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lunedì 25 novembre 2013

Ognuno di noi è potenzialità illimitata


Ognuno di noi è potenzialità illimitata.

Dirò di più.

Ad ogni istante ognuno di noi ha illimitate possibilità di azione, di movimento e di esperienza, siano esse fisiche, mentali o emozionali.

Non c’è limite a quello che potremmo intraprendere a partire da questo preciso istante. Questo è possibile in quanto l’essere umano non è statico, ma un flusso energetico-coscienziale in costante movimento-trasformazione.

Pensiamoci bene e osserviamoci in questo preciso istante: possiamo muovere una mano in molti modi, cambiare posizione corporea, respirare più profondamente o smettere per alcuni istanti di respirare. Possiamo fermare la lettura e parlare con qualcuno, andare a bere un bicchiere d’acqua o fare qualcos’altro.

A partire da questo preciso istante non c’è limite a quello che possiamo decidere di fare. E questo in ogni istante della nostra vita.

In un qualunque istante possiamo decidere di partire per un viaggio (verso qualunque meta), o decidere di “viaggiare” leggendo un libro, guardando un film o con la fantasia.
Da questo punto di vista possiamo considerare la vita intera come un viaggio, un viaggio “esperienziale” dalle infinite varianti sensoriali e cognitive.

E se scorgiamo dei limiti, nella nostra vita, di sicuro siamo noi a stabilirli.

Noi siamo ciò che pensiamo di essere, e se non facciamo qualcosa è solo perché ci siamo auto-convinti che non possiamo farla (forse perché inusuale, non convenzionale, immorale, fuori dai nostri schemi o da quelli collettivi, perché abbiamo paura della novità o semplicemente perché siamo pigri).

Insomma: i limiti sono nella nostra mente, siamo chiusi nei gusci dei nostri schemi mentali, di conseguenza preferiamo scegliere la sicurezza di schemi mentali e comportamentali ripetitivi piuttosto che concederci il lusso (anche se pieno di incognite) di uscire dal guscio e lasciarci andare al flusso di una vita aperta a tutto tondo.

Da questo punto di vista possiamo affermare che l’illimitata o limitata potenzialità è tutta una questione di scelta tra l’essere e il non-essere.

Come afferma Hocking: “…Sii ciò che sei. Cioè, sii nell’azione ciò che sei nella realtà”.

Sii te stesso, insomma!

Riflettendo a fondo su questa semplice frase possiamo scorgere nel “non-essere” la radice di molti mali e patologie psicologiche che tanto affliggono l’uomo moderno: spersonalizzazione, crisi d’ansia, depressione, confusione mentale, frustrazione, aggressività, senso di impotenza, insicurezza e molto altro.

Nel tantrismo l’infinita potenzialità di espressione e sperimentazione da parte di un qualunque essere-individuo, a partire dall’attimo presente, è rappresentata dal punto (bindu) al centro degli  yantra (diagrammi geometrici), o (nel tantrismo buddhista tibetano) è rappresentato anche dalla sfera (tig-lé) al centro del vajra (dorje).



A mio avviso questi sono dei simboli interessantissimi da studiare, in quanto dispiegano un intero universo di profondissime conoscenze psicologiche e spirituali - di carattere sia individuale che universale e atemporale - che ben spiegano la natura di tutta la realtà e…dell’infinita potenzialità che può essere espressa, ad ogni istante, da ogni uomo o donna che decida liberamente di andare “più a fondo” nell’apprezzamento delle esperienze che incontra (o che sceglie di fare) nella propria vita.

A questo riguardo voglio spendere qualche parola per meglio chiarire il mio punto di vista riguardo all’ “apprezzamento dell’esperienza”.

Generalmente si dà valore solo a quelle esperienze che in un modo o nell’altro ci hanno colpito particolarmente, cioè quelle “forti” esperienze che hanno scosso qualcosa dentro di noi.  

Le “comuni” esperienze, invece, di solito vengono vissute nella più tranquilla indifferenza, lasciandole scivolare nell’oblio di “ciò che non merita attenzione”.
Si dimentica che qualunque sensazione è già un’esperienza.

Questo atteggiamento, a mio avviso irrispettoso e insensibile verso la vita e verso noi stessi, analizzato più in profondità esprime la nostra dipendenza dalla forza di attrazione-repulsione (o amore-odio), ed è la causa di un forte senso individuale di insoddisfazione, di noia e di isolamento dalla totalità della vita (oltre che di molti disagi sociali).

In poche parole ci impoverisce, ci immiserisce.

Mi spiego meglio: se non apprezziamo comuni atti quotidiani come respirare, bere un “semplice” bicchiere d’acqua, camminare, guardare ciò che abbiamo sotto gli occhi, sdraiarsi, sedersi, mangiare, toccare, odorare…e un milione di altre “comuni” esperienze e sensazioni a cui normalmente non facciamo caso, ci stiamo privando di preziosi momenti di vita che sommati assieme formano la quasi totalità delle nostra esistenza.

Per tutto quel tempo noi è come se non fossimo esistiti.

Per vivere, per esistere pienamente, bisogna addestrarsi innanzitutto ad essere “sempre” presenti. Non vi sono esperienze non degne di essere vissute.

Questa considerazione (tra le altre) è alla base di tutte le tradizioni di Ricerca Interiore (come lo Yoga, lo Zen, il Buddhismo Tibetano…).

La Ricerca comincia col dare la massima importanza ad un “addestramento” al vivere con “presenza” ogni istante.

Attraverso questo “addestramento alla presenza” pian piano possiamo imparare a “fluire con consapevolezza” sulle ali del Tempo (perché gli istanti non esistono, la divisione del tempo in istanti è solo una convenzione linguistica e simbolica), fino a realizzare che noi stessi siamo una delle infinite espressioni del Tempo.

Grazie alla “presenza” sperimenteremo in modo sempre più vasto l’unità di fondo tra noi e l’esistenza, esattamente come ogni onda sente di far parte di un unico oceano.
Fino a scoprire che noi siamo il Tempo, un Tempo che ad ogni istante può esprimere infinite potenzialità.

Se ciò non avviene nelle nostre vite dobbiamo indagare nella nostra “mancanza di presenza” e nella consapevolezza ristretta e limitata da abitudini, ideologie e opinioni (le idee che ci siamo fatti della vita e di noi stessi).

Se noi pensiamo di essere limitati vivremo nella prigione di spazi esperienziali ristretti, ma se capiremo che i  limiti sono solo nelle nostre rigide  strutture ideologiche e nei comportamenti abitudinari, quelle stesse “strutture” (le idee, le convinzioni, le opinioni)  perderanno  influenza sulla nostra coscienza e, svanendo come neve (al sole della consapevolezza liberata), riveleranno tutto il loro carattere illusorio di semplice miraggio.

Allora saremo liberi di spaziare.


Solo allora potremo realizzare più in profondità la verità dell’affermazione “ognuno di noi è potenzialità illimitata” e farne buon uso, perché si libererà una grande energia dentro di noi.


giovedì 26 settembre 2013

La Scuola Kama allo Yoga Fest di Barletta






La nostra prima esperienza di partecipazione ad una Rassegna dedicata alle Discipline Olistiche ci vedrà presenti, nel Castello Svevo di Barletta, Sabato 28 e Domenica 29 Settembre (ore 09-00/20-00) con uno spazio espositivo ed una Conferenza sull'Alimentazione Ayurvedica.

Invitiamo tutti i nostri amici e gli amanti del Ben-Essere a visitarci e visionare le offerte dei nostri corsi, le nostre pubblicazioni sull'Ayurveda e lo Yoga, i nostri prodotti di Cosmesi Naturale.

Mi congedo con questo meraviglioso video, nato dalla magia di un'incontro "fortunato" con l'amico regista Giuseppe Valentino.

