Visualizzazione post con etichetta LIBERTA'. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta LIBERTA'. Mostra tutti i post

venerdì 24 gennaio 2014

IL BELLO DELL'ABBANDONO



Abbandono...termine che si può affrontare da molte angolazioni e scoprirne sempre nuovi significati utili al nostro difficile stare al mondo. Utili a trovare la tanto desiderata "pace interiore".

Il termine in sé, etimologicamente parlando, potrebbe avere come valenza più appropriata il significato di "metter fuori mano un oggetto, lasciar di tenerlo, lasciarlo andare". E questo è precisamente uno dei principali "segreti" che aspettano di essere scoperti (e conquistati) dal Ricercatore: l'Arte dell'Abbandono.

Perché?
Perché uno dei motivi principali dell'umana sofferenza risiede proprio nell'ATTACCAMENTO a cose, idee e persone.

Poiché noi ci attacchiamo a tutto, diamo costantemente il fianco alla sofferenza.

La vita, per sua natura, è in costante mutamento, in trasformazione....è un flusso che non si può fermare!
Voler trattenere qualcosa (o qualcuno) nel proprio pugno equivale e "firmare un contratto con la sofferenza", perché quel qualcosa ci sarà inevitabilmente tolto un giorno o l'altro.

Ciò non vuol dire che non dobbiamo amare gli oggetti, le idee e le persona, ma riconoscerne la transitorietà. 
E non sentircene padroni.

Questo riconoscimento (e conquista) porta ad un vasto e leggero senso di libertà: libertà di movimento, di pensiero, d'azione.

L'assenza di libertà è forse il "motivo di fondo" del soffrire - sia a livello emotivo, che psicologico e fisico -.
Ogni ostacolo non può che farci soffrire, PERCHE' CI IMPEDISCE DI FLUIRE. 

Un ulteriore significato "etimologico" del termine Abbandono
(che non si trova nei dizionari) potrebbe essere "donare ad Abba".

Abba era il termine col quale il Maestro Gesù amava rivolgersi al Padre "celeste".

Perciò, visto che noi siamo e ci muoviamo nel Padre, l'Abbandono potrebbe essere visto come un "lasciar tornare al Padre quel che da sempre è stato Suo".

Abbandonare = donare ad Abba
Abbandono    = dono fatto ad Abba
Abbandonato =  donato ad Abba.

mercoledì 27 marzo 2013

La conquista della libertà - l'ultimo libro di Andrea Di Terlizzi





Libertà...

...un tema cantato da tanti poeti, e sul quale hanno disquisito schiere di filosofi.

Libertà...una parola spesso abusata, o usata ad uso e consumo di politici a caccia di voti.

Ma cos'è veramente la Libertà?

L'argomento è sicuramente di non facile approccio, ma vale sicuramente la pena sforzarsi di affrontarlo col massimo della serietà perché, per ognuno di noi, non vi è nulla di più importante della conquista della Libertà.


Dalla Quarta di copertina:

"Nessun bene è prezioso quanto la Libertà.
Per conquistare una reale Libertà, però,
occorre prima capire cosa ci tiene prigionieri
e sapere come attingere alla nostra natura.

Un libro profondo e pratico che espone
passo per passo la via percorribile
per liberare una Forza schiacciata
da secoli di condizionamenti.


Dal libro...

...possiamo affermare che tutto quello che facciamo ruota attorno a limiti imposti di cui non siamo consapevoli.

Nel film Matrix si teorizza un mondo virtuale nel quale ogni essere umano è inserito, convinto di vivere una vita reale...

In altre epoche è stata usata l'immagine del sogno, ma l'idea di fondo è la stessa...

Si tratta di una visione che ribalta il concetto stesso di libertà...Secondo questa teoria, noi ci troviamo in una prigione entro cui siamo liberi di scegliere un libro da leggere e poco più, ma non abbiamo nessuna possibilità di muoverci nel mondo esterno alle sue mura.

La vera Libertà corrisponderebbe quindi al Risveglio dallo stato onirico in cui viviamo, risveglio che ci permetterebbe di entrare in contatto con le vere cause di tutti i fenomeni interni ed esterni, diventando quindi concretamente padroni della nostra vita.



