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lunedì 16 gennaio 2012

Ma ci pensate? Anche i luoghi e gli oggetti si muovono nel tempo e nello spazio.



Vi è mai capitato di entrare in una casa abbandonata da molti anni, ancora con i mobili, gli oggetti, i quadri lasciati esattamente com'erano quando quell'ambiente, quello spazio, era vissuto.

A me è capitato, più di una volta. Alcune di queste erano case di campagna arredate di tutto punto: tavoli da cucina, divani, letto, sedie, quadri, tende, lavamani, posate.
Tutto, c'era proprio tutto! Mancavano solo i proprietari, che sembrava fossero fuggiti di lì all'improvviso, senza aver avuto il tempo di portare nulla con loro.

Se davanti a una scena simile non ci si ferma a fare i nostalgici, e si osserva altro - la consapevolezza che in quel momento siamo situati nel bel mezzo del passato e del futuro - si può notare qualcosa di estremamente sfuggente: tutto quell'arredo, la stessa aria rarefatta degli ambienti e la casa stessa ci mostrano, coi loro cambiamenti, di star viaggiando nel tempo.

Sicuramente sto dicendo una cosa che di solito si dà per scontata, eppure pensiamo a quanti risvolti positivi vi possono essere nel soffermarsi un po' più spesso nel "sentire" il flusso della vita che scorre. Senza cadere in nostalgie o timori per il futuro.

Semplicemente sentire la magia del "fluire" dell'esistenza, respiro compreso.

mercoledì 7 dicembre 2011

Immobilità: l'Arte di aprirsi un varco verso la libertà!



Le tecniche di meditazione sono dei "metodi scientifici" utilizzati sin dall'antichità per liberarsi dall'ignoranza sulla "vera" natura della realtà (quindi anche di se stessi).

Molto importanti in tutte le tecniche meditative sono: l'allenamento della capacità di "osservare stando a lato" (senza identificarsi nei fenomeni osservati), e quello di conquistare l'immobilità fisica e mentale.

Qui parleremo solo dell'importanza di sperimentare regolarmente (all'interno della giornata) momenti di immobilità fisica, e del perché questa "pratica quotidiana" è così importante per "aprirsi un varco verso la libertà".

E quindi iniziamo con una dissacrante affermazione: l'essere umano non è libero!

Vediamo perché.

Se osserviamo attentamente tutto ciò che ci circonda (compreso noi stessi) vedremo che tutto, ma proprio tutto, è in costante movimento (ormai sappiamo che anche nella pietra e nei minerali vi è un continuo "brulicare" di fenomeni atomici e subatomici.

Insomma: nulla è immobile.

Ma cosa muove tutte le cose?

E, soprattutto: "ogni singola cosa si muove per sua spontanea decisione e volontà o è piuttosto mossa da Leggi in cui è contenuta?"

Lasciando da parte un'analisi approfondita del "cosa" muove tutte le cose, dobbiamo comunque ammettere che vi è "qualcosa" che causa il movimento e la trasformazione di tutti gli aggregati atomici.

Insomma: vi sono delle "forze" che fanno sì che una mela non resti mai "fresca", e che piano piano si deteriori.

Tutto si trasforma e cambia di stato, volendo o nolendo. Persino il volto della Sfinge, roso dai venti, si sta lentamente consumando.

Le stesse "forze" che causano il cambiamento sono anche all'origine del "movimento".

Perciò possiamo benissimo affermare che viviamo in un gigantesco "vortice" che muove galassie, stelle, pianeti, forme viventi e minuscoli atomi.

In poche parole tutto è mosso da stimoli esterni (o mentali: i condizionamenti acquisiti con le consuetudini, l'educazione, l'imitazione, eccetera...).

Parrà offensivo o dissacrante, ma "noi siamo polvere mossa dal vento".

Dov'è la libertà in tutto questo?

Vi è libera scelta in questo vorticare (sia a livello fisico che sociale)?

Nessuna!

Da questa comprensione nasce (in qualcuno-a) il desiderio di indagare più a fondo in questa faccenda, per scoprire se esiste una "via di fuga".