A presto


sabato 22 giugno 2013

Il libro del mese: YOGA INTEGRALE







Dalla Quarta di copertina:

"Questo libro è il primo di un'opera in cinque volumi dedicata ala teoria e alla pratica dello Yoga Integrale.
E' la storia di un'avventura dello spirito che ha il sapore di un racconto senza tempo.
La vicenda di una donna che - poco più che ventenne - incontra un Maestro. Un incontro che rivoluzionerà tutta la sua vita, dai rapporti familiari al lavoro, fino alla sua stessa concezione del mondo.

Per vent'anni lei segue il Maestro, studiando con tutta se stessa un mondo complesso, fatto di vita vissuta, di cuore, di fatica e di riconversione completa del proprio pensiero.
Dopo averlo desiderato con tutta se stessa, arriverà infine allo Yoga Integrale, un ridestarsi al piacere della vita attraverso la vita stessa."

Dal retro di copertina:

"Questo è il primo di cinque volumi dedicati alla più straordinaria scienza sacra che l'umanità abbia mai conosciuto. Un'opera che, vista la complessità dell'argomento, approfondisce lo Yoga a partire dagli aspetti filosofici (in questo volume) per dedicare poi specifiche monografie alla tecnica delle asana, alla strutturazione di intere sadhana, al pranayama e, infine, allo Yoga in gravidanza.

Si tratta di un lavoro che, per completezza e competenza, si distingue nella produzione editoriale italiana sull'argomento e, probabilmente, anche altrove....

Il lettore può trovare tra le pagine il riferimento a un'esperienza vera, condotta nella società d'oggi e interpretata alla luce di visioni che hanno formato l'essere umano all'alba dei tempi, e lo hanno accompagnato lungo tutto il suo percorso evolutivo, fino a farne un essere pronto - se lo desidera abbastanza - a ritrovare l'essenza della propria reale natura."

Una pagina dal libro (dopo anni che il Maestro le aveva negato lo Yoga per portarla ad approfondire le Visioni all'origine di tale disciplina):

"Finalmente lo Yoga! Alla fine del ciclo tornavo all'inizio. Il compimento di un uroboro perfetto che mi aveva reso più forte e più pronta.

La mia pratica - un po' arrugginita, all'inizio, ma davvero non troppo - non era più la stessa. Ora, ogni gesto, ogni pausa, aveva un peso specifico, un riferimento, un simbolo preciso della cosmogonia di me stessa. Nell'azione sentivo la prakriti vibrante di moto e, negli spazi di vuoto - perfino alla fine di ogni respiro -, ero in grado di percepire un purusha immoto, beato nel contemplare la danza.

Ero certa del perché di ogni movimento, non ancora in senso tecnico, ma in quella presenza consapevole di una parte di me che osservava. E sapeva cosa. E conosceva il come.

Ogni movimento, ogni gesto tracciato nello spazio, aveva il senso di un percorso ineluttabile, che non poteva che essere quello...E quella era la mia meta: nella mia imperfezione cogliere la perfezione che già c'era; nello spazio intorno a me, negli altri, nella vita che mi attraversava ad ogni battito del cuore.

Mente e cuore, consapevolezza e reale natura. E tanta, tanta perseveranza.

Adesso comprendevo con chiarezza che il mio Maestro non mi aveva negato lo Yoga, ma mi aveva semplicemente condotta verso me stessa. Con tenacia, coerenza e imperturbabilità."



*



A questo punto dovrei dire la mia, ed esprimere le mie impressioni "a caldo" (poiché ho finito di leggerlo in questo momento) ma, sinceramente, mi sento inadeguato. Posso solo esprimere la mia più profonda gratitudine all'Autrice, Teresa Sintoni, per aver espresso in modo esauriente e completo, ma accessibile, i punti cardine della Filosofia Indiana.

Grazie a questo testo posso finalmente cominciare a mettere ordine nella mia confusione mentale. Dopo circa trentasette anni di "scorribande" nei labirinti della Filosofia Indiana, e sedici di pratica dello Yoga, devo sinceramente ammettere che in me molti tasselli "filosofici" erano ancora fuori posto, se non mancanti del tutto.

Grazie ancora a Teresa per il suo monumentale "lavoro" di studio e di ricerca, mai prima d'ora avevo letto un testo così chiaro ed esaustivo sulla Filosofia Indiana. Non fosse per Lei forse non avrei mai messo ordine nella complessità filosofica dell'Antica India.

Ora, finalmente, leggendo e rileggendo questo testo (e naturalmente praticando, perché lo Yoga è teoria e prassi) potrò comprendere sempre meglio cosa sono i Veda, le Upanishad, i sei Darshana, il Buddhismo, il Vedanta, il Samkhya, lo Yoga...il Tantra.

Trovo molto bello anche, da parte dell'autrice, l'aver aggiunto alcuni suoi momenti intimi col suo Maestro.

Yoga Integrale è un libro che ti fa "entrare" con più conoscenza e più "cuore" nello Yoga e in te stesso; un libro indispensabile nella biblioteca di un praticante e di uno studioso, perché scritto con competenza e chiarezza da una "Maestra dello Yoga".

Yoga Integrale è un libro, insomma, che ti fa capire "cosa" si sta facendo, "perché" lo si sta facendo e, nei prossimi volumi, "come" farlo.

Resta il fatto che lo Yoga non può essere appreso solo dai libri...l'ideale sarebbe andare ad apprenderlo direttamente dall'Autrice.


Yoga Integrale - Teresa Sintoni, Adea Edizioni.









sabato 6 aprile 2013

Yoga e Tai Chi Chuan come strumenti di prevenzione della malattia







Il Maestro chiese al Discepolo: “Qual è il bene più prezioso per il corpo?
Il Discepolo rispose prontamente: “Conservare la salute”.

Bene.” – gli disse il Maestro – “E cosa occorre, invece, per conservare la salute emotiva?”
La calma e la serenità.” - rispose senza alcuna perplessità il giovane.

E per la salute mentale?” – chiese infine il Maestro.
Conservare la mente chiara, limpida e profonda come l’oceano. Libera da confusione, preoccupazione e turbamento.” – disse calmo il Discepolo.

Molto bene.” – disse il Maestro – “Conservare la salute è di fondamentale importanza! Per questo il bravo medico, un tempo, veniva pagato per non far ammalare il paziente. Se il paziente si ammalava il medico non veniva pagato, anzi, veniva additato come incapace. Il bravo medico è quello che permette al nostro ‘meccanismo interno di guarigione spontanea’ di essere sempre attivo; tutto questo proprio grazie ai metodi di prevenzione: ‘prevenire è meglio che curare’ era il suo motto.

Quello che aiuta a  prevenire la malattia è il tipo di medico ideale.
Poi viene quello che ricorre alle diete; dopo ancora chi usa le erbe, l’agopuntura e altri metodi di cura. Però, a quel punto, la prevenzione è fallita. 

Tu hai usato una parola significativa in risposta alle mie domande: “conservare”. Come usi conservare i ‘tre beni preziosi’ del corpo, della mente e dell’emotivo?”

Tu mi hai insegnato due sistemi eccellenti per questo scopo: lo Yoga e il Tai Chi Chuan.” – disse il giovane – “E, sebbene questo non sia il loro scopo finale, tra i  tanti benefici che offrono ho potuto constatare personalmente come lo Yoga e il Tai Chi siano veramente eccellenti per conservare i ‘tre beni preziosi’ che ogni essere umano ha ricevuto sin dalla nascita. 

Grazie infinite Maestro per avermeli insegnati.”

Grazie a te per avermi seguito con pazienza e vivo interesse in tutti questi anni.” – disse il Maestro – “E dimmicosa consiglierai alle persone che vorranno studiare queste due Discipline con te?

