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domenica 1 novembre 2009

GLI INGANNI DELLA TELEVISIONE, IL POPOLO DELLE FICTION E IL SENSO DELLA REALTA'


La televisione ci inganna, ci inganna profondamente e subdolamente.


Non sarebbe così se fossimo svegli, consapevoli delle profonde implicazioni e delle sottili differenze (che poi così sottili non sono) che intercorrono tra ciò che vediamo in tivù e quello che la vita ci sbatte sotto il naso. Ma così non è.


Vorrei far notare due degli inganni più subdoli della televisione, lasciando da parte quelli delle bugie che ci raccontano e delle notizie tendenziose.


Il primo inganno è spiegato molto bene nei video visti su You Tube: "La Fisica Quantistica - Le implicazioni nella vita reale". Alludo al fatto (scientificamente provato) che il nostro cervello non distingue tra ciò che abbiamo visto in tivù e quello che abbiamo sperimentato nella "vita reale". Nella nostra memoria una esperienza televisiva equivale ad un altra sperimentata personalmente. Tanto per fare un esempio ci possiamo sentire attratti e provare dei sentimenti più per il personaggio della nostra Fiction preferita che non per un nostro amico, parente o vicino di casa. Ci possono essere più noti i suoi risvolti emotivi e psicologici che non quelli di nostro figlio, madre o sorella.
Oppure consideriamo il notevole impatto che hanno su di noi i "fatti" di cronaca e di come condizionino la nostra visione della realtà.


Mi è capitato più volte di entrare in casa di mia madre e trovarla in lacrime e, alla mia richiesta allarmata di avere "lumi" su cosa le stesse succedendo, mi è toccato sentirmi dire che è successo un "terribile" incidente...al suo personaggio preferito.


Il secondo inganno consiste nell'illusione di stare in compagnia (e buona, anche). In tivù ormai è sempre festa. Ci sono talk show, reality, programmi di quiz, film, spettacoli musicali, partite di calcio...gente che balla, canta, ride e si diverte. Conosciamo e ci sentiamo in migliore compagnia di Paolo Conti, Gerry Scotti e via dicendo che non di qualcuno che ci viene a trovare a casa (soprattutto se quel qualcuno non è brillante come i presentatori televisivi, e come si fa' a competere con Paolo Bonolis?). Dopo i saluti di convenevoli zac, ci rituffiamo nella tivù, dimenticandoci del nostro ospite.


Ma, forse, le principali vittime di questi inganni sono proprio i "divi" dello spettacolo. I poverini se non appaiono in tivù non sanno più chi sono e la vita per loro non ha più senso. Roba da matti.
Io, finito questo post, mi calo nella lettura di un buon libro: Le nozze di Cadmo e Armonia, di Roberto Calasso...'fanculo la tivù.

mercoledì 26 agosto 2009

LA PRIMA VOLTA CHE HO DIGIUNATO DALLA TELEVISIONE


Chi mi frequenta regolarmente sa' che non amo molto parlare di me, anzi, non amo proprio parlare. Sono un tipo piuttosto taciturno.
Invece, in questo maledetto blog, mi ritrovo spesso a parlare di me e...a parlare.
Non è voglia di mettermi in mostra, non me ne frega un cazzo. E' piuttosto il semplice piacere di condividere qualcosa che evidentemente non interessa al mio vicino di casa.
Detto questo vi racconto la prima volta che ho "digiunato" dalla televisione.

E' stato nel 1979, durante il mio primo viaggio in India. Due mesi solo per arrivarci, passando per la Grecia, Turchia, Iran, Afghanistan (che dopo due settimane fu occupato dai russi), Pakistan e, finalmente, l'India.
In India sono rimasto un mese. In tutto fanno tre mesi di "digiuno totale" dalla televisione.
All'epoca non sapevo certo quello che so oggi, né sapevo quanto male faccia la televisione, quanto inebetisce e condiziona i nostri comportamenti. Anzi, all'epoca ero un tipo piuttosto distratto.
Però, dopo tre mesi assoluti senza guardare nulla di nulla in televisione, al mio ritorno in Italia rimasi scioccato da tutta una serie di "osservazioni" che non sapevo spiegarmi (c'ho messo anni per capire cosa non andava in quello che vidi all'epoca). In pratica vedevo la gente molto strana, viziata, distratta (vista da un distratto, poi), piena di convinzioni fasulle, sdoppiata.
Se da un lato l'India era una bolgia caotica (molto diversa da come me l'aspettavo), dall'altro l'Italia era forse un po' più ordinata ma ugualmente caotica. Caotica nei contenuti psicologici, politici, sociali e morali. Vedevo tutta una serie di contrasti da come la gente parlava a come effettivamente agiva e viveva ma, la cosa che più di tutte mi colpì, fù forse il vedere quanto le persone fossero "attaccate" al televisore.
Una vera e propria dipendenza maniacale. Non c'era (e non c'è tutt'ora, purtroppo) casa, in molti momenti della giornata, in cui non fosse acceso il televisore, non fosse altro che "per fare compagnia". Assurdo.
L'anno dopo: altro viaggio in India (sempre attraverso la Via della seta), altro digiuno di tre mesi.
Il mio massimo l'ho raggiunto dall'81 all'85 . Tranne una breve pausa di pochi mesi nell'83, che ci crediate o no sono stato ben 3 anni e mezzo (assoluti, e non mento) senza televisione.
Eppure eccomi qui. Sono vivo, non sono diventato un selvaggio, e sono...abbastanza informato, ma...forse...un po' meno coglione.