Va da sé che, da questo punto di vista, la sola comprensione intellettuale del concetto di libertà non basta per renderci davvero liberi.

Potremo essere liberi quando saremo padroni delle meccaniche alla base della nostra macchina psicofisica.

La Libertà con la 'L' maiuscola è la piena presa di possesso dei nostri strumenti fisici, emozionali e mentali tramite i quali possiamo lanciare uno sguardo dietro alle apparenze illusorie (Maya), per entrare in contatto con una parte di noi stessi che non conosciamo ancora e della quale nessuno ci ha mai parlato; l'unica che ci rappresenta davvero. Come abbiamo detto precedentemente, la nostra Realtà Interiore.


La conquista della Libertà, Andrea Di Terlizzi, Adea Edizioni



mercoledì 24 ottobre 2012

Scrivere sull'acqua - Il nuovo libro di Andrea Di Terlizzi



E' un vero piacere per me, che da molti anni mi interesso di Ricerca  della Verità (ma sbagliando spesso approccio, fraintendendo o  appesantendo con inutili quanto immaginarie aspettative il mio "stare al mondo") leggere un libro così leggero e allo stesso tempo chiarificatore su argomenti di vitale importanza quali l'amore, l'amicizia, il sesso, la paura, la solitudine, i bisogni, la libertà...

In un crescendo dolce, ma pieno di "buon senso", l'autore ci offre - come dice il retro di copertina - "...un testo dolce e spontaneo, che indica una strada per trovare maggiore leggerezza in un'epoca di grandi pesi".

Una pagina dal libro:

"...Una delle cose più importanti, perché si stabilisca una vera amicizia, è la "circolarità". Con questo termine intendo un rapporto che non abbia posizioni subalterne. Nessuna gerarchia di ruoli, determinata dal carattere più forte di una persona o dalla sua maggiore intelligenza, cultura o ricchezza...

Spesso le amicizie avvengono per similitudine e non sono sicuro che queste siano le migliori e le più profonde.

Quando frequentiamo qualcuno perché è simile a noi, sicuramente il rapporto è più semplice, ma rischiamo in fondo di relazionarci solo con un'immagine speculare di noi stessi; un po' come quando leggiamo un libro e lo troviamo bello esclusivamente perché esprime dei concetti sui quali siamo d'accordo.

Credo invece che la profondità che si può ottenere stabilendo un'amicizia con chi è diverso da noi sia ineguagliabile; proprio perché tutto ciò che si rinfranca e si stabilizza, è davvero un'incontro con l'altro e non l'autocompiacimento del rapporto con se stessi...

...Amicizia, per me, significa sapersi mettere da parte e ascoltare chi abbiamo davanti.

Ascoltare è una delle cose più difficili e molte persone sono troppo intente a parlare di se stesse per lasciare agli altri lo spazio di esprimersi liberamente.

Ciò vale anche per i sentimenti.

Nell'amicizia, come nell'amore passionale, lasciar spazio all'altro è la cosa più importante. Questo secondo la mia personale opinione.

Non sono però sicuro che amore ed amicizia siano cose differenti. Credo piuttosto che l'amicizia, come l'amore, abbia livelli differenti: quando essa si approfondisce oltre un certo grado, si entra in certa misura nella sfera dell'amore....".


Scrivere sull'acqua, Andrea Di Terlizzi, Adea Edizioni


martedì 19 giugno 2012

Occhio ai bisogni: generano dipendenza




Si fa un gran parlare di libertà: libertà di parola, libertà di pensiero e d'azione....ma quanti di noi si rendono conto che il "problema" libertà ha le sue radici a monte, radici che affondano nell'ignoranza e nel bisogno.

Proviamo a pensarci su: cosa fa un bisogno?
Ci rende dipendenti da esso!

Senza l'oggetto di cui abbiamo bisogno non stiamo più bene, e spesso non abbiamo più libertà di movimento e d'azione. In pratica siamo divenuti dipendenti da ciò di cui abbiamo bisogno.

Eh si! Il bisogno genera dipendenza!
E dipendenza vuol dire mancanza di libertà.