“A non essere indolenti,” - rispose il giovane - “la pigrizia e l’indolenza sono nemiche non solo di queste Discipline, ma della salute e della vita in generale. Perciò dirò loro che essere costanti e perseveranti nella pratica gli farà ottenere tutto ciò che desiderano e…li aiuterà a conservare sani i ‘tre tesori’.

Bene,” – concluse il Maestro – “non ho più nulla da insegnarti.”


giovedì 12 luglio 2012

OM SUONO CREATORE 2

Il video è di qualche anno fa, ma visto che l'Om è eterno non c'è rischio che passi di moda.

Grazie a Francesco Franz Amato (Franz's Blog) per aver fornito la stupenda registrazione di sottofondo.


martedì 15 maggio 2012

Mudra: L'antico Linguaggio Universale della Luce


Ancora poco conosciuti, anche per chi "bazzica" nel mondo dello Yoga da molti anni, i Mudra restano tutt'ora un mistero per i non iniziati. 

Questi ultimi, infatti, li scambiano solo per atteggiamenti delle mani (o del corpo) che sì, trasmettono qualcosa, ma né più né meno di tanti altri gesti inconsapevoli del quotidiano.

Il problema dell'immenso valore dei Mudra non si porrebbe se avessimo una "vista" in grado di percepire gli innumerevoli e multicolori fasci di luce che emanano dalle nostre mani e da altre parti del nostro corpo.

Noi, con le mani e con tutto il corpo, disegniamo delle vere e proprie "geometrie di luce" tutt'intorno a noi.

Ma vi è un'enorme differenza dal muovere le mani inconsapevolmente, con le dita rattrappite, e muoverle invece con la consapevolezza di quale effetto vogliamo produrre, facendolo con delle dita vive e vibranti.

Nessuno metterebbe in dubbio la gran differenza che passa dal fare un disegno geometrico o figurato (che poi è sempre geometria) con mano ferma e leggera anziché con mano pesante e tremolante.





Una pagina da "Lo Yoga strumento di vita, Adea Edizioni":

Mudra significa "sigillo", nei limiti dell'attendibilità di una traduzione dal sanscrito in una qualsiasi lingua occidentale. 

Il termine "sigillo" sta a indicare l'atto di sigillare (o evocare) nella materia uno o più principi, e anche il modo in cui l'energia può essere indirizzata in un percorso obbligato, chiudendo alla fine di questo tragitto il circuito energetico.

Un mudra è un atteggiamento posturale che genera effetti molto profondi sull'energia, oltre a notevoli cambiamenti psichici.

Dal punto di vista cerebrale, uno studio scientifico accurato sulla pratica dei mudra condurrebbe a scoperte di grande rilevanza.

Nella psicoanalisi si utilizzano numerose tecniche miranti a far emergere dall'inconscio i blocchi emotivi e le porzioni di esperienze rimosse negli anni; se i risultati sono buoni, l'alleggerimento che ne deriva è considerevole.

I mudra producono questo effetto in modo naturale. Essi drenano dal profondo alla superficie tutto ciò che non è propriamente armonico, liberando tensioni e ansie che spesso risiedono per anni negli strati inconsci....




......La pratica dei mudra "pulisce" gli strati inconsci, sospingendo alla superficie ciò che vi si trova, per eliminarlo definitivamente. Il risultato è certo, ma i miracoli non sono contemplati. Per un tale risultato occorre quindi praticare molto a lungo, con gran tenacia e perseveranza.

L'effetto è paragonabile a un "colpo di spugna" per molte tensioni e blocchi inconsci, e si genera un alleggerimento emotivo di notevoli proporzioni.

Con un linguaggio più specificamente tecnico, possiamo definire i mudra come l'antico Linguaggio Universale della Luce.

mercoledì 7 marzo 2012

Ma quanto è antico lo Yoga?



Per uno come me, che si interessa di Yoga da ben 37 (trentasette) anni, cioè dall'età di vent'anni, dispiace sempre molto constatare quanta ignoranza regni riguardo a questa Antica Scienza realizzativa.

Soprattutto dispiace ancor di più quando gli "ignoranti" in questione sono delle persone che "credono" di star praticando yoga.


Soprattutto in America, dove si bevono di tutto (non solo Coca Cola, quella bevanda più adatta a sgrassare i motori dei TIR che a dissetare) sembra stia scoppiando la yogamania.

E basta che un "guru" (con RIGOROSAMENTE un nome indiano) approdi nel Nuovo Mondo, ecco che migliaia di pesci abboccano alla sua rete.

E, di fronte a notizie come "Copyright sullo Yoga" o "yoga di massa" praticato per mostrare chi è più bravo ad assumere una Asana, per non parlare di quell'assurda aspirazione di "portare lo Yoga alle Olimpiadi", dopo essermi fatto un mare di risate (intervallate da pianti di commiserazione) vien da chiedermi: MA POSSIBILE CHE NESSUNO DI QUEGLI ALLOCCHI SI SIA UN PO' DEGNATO DI LEGGERE LIBRI COME LA BHAGAVAD GITA O GLI YOGA SUTRA DI PATANJALI, PER NON PARLARE DI QUALCHE UPANISHAD O PURANA?

E la domanda sorge spontanea: PERCHE' PRATICANO YOGA QUESTE PERSONE?
O meglio: MA VERAMENTE PENSANO DI PRATICARE YOGA?

Eppure molti di loro sono "colti", e le librerie americane scoppiano letteralmente di simili testi (approdati prima da loro che da noi in Italia, perché tradotti per prima in lingua inglese), eppure sembrano ignorare l'antichità e la nobiltà dello Yoga, riducendolo a mero contorsionismo, snobismo o newagerismo.

Soprattutto sembrano ignorare il "fine" dello Yoga.

Ma...quanto è antico lo Yoga?
E qual'è il suo fine?

Nel Quarto Capitolo della Bhagavad gita (versi 1, 2 e 3) l'Avatara Krishna rivela al suo Discepolo Arjuna l'Antichità dello Yoga.

Verso 1) "Sri Bhagavan disse: A suo tempo questo Yoga imperituro lo dichiarai a Vivasvan; Vivasvan lo trasmise a Manu e Manu lo passò a Ikshvaku".

Commento di Raphael (nell'edizione dell'Ashram Vidya) a questo sutra: - Vivasvan è il sole o l'Eroe solare; Manu è suo figlio e il primo Re divino della Dinastia Solare. Ikshvaku è il figlio di Manu. Lo Yoga è un ramo della tradizione e questa è di origine NON UMANA -.

Verso 2) "E così, per successione, lo conobbero i regali saggi; poi questo Yoga, con l'andar del tempo, è caduto nell'oblio sulla Terra, o Paramtapa".

Verso 3) "Oggi questo antico Yoga ti sto, appunto, svelando perché tu mi sei devoto e amico. Esso contiene, in verità, il SEGRETO SUPREMO".

Commento al terzo sutra: - Nel tempo ci sono stati sempre dei profeti: Rama, Krishna, Buddha, Shamkaracarya, tutti i grandi Rishi (Grandi Saggi illuminati) e altri (per parlare solo di quelli dell'Oriente) che hanno "trasmesso" l'insegnamento Tradizionale. Nel tempo e nello spazio sono sempre sorti Maestri, maggiori o minori, per dare "l'acqua di vita" ai bisognosi....-.

Ora vien da chiedersi: - Ma cosa pensano che sia questa "acqua di vita" i suddetti aspiranti alle olimpiadi? Vincere una medaglia perché hanno saputo portare meglio di altri la pianta del piede dietro la nuca nella posizione di Natarajasana? Ma veramente credono che lo Yoga sia tutto li? -

E soprattutto: "Ma davvero credono di star praticando Yoga?" -

Un mio consiglio (da insegnante di Yoga): continuino pure a fare del contorsionismo se vogliono, ma PER FAVORE: NON CHIAMATELO YOGA!!!

mercoledì 1 febbraio 2012

Un'intervista a Sagitta55 - Domanda: Lo yoga fa male? Leggi la risposta...