Gli "strumenti" - come già detto - esistono: sono l'Osservazione e lo sperimentare periodi più o meno lunghi di immobilità fisica e mentale.

L'utilità dell'Osservazione è forse più comprensibile. Tutti i capolavori dell'Arte e della Scienza sono nati anche grazie ad una spiccata capacità di osservazione.

Ma pure l'immobilità ha giocato la sua parte, nell'Arte e nella Scienza. Molti artisti e scienziati hanno testimoniato che molte delle loro ispirazioni sono avvenute proprio nei momenti di "sospensione" dagli sforzi fisici e intellettivi.

Vi è "qualcosa" di forte e pregnante nell'immobilità.

Dalla "frizione" che nasce dall'opporsi volontariamente alle "leggi che muovono tutte le cose" possono scaturire "lampi" di comprensione profonda delle medesime leggi, e del nostro "ruolo" all'interno delle medesime.

Contemporaneamente si coltiva una capacità indispensabile ad ogni "ricercatore": l'Arte di resistere mantenendosi focalizzati sull'obiettivo.

Inutile anticipare altro...chi praticherà scoprirà!


venerdì 14 ottobre 2011

Nutrirsi di bellezza e armonia



"La mente è come una lastra fotosensibile, ciò che la impressiona la trasforma".

Partendo da questa frase, sentita da Andrea Di Terlizzi, scrittore, maestro di vita e conoscenza, nonché co-fondatore di una Scuola di Formazione Umana e Ricerca Interiore, riesce forse più facile sviluppare un argomento non sempre di facile comprensione: quello che anche le impressioni e le sensazioni sono "nutrimento". Nutrimento per la mente e per l'emotivo.

Normalmente si pensa che solo il cibo solido e l'acqua siano nutrimento. Ma non esiste solo il nutrimento per il corpo, vi è anche il nutrimento per la mente, appunto.

Da questo punto di vista potremmo classificare il nutrimento della mente in due grandi divisioni: quello esterno e quello interno.

Il nutrimento esterno è rappresentato da tutte le impressioni che, attraverso i sensi, ci giungono dall'esterno.

Quello interno, invece, è costituito dai processi della memoria e dell'immaginazione (che a loro volta sfruttano i dati acquisiti in precedenza attraverso il nutrimento esterno).

Se paragoniamo la mente ad una bolla trasparente (o anche ad una lastra fotosensibile, come si usava nei vecchi apparecchi fotografici) viene da sé comprendere che quando sulla superficie della bolla non si riflette nulla la mente è limpida e trasparente. Se invece vi si riflettono delle immagini la bolla si "colora" delle qualità delle forme che vi si riflettono.

Riflettere su questo, cercare di capire a fondo come funziona questo affascinante processo di continua "identificazione" della mente con le immagini viste o pensate, può aiutare a comprendere meglio il perché di pratiche come la Meditazione "senza appoggio", cioè senza nessun supporto a cui agganciarsi, o in cui riflettersi. Pratiche che mirano a realizzare la nostra "intima essenza".

Ma osservare nella quotidianità questo processo delle impressioni sensoriali, o della memoria e dell'immaginazione, può anche aiutare a capire come gestire meglio, cioè a nostro vantaggio, i suddetti processi.

E' indubbio che passare dei momenti nella natura, in riva al mare o in montagna, generi in noi una condizione di armonia. Perché la natura è appunto armonia e bellezza.

Diversa cosa è l'effetto che genera il "caos" di una grande città, o dei nostri pensieri meccanico-associativi-inconsapevoli e sconclusionati. Il caos genera bruttura e disarmonia.

Ma non è necessario fuggire dalla città per entrare in una condizione di armonia, almeno non è indispensabile.

Personalmente, quando passeggio per strada, cerco di osservare forme, oggetti e persone belle e armoniose. Anche se con questo non dico che chiudo gli occhi su tutto il resto. Anzi, spesso mi diverto proprio a notare la "differenza" degli effetti sulla mia psiche e sull'emotivo, delle contrastanti realtà che mi circondano.