Certo, tra questi vi sono anche i bisogni naturali: il bisogno di mangiare, di bere, di dormire, di evacuare, di coprirsi quando fa freddo....

Ma quante altre cose "artificiali" abbiamo eletto a bisogno?
Quante cose di cui potremmo fare benissimo a meno?

Che ne so, cose tipo: il bisogno di vestire in un certo modo, di seguire un certo tipo di "stile di vita" per essere accettati da quelli del nostro "clan", il bisogno dell'automobile per andare a pochi chilometri di distanza, il bisogno del condizionatore d'aria in casa o in auto altrimenti soffochiamo, il bisogno di sentire il telegiornale per "tenerci informati"....

Di quante cose siamo diventati dipendenti? 
Proviamo a pensarci.

Pensiamo solo, ad esempio, al fatto che siamo divenuti talmente dipendenti dai "prodotti tecnologici alimentati a corrente elettrica" che in caso di black out elettrico ci ritroveremmo tutti col culo a terra.

Di solito si parla solo di dipendenza dalle droghe, dalle sigarette, dal caffè, da internet, da fecebook.....

Proviamo invece a farci un elenco scritto di tutto ciò che di "artificiale" o di "nonstrettamenteindispensabile" usiamo dalla mattina alla sera, e di quanto ne siamo divenuti dipendenti.

E chiediamoci: "Ma io ho davvero bisogno di tutta questa roba?"







sabato 28 gennaio 2012

Il Prigioniero - Arrivo all'isola

Il primo episodio di una fortunata serie televisiva degli anni '60.

Strano come possa essere successo che abbiano realizzato un lavoro simile , soprattutto nella "conservatrice" Inghilterra.

Eh sì! Perché Il Prigioniero (interpretato da Patrick Mc Ghooan) è una aperta denuncia contro una società conservatrice, rigida, schematizzata, che non permette a nessuno di "uscirne fuori", neanche all'intelligente, scaltro, coraggioso agente segreto protagonista di questi episodi.
E colui che sta nella "stanza dei bottoni" escogiterà ogni tipo di trucco per tenerlo segregato.
Però anche l'aspirante alla libertà farà altrettanto.
Bella battaglia!
Vi sono perciò sorprese a non finire. E c'è sempre chi frega e chi cerca di non farsi fregare.

Ma Il Prigioniero può essere letto anche come una metafora sulla condizione "interiore" di ognuno di noi: segregati in una struttura sociale stereotipata, edulcorata e "soporifera" (l'Isola) che ci impedisce di "volare" verso la libertà, la "nostra" libertà, qualunque essa sia.

Insomma! Una serie di episodi da vedere e rivedere. Tra l'altro ben fatti e molto divertenti.

Buona visione.


lunedì 25 luglio 2011

Solo la conoscenza di se stessi rende liberi...



Oggi cambio sottotitolo al Blog.

Quello nuovo è: "Solo la conoscenza di se stessi rende liberi, non vi è altra libertà!"...una frase che tenterò di spiegare in questo post.

In pratica "Gli ostacoli sul cammino ci obbligano a svegliarci" viene trasferito in soffitta, nella stanza dei ricordi.

E vorrei spendere ora due paroline su quel sottotitolo (tra l'altro incompleto, perché avrebbe dovuto essere qualcosa tipo: ""Gli ostacoli sul cammino ci frenano o ci obbligano a deviare, e solo in alcuni casi ci aiutano a svegliarci, cioè quando si mette in pratica la Terza Forza").

Quella frase era comunque in relazione alla Legge del Tre.

I "ricercatori" sanno che qualunque cosa esiste, dall'atomo alle immense Galassie, è il frutto dell'operato "sinergico" di Tre Forze, non una di più né una di meno.

Le Tre Forze in questione sono la Forza di Creazione, di Conservazione e di Distruzione (o Trasformazione). Queste sono conosciute con molti altri nomi: Forza Positiva, Negativa e Neutra...Prima, Seconda e Terza Forza.

Nulla esisterebbe senza queste Tre Forze.

