tra il sé e il non sé).
Osservando attentamente l'uomo sembra proprio che non vi sia un "io" direttivo e che viva come un animale.


Ma l'uomo è un tantino più evoluto degli animali, o almeno dovrebbe esserlo.


I nostri sensi sono dieci, più la mente (detto anche senso interno) che riceve, elabora e sintetizza le informazioni sensoriali.


Abbiamo quindi cinque sensi di percezione: l'udito, il tatto, la vista, il gusto e l'olfatto e cinque di azione: le mani, le gambe, la lingua, i genitali e l'ano.


Tutta, ma proprio tutta la vita passa attraverso i sensi e tutto ciò che sappiamo della vita è passato attraverso di essi (quando non ci è stato sparato direttamente nel cervello dai cosiddetti educatori). E' importante fermarsi a riflettere su questo (non i soliti dieci secondi che dedichiamo ad un tema che ci interessa) perché la qualità della nostra vita potrebbe cambiare radicalmente se imparassimo coscientemente ad usare i sensi.


Come dicevo a proposito degli animali, essi sono sprovvisti di mente (per essere più precisi ne hanno solo un rudimento), in loro è sviluppata solo la parte meccanica ed emotiva.


Ora è proprio la mente che man mano che matura si forma un'idea dell'io e del non io (cioé il resto del mondo).
Lo sviluppo mentale porta all'autocoscienza.


Un animale, ad esempio, non sa che esiste il Brasile e che esistono i cani brasiliani. Non è cosciente di sé, semplicemente è tirato a destra e sinistra dai sensi, comendati dagli istinti di specie e di razza. Oppure, quante volte, vedendo un cane sul ciglio di un'autostrada abbiamo detto o sentito dire: "Guarda che scemo!" ma semplicemente l'animale non sa di stare camminando sulla A14.


L'uomo, invece, grazie alla sua mente può fare tesoro di tutte le esperienze fatte, farsi un'idea del mondo (idea naturalmente da aggiornare continuamente), conservare dentro di sé una sintesi di ciò che ha capito e agire consapevolmente.


Ma stranemente questo non succede nella maggior parte delle persone. Come mai? Perché l'uomo continua ad essere schiavo di automatismi e a farsi guidare a desra e a manca proprio come un animale al pascolo?


A occhio e croce penso che l'inghippo risieda proprio in una mente male educata o educata solo per metà.


Anziché insegnare ad un bambino cosa sono i sensi, come regolarli e osservare gli effetti emotivi che il contatto sensoriale inevitabilmente suscita, già gli si vuol far capire cos'è il mondo. Lo si imbottisce di nozioni su ciò che invece dovrebbe scoprire da solo, direttamente. Già gli si da un'idea "preconfezionata" del mondo.


Ecco perciò che assistiamo allo strano e divertente fenomeno, ad esempio, di un quindicenne che crede di saperne più di un cinquantenne che ha girato il mondo. Un quindicenne che non ha mai messo il naso fuori dal suo piccolo paesino, casomai può "sognare" di diventare un "eroe" in Afghanistan o Irak e deridere il modo placido e tranquillo di vivere del cinquantenne che si dedica alle piante e alla musica.


Ci sarebbe veramente tantissimo da dire sui sensi, occorrerebbe un trattato. Dall'inganno dei sensi, all'unità che esiste tra la materia e i sensi (ad esempio l'olfatto si sviluppa dall'elemento Terra e non è differente da essa), dai danni dell'iperstimolazione sensoriale, alla maturazione coscienziale attraverso l'uso cosciente dei sensi fino ai sensi sottili (che sono una raffinazione della sensorialità che porta a percepire "qualcosa" di più sottile), per finire al significato stesso della parola senso=direzione, ma lascio a voi il piacere della scoperta.