Ecco che da un lato osservo attentamente una folla rumorosa in una grande piazza che, nella sua diversità di personaggi che la compongono, forma un vero e proprio caos ambulante.
Mentre dall'altro non monco di osservare la bellezza del rosone di una chiesa, delle sue mirabili architetture (parlo di chiese antiche, naturalmente), di un bel palazzo, di un bel quadro esposto in vetrina o di una bella persona.

Cerco di nutrirmi di bellezza e armonia, insomma.

E, pur essendo vero che il concetto di bellezza è relativo, nessuno può negare che delle forme geometriche ben fatte generino armonia nella mente di chi le osserva, con conseguenti benefici sulla salute in generale.

mercoledì 14 settembre 2011

Occhi

Occhi...

quante cose esprimono gli occhi. Emozioni, stati d'animo, condizioni mentali e stati di salute.

Vi sono occhi che ridono
occhi brillanti
occhi opachi
occhi attenti
occhi che non stanno mai fermi
occhi incantati
occhi distratti
occhi sognanti
occhi tristi
occhi magnetici
occhi profondi...

Guardate il video che segue, Occhi negli occhi, veramente un bel lavoro (realizzato da Francesco Amato) con occhi molto speciali.




venerdì 9 settembre 2011

Corpi


Corpi...

Quante cose può esprimere un corpo, a ben guardarlo: tristezza, gioia, esaltazione, chiusura, disponibilità, apertura, condizionamenti, ammirazione, rabbia, ribrezzo, devianza...follia.

E' incredibile la complessa varietà di corpi (e di personaggi) che si possono vedere in una grande città.

Proprio stasera, passando per il centro, in uno stato particolarmente lucido (sarà stato il caffè al ginseng?) mi sono divertito un sacco a notare l'incredibile diversità esistente tra noi esseri esseri umani:

- Guarda quello, vestito con un cappotto spigato (con questo caldo) che gli arriva fino ai piedi (nudi), sporco e trasandato, con capelli e barba lunghi...sembra uscito da un romanzo di Dostoevskij;

e guarda quell'altro, grasso e pelato - pensavo -, sembra uscito da un film degli anni cinquanta (tipo Ladri di biciclette), con la cintura dei pantaloni (larghi) che gli arriva fin sotto le ascelle;

e quella donna in bici, con la gonna talmente corta che le si vede lo slip, però storce il naso e s'infastidisce se la guardano;

e guarda com'è timida quella ragazzina:
e come sono euforici quei ragazzi;
e quanta gente cammina con la testa china;
e quanti se ne vanno in giro sorridenti (da soli), con "aria" beata, ma senza alcun motivo;
e quanti parlano da soli;
e quanti stanno con la testa tra le nuvole;
e quanti si sentono spaesati;
e quanti si guardano attorno, continuamente sospettosi.

Toh! Guarda quel tipo lì, come cammina da spaccone! Che strana camminata con le gambe aperte e i piedi sulle 10 e 10! Mi sembra una via di mezzo tra Charlot, Jackie Chan e un cow boy. Ma chi si crede di ess......Cazzo!...Ma è la mia immagine riflessa nella vetrina aperta di una boutique!!!


giovedì 23 settembre 2010

Vedere ciò che c'è di bello negli altri...ma senza cadere nell'ingenuità.


Ancora un grazie a Walter.


Vedere la vita e gli altri con occhi freschi. Senza preconcetti.


Osservare attentamente, ascoltare, sentire...


Vedere le buone caratteristiche nelle persone che incontriamo (senza per questo tralasciare di notare eventuali tratti poco piacevoli presenti) non è cosa facile da farsi.


Questo perché abbiamo la tendenza di vedere all'esterno il riflesso di ciò che abbiamo dentro al momento.


E tutto si colora del nostro umore del momento.


Così se al momento abbiamo un'idea negativa del mondo andremo a cercare continuamente conferme della nostra "visione" a priori.


