A proposito di Mandala e di Mantram...questi li trovo molto belli.
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sabato 22 gennaio 2011
mercoledì 29 dicembre 2010
Le nove cornici dello Sri Yantra (2)
"...I due fiori di loto inscritti nel quadrato, rispettivamente di sedici e di otto petali, ribadiscono la connessione con il livello fisico più grosso e costituiscono la seconda e la terza cornice da integrare.
I sedici petali hanno diverse interpretazioni simboliche: per alcuni testi rimandano ai sedici costituenti corporei e cioè i cinque elementi grossi, i cinque organi di senso, i cinque di azione e la mente che sovraintende e coordina le sensazioni e le volizioni; per altri sono collegati con il desiderio, l'intelletto, l'ego, il suono, il tatto, la forma, il sapore e l'odore (le cinque qualità sottili dei cinque elementi grossi), il pensiero, la forza, la memoria, la facoltà di denominazione, la radice dei fenomeni, la coscienza di sé, l'immortalità e il corpo.
In ogni petalo risiede una divinità che simboleggia un preciso tipo di attrazione che la vita esercita e il conseguente offuscamento che ingenera. Il nome di questa seconda cornice è 'Quella che realizza i desideri', ovviamente mondani.
Il loto a otto petali rimanda ad altrettante divinità rappresentanti componenti e funzioni psicofisiche: la capacità verbale, la locomozione, la capacità di afferrare, l'evacuazione, l'attenzione, la capacità di provare gioia, repulsione, sensazioni neutre.
Il nome dato a questa cornice, 'Quella che pone tutto in agitazione', indica che il soddisfaciento di desideri mondani e l'acquisizione di poteri non portano all'equilibrio e alla pienezza, ma favoriscono scontento e agitazione.
E' comunque da questo stato che si è indotti a cercare la realizzazione ad altri livelli.
Come nell'ambito buddhista il panico è considerato funzionale al decondizionamento della mente e allo spostamento dei piani di attenzione, così, nel contesto indù, l'agitazione induce a ribaltare parametri di giudizio e categorie di valori..."
brano tratto da: "Mandala, Xenia ed."
6. Continua...
martedì 21 dicembre 2010
Le nove cornici dello Sri Yantra
Come già accennato negli altri post lo Sri Yantra ci comunica un percorso di creazione-mantenimento-dissoluzione che parte dal punto centrale (il bindu) e lì torna a dissolversi: "...l'azione del Kama, l'impulso o desiderio primordiale che si manifesta nell'unità indifferenziata come 'fremito' e si condensa, rendendosi al tempo stesso 'vibrazione sonora', è evidenziata dal punto centrale, il bindu. E' questo il primo segno a emergere sull'immota superficie del vuoto (aggiuno io: che vuoto non è!) ed è come un seme che racchiude le infinite potenzialità dell'Essere. Suprema concentrazione, è la prima limitazione che l'Assoluto si impone ed è il preludio all'espansione del cosmo...".
A mio avviso, l'importante 'messaggio' che ci trasmette lo Sri Yantra è che 'tutto ciò che percepiamo non è nient'altro che una serie di riflessi, di scomposizioni caleidoscopiche, simili a frattali, nate dalla nostra stessa coscienza'.
Come recita il Tantra dell'Unico Punto (e tanti altri tantra e scritture): "Lo stato originario della coscienza di sé è la base universale...".
Da qui l'importanza della Ricerca Interiore. Infatti quando si parla delle 'infinite potenzialità dell'Essere' è proprio del 'nostro stesso essere' che si sta parlando.
Lo Sri Yantra siamo noi, le nostre infinite potenzialità...
Fino a quando ci ostineremo a guardare solo all'esterno, a dividere l'esterno dall'interno, a separarci dal Divino pensadoci fuori da Lui e differenti da Lui, non potremo che perderci nelle infinite sfaccettature olografiche che, forse, sono solo riflessi illusori dell'Unica Realtà (la Coscienza).