Inutile stare a spiegare qui come funzionano le Tre Forze e la loro immensa importanza nella nostra vita (a proposito consiglio di acquistare "Il potere di cambiare le cose", della Adea Edizioni, dove questa Legge - unitamente alla Legge del Sette - è spiegata compiutamente).

Fatto sta che chi conosce queste due Leggi del Tre e delle Ottave, avendole anche osservate in tutti i fenomeni esterni ed interni, può cominciare veramente a "prendere" in mano la propria vita, agendo con Conoscenza (naturalmente si inzia con piccoli passi...e a fatica).

Altrimenti l'uomo sarà sempre soggetto alla Legge del Caso.

Una "foglia" mossa dal vento, insomma.

Gli "Ostacoli sul cammino" sono ciò che ognuno di noi è costretto a subire costantemente, centinaia e migliaia di volte al giorno, tutte le volte che vuole intraprendere qualcosa di "nuovo".

Gli "Ostacoli sul cammino" sono l'effetto della Seconda Forza, la Forza di Conservazione, che agisce su tutto ciò che esiste allo scopo di "mantenere" lo status quo.

In relazione ai nostri comportamenti, invece, la sua "forza" sta nelle reiterate consuetudini e abitudini che scavano - usando una metafora - un solco profondo nella nostra consapevolezza, creando forti identificazioni, cioè un modo fisso e ripetitivo di sentirci e di essere (molto utile, a proposito, può risultare lo studio delle connessioni neuronali, le sinapsi).

L'operato della Seconda Forza rende tutti i fenomeni meccanici e ripetitivi, incanalandoli in una "ciclicità" senza via d'uscita.

La traiettoria segnata da questa ciclicità è detta "via di minor resistenza".

Ad esempio dopo molti sforzi compiuti per imparare ad andare in bicicletta, ad un certo punto scatta un meccanismo grazie al quale ormai andare in bici non ci costerà più tanto sforzo.

In pratica, grazie alla Seconda Forza molte cose vanno avanti per "inerzia", ed è un bene che sia così.

Però, anche se questo costituisce un "vantaggio" che la natura ci offre, allo stesso tempo diventa un ostacolo per la nostra "evoluzione" individuale.

Questo perché una volta "meccanicizzata" un'azione, diventa molto ma molto difficile cambiarla (qualora vi siano nuove esigenze esterne o interne). Occorre un quid in più di energia per fare qualcosa di nuovo e...occorre essere svegli!

Perciò ogni volta che tenteremo di "prendere in mano" la nostra vita, per modificare qualcosa, dovremo fare i conti con la Forza di Conservazione, che ci frenerà o devierà i nostri propositi.


E ora passiamo al nuovo sottotitolo: "Solo la conoscenza di se stessi rende liberi, non vi è altra libertà"!"

Perché questa nuova scelta?

Cosa intendo per "libertà"? E cosa intendo per "conoscenza di se stessi"?

Per spiegarlo dobbiamo necessariamente partire dall'inizio (anche se brevemente, s'intende).

E cominciamo col chiederci: l'uomo è libero?

E' forse nato libero ed è poi caduto in schiavitù (di Leggi e comportamenti sociali, familiari, eccetera?).

Se la pensiamo così allora arriveremo alla logica conseguenza che: - Fare tutto ciò che ci passa per la mente, senza freni e inibizioni è "libertà". Basta liberarsi dai tabù e il gioco è fatto! -

Ma secondo me questo non porta alla "vera" libertà.

L'uomo non è libero perché...non lo è mai stato.

E se continua di questo passo (cioè pensando di essere già libero, o di sapere cos'è la libertà) non lo sarà mai...anche se potrà continuare a illudersi di esserlo (passando invece da una schiavitù all'altra).

I motivi che giustificano questa assenza di libertà umana possono essere spiegati con due semplici paroline: Identificazioni e Condizionamenti vissuti inconsapevolmente.

Tutti noi, venendo alla luce in questo mondo, ci siamo "identificati" col corpo, la famiglia in cui siamo nati, col nome di battesimo, con la lingua e le tradizioni in uso nel tempo e nel luogo di nascita, e con mille e mille altre cosucce del genere.

In pratica ogni nostro gesto, parola, pensiero è "colorato" dalle identificazioni...anche quando ci ribelliamo a queste...infatti Attrazione e Repulsione sono due facce della stessa medaglia.