Spezzare questo meccanismo, mettendo a tacere il "rumore" di fondo della nostra mente e dell'emotivo è salutare non solo per noi, ma anche per i nostri simili.


La vita e gli altri hanno tanto di bello da dare. Perché non focalizzarci maggiormente sulla bellezza e sulle buone qualità?


Se volete approfondire vi consiglio la lettura di questo articolo del Corriere della sera http://www.corriere.it/salute/10_settembre_19/pensar_c3be8b9e-c3cc-11df-80e3-00144f02aabe.shtml .

mercoledì 4 agosto 2010

Percezione e illusioni percettive


E' da qualche giorno che penso di dire qualcosa sulle Illusioni Percettive, poi due minuti fa (guarda il caso!) ho riletto questo post su Franz's Blog http://www.francescoamato.com/blog/2008/04/16/dove-la-verita-segui-il-bianconiglio/ che in pratica spiega chiaramente ciò che volevo dire.


Quel che voglio dire è che non so quanti si rendono conto che "noi siamo esseri percettivi".


Tutto il nostro corpo è una grande antenna ricetrasmittente.


Un corpo-antenna che continuamente capta suoni, forme, colori, odori e via dicendo.


Tutte le percezioni ci dovrebbero fare avere una visione della realtà che ci circonda, visione sempre mutevole come mutevole è la vita. Ma comunque una "visione" diretta, di prima mano.


Ma è sempre così? Cioé: siamo sicuri di avere sempre una visione diretta, non condizionata da idee preconcette del mondo che ci circonda?


A ben guardare sembra proprio di no.


Infatti raramente la nostra consapevolezza è ancorata esclusivamente alla percezione diretta di ciò che stiamo sperimentando in quel preciso momento.


Molto spesso noi ignoriamo le sensazioni "reali" che derivano da ciò che percepiamo (lasciando stare in questo contesto che anche quelle percezioni possono essere illusorie) ma ci facciamo condizionare dall'idea "a priori" che abbiamo di una qualunque cosa: il famoso pre-concetto.


L'esempio dell'esperimento sui vini (oggetto del post suddetto) è chiarificatore al riguardo (vi consiglio di leggerlo).


Ma vi sono infiniti esempi su cui riflettere.


Uno di questi può essere lo strano fenomeno percettivo-reattivo che possiamo avere con una persona famosa, mettiamo un comico: anche se non abbiamo mai conosciuto personalmente quella persona famosa se per caso ne diveniamo conoscenti noi inetragiamo con lei valutandola solo per quello che ci aspettiamo: se è un comico deve farci ridere. Quindi ogni cosa che dirà (anche seriamente) per noi sarà divertente.


Poco ci importa come si comporta, come è vestita, che emozioni sta vivendo e cosa veramente ci ispira, noi siamo condizionati dalla "fama" che lo ha preceduto. Quindi se è un comico che ci piace per i ruoli che interpreta in tivù qualunque cosa dirà la troveremo divertente.


Davanti a persone precedute da una "conoscenza a priori" ci possiamo intimidire, infastidire, essere attratti o schifati (dipende tutto dal tipo di fama di cui è vittima il poverino) senza minimamente considerare chi abbiamo veramente di fronte in quel momento.


E' quell'idea a priori che ci facciamo delle persone o delle cose che ci frega, non facendoci interagire "naturalmente" con la vita in generale.


Liberandocene potremmo magari scoprire che un vino da quattro soldi è un vino veramente eccellente!

mercoledì 30 giugno 2010

Il grande dubbio: Ma i sensi ci mostrano veramente la realtà per quello che è?


In una notte stellata ci affacciamo alla finestra a contemplare le stelle. Dei puntini luminosi appaiono sullo schermo della nostra consapevolezza e pensiamo che quei teneri puntini siano le stelle.

Ma le stelle sono ben altro, dei globi immensi infuocati, pieni di scariche elettriche e chissà cos’altro a livello sottile.

Un altro esempio: un dolce profumino esala dalla cucina di un ristorante. Ci sediamo al tavolo e chiediamo di servirci la pietanza che emanava quel dolce e invitante profumo.