Ecco che le Nove Cornici dello Sri Yantra che andrò a presentare (tratte dal libro Mandala, Xenia edizioni) devono, secondo me, essere interpretate sia come un 'viaggio espansivo' alla ricerca delle proprie potenzialità (espresse o ancora da esprimere) che come un 'viaggio entropico, all'interno di se stessi', per tornare alla propria essenza immobile e immortale: il luogo della pace.
Ma diamo la parola a M. Albenese e G. Cella:
"...Analizziamo invece lo Sri Yantra nei vari dettagli che lo compongono; la lettura può essere effettuata partendo dal perimetro esterno per raggiungere il centro o viceversa.
Nel primo caso si sottolinea il processo di dissoluzione del fenomenico e nel secondo di emanazione: benché tali fasi siano sincroniche nell'eterno presente del gioco della Shakti, tuttavia colui che traccia, medita e interiorizza lo Sri Yantra effettua una sorta di pellegrinaggio verso il centro o la vetta - a seconda che il diagramma sia vissuto come discesa nel profondo o ascesa verso il sommo e sia disegnato in piano o costruito con materiale durevole, in alzato, come il monte Meru.
Il senso di questo 'pellegrinaggio' è la realizzazione del sacro nel profano e quindi il percorso dello Sri Yantra dovrebbe iniziare dalla periferia per arrivare al centro, in chiaro simbolismo di contrazione/concentrazione per attingere il bindu e da lì riespandersi nel vuoto.
La nozione del vuoto, centrale nel buddhismo Vajrayana, si addice anche al contesto indù, proprio perché è la più vicina a evocare l'infinita e ineffabile dimensione dell'Assoluto.
Si inizia dunque dalla parte più esterna del diagramma per procedere attraverso nove insiemi di strutture geometriche (che non sono i nove triangoli citati nel post precedente) bensì una sorta di cornici concentriche di sempre più sottile visualizzazione, a cui vengono attribuiti dei nomi che evocano i diversi livelli di trasformazione e realizzazione.
La prima cornice (quella esterna) è costituita da un quadrato con quattro porte, formato a sua volta da tre linee e considerato la base dello Sri Yantra.
E' evidente il collegamento con la Terra (nota mia: perché nella simbologia sacra la Terra viene rappresentata come un quadrato) quale elemento più grosso fra i costituenti dell'universo, e con il muladhara, il chakra di base e quindi il più basso nell'essere umano.
Nel quadrato sono inscritti tre cerchi che rimandano al Triplice Mondo e all'incanto che questo esercita sugli esseri, condizione data a questa prima cornice dello Yantra: 'Incantatrice del triplice mondo'.
Tre sono le categorie divine coinvolte in questo livello.
Prime a dispiegarsi sono le divinità che garantiscono dieci poteri eccezionali: la capacità di divenire infinitamente piccoli, infinitamente grandi, leggerissimi o pesantissimi, il potere di dominare, soggiogare, realizzare ogni desiderio e ottenere qualsiasi cosa, provare il piacere più totale e non avere alcun ostacolo nell'attuazione dei propri fini.
Poiché a questo livello l'approccio con il reale è condizionato dal desiderio in esso si lavora sulle passioni per reintegrarle e sublimarle, come indicano le divinità femminili che le incarnano e che qui sono propiziate con il solo intento della trasmutazione: Bramosia, Collera, Avarizia, Infatuazione, Arroganza, gelosia, Mondanità e Deficienza appaiono al meditante sotto l'aspetto delle otto Matrika Shakti, terribili e potenti come lo sono gli ostacoli psicologici che impediscono alla mente (quando è schiava di queste basse passioni) di procedere libera e spedita nel suo cammino di interiorizzazione.
La terza categoria di divinità evocate è quella delle Mudra Shakti, le guardiane delle dieci direzioni dello spazio (inclusi nadir e zenit) che reggono i sigilli, mudra, dell'autorità..."
5. Continua...
martedì 30 novembre 2010
Gli elementi fondamentali dello Sri Yantra
Gli elementi fondamentali di questo Sacro Simbolo sono il Punto centrale (Bindu) - da cui è emanata e in cui è riassorbita la Manifestazione -, il Suono (Shabda) e la Vibrazione, Fremito, Tremore (Spanda).
