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mercoledì 30 maggio 2012

Un quindicenne così non s'è mai visto

Correva l'anno 3000 a.C. (così dice il Bhagavata Purana), secolo più, secolo meno.


Il Kali yuga non era ancora iniziato e si era, allora, nello Dvapara yuga (nell'età del bronzo).


All'alba di un giorno fatidico un giovane quindicenne, Krishna, bello come il sole, accompagnato da suo fratello Baladeva (bello come la luna) e da molti coetanei, suoi cari amici d'infanzia, si apprestava a lasciare il villaggio di pastori dov'era stato allevato con cura e  amore.

A salutarlo in lacrime vi era tutto il villaggio di Vrindavana (nell'attuale stato indiano dell'Uttar Pradesh): i suoi genitori adottivi, Nanda e Yashoda, le giovani ragazze del villaggio, sue amanti e compagne di giochi, come Radha, Chandravali e Lalita, e tutti gli anziani del villaggio.





Il giovane Krishna si stava accingendo a partire alla volta della città di Mathura (a sud dell'attuale Nuova Delhi), per andare a riscuotere un vecchio debito: c'era uno zio cattivo cattivo, Kamsa, usurpatore del trono di Mathura, che doveva essere spodestato.


Questa brutta storia era cominciata alcuni anni prima della nascita di Krishna: Kamsa, stanco del carattere buono e poco espansionista del padre Ugrasena, organizza un complotto per detronizzare il padre. Il complotto riesce e Kamsa imprigiona il padre e tenta di uccidere sua sorella Devaki e il cognato, il re Vasudeva. Ma qualcuno lo dissuade dal farlo.


Kamsa, allora, imprigiona la coppia reale e lì, nella cattività di una prigione, nacque il piccolo Krishna.


Ma poiché vi era una profezia (conosciuta da Kamsa) che rivelava che l'ottavo figlio di Devaki lo avrebbe ucciso, l'usurpatore uccideva regolarmente tutti i figli che nascevano alla sorella.


Quando Devaki mise al mondo Krishna, delle voci divine le rivelarono che il bimbo era un Avatara di Vishnu e avrebbe dovuto immediatamente metterlo in salvo.


Quindi nella notte, con l'aiuto di alcuni complici, Vasudeva evase temporaneamente dal carcere, prese suo figlio Krishna e l'altro suo figlio (Baladeva, anche lui Avatara di Vishnu) che aveva avuto dalla seconda regina Rohini e li portò in salvo in un vicino villaggio di pastori: Vrindavana.


In quel villaggio il piccolo Krishna crebbe compiendo, si dice, imprese tanto straordinarie da sembrare inverosimili. Le sue gesta giovanili fanno impallidire quelle di tutti gli eroi conosciuti da noi, in Occidente. La forza e il potere mostrati da Krishna, sin dai primi anni di vita, sono di gran lunga superiori a quelle di Ercole, di Teseo, Perseo, Achille e tanti degli eroi omerici e mitologici.


Possiamo dire che Krishna, i draghi se li mangiava a colazione.


Come Krishna stesso rivela, molti anni dopo sul campo di battaglia di Kurukshetra al suo discepolo Arjuna: Egli (inteso come Vishnu) discende di era in era per annientare coloro che vogliono frenare l'evoluzione e ristabilire l'ordine universale.


In effetti Krishna è un Altissimo Iniziato Solare che ha incarnato il Principio del Distruttore e dell'Amante Universale. Suo simbolo è il Leone (e si dice che cavalcasse un leone). 


Il Suo compito era (non quello favoleggiato in modo infantile da molti) di epurare il nostro pianeta da alcune "presenze" indesiderate e anti evolutive, aprendo un nuovo ciclo per il nostro pianeta e iniziandolo a una nuova vibrazione.


Quindi, all'epoca, non vi fu demone o eroe che scampasse alle mani forti di questo giovane dio se agiva contro le Leggi Divine.












Dopo un lungo viaggio coi suoi amici e con Balarama, il quindicenne Krishna arriva nella città di Mathura, e trova la città in festa: ovunque vi sono padiglioni abbelliti da bandiere e stendardi, musiche, danze, profumi, tornei, soldati, guerrieri, eroi e principi, gente che passeggia, mercati in festa.


Krishna e Balarama entrano nella città come dei leoni in una selva. 


Splendenti in tutta la loro bellezza e forza si divertono con gli amici, indossano abiti colorati e si apprestano a partecipare da protagonisti alla festa in corso.


Mentre si stanno dirigendo verso un padiglione dove si sta svolgendo il Dhanur Yajna, il Sacrificio dell'Arco, al quale stanno partecipando i più forti e valenti re e principi dell'India antica, il giovane Krishna viene aggredito dal più forte elefante di Mathura, Kuvalayapida, che tenta di ucciderlo.


Divertendosi con quel mostro inferocito, Krishna ci gioca un po, danzandogli attorno o sotto le gambe massicce, ma poi, stanco di giocare, lo uccide a schiaffi e gli spezza la colonna vertebrale con un pugno.


Quindi prosegue alla volta del luogo dove si svolge il Sacrificio.


Il Sacrificio consisteva nel riuscire a tendere la corda di un arco di origine divina: l'Arco di Shiva. 