Tempo addietro Sagitta55 si è divertito a fare qualche intervista in giro.

Alcuni giorni fa, invece, gli è capitato di essere stato a sua volta intervistato dall'inviato di una rivista sul benessere.

Il giornalista aveva appena letto questo articolo di Repubblica del 10 gennaio: http://rampini.blogautore.repubblica.it/2012/01/10/allarme-dagli-usa-lo-yoga-puo-anche-far-male/ e, questo giovane trentenne, appena entrato in casa chiede a bruciapelo a Sagitta55 (sapendo che insegna yoga):

- Mi dica sinceramente: lo Yoga fa male? E se si, in quali casi? -

Sagitta: - Sicuramente lo Yoga fa male...quando non lo si pratica. Scherzi a parte, come può chiedere ad un insegnante di yoga se la disciplina che insegna faccia bene o meno? E' come chiedere ad un venditore di camicie se la merce che vende è di buona qualità. La qualità è buona...se il venditore è onesto. Ma come facciamo a sapere se il venditore di camicie è onesto? Innanzitutto constatando di persona la qualità del prodotto che vende. E' una questione di fiuto, di intuito diretto, di sensibilità...ma anche di attenta osservazione, di ragione...esperienza.

Intervistatore: - A proposito di esperienza, com'è possibile che un insegnante con molta esperienza si laceri il tendine di Achille - come dice l'articolo di Repubblica - praticando una asana?

Sagitta55: - Io non conosco l'insegnante in questione, ma conosco la posizione, la presunta colpevole di questo incidente: la Posizione del "cane a testa in giù", in sanscrito Adho Mukha Svanasana. E le posso assicurare che è molto, molto difficile lacerarsi il tendine di Achille praticando questa asana. Forse l'insegnate aveva già delle problematiche al tendine, oppure era uno di quelli che usano lo yoga in modo esageratamente competitivo, con troppo ego...inoltre non sappiamo il suo stile di vita fuori dalla sala di yoga. Purtroppo io non ho letto il libro scritto dal praticante di yoga americano che ha suscitato questo falso allarme.

Int.: - A proposito del "modo competitivo" e della massificazione dello yoga. Che ne dice di questa tendenza americana a praticare yoga quasi come fosse una moda?

Sagitta: Tutte le mode passano, lo yoga resta. Forse quando sarà passata anche questa moda resteranno solo le persone veramente interessate allo yoga, chissà! E qui ci colleghiamo alla massificazione americana...

Int.: - Si parla di venti milioni di praticanti...

Sagitta: Sì, l'ho letto. E questo sminuisce l'entità dell'allarme lanciato riguardo alla pericolosità dello yoga. Infatti mi sembrano una ben misera cosa i 13 casi di infortunio del 2000, i 20 del 2001 e i 46 del 2002, casi che, dicono, si sono raddoppiati in un decennio. Non mi sembra proprio un "esercito" come dicono i tabloid. C'è comunque da dire che...sì, molte delle cose dette sono vere. E' vero che vi sono degli improvvisati che si ergono a "maestri", è vero che l'occidentale fa molta più fatica di un orientale ad entrare nelle asanas, è vero che molti approcciano lo yoga pensando di diventare dei supermen, partendo, spesso, da una condizione fisica di base debole, piena di contratture. Tornando ai venti milioni...se noi prendessimo un campione di venti milione di persone e volessimo stabilire, ad esempio, quanti di questi subiscono danni fisici più o meno gravi muovendosi in cucina, sicuramente raggiungeremmo delle cifre molto superiori a quelle di questo allarme ingiustificato. Cioé, voglio dire...venti milioni è una cifra enorme...su venti milioni di persone che attraversano la strada quante vengono investite? Su venti milioni di persone che frequentano una normale palestra quanti subiscono infortuni più o meno gravi?...

Int.: - A proposito di palestra, mi chiarisca: ma lo yoga è una ginnastica, è una religione...cos'è esattamente?

Sagitta: - Splendida domanda alla quale non è facile rispondere in quattro parole, anzi, è impossibile. Infatti vi sono migliaia di libri, antichi e moderni sullo yoga. Possiamo dire, comunque, che lo yoga non è una ginnastica e non è neanche una religione. Quindi, approcciare lo yoga solo considerando il punto di vista fisico può portare, come forse sta avvenendo in America, a dare troppa enfasi al risultato "fisico" raggiunto. Nel senso: se sei un bravo contorsionista come Iyengar allora sei a un buon livello, se non ci riesci sei una schiappa. Ma non è così: lo yoga non è contorsionismo, né fachirismo, né una ginnastica...ma allo stesso tempo è una disciplina di auto-perfezionamento, anche fisico, ma non solo, perché coinvolge anche il nostro aspetto energetico, emotivo...mentale. Perciò non c'è da diventare degli strafighi fisicamente con lo yoga, né da diventare sciolti come Iyengar per essere dei bravi praticanti. Lo yoga comunque aiuta a modificare il nostro corpo, questo è certo, lo irrobustisce, lo scioglie, lo fa diventare più elastico e resistente, comunque dipende dalla condizione dalla quale siamo partiti.

Int.: - E per quanto riguarda l'aspetto religioso?

Sagitta: - Qui la risposta è ancora più difficile. Infatti se dico che lo yoga non è religioso non dico esattamente la verità. Ma non la dico neanche se dico che è religioso. Mi spiego: se dico che lo yoga è religioso noi occidentali lo associamo subito alla nostra "interpretazione" di religione. Cioè: dogma, struttura gerarchica di stampo cattolico, dio da una parte e tu, il fedele (che devi fare il buono) dall'altra. In mezzo, tra te e dio c'è il papa, i cardinali, fino ai preti come intermediari tra te e dio, e cose di questo genere...

Se invece dico che lo yoga non è religioso non sono stato preciso. Infatti la parola yoga può benissimo essere vista come sinonimo della parola religione. Infatti "re-ligare" vuol dire "unire insieme", ed anche la parola "yoga" vuol dire "unire", più che unire vuol dire "unione", il che è un tantino differente.
Infatti tutto lo yoga serve proprio a prendere gradualmente coscienza del fatto innegabile che non siamo separati da dio né dall'universo fenomenico. Pur vivendo in una stupenda e meravigliosa varietà di forme e di situazioni tutto è sempre stato unito, sorge da un'unica matrice, ed in essa vive e si muove. Questo nel Vedanta è definito come Acintya beba beda tattva, cioé l'inspiegabile miracolo dei due aspetti del divino, che è unità e pluralità allo stesso tempo. Uno e contemporaneamente molti. E tutto è divino. Solo che non basta praticare quattro posizioni per realizzare questa verità.
Vede...se cominciamo ad entrare nell'aspetto filosofico dello yoga non ci basterebbero settimane di interviste, per questo le dicevo che non è facile rispondere alle sue domande. Quindi possiamo concludere che lo yoga "è e non è religioso", dipende da cosa intendiamo con religione.

Int.: - Quindi lo yoga arriva allo spirituale?

Sagitta: Sicuramente sì! Ma qui apriremmo un altro capitolo lunghissimo. Cosa intendiamo per spirituale? Non è facile rispondere a questa domanda, e forse neanche utile. L'unico consiglio che posso dare al riguardo è quello di cercare una guida che ci ispiri fiducia. Poi, da lì, cominciare a muovere i primi passi, senza fretta, casomai studiando qualche buon testo antico sull'argomento, come la Bhagavad gita e gli Yoga sutra di Patanjali, ma senza mai dimenticarsi di rimanere ragionevoli e sensibili allo stesso tempo. Ragione e sensibilità assieme possono fare miracoli.

Int.: - La ringrazio moltissimo.

Sagitta55: - Si figuri. Sono io che ringrazio lei.

mercoledì 7 dicembre 2011

Immobilità: l'Arte di aprirsi un varco verso la libertà!