Il cameriere capisce al volo e dopo un po’ ci serve un piatto pieno di…trippa allo scoglio, arricchita da “frutti” di mare e speziata fino all’inverosimile. Al nostro sguardo disgustato il cameriere risponde con un altro sguardo che vuol dire: - Mi dispiace ma ora te la devi magnà! –

Ma questi sono solo dei miseri esempi.

Se guardassimo attraverso un microscopio elettronico un qualunque frammento di oggetto vedremmo cose che i nostri sensi si rifiutano categoricamente di mostrarci.

E qui siamo ancora su un livello di sensazioni grossolane. Se pensiamo che esistono anche dimensioni più sottili e, di conseguenza, occorrerebbe una sensibilità più raffinata per percepirla, allora viene da chiedersi: qual’è la realtà? Vedo veramente le cose per quello che sono?

I sensi, in realtà, velano la realtà. Scusate il gioco di parole.

Essi sono strutturati per muoverci solo in un certo range e, come in una bolla di esperienza strettamente soggettiva, ci mostrano solo un aspetto parziale della realtà oggettiva. Un aspetto a nostro uso e consumo. Solo nostro. Un aspetto necessariamente parziale e soggettivo.

Una persona che accidentalmente si affaccia alla finestra ad osservare le stelle con noi non vedrebbe quello che stiamo vedendo noi. Perché noi vediamo e percepiamo attraverso il nostro personale apparato sensoriale (che è sempre diverso da quello degli altri) e attraverso il nostro vissuto - anche questo altrettanto strettamene personale - nonché attraverso l’idea preconcetta che abbiamo del mondo. Pensiamo ad esempio alle miriadi di opinioni discrdanti su un medesimo soggetto.

Qual è la realtà la nostra o quella del nostro vicino di osservazione?

Forse nessuna delle due.

Eppure penso che i sensi siano comunque strumenti di conoscenza, ma conoscenza di un campo ristretto.
Inoltre i sensi possono (e devono) essere affinati al fine di percepire più sottili sfumature della realtà che ci circonda. Anche se forse, un giorno, le percezioni sempre più raffinate ci porteranno proprio alla comprensione intuitiva che tutto ciò che vediamo e tocchiamo è solo un’illusione, un sogno…una magia.

Ma penso occorra comunque vivere pienamente il contatto sensoriale, e sentire tutto quello che ci riesce di sentire, e ragionare su tutto quello su cui ci riesce di ragionare. Senza dimenticare, naturalmente, che non finisce tutto lì.

Non dimenticare mai che la verità è ben altra cosa e sta sempre un tantino più in là di dove siamo riusciti a spingerci con i nostri sensi limitati.

lunedì 31 maggio 2010

2.332


2.332 non è la nuova data, rivista e corretta, della fine del mondo secondo i Maya, né l'anno in cui finalmente la BP riuscirà a ripulire le coste americane dalla Marea Nera.


2.332 è semplicemente il calcolo di quante volte respiriamo durante l'arco delle 24 ore considerando una media di 18 respiri al minuto.


La mia domanda è: escludendo le 8 ore di sonno notturne (e quindi di inconsapevolezza), in un giorno di quanti di questi respiri siamo consapevoli?


Non sto qui a parlare di tutte le sfumature del respiro, della sua importanza a livello fisiologico, emotivo, eccetera, ma solo della nostra consapevolezza.


Se non riusciamo a rimanere consapevoli neanche del nostro respiro per più di cinque minuti, se non riusciamo ad avere questa costanza nell'osservare qualcosa di intimo e personale come il respiro, come possiamo sperare di conquistare alcunché nella vita?

giovedì 29 aprile 2010

L'importanza di allenarsi ad essere totalmente presenti in tutto ciò che facciamo


In lunghi anni di osservazione (di me stesso e degli altri) ho notato che noi non siamo mai totalmente "presenti nell'attimo presente".


Per esempio camminiamo per strada immersi nei nostri pensieri, laviamo i piatti pensando a cosa faremo dopo, andiamo ad un appuntamento immaginando cosa succederà dopo, e via dicendo...all'infinito.