Identificazione è "pensare di essere ciò che non si è".

Perciò non vi è libertà nel divenire dei ribelli sociali o nell'essere apparentemente diversi, perché ogni nostro pensiero, ogni nostro gesto e parola continuerà ad essere meccanico e ripetitivo...nella più assoluta inconsapevolezza. Non faremmo che cadere in altre identificazioni.

Altra cosa utile da sapere è che ogni nostro pensiero, desiderio, gusto, opinione, emozione, identificazione e condizionamento, rappresenta un "io" differente della nostra personalità frammentata.

Noi allo stato attuale non siamo "uno", ma un agglomerato di migliaia di piccoli "io".

Migliaia di "io" differenti, che sono spesso in conflitto tra loro.

Quindi non solo siamo impregnati fin nel DNA di Identificazioni e Condizionamenti, ma i nostri comportamenti - per via della frammentazione in molti "io" della personalità - sono sempre contraddittori (oppure spenti e ripetitivi).

Questa è una realtà di fatto! E sono veramente pochi i momenti in cui possiamo accedere ad una "visione" lucida e distaccata dei nostri comportamenti meccanici e ripetitivi...e contraddittori.

Di solito questa "visione" non è affatto piacevole, la viviamo come un momento destabilizzante, per questo ne fuggiamo subito via...tornando alla "normalità" di una vita vissuta in "totale assenza di libertà, e nelle identificazioni".

Siamo automi inconsapevoli...e neanche felici, per giunta.

Dov'è la libertà in tutto questo?

Libertà è sapere cosa siamo veramente (cioè l'Essere).

Solo allora potremo cominciare a fare delle scelte in linea coi nostri desideri più profondi.

Ma attenzione! La feccenda non è così semplice come sembra. Come abbiamo visto per essere "autonomi" non basta liberarsi dai cliché precostituiti.

Come abbiamo visto non è facile raggiungere l'autonomia, perché...siamo schiavi dentro. Schiavi dei Condizionamenti e delle Identificazioni. Siamo profondamente ignoranti.

Pensiamo di essere quel certo corpo, di appartenere a quella famiglia, a quella nazione e cultura....ci vantiamo del nostro progresso tecnologico...

Certo, dal punto di vista tecnologico stiamo viaggiando molto velocemente, ma...

...dal punto di vista della "conoscenza dell'Essere" siamo ancora all'Età della pietra.

I condizionamenti e le Identificazioni (con la frammentazione in molti "io") sono sempre presenti, anche se siamo tecnologicamente avanzati!

E siccome gli "io" sono tanti, tutti di opinioni diverse, e pronti ad entrare in "azione" per semplice "reattività" ad uno stimolo esterno o interno - risulta veramente difficile raggiungere una libertà "interiore" stabile e duratura.

Perciò se non riconosceremo onestamente di non "essere uno" e di "non essere liberi di fare e decidere", senza incappare nelle Identificazioni e nei Condizionamenti, non assaporeremo mai il gusto della "vera libertà".

Se pensiamo di conoscerci già siamo fottuti in partenza.

Semplicemente perché non cercheremo quello che crediamo di avere già.

Finché saremo in balia dei frammenti non saremo mai veramente liberi (perché la libertà, lo abbiamo visto, è prerogativa dell'Essere). E ci penseranno il malessere interiore e gli infiniti disturbi emotivi e psicologici a ricordarcelo.

Il malessere interiore è un linguaggio dell'Essere.

L'Essere sta male quando non riesce ad esprimersi o a sperimentare la vita come desidererebbe fare.

Ma nella confusione mentale in cui ci troviamo siamo incapaci di riconoscere l'origine dei nostri malesseri: mancanza di libertà dalle identificazioni e dai condizionamenti!

Divenire liberi dentro non è facile. E' una conquista.

Per divenire "liberi" occorre "ascolto" interiore. Sensibilità. Osservazione.

Ma occorre anche un "lavoro" su se stessi. Un "lavoro di Scuola", insomma!

All'inizio è utile autodisciplinarsi. Sforzo cosciente.