Le tecniche di meditazione sono dei "metodi scientifici" utilizzati sin dall'antichità per liberarsi dall'ignoranza sulla "vera" natura della realtà (quindi anche di se stessi).

Molto importanti in tutte le tecniche meditative sono: l'allenamento della capacità di "osservare stando a lato" (senza identificarsi nei fenomeni osservati), e quello di conquistare l'immobilità fisica e mentale.

Qui parleremo solo dell'importanza di sperimentare regolarmente (all'interno della giornata) momenti di immobilità fisica, e del perché questa "pratica quotidiana" è così importante per "aprirsi un varco verso la libertà".

E quindi iniziamo con una dissacrante affermazione: l'essere umano non è libero!

Vediamo perché.

Se osserviamo attentamente tutto ciò che ci circonda (compreso noi stessi) vedremo che tutto, ma proprio tutto, è in costante movimento (ormai sappiamo che anche nella pietra e nei minerali vi è un continuo "brulicare" di fenomeni atomici e subatomici.

Insomma: nulla è immobile.

Ma cosa muove tutte le cose?

E, soprattutto: "ogni singola cosa si muove per sua spontanea decisione e volontà o è piuttosto mossa da Leggi in cui è contenuta?"

Lasciando da parte un'analisi approfondita del "cosa" muove tutte le cose, dobbiamo comunque ammettere che vi è "qualcosa" che causa il movimento e la trasformazione di tutti gli aggregati atomici.

Insomma: vi sono delle "forze" che fanno sì che una mela non resti mai "fresca", e che piano piano si deteriori.

Tutto si trasforma e cambia di stato, volendo o nolendo. Persino il volto della Sfinge, roso dai venti, si sta lentamente consumando.

Le stesse "forze" che causano il cambiamento sono anche all'origine del "movimento".

Perciò possiamo benissimo affermare che viviamo in un gigantesco "vortice" che muove galassie, stelle, pianeti, forme viventi e minuscoli atomi.

In poche parole tutto è mosso da stimoli esterni (o mentali: i condizionamenti acquisiti con le consuetudini, l'educazione, l'imitazione, eccetera...).

Parrà offensivo o dissacrante, ma "noi siamo polvere mossa dal vento".

Dov'è la libertà in tutto questo?

Vi è libera scelta in questo vorticare (sia a livello fisico che sociale)?

Nessuna!

Da questa comprensione nasce (in qualcuno-a) il desiderio di indagare più a fondo in questa faccenda, per scoprire se esiste una "via di fuga".

Gli "strumenti" - come già detto - esistono: sono l'Osservazione e lo sperimentare periodi più o meno lunghi di immobilità fisica e mentale.

L'utilità dell'Osservazione è forse più comprensibile. Tutti i capolavori dell'Arte e della Scienza sono nati anche grazie ad una spiccata capacità di osservazione.

Ma pure l'immobilità ha giocato la sua parte, nell'Arte e nella Scienza. Molti artisti e scienziati hanno testimoniato che molte delle loro ispirazioni sono avvenute proprio nei momenti di "sospensione" dagli sforzi fisici e intellettivi.

Vi è "qualcosa" di forte e pregnante nell'immobilità.

Dalla "frizione" che nasce dall'opporsi volontariamente alle "leggi che muovono tutte le cose" possono scaturire "lampi" di comprensione profonda delle medesime leggi, e del nostro "ruolo" all'interno delle medesime.

Contemporaneamente si coltiva una capacità indispensabile ad ogni "ricercatore": l'Arte di resistere mantenendosi focalizzati sull'obiettivo.

Inutile anticipare altro...chi praticherà scoprirà!


venerdì 6 maggio 2011

I FIORI DI KAMA - Perdersi nel vortice del piacere


Per via della sua natura matematica e calcolatrice, la mente ricerca continuamente la stabilità, la sicurezza, perciò costruisce continuamente “confini”.

Ogni numero, forma geometrica, teoria, concetto, opinione e dogma, non è altro che un confine creato dalla mente, un recinto, un luogo in cui mettersi al sicuro.

Non pensa mai, questa mente, che nessun luogo è veramente sicuro su questo pianeta? Non pensa mai che il pianeta stesso non è che un granello di polvere sparso per l’Universo?

Non pensa mai alle infinite variabili della vita che, quasi a ridere delle certezze create dalla mente, sconvolgono puntualmente tutti i piani da lei elaborati? Perché, allora, non cerchiamo un nuovo centro? Una nuova prospettiva da cui guardare la vita e noi stessi?

Il segreto non potrebbe essere quello di accettare l’insicurezza dell’esistenza e “imparare a danzare nel vuoto”, anziché vivere una vita misera, piena di ansie e di paure, barricati dietro le nostre false certezze?

LASCIARSI ANDARE NEL VORTICE DELL’AMORE

Dall’ignoranza alla saggezza c’è di mezzo una vita vissuta pienamente, fosse anche costellata di errori. Non si arriva alla saggezza con le lauree, i master, le conoscenze teoriche, né tantomeno rifiutandosi di vivere i propri desideri accettando di conformarsi ciecamente a regole sociali e religiose che altri hanno deciso per noi.

Studiare il Kamasutra, in quest’epoca, può essere di grande aiuto proprio per imparare a lasciarsi andare. E’ un modo libero di sperimentare l’esistenza.

Non vi è nulla di sporco o peccaminoso nel vivere i piaceri sensoriali. Non vi è nulla di male nel sesso vissuto con chi ci aggrada, nel pieno rispetto del partner e senza senso di prevaricazione ed egoismo.

Fare l’amore, lasciando cadere tutti i freni inibitori, soprattutto se si porta avanti un lavoro di ricerca interiore, ci può aprire la “porta” che conduce alla nostra vera essenza.

Tutti i testi tantrici sostengono che la nostra essenza è composta di vacuità e beatitudine. Questo è il luogo dove tutte le paure e i timori svaniscono, esattamente come la nebbia si dissolve nello spazio. Questo è il luogo della “Chiara Luce”, la luce della propria coscienza immacolata.

Il luogo dell’Amore Universale. Il luogo dell’Unità, dove non vi è più “io e l’altro”.

L’unione con l’altro sesso, vissuto completamente, ci può far cadere in un vortice di piacere di una tale intensità da farci superare in un istante tutte le barriere mentali e le illusioni di separazione, conducendoci nel luogo dell’eterna beatitudine.

Ora resta da chiedersi: “Siamo disposti a lasciarci andare nel vortice del piacere?”

lunedì 2 maggio 2011

Yoga - Quando l'Asana è stabile e confortevole



Dice il saggio Patanjali, negli Yoga Sutra, che le carattereristiche di una Asana è che deve essere:

- stabile e confortevole;
- mantenuta a lungo;
- praticata in perfetta concentrazione;
- praticata nella perfetta immobilità.



Quindi vediamo che uno dei requisiti essenziali della pratica delle asana è che devono essere stabili e confortevoli.


Ma quando una asana è stabile e confortevole?


Non certo dopo una, due o dieci volte che l'abbiamo praticata.



L'asana stabile e confortevole è una conquista. Una conquista che può richiedere anche mesi o anni di addestramento.

Ma perché faticare tanto per stare comodi in una asana? Non sarebbe meglio sdraiarsi tranquillamente sul divano e...lasciarsi andare?


Perché faticare tanto? Per ottenere cosa poi?


E qui subentra l'importanza di capire cosa stiamo facendo e perché lo stiamo facendo.


Se ci siamo iscritti ad un corso di yoga per rilassarci sicuramente va bene anche starsene sdraiati sul divano con un bel sottofondo di musica lounge, classica, jazz...


Ma se ci siamo iscritti ad un corso di yoga perché abbiamo letto testi importanti, come la Bhagavad Gita, gli Yoga Sutra, la Shiva Samita...