Risultato: non facciamo mai nulla bene, né quello che viviamo lascia un "segno" duraturo al nostro interno.


Inoltre questo "non essere presenti nella nostra totalità" ci fa vivere una vita di sogno (non nel senso positivo della parola, ma nel senso che tutto ciò che viviamo diventa sfuggente, onirico, fuori dalla nostra partecipazione attiva).


Una cosa molto utile da sapere, anzi, di vitale importanza è il "perché" avviene questo e il "come" porvi rimedio.


Tutto ciò di cui noi siamo coscienti di noi stessi (la nostra personalità) può essere riassunta in tre gruppi di "funzioni" amministrate da tre centri (o cervelli direttivi): la funzione intellettiva, quella motrice e quella emotiva.


Tutto, ma proprio tutto di ciò che viviamo, facciamo, sentiamo, pensiamo...rientra in queste tre funzioni. Ad esempio, mentre stiamo pensando o elaborando un progetto siamo nella funzione intellettiva, mentre stiamo camminando o lavando i piatti nella funzione motrice e mentre proviamo delle emozioni e sensazioni in quella emozionale.


E arriviamo al "perché" noi non siamo quasi mai presenti nell'attimo presente: perché i tre centri hanno velocità differenti. Il centro intellettivo è il più lento dei tre, quello motore e molto più veloce di quello intellettivo e, infine, quello emotivo è ancora più veloce di quello motore.


Capire l'importanza della velocità dei centri è fondamentale per poter agire di conseguenza e arrivare al "come" divenire padroni della propria vita e dei propri gesti.


Dicevo prima che le esperienze che facciamo non lasciano un segno perché per "lasciare un segno dentro di noi" le esperienze devono essere vissute dai tre centri contemporaneamente. In quel caso si dice che l'esperienza è "oggettiva".


Immaginiamo i tre centri come se fossero tre persone che iniziano a camminare una di fianco all'altra e che queste persone devono fare, ad esempio, cento metri per fare una esperienza "oggettiva". Per far sì che l'esperienza sia oggettiva, cioé reale, le tre persone dovrebbero camminare all'unisono, una a fianco all'altra e arrivare assieme al traguardo dei cento metri.


Ma a cosa assistiamo? Data la differente velocità dei centri (come abbiamo visto) già subito dopo i primi passi uno sarà più avanti rispetto a quello che lo segue, e quello, a sua volta, sarà più avanzato rispetto all'altro.


Alla fine del percorso il primo (il centro emozionale) arriverà per primo e avrà vissuto esperienze di cui gli altri due centri non sanno assolutamente nulla.

Stessa cosa per gli altri due centri.

Risultato: non resterà nulla nella nostra memoria e nella nostra interiorità.


Perché un'esperienza sia oggettiva (e quindi vivere totalmente l'attimo presente) dovremmo allenarci prima ad osservare, cogliere sul fatto le differenti velocità dei centri; in seguito possiamo allenarci a sincronizzarli.


Come? (scusate è un post un po' lungo, questo, ma è il minimo per poter spiegare un tema di così vasta portata; volendo approfondire consiglio un libro esaustivo sull'argomento: Padroni del vostro destino, ed. Adea).


Torniamo ai tre signori che devono percorrere i cento metri all'unisono. Per farli andare di pari passo è bene che due dei tre si "allineino" all'altro. Se ad esempio sto pensando, o ascoltando qualcuno parlare, e voglio farlo con la totalità di me stesso, devo fare in modo che siano coinvolti anche il corpo e le emozioni. C'è un modo di ascoltare o pensare che coinvolge anche il corpo e le emozioni. Cioé una particolare tensione fisica mentre si sta pensando o ascoltando (arte che i giapponesi hanno affinato al massimo grado).

Si dice di Napoleone che camminasse moltissimo mentre pensava, il camminare lo aiutava a pensare.