Occorre cioè creare un "centro direttivo" che dia una direzione agli "io" indisciplinati e sempre in conflitto tra loro (questo è un lavoro serio che può durare anche anni, e non termina con la creazione del Centro Magnetico, ma prosegue oltre).

Una volta strutturato un Centro Magnetico (cosa affatto facile), questi comincia a mettere ordine in casa (la nostra personalità) e stabilisce una direzione "coerente" da seguire: autodisciplina, appunto.

Perciò senza autodisciplina non si può neanche iniziare a parlare di libertà...perché in sua assenza vi sono solo movimenti compulsivi e reattivi, o caotici e disordinati!

Le belle parole servono a poco.
La sola lettura serve a poco.

Vi sono antichi sistemi, antiche scienze, che permettono di intraprendere un lavoro serio di conoscenza di se stessi: lo Yoga, la Meditazione, le Osservazioni, e tante altre...un "lavoro" di Scuola, appunto.

Sicuramente l'autodisciplina non è tutto. Non vorrei dare l'impressione che essere un "soldatino" perfettino sia sinonimo di libertà.

Occorre anche e soprattutto la Conoscenza.

Conoscere Se Stessi...imparare a distinguere il Reale dall'irreale. Ciò che siamo da ciò che non siamo.

La Conoscenza del "Reale" è l'unica che conduce veramente alla libertà dalle Identificazioni e dai Condizionamenti. Non vi è altra libertà.


martedì 10 novembre 2009

LIBERTA'! MA QUALE LIBERTA'?!!!


Ci hanno stretto sempre più nella morsa di un apparato burocratico-legislativo, social-lavorativo e moral-cattolico coercitivo e immobilizzante.


Grazie all'informatica, poi, e ai moderni sistemi di controllo oggi trovare un uomo libero è come cercare un ago in un pagliaio.
Dall'America all'Europa la parola Libertà viene continuamente scandita come uno slogan, mostrata come una bandiera, osannata come una conquista già avvenuta. Di fatto siamo meno liberi che mai.

Per dirla alla Lao-tzu quando si comincia a parlare di certi valori è proprio perché questi sono latitanti. A maggior ragione questo è vero per la libertà. Oggi se non ti conformi ai "ruoli" imposti dalla struttura sociale sei praticamente out.
Col passare dei secoli si è perfezionato sempre più l'apparato sociale che, come una griglia a compartimenti stagni, impone modellli precostituiti. Se non sei politico, medico, scienziato, operaio, artigiano, contadino, avvocato, promotore finanziario, attore, maestro, professore, giornalista e via dicendo non si sa bene cosa sei. Devi per forza incarnare uno di questi modelli precostituiti, appartenere ad una categoria, altrimenti semplicemente non esisti, o peggio sei socialmente inutile o pericoloso.
E il peggior guardiano di quest'apparato burocratico-moralcattolico è proprio l'opinione pubblica. Già, strano a dirsi ma siamo diventati proprio noi i guardiani del nostro vicino di casa, del nostro parente, del nostro concittadino, proprio come ai "bei tempi" dello stalinismo.

Ma siamo in Democrazia perbacco!....
A proposito di Democrazia e di opinione pubblica, riporto una paginetta da Le nozze di Cadmo e Armonia di Roberto Calasso, giusto per far riflettere su come il tempo passa. ma le fregature (per gli uomini liberi) restano sempre le stesse.
"Atene non raggiunse mai Sparta nella pienezza dell'orrore, ma non le fu mai troppo da meno. Aveva appena scoperto la libertà, questo sapore che nessuno in Persia o in Egitto avrebbe sospettato - e subito scopriva anche nuovi modi di persecuzione, più sottili di quelli praticati da Gran Re e Faraoni. Il popolo dei delatori invase la piazza e il mercato, non più come corpo occulto di polizia, ma come libero collettivo di cittadini che vogliono l'utilità pubblica. E così anche: Atene scoprì l'eccellenza del singolo - e il risentimento bruciante contro di esso. Nessuno dei grandi del quinto secolo poté vivere ad Atene senza temere costantemente la possibilità di essere espulso dalla città o di essere condannato a morte. Ostracismo e sicofanti formavano la tenaglia che stringeva la società. Potente, nella pòlis, fu la meschinità giacobina, che vi riconobbe per primo Jacob Burckhardt. L'utilità pubblica poteva richiedere le sue vittime con la stessa fiera perentorietà con cui aveva usato esigerle il dio. E se il dio si serviva di indovini o della Pizia, che parlavano in esametri e per immagini oscure, la pòlis si contentava di un apparato meno solenne. Le bastava l'opinione, quella voce pubblica, mobile e assassina, che ogni giorno guizzava per l'agorà.