Se abbiamo comprato quei testi perché avevamo intuito che c'era altro da conoscere su noi stessi e sul mondo che ci circonda...



Se avevamo intuito che c'era altro da sapere sul perché dell'esistenza, cose di cui non ci ha mai parlato nessuno...



Se avevamo intuito, leggendo quei testi (ed altri classici) che lo yoga può aprire squarci di conoscenza, di amore e di potere interiore non ottenibili con altri mezzi comuni...



Se avevamo intuito che diventare uno "yogi" può essere un'impresa talmente ardua (ma altamente desiderabile) da richiedere una intera vita di dedizione alla pratica e allo studio, e...



Se avevamo intuito che la prima tappa importante da raggiungere per poter affermare che stiamo "veramente" praticando yoga è l'aver reso la mente stabile, silenziosa, attenta, concentrata (come afferma lo stesso Patanjali proprio all'inizio del suo trattato), allora capiremo il perché dell'importanza di rendere l'asana stabile e confortevole.


Infatti finché il corpo non si è forgiato con la pratica dello yoga, finché non si ragginge una perfetta immobilità fisica, non si può avere anche l'immobilità mentale. Questo perché la mente si agita ad ogni piccolo soffio di vento, ad ogni pensiero, ad ogni emozione...ad ogni seppur minimo movimento fisico o alterazione del respiro.

E solo quando le "fluttuazioni mentali" si sono acquietate è possibile una ferma e duratura concentrazione della coscienza su un pensiero, un oggetto meditato...una dimensione di noi stessi più rarefatta e raffinata.



E questo è ottenibile solo quando l'asana è stabile e confortevole.


Ecco il perché di una conquista!







giovedì 28 aprile 2011

Soffi vitali, respiro e salute



di Brigida Russo

Quando si parla di salute, in genere, si pone soprattutto l’attenzione a tutti gli elementi “tangibili”, quali la corretta alimentazione, il giusto apporto di minerali, vitamine ecc…, e si trascura uno degli elementi fondamentali: il respiro. Il respiro, infatti, è considerato un optional, un elemento aggiunto, qualcosa di astratto, di non fondamentale per la nostra salute.

Pochi sanno che il respiro, diversificandosi nel corpo in dieci differenti "soffi" (di cui cinque principali), sovrintende su tutti gli scambi interni di sostanze nutritive e, grazie al "movimento" armonioso, mantiene in un certo equilibrio tutte le funzioni vitali. Ecco perché tantissime problematiche fisiche sono determinate proprio da una respirazione scorretta, se non addirittura bloccata.

Vediamo in che modo i soffi vitali influenzano la nostra fisiologia:

Il prana (l’energia vitale) circola attraverso il corpo “trasportato” da 5 soffi (vayu) responsabili ognuno di nutrire i diversi tessuti.
Esaminiamo il loro diverso percorso nelle diverse aree del corpo e soprattutto la loro incidenza a livello fisico.

PRANA VAYU: è responsabile dell’assimilazione degli elementi nutritivi utili sia al corpo (cibo e acqua) che alla mente (sensazioni e impressioni). È strettamente collegato al sistema nervoso, ed un suo cattivo funzionamento determina problemi di natura emotiva, quali ansia ecc..

UDANA VAYU: è il movimento ascendente dell’energia verso la gola, infatti regola la parola e le altre funzioni collegate all’area del collo, nutre i tessuti muscolari e a livello energetico è collegato alla volontà e allo sforzo emotivo. Questa correlazione spiega perché tante problematiche fisiche molto comuni, quali le contratture cervicali, compaiono proprio in momenti di intenso sforzo mentale. Un ripristino del corretto e armonico fluire del respiro è sicuramente il modo migliore per risolvere questo problema.

VYANA VAYU: è responsabile del movimento espansivo dell’energia, dell’estensione degli arti e della circolazione arteriosa. Il suo movimento ha origine nel petto e si espande lungo le braccia e le mani, ed è in stretto collegamento con i legamenti.

SAMANA VAYU: questo soffio, al contrario del precedente, è responsabile del movimento verso l’interno, della contrazione degli arti e del circolo venoso. La sua sede è nell’area dell’ombelico ed è in collegamento con gli organi del sistema digestivo. In particolare il SAMANA VAYU nutre e movimenta il tessuto adiposo. Quando il movimento respiratorio è bloccato in questa area, cosa che avviene frequentemente, si creano congestioni e ristagni nel tessuto adiposo. Ci siamo mai interrogati sul perché del fallimento di tante diete nel rimuovere i cuscinetti adiposi? Una corretta respirazione addominale potrebbe risultare sicuramente più efficace.

APANA VAYU: è responsabile del movimento dell’energia verso il basso ed preposto alla eliminazione delle scorie (feci, urina, fluido mestruale). Questo soffio ha sede nel colon, l’area di pertinenza del dosha Vata. Vi sono interi trattati di ayurveda che trattano questo soffio e le sue alterazioni. Parlarne richiederebbe pagine intere, ma noi ci limitiamo al momento ad evidemziare il collegamento di questo soffio con il tessuto osseo.

Riuscire ad individuare ed equilibrare questi 5 soffi nel nostro corpo è una grande conquista, perché può aiutare a comprendere la natura di molti squilibri e blocchi, e porvi rimedio. La pratica delle asana e del pranayama, grazie alla loro capacità di rimuovere i blocchi energetici, è utile anche per ristabilire un’armoniosa circolazione dei soffi vitali. Infatti durante le asana non solo vengono percepiti chiaramente i diversi soffi ma, cosa più importante, con la pratica costante di asana e pranayama si impara a dirigerli e veicolarli correttamente nel corpo.

L’osservazione del respiro durante le asana serve anche a questo “ascolto interiore” consapevole: durante una posizione, nella immobilità e nell’interiorizzazione, è possibile sentire con precisione dove è presente un blocco energetico. Assistere al suo lento sciogliersi attraverso le giuste tecniche e il conseguente atto di respirare correttamente è, credetemi, ogni volta come assistere ad un miracolo.




venerdì 22 aprile 2011

Yoga - Non è mai troppo tardi per ricominciare



Avete più di cinquant'anni, siete stanchi del solito tran tran, pensate che nella vita ci sia qualcosa in più da scoprire?
Lo Yoga può fare al caso vostro.

Avete la stessa età degli ultracinquantenni suddetti, avete già provato in passato un corso di yoga e meditazione e ne siete rimasti delusi? Riprovate! Forse l'insegnante che avete trovato non era quello giusto (oppure non era ancora il vostro momento).

Qualunque età abbiate, sappiate che non è mai troppo tardi per ricominciare.

La vita è un bene talmente prezioso che, sprecarla percorrendo sempre gli stessi percorsi, rimanendo ab aeternam chiusi nei circuiti del già visto, già fatto, già sperimentato, è come stare in un immenso parco giochi e continuare ad accontentarsi solo del cavalluccio a dondolo.

Invece si può scendere dalla giostrina e provare l'ebrezza di nuove fantastiche avventure, senza per questo partire alla volta del Mar dei Caraibi. Basta cercare un buon corso di Yoga, possibilmente di quello duro, tosto, dove le asana sono tenute a lungo e l'insegnante ci sa parlare con dolcezza, ma con conoscenza e fermezza.

Lo Yoga, nel suo affascinante percorso che conduce all'Essere, ci fa spermentare che il nostro corpo non è poi così debole come credevamo; ci fa rendere conto del fatto che abbiamo il respiro come prezioso alleato nell'affrontare le nostre sfide fisiche, energetiche ed emotive.

Sempre grazie ai numerosi procedimenti dello Yoga si può arrivare a calmare la mente, superare le proprie paure e i propri limiti.

Le uniche condizioni richieste sono una buona dose di fiducia in noi stessi, in chi ci guida e in questa millenaria disciplina, nonché lasciar da parte la pigrizia e la cocciuta convinzione che non abbiamo più l'età. L'età non conta, quel che conta è una ferma volontà di arrivare ad essere padroni del proprio spazio-tempo.