Stessa cosa (e forse più facile da capire) quando sto camminando. Siccome in questo caso è il centro motore il principale protagonista, gli altri due centri dovrebbero allinearsi a lui, cioé vivere le emozioni fisiche legate al movimento del corpo (e anche le emozioni nel sentire la freschezza dell'aria o delle cose che si vedo durante il percorso) mentre la mente dovrebbe tacere, ed essere completamente assorta nell'osservare il corpo in movimento e la bellezza delle forme che man mano si incrociano (e non disperdersi in mille pensieri, allontanandosi dal presente).


Questi sono solo piccoli esempi per un argomento di vitale importanza per ogni essere umano.


Ma voglio concludere con qualche domanda: alla fin fine chi è che usufruisce (in noi) di un'esperienza oggettiva? Chi è "colui" che decide di fare il lavoro dell'osservazione e della sincronizzazione dei centri? la personalità è un "ponte" verso cosa o chi?

lunedì 19 aprile 2010

UN APPELLO AI MILIARDARI: "SPENDETE STI CAZZI DI SOLDI!"


C'è una buona fetta della popolazione mondiale che è ricchissima, schifosamente ricca. E fin qua niente di male, per carità...


Ma sapere che c'è gente che guadagna migliaia di euro ad ogni respiro e se considerate che respiriamo, in media, dalle 15 alle venti volte al minuto, vi lascio immaginare quanto guadagna, strano a dirsi questa gente spende pochissimo.


Se provate a seguire di nascosto passo passo un miliardario sin dal mattino, quando va a prendere un caffé al bar, fino alla sera, quando va a riposare nella villa offertagli gentilmente da un amico (anch'egli miliardario), scoprirete che quell'uomo non ha speso il becco di un quattrino.


Infatti il nostro uomo va sempre a fare colazione nei locali i cui proprietari gli sono debitori, in qualche modo, quindi mai e poi mai gli farebbero pagare il caffé.

Se deve mandare l'amante a fare shopping, le consiglia sempre quelle boutique di proprietà di amici, oppure della sua catena in franchising, dicendole di non pagare ma, di fare semplicemente il suo nome perché poi passa lui a "pagare".

Al campo da golf poi, siccome è uno dei soci fondatori mai e poi mai gli farebbero la scortesia di chiedergli dei soldi.

E la giornata continua così fino a sera quando, stanco morto, il nostro "povero" miliardario fuori per "lavoro", riceve da un amico, anch'egli straricco, l'invito ad usare la sua terza o quarta, o millesima villa nella città dove casualmente si trova in nostro miliardario.

Sembra proprio che così vada il mondo: si fa la carità ai ricchi.

Questo è stato anche uno degli argomenti di Report di ieri sera: nell'UE sono proprio i paesi più ricchi a ricevere i più sostanziosi contributi...


...ma quasta è un'altra storia...o no? Mi viene un dubbio.

mercoledì 7 ottobre 2009

OSSERVARE GLI SGUARDI PER COGLIERE GLI STATI D'ANIMO


Lo sguardo dice molto dell'intimo di una persona.


Nel Libro dei cinque anelli di Miyamoto Musashi, e più precisamente nel Libro del Vento, il Maestro di spada parlando dell'uso dello sguardo dice: "...nel linguaggio della strategia fissare il nemico negli occhi significa avere accesso al suo cuore".


Uno sguardo dice molto, ma occorre essere desti e veloci per captare uno sguardo fugace che esprima rabbia, risentimento, paura, desiderio, indifferenza, supplica o altro.


Di solito la "porta" degli occhi si apre solo per un'istante, poi subito si richiude isolando l'altro oltre una cortina di nebbia.


Anche osservare il proprio sguardo ritengo sia molto utile.

No! Non è un gioco di prestigio, ma una presa di coscienza subitanea che ci permette di "cogliere" sul fatto un nostro stato d'animo.
Proviamo a renderci conto di come usiamo il nostro sguardo e di come questo cambi a seconda delle persone o delle situazioni che ci troviamo ad affrontare.
Ritengo che ci sia molto da scoprire grazie agli sguardi, perciò guardiamo più spesso gli occhi, i nostri e quelli degli altri.