Nel suo retaggio Atene non lasciò soltanto i Propilei, ma i capannelli. Esemplare della città è l'aneddoto che ci è stato tramandato da Plutarco: Un analfabeta si avvicinò ad Aristide, che non aveva mai visto, e lo pregò di scrivere il nome Aristide su un coccio. Sarebbe stato il suo voto per l'ostracismo. Aristide gli chiese: - Che male ti ha fatto Aristide? -L'analfabeta rispose: - Nessuno. E non conosco l'uomo. Ma mi disturba sentire dappertutto che lo chiamano il Giusto -. Aristide scrisse il proprio nome sul coccio senza aggiungere una parola.

mercoledì 3 giugno 2009

CHIESA CATTOLICA: ROGHI MODERNI


Chi pensa che la Chiesa Cattolica abbia smesso di mettere "al rogo" chi le intralcia l'operato si sbaglia di brutto. Leggete questo articolo pubblicato su Franz's blog, poi mi direte. Semplicemente la Chiesa Cattolica si è fatta più furba, usa altri sistemi. Ma continua indisturbata ad intralciare la libertà umana.


sabato 16 maggio 2009

CONOSCERE SE STESSI: Convertire il "Piccolo dittatore" che è in ognuno di noi in un essere più liberale


Tutti sappiamo che i dittatori sono persone che controllano le masse, asservendole al proprio volere e alla propria visione della vita. Quasi mai, però, riusciamo a cogliere in flagrante il "piccolo dittatore" che si annida in ognuno di noi.
Secondo Freedom House (una Organizzazione no-profit che opera per la Democrazia e la libertà nel mondo) al 2006 vi erano ben 45 Paesi nel mondo sotto regime dittatoriale. Ciò vuol dire che all'alba del terzo millennio molti popoli sono ancora ben lontani dalla libertà e dalla democrazia.
Buona parte degli abitanti di questo pianeta è ancora costretta a sottostare a tutta una serie di "coercizioni" che gli impediscono di vivere una vita degna di questo nome. Per loro, la libertà di pensiero e di espressione è ancora una chimera irrangiungibile, anzi, molte di queste persone neanche immaginano lontanamente cosa sia un "modo libero di sperimentare la vita". Molti uomini e donne, nati sotto regimi dittatoriali, sono stati "educati" a vestire in un certo modo, a "studiare" (sotto forma di cantilene e slogan) quello che il regime ha deciso per loro, e via dicendo. Fino ad essere più simili a marionette che a esseri umani. Ormai completamente incapaci di avere una "visione" personale del mondo che li circonda.
Ma non pensiamo che anche noi, avendone l'opportunità, non ci comporteremmo come i capi di questi regimi. E' solo questione di opportunità mancanti. Se le avessimo diverremmo forse peggio di Hitler o Stalin.
Non ci credete?
Osservatevi bene durante la giornata. Se siete genitori rendetevi conto di quante volte "imponete" il vostro personale punto di vista ai vostri figli. Li influenzate su come vestire, comportarsi e pensare, fino alla scelta dei "giusti amici" da frequentare.

Se avete un partner, provate ad osservare come cercate di modellare la sua visione della vita e sul fatto che "sottilmente" pensate che sia una vostra proprietà, che vi appartenga.
Lasciar liberi gli altri di crescere, di sperimentare e di esprimersi come meglio gli aggrada vuol dire rispettare la loro individualità. Io lo chiamo amore.
Voler imporre le proprie opinioni a chicchessia io lo chiamo "ledere la libertà altrui". Per me è mancanza di rispetto e di vera unità con gli altri.