Per questo, quando si pratica, da soli o in compagnia, è bene ricordare sempre che in quel momento ci si sta aprendo un varco nuovo, una nuova corsia, un nuovo spazio di osservazione, di percezione...di ascolto interiore.

E se la nostra età è un pochettino avanzata, tanto meglio, vuol dire che abbiamo un po' più di saggezza per apprezzare gli immensi doni che lo Yoga offre al praticante serio e motivato.

giovedì 10 febbraio 2011

Nadi e Meridiani: percorsi di luce?




Sempre rimanendo in tema di Prana (in cinese Chi, e in giapponese Ki) mi sembra indispensabile dire qualcosa sui 'canali sottili' lungo cui scorre l'energia, il prana, appunto.


Scusate se la prenderò un po' alla lontana.


Nella Bibbia leggiamo..."E Dio disse: Che sia la Luce! E Luce fu".


E nel Vangelo di Giovanni: "In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio".


Gli antichi testi indiani confermano queste parole dei libri sacri cristiani dicendo che in origine era il sacro suono: l'OM (o l'AUM) e che ogni cosa è stata fatta per mezzo suo.


Allo stesso tempo ci dicono anche che i 'mondi superiori' sono abitati da 'esseri di luce'.


Se non sbaglio i conti tornano e tutti siamo daccordo: la prima 'manifestazione' è sonora e, subito dopo, segue la luce.
Comunque sia, la manifestazione procede dal sottile al denso.


Ormai è risaputo: nell'universo tutto vibra, e differenti vibrazioni causano differenti 'manifestazioni' più o meno dense.


Sebbene la scienza ufficiale dichiari che la luce vibra più velocemente del suono (e in effetti quando scoppia un fulmine si vede prima il bagliore, poi segue il suono), c'è comunque da dire che la nostra percezione sensoriale è limitata: noi non sentiamo gli ultrasuoni e gli infrasuoni, né vediamo tutto lo spettro dei colori effettivamente esistenti.


Quindi può benissimo essere che esistano dei suoni più veloci della luce.


Indipendentemente da chi abbia il primati di velocità, penso che possiamo essere daccordo sul fatto che il suono e la luce sono manifestazioni vibrazionali.


Tutto vibra, e cambiando la velocità di vibrazione si hanno differenti 'condensazioni' energetiche.


Immaginiamo una lunga tastiera di un immenso pianoforte che va dalla dimensione più grossolana a quella più sottile.


E immaginiamo che i tasti esprimono una scala di vibrazioni (che ci portano dal denso al sottile) che vanno dal tatto, l'olfatto, il gusto, la vista e l'udito fino a vibrazioni ancora più sottili, come le emozioni, i pensieri e altre ancora.


Ognuna di queste 'frequenze' vibratorie, naturalmente, necessita di uno 'strumento' ricevente adeguato per essere percepita, altrimenti è come se non esistesse.


Così il nostro occhio è strutturato per percepire solo un certa gamma di frequenze, le trasforma in luce e le manda come impulsi elettrici al cervello, che le registra e le interpreta appunto come diverse gradazioni di luce e colore.


La stessa cosa fanno l'orecchio e gli altri sensi: registrano e trasmettono impulsi elettrici


In pratica il nostro corpo è un 'ricettore-trasformatore-ripetitore' di energia, di prana, appunto.


Questa 'energia' è la stessa dell'elettricità, del magnetismo...ma anche delle emozioni, sensazioni, percezioni e del pensiero: tutto è energia a diversi livelli di vibrazione.


Cosa c'è di strano, allora, nel sentire affermare (dalle antiche tradizioni) che esistono dei percorsi energetici, nei nostri corpi 'sottili', attraverso cui 'vibra' l'energia, compreso il suono e la luce?


E' strano sentir affermare che abbiamo dei corpi sottili 'luminosi'?


Ma, ragioniamoci un po': di notte, quando sogniamo, con che 'corpo' stiamo vivendo le nostre avventure (o disavventure se sono incubi)?


Non ditemi che lo stiamo facendo col corpo grossolano, infatti quello se ne sta immobile per i fatti suoi. Non è forse con un 'corpo' più sottile (quello che gli sciamani chiamano "il corpo di sogno") che stiamo viaggiando nel fantastico mondo dei sogni ?


E, a ben rifletterci quel 'mondo dei sogni' non è forse luminoso? Tutto è luce in quel mondo, compreso il corpo col quale stiamo vivendo le nostre esperienze oniriche.


Ecco: le Nadi e i Meridiani (cioè i canali energetici) trasportano...anzi, no, non trasportano un bel nulla, è più esatto dire 'vibrano' trasmettendo correnti energetiche nei nostri corpi sottili.


In tempo reale quelle vibrazioni influenzano anche il corpo grossolano (il quale anche lui vibra, ed anche lui è luce diciamo, più densa).


Ma se il corpo più denso non è fatto del giusto 'materiale' (da qui l'importanza di una corretta alimentazione) questo non vibra correttamente in sintonia con le vibrazioni più sottili.


Per fare un paragone: vicino alle orecchie di un sordo possiamo anche sbattere con forza due giganteschi piatti di ottone, ma questi non sentirà un bel nulla.


Quindi se ci nutriamo male il nostro corpo fisico sarà fatto di 'mattoni' non utili all'energia che vorrebbe animarlo.


Se poi consideriamo che noi non ci nutriamo solo di cibo denso, ma anche di sensazioni, percezioni, emozioni, pensieri...idee, allora forse è più facile comprendere quanto la struttura fisica sia fortemente influenzata, nel bene o nel male, da un 'cattivo nutrimento'.
Questo cattivo nutrimento sta all'origine di blocchi e 'ristagni' energetici, sia di natura grossolana che emotiva e psicologica.


Il rimedio 'naturale' a questi blocchi e ristagni energetici (che causano ogni forma di malattia psicofisica) consiste nel mangiare un po' meglio: cioè ridurre o eliminare i cibi conservati, adulterati, la carne, eccetera, e mangiare più frutta e verdura fresca non trattata chimicamente e possibilmente del luogo dove viviamo, bere acqua pura (un sogno, vero?) e servirsi di trattamenti volti a 'sbloccare' o ripulire i Canali Energetici dai ristagni.
L'oriente ci ha regalato antiche discipline (mediche e non) preziosissime a questo riguardo: l'Agopuntura, lo Shiatsu, la Moxa, la Fitoterapia, lo Yoga, il Tai Chi Chuan, il Qigong...

Quindi, andare nel 'sottile' per guarire la parte più densa, ma, allo stesso tempo, agire sulla parte densa per guarire nel profondo.

Basta volerlo...e la luce (e la salute) possono tornare a fluire nei nostri corpi.


sabato 15 gennaio 2011

Le posizioni di equilibrio nello Yoga


Vi sono diverse asana di equilibrio nello yoga.

Da Vrikshasana (l'albero) a Utthita e Parivritta Trikonasana (il Triangolo), passando per Virabhadrasana (l'Eroe Virabhadra) e Ardha Chandrasana (la Luna), o Utthita Hasta Padangusthasana, Parshvottanasana, Garudasana (l'Aquila Garuda), fino a Salamba Shirshasana (posizione sulla testa), Mayurasana (il Pavone) e Natarajasana (il Signore della Danza Cosmica), queste - e tante altre posizioni di equilibrio dello yoga - pur avendo effetti energetici differenti sul praticante (perché differenti sono i "circuiti energetici" che vengono a generarsi con ogni singola posizione) hanno comunque dei punti in comune.

Questi fattori in comune, che sono basilari nelle posizioni di equilibrio, sono pochi ma di fondamentale importanza: 1) una calma concentrazione; 2) assenza di pensiero; 3) attenzione al corpo (con una predilezione sui piedi); e 4) respiro rilassato.