La particolarità di quest'arco era che era talmente pesante che occorrevano diversi uomini forti per riuscire solo a sollevarlo, figurarsi poi piegarlo per legare la corda.


Dopo aver assistito agli insuccessi dei più forti eroi del suo tempo, il giovane Krishna si avvicina all'arco, lo solleva con estrema facilità, lega la corda e, tendendola al massimo, spezza l'arco in un fragore assordante, lasciando nello stupore tutti i presenti.


Velocemente Krishna e Baladeva si dirigono verso il luogo dove Kamsa sta presiedendo ad un altro torneo, dove i più forti lottatori si stanno affrontando in duelli corpo a corpo. 


Scavalcando le recinsioni e il sistema di sicurezza d'ordine i due giovani fratelli balzano come leoni sul palco e affrontano i due più forti lottatori del regno: Chanura e Mushtika, uomini talmente forti da poter frantumare con le braccia dei pilastri di marmo.


Krishna affronta Chanura e Balarama l'altro lottatore.
La lotta è veramente avvincente, a colpo risponde colpo, attacchi e schivate si susseguono in modo armonioso e bello a vedersi, tanto che i movimenti dei lottatori sembrano simili a una danza.


I due ragazzi giocano abilmente coi loro giganteschi avversari danzandogli intorno; elegantemente e veloci come fulmini riescono ad evitare i loro colpi.


Col procedere della lotta i corpi dei lottatori diventano sempre più belli: i muscoli tesi e la pelle sudata rendono il volto e il corpo di Krishna e Baladeva bellissimi a vederesi. Le gocce di sudore sembrano perle di rugiada.


Poi, stanchi di giocare coi due colossi, Krishna e Baladeva li assalgono con forza e tempestandoli di pugni e schiaffi li abbattono.


Krishna fa cadere Chanura e mettendoglisi a cavalcioni lo tempesta di pugni, fino a finirlo.












Ucciso Chanura Krishna corre veloce verso il trono del re Kamsa, che cerca di difendersi con una spada, ma il giovane, più rapido, gli fa cadere la corona dalla testa, lo afferra per i lunghi capelli, lo trascina sul palco e prima che le guardie riescano a intervenire lo uccide tempestandolo di pugni.










Ucciso il malvagio Kamsa, il quindicenne Krishna si siede sul trono e, indossando la corona rivela ai presenti la sua origine regale e il suo diritto al trono.


Ma non volendo tenere il trono per sé il giovane Avatara fa liberare il vecchio re Ugrasena, suo nonno, e i suoi genitori: Vasudeva e Devaki.


Quindi, restituendo alla città di Mathura il suo legittimo re, Krishna continua la sua opera di ristabilire l'ordine planetario.




E oggi?


Cosa farebbe un Avatara (o due) oggi?


Muoverebbero guerra o userebbero altri metodi per ristabilire il corretto ordine evolutivo?


Prossimamente su questo schermo (forse) parleremo di questo argomento.





mercoledì 7 marzo 2012

Ma quanto è antico lo Yoga?



Per uno come me, che si interessa di Yoga da ben 37 (trentasette) anni, cioè dall'età di vent'anni, dispiace sempre molto constatare quanta ignoranza regni riguardo a questa Antica Scienza realizzativa.

Soprattutto dispiace ancor di più quando gli "ignoranti" in questione sono delle persone che "credono" di star praticando yoga.


Soprattutto in America, dove si bevono di tutto (non solo Coca Cola, quella bevanda più adatta a sgrassare i motori dei TIR che a dissetare) sembra stia scoppiando la yogamania.

E basta che un "guru" (con RIGOROSAMENTE un nome indiano) approdi nel Nuovo Mondo, ecco che migliaia di pesci abboccano alla sua rete.

E, di fronte a notizie come "Copyright sullo Yoga" o "yoga di massa" praticato per mostrare chi è più bravo ad assumere una Asana, per non parlare di quell'assurda aspirazione di "portare lo Yoga alle Olimpiadi", dopo essermi fatto un mare di risate (intervallate da pianti di commiserazione) vien da chiedermi: MA POSSIBILE CHE NESSUNO DI QUEGLI ALLOCCHI SI SIA UN PO' DEGNATO DI LEGGERE LIBRI COME LA BHAGAVAD GITA O GLI YOGA SUTRA DI PATANJALI, PER NON PARLARE DI QUALCHE UPANISHAD O PURANA?

E la domanda sorge spontanea: PERCHE' PRATICANO YOGA QUESTE PERSONE?
O meglio: MA VERAMENTE PENSANO DI PRATICARE YOGA?

Eppure molti di loro sono "colti", e le librerie americane scoppiano letteralmente di simili testi (approdati prima da loro che da noi in Italia, perché tradotti per prima in lingua inglese), eppure sembrano ignorare l'antichità e la nobiltà dello Yoga, riducendolo a mero contorsionismo, snobismo o newagerismo.

Soprattutto sembrano ignorare il "fine" dello Yoga.

Ma...quanto è antico lo Yoga?
E qual'è il suo fine?

Nel Quarto Capitolo della Bhagavad gita (versi 1, 2 e 3) l'Avatara Krishna rivela