IL BINDU
Il Punto centrale dello Sri Yantra (come di tutti gli altri Yantra, del resto) è la “porta” d’entrata e d’uscita dell’Assoluto nella Manifestazione.
Prima del Punto visibile (che può essere bidimensionale, tridimensionale, eccetera) vi è il “Punto Immanifesto”, il Para Bindu, il Bindu Supremo, che potremmo paragonare a un “pensiero” o un “desiderio” contenuto in seno all’Assoluto Immanifesto (le Tenebre).
Cosa sia l’Assoluto Immanifesto, e come si sia originato il Punto manifesto (cioè come si sia generato l’Essere dall'apparente Non-Essere) è forse l’unico mistero che non può essere spiegato a parole, ma solo intuito o realizzato ad alti stati coscienziali.
Di tutto il resto si può parlare (in modo più o meno corretto, s’intende).
Quindi dal Para Bindu, da questa “idea” sorta nel non spazio e non tempo, si è generato il Bindu.
Il Punto, nello Sri Yantra, rappresenta il Principio e la fine di tutto, la Causa prima e la meta ultima.
Matematicamente parlando Esso è l’Uno.
L’Uno contiene in sé il Due, che è il riflesso “polare” di Se stesso (Tre in Uno, quindi).
Nella tradizione dello Sri Yantra il Bindu viene associato a Shiva Ardhanarishvara, lo Shiva Androgino, che contiene in Sé il Principio Maschile e quello Femminile: Shiva e Shakti (ma anche nel Taoismo, per esempio, ritroviamo gli stessi concetti: dal Wu Chi - l’Immanifesto - nasce il Tai Chi - il punto manifesto - che contiene in sé i due Principi primordiali: lo Yin e lo Yang; questi in seguito si separano per manifestare il Tre – il quale contiene in Sé qualità sia maschili che femminili - e le conseguenti infinite creazioni della Manifestazione).
I due differenti aspetti contenuti nel Bindu vengono rappresentati coi colori Bianco (Shiva) e Rosso (Shakti).
Riassumendo: vi è un Assoluto Immanifesto che ad un certo momento “condensa” una parte di Se stesso; questa condensazione è un “punto bipolare”, ma non ancora scisso né diversificato; Esso contiene in Sé la dualità, ma questa non è ancora manifesta; essa riposa nell’Unità, fusa, avvolta in un Eterno abbraccio pre-cosmico nel quale non è possibile alcuna distinzione.
Questo Punto primordiale contiene in Sé ogni potenzialità, ma non ancora espressa (naturalmente non immaginiamocelo come un punto disegnato su un foglio di carta, anche se questo può aiutare, piuttosto pensiamolo come un “concentrato” un “germe” di Essenza-Forma, di Potere e Potenza, di Forza e Sostanza che contengono in Sé: fuoco, potenza, conoscenza, amore…).
All’inizio solo Iswara (il Supremo) esisteva (rappresentato appunto dal Punto centrale dello Sri Yantra).
“L’Eterna Genitrice (Spazio), ravvolta nelle sue sempre invisibili vesti, era rimasta sopita ancora una volta per sette Eternità. Il Tempo non era poiché giaceva dormiente nel seno infinito della durata. La Mente universale non era…”.
(Stanze di Dzyan, Cosmogenesi, Stanza I, 1,2,3).
Sembra quindi che vi siano infiniti Cicli di Creazione e Dissoluzione (…era rimasta sopita ancora una volta…); questo è confermato da numerose altre Antiche Scritture.
Al momento della Dissoluzione finale tutto si reintegra nel “punto manifesto”, il Quale ritorna all’Immanifesto (le Tenebre), per tornare a manifestarsi e “fiorire” ancora e ancora secondo un Piano Evolutivo Divino (sono molte le antiche scritture che attestano l’esistenza di un “Piano Divino” rappresentato da un “cammino” evolutivo teso alla perfezione finale della Materia, dello Spirito e della Coscienza).
Il punto manifesto, definito anche Uovo Luminoso, Germe d’Oro, Padre-Madre, Brahma, Iswara…(ma poco importa se si chiami in un modo o nell’altro; a volte ci si perde in dispute sui nomi e si perde di vista l’essenza di un discorso) originatosi da un “volere” proveniente da “oltre”, è appunto, credo, la “chiave di volta” dello Sri Yantra, proprio come l’uno matematico è la chiave di volta di tutte le cifre e le operazioni algebriche.
Ma torniamo allo Sri Yantra…
Il Bindu “ermafrodita”, ad un certo punto, spinto dalla Necessità, esprime il Desiderio di scindersi in due poli contrapposti, al fine di Creare la Manifestazione; ecco che l’Uno si fa Due, gli opposti si scindono in Spirito e Materia (anche l’ovulo si scinde in due).
IL BINDU
Il Punto centrale dello Sri Yantra (come di tutti gli altri Yantra, del resto) è la “porta” d’entrata e d’uscita dell’Assoluto nella Manifestazione.
Prima del Punto visibile (che può essere bidimensionale, tridimensionale, eccetera) vi è il “Punto Immanifesto”, il Para Bindu, il Bindu Supremo, che potremmo paragonare a un “pensiero” o un “desiderio” contenuto in seno all’Assoluto Immanifesto (le Tenebre).
Cosa sia l’Assoluto Immanifesto, e come si sia originato il Punto manifesto (cioè come si sia generato l’Essere dall'apparente Non-Essere) è forse l’unico mistero che non può essere spiegato a parole, ma solo intuito o realizzato ad alti stati coscienziali.
Di tutto il resto si può parlare (in modo più o meno corretto, s’intende).
Quindi dal Para Bindu, da questa “idea” sorta nel non spazio e non tempo, si è generato il Bindu.
Il Punto, nello Sri Yantra, rappresenta il Principio e la fine di tutto, la Causa prima e la meta ultima.
Matematicamente parlando Esso è l’Uno.
L’Uno contiene in sé il Due, che è il riflesso “polare” di Se stesso (Tre in Uno, quindi).
Nella tradizione dello Sri Yantra il Bindu viene associato a Shiva Ardhanarishvara, lo Shiva Androgino, che contiene in Sé il Principio Maschile e quello Femminile: Shiva e Shakti (ma anche nel Taoismo, per esempio, ritroviamo gli stessi concetti: dal Wu Chi - l’Immanifesto - nasce il Tai Chi - il punto manifesto - che contiene in sé i due Principi primordiali: lo Yin e lo Yang; questi in seguito si separano per manifestare il Tre – il quale contiene in Sé qualità sia maschili che femminili - e le conseguenti infinite creazioni della Manifestazione).
I due differenti aspetti contenuti nel Bindu vengono rappresentati coi colori Bianco (Shiva) e Rosso (Shakti).
Riassumendo: vi è un Assoluto Immanifesto che ad un certo momento “condensa” una parte di Se stesso; questa condensazione è un “punto bipolare”, ma non ancora scisso né diversificato; Esso contiene in Sé la dualità, ma questa non è ancora manifesta; essa riposa nell’Unità, fusa, avvolta in un Eterno abbraccio pre-cosmico nel quale non è possibile alcuna distinzione.
Questo Punto primordiale contiene in Sé ogni potenzialità, ma non ancora espressa (naturalmente non immaginiamocelo come un punto disegnato su un foglio di carta, anche se questo può aiutare, piuttosto pensiamolo come un “concentrato” un “germe” di Essenza-Forma, di Potere e Potenza, di Forza e Sostanza che contengono in Sé: fuoco, potenza, conoscenza, amore…).
All’inizio solo Iswara (il Supremo) esisteva (rappresentato appunto dal Punto centrale dello Sri Yantra).
“L’Eterna Genitrice (Spazio), ravvolta nelle sue sempre invisibili vesti, era rimasta sopita ancora una volta per sette Eternità. Il Tempo non era poiché giaceva dormiente nel seno infinito della durata. La Mente universale non era…”.
(Stanze di Dzyan, Cosmogenesi, Stanza I, 1,2,3).
Sembra quindi che vi siano infiniti Cicli di Creazione e Dissoluzione (…era rimasta sopita ancora una volta…); questo è confermato da numerose altre Antiche Scritture.
Al momento della Dissoluzione finale tutto si reintegra nel “punto manifesto”, il Quale ritorna all’Immanifesto (le Tenebre), per tornare a manifestarsi e “fiorire” ancora e ancora secondo un Piano Evolutivo Divino (sono molte le antiche scritture che attestano l’esistenza di un “Piano Divino” rappresentato da un “cammino” evolutivo teso alla perfezione finale della Materia, dello Spirito e della Coscienza).
Il punto manifesto, definito anche Uovo Luminoso, Germe d’Oro, Padre-Madre, Brahma, Iswara…(ma poco importa se si chiami in un modo o nell’altro; a volte ci si perde in dispute sui nomi e si perde di vista l’essenza di un discorso) originatosi da un “volere” proveniente da “oltre”, è appunto, credo, la “chiave di volta” dello Sri Yantra, proprio come l’uno matematico è la chiave di volta di tutte le cifre e le operazioni algebriche.
Ma torniamo allo Sri Yantra…
Il Bindu “ermafrodita”, ad un certo punto, spinto dalla Necessità, esprime il Desiderio di scindersi in due poli contrapposti, al fine di Creare la Manifestazione; ecco che l’Uno si fa Due, gli opposti si scindono in Spirito e Materia (anche l’ovulo si scinde in due).
Questo momento segna il Big-Bang, la deflagrazione che ha dato origine alla Luce e all’Oscurità e allo Spazio e al Tempo.
I due Principi Maschile e Femminile contenuti nel Bindu si scindono: il principio Maschile diventa l’Uno (Suono, Luce, Tempo…), quello Femminile il Due (Etere, Oscurità, Spazio…).
Dall’Unione (o dalla somma) dell’ Uno col Due (che sono Potere e Potenza, Spirito e Materia, Essere e Beatitudine, Forza e Sostanza, Luce e Oscurità, Tempo e Spazio, eccetera) e dal loro “Orgasmico Amplesso Cosmico” nacque il Tre: il Figlio Cosmico, la Coscienza-Saggezza.
Ecco generata la Prima Triade.
L’interazione delle Tre Forze Originarie sta all’origine, credo, di ogni forma di energia e di vita (esattamente come per generare un campo elettrico è necessaria l’interazione della forza positiva, negativa e neutra).
Da allora in poi vi saranno infinite triadi (come vedremo parlando delle cornici dello Sri Yantra).
Ma come avvenne tutto ciò?
Con un Pensiero, poi divenuto un Suono: lo Shabda.
Brahma espira, e dal suo espiro nascono gli innumerevoli Universi.
Il Suo espiro genera un suono potentissimo, il quale mette in moto una vibrazione (dicono degli antichi testi).
Questa vibrazione comincia a mettere in ordine e a diversificare la Primordiale Materia (la Vergine Sostanza Originale, l’Etere Primordiale) in differenti sottosostanze, le quali si allineano per “affinità vibratoria” e “precipitano la Materia” in coagulazioni sempre più dense.
Questi campi vibratori si dice siano i Piani e Sottopiani Cosmici (Adi, Causale, Buddhico, Mentale, Astrale, Eterico…) e individuali.
Ecco come nello Sri Yantra viene rappresentato, in forma simbolica, questo processo di Creazione (l’espiro di Brahma) e Dissoluzione (l’inspiro di Brahma) attraverso la Vibrazione, e come quel Punto centrale, in realtà sia ovunque: tutto è quel Punto, così come, giusto per fare un paragone (anche se non perfettamente calzante), non v’è differenza tra le ragnatela e il ragno che la emana, tra il baco da seta e il bozzolo che egli stesso costruisce con la sua stessa sostanza, tra un piccolo seme e un grande albero sviluppatosi a partire dal seme stesso.
Nel Bindu, Tempo, Spazio, Spirito, Materia, Energia, Essere e Coscienza sono un tutt’uno; con la Vibrazione questi apparentemente si separano…ma forse sarebbe più corretto dire che “si espandono”…. perciò tutto ciò che esiste è "quel Punto".
2. Continua...
lunedì 29 novembre 2010
Sri Yantra
Nel variegato e complesso mondo dei Mandala e degli Yantra, lo Sri Yantra è ritenuto da molti lo Yantra per eccellenza: questo è attestato dal suo stesso nome.
Sri Yantra, infatti, è l’unione di due parole: Sri = Luce, Potere, Splendore, Grazia, Maestà, Regalità, Ricchezza; e Yantra = Strumento per contenere, limitare o fissare, sostegno, legame.
Lo Sri Yantra è quindi uno “strumento regale” meditativo che contiene le “chiavi di lettura” volte a far accedere a stati di consapevolezza altrimenti difficilmente raggiungibili con altri mezzi “simbolici” (come ad esempio la parola).
Come molti sapranno i “simboli della Scienza Sacra” hanno diverse chiavi di lettura; ad esempio vi è la “chiave” Cosmologica, quella Psicologica, Fisica, Geometrica, ed altre.
Lo Sri Yantra non fa eccezione a questa regola, anzi, forse esso contiene in sé tutte le chiavi di lettura, chiavi, naturalmente, che solo gli Iniziati possiedono.
Però qualcosa può essere detto (naturalmente limitato a quel poco che so io, poco che, non mi stancherò mai di ripeterlo, può essere anche "macchiato" da qualche errore).
Ad esempio: dal punto di vista Cosmologico lo Sri Yantra rappresenta le due fasi di Creazione-Dissoluzione (o Espansione-Contrazione, Emanazione-Assorbimento) dei differenti Universi coi loro diversi Piani e Sottopiani;
Sri Yantra, infatti, è l’unione di due parole: Sri = Luce, Potere, Splendore, Grazia, Maestà, Regalità, Ricchezza; e Yantra = Strumento per contenere, limitare o fissare, sostegno, legame.
Lo Sri Yantra è quindi uno “strumento regale” meditativo che contiene le “chiavi di lettura” volte a far accedere a stati di consapevolezza altrimenti difficilmente raggiungibili con altri mezzi “simbolici” (come ad esempio la parola).
Come molti sapranno i “simboli della Scienza Sacra” hanno diverse chiavi di lettura; ad esempio vi è la “chiave” Cosmologica, quella Psicologica, Fisica, Geometrica, ed altre.
Lo Sri Yantra non fa eccezione a questa regola, anzi, forse esso contiene in sé tutte le chiavi di lettura, chiavi, naturalmente, che solo gli Iniziati possiedono.
Però qualcosa può essere detto (naturalmente limitato a quel poco che so io, poco che, non mi stancherò mai di ripeterlo, può essere anche "macchiato" da qualche errore).
Ad esempio: dal punto di vista Cosmologico lo Sri Yantra rappresenta le due fasi di Creazione-Dissoluzione (o Espansione-Contrazione, Emanazione-Assorbimento) dei differenti Universi coi loro diversi Piani e Sottopiani;
dal punto di vista Psicologico Esso rappresenta i vari stati di espansione e contrazione della coscienza-consapevolezza (con le conseguenti identificazioni, a seconda del piano su cui si fissa, o vibra, la coscienza);
dal punto di vista Fisico, invece, rappresenta i vari livelli “vibratori” della Sostanza Primordiale (detta Prakriti) messa in fibrillazione dal Suono Creativo dell'Essere Supremo (rappresentato nello Yantra dal punto centrale), suono che genera una vibrazione.
Questa "vibrazione", sorta dal Punto centrale, va dal sottile al denso nella fase di Creazione e viceversa in quella di Distruzione (quando si riassorbe nel Punto).
La Vibrazione, ci comunica lo Sri Yantra, è la causa delle differenti condensazioni atomiche (quindi della materia).
Perciò le differenti densità della Materia sono strettamente legate alle differenti velocità vibratorie.
(1) Continua...
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