In pratica le asana di equilibrio ci mostrano sin da subito in che condizione ci troviamo e, nel caso di una disarmonia psicofisica, queste ci offrono anche la soluzione, ristabilendo un corretto equilibrio.

Se per esempio siamo distratti perché stiamo divagando coi pensieri (quindi sbilanciati in alto con l'energia), o se siamo ansiosi e col respiro corto e aritmico, una qualunque di queste asana - soprattutto quelle su una gamba sola - ce lo fanno notare immediatamente; è infatti difficilissimo rimanere in equilibrio, poggiando su un solo piede, quando si è in uno stato ansioso o distratto.

Perciò le posizioni di equilibrio funzionano come uno specchio, che riflette il nostro stato psicofisico del momento, e allo stesso tempo ci aiutano a cambiare atteggiamento. E sarà proprio la buona riuscita della pratica a farci capire che il cambiamento positivo è in atto.

Ecco che col "semplice" portare la propria attenzione al corpo l'energia vitale del praticante, che fino a poco prima fluiva in modo disarmonico - o veniva assorbita dall'eccessivo pensare a vuoto - viene "incanalata" nei circuiti energetici del corpo, sbloccando vecchie tensioni e riportando uno stato di calma e armonia generale in tutto l'essere del praticante stesso.


L'unica condizione per ottenere questi risultati è...praticare.




mercoledì 1 dicembre 2010

Il Suono e la Vibrazione nello Sri Yantra




Il Suono e la Vibrazione


Credo sia impossibile separare il suono dalla vibrazione, l'uno non può esistere senza l'altro: il suono è vibrazione e la vibrazione produce suono.

Tornando a quel "primo suono" emanato da Iswara: penso che non possiamo neanche lontanamente immaginare che tipo di “suono” fosse (si dice sia l’AUM), né su quale nota o “frequenza” vibrasse, possiamo però immaginare (visti i numerosi esperimenti scientifici che ormai comprovano la veridicità della creazione di forme geometriche e cambiamenti di stato a partire dalla vibrazione prodotta dal suono) che grazie al primo suono, o ai primi suoni emanati (suoni che ancora continuano a vibrare), si sia prodotta una modificazione della Sostanza Originale ed una trasformazione della stessa in...Luce.

La Vibrazione scorre toccando con la sua ala veloce l’intero Universo e il Germe che dimora nella Tenebra, la Tenebra che alita sulle Acque sopite della Vita”, dice il secondo verso della Terza Stanza di Dzyan.

Ormai è stato accertato ed è universalmente risaputo che tutto ciò che esiste, ma proprio tutto, è Energia che vibra a differenti velocità, secondo differenti lunghezze d’onda.

Ormai tutti sanno che ogni colore vibra secondo differenti frequenze, da quelle più basse degli infrarossi a quelle più alte (o veloci) dell’ultravioletto. La stessa cosa dicasi riguardo alle frequenze delle note musicali.
Allo stesso modo molti sapranno che subito dopo il suono viene la luce: il suono ad una certa frequenza vibratoria produce luce.

Di conseguenza anche la nostra “sensorialità” è una conseguenza di "differenti stati vibratori": l’udito vibra più velocemente della vista, questa a sua volta e più veloce del tatto, e via dicendo; questo perché la Sostanza Unica, vibrando a velocità differenti (sotto l'impulso del Suono Originario), si manifesta in differenti stati: suono, luce, colore, profumo, sapore, tatto…

In pratica la Vibrazione la fa da padrone nell’Universo.

Tutto è vibrazione!

E tutto è un’Unica Sostanza che vibra secondo differenti velocità: questo è un punto molto importante su cui fermarsi a riflettere (perché comprendendolo a fondo si può arrivare ad intuire che tutto è Uno, pur nella molteplicità delle espressioni manifeste).


Non esiste una "vera" divisione tra le forme, sia visibili che invisibili.

E’ vibrazione il cielo, la terra, l’acqua, il fuoco (anche questi hanno differenti velocità vibratorie al loro interno: ad esempio vi sono acque che vibrano in un modo ed altre che vibrano diversamente).

Tutto è l'espressione di differenti lunghezze d'onda.

Vibra una pianta, una formica, un sasso…anche il nostro stesso corpo esprime precise qualità vibratorie (che possono variare durante la giornata, naturalmente).

Non solo.

All’interno del nostro corpo i nostri organi hanno ognuno differenti qualità e velocità vibratorie, qualità e velocità che possono variare, ad esempio, come conseguenza di variazioni atmosferiche, alimentari, sensoriali, emozionali, intellettive...

In ultima analisi vibra anche la cellula, l’atomo, l’elettrone, il quanto…

Vibra un Pianeta, una Stella, una Galassia…l’intero Universo “fibrilla” di vita pulsante.


Qualità vibratorie più veloci corrispondono a “strati” più sottili della Sostanza Originale (lo Spirito); qualità vibratorie più lente generano condensazioni sempre più marcate che generano specifiche, personalissime, qualità cosiddette materiali (la punta più bassa delle vibrazioni credo sia rappresentata dal Regno Minerale).

In pratica più le vibrazioni sono veloci più la Sostanza si fa Spirito, più sono lente più si fa Materia (perciò non vi è una effettiva “divisione” tra Spirito e Materia, ma solo una “apparente” separazione di forme dovuta a differenti velocità vibratorie: tutto è Uno e tutto è in relazione con tutto il resto e lo influenza).

Il Padre-Madre tesse una Tela il cui lembo superiore è fissato allo Spirito, la luce della Tenebra Una, e l’inferiore al suo estremo oscuro, la Materia; questa tela è l’Universo intessuto delle Due Sostanze, fatte in Una che è Svabhavat”.
(Dottrina Segreta, Stanze di Dzyan, Cosmogenesi, Stanza III, 1).

Da quanto detto va da sé che comprendere le vibrazioni (e come gestirle imparando a modificarne le velocità o armonizzarsi ad esse) sia di fondamentale importanza per tutti noi.

Infatti vi sono vibrazioni più confacenti alla nostra natura e vibrazioni in antitesi che alterano dannosamente il nostro equilibrio molecolare, emozionale e psichico.

Tutto vibra!

Vibra anche un pensiero, una parola, uno sguardo…un’emozione (di collera, di amore, di paura, di empatìa...).

Un punto di fondamentale importanza, riguardo alle vibrazioni, è che vi sono vibrazioni ordinate, armoniose e vibrazioni disordinate e disarmoniche; questo lo possiamo constatare personalmente nella vasta gamma "disarmonica" dei gesti quotidiani, dei colori e dei suoni: un incredibile caos.

Le vibrazioni ordinate procurano sempre armonia e benessere, quelle disordinate non generano altro che scompensi e caos fisico (malattia), mentale (disordini psichici) ed emotivo (emozioni caotiche e destabilizzanti).

Ecco che osservare, studiare, comprendere ed imparare a gestire la vibrazione energetica (a questo fine, nello Yoga, esistono la scienza del respiro, le tecniche di concentrazione, i mudra, i mantra e molte tecniche meditative) può rivelarsi estremamente utile non solo nel campo della Fisica o delle scoperte mediche e scientifiche, ma anche, e soprattutto, in quello della nostra vita di tutti i giorni.

L’Arte delle Vibrazione è in stretta relazione coi rapporti interpersonali, con la gestione della nostra salute psico-fisica, col saper armonizzarsi al Pianeta che ci ospita e agli altri Regni della Natura (riuscendo a comprenderne le vibrazioni o aiutandoli ad elevare la loro) e, infine (ma non ultimo), nell’imparare a dirigere consapevolmente la nostra crescita interiore o spirituale.

Tutto questo è contenuto simbolicamente nello Sri Yantra (e molto altro ancora, come vedremo in seguito).

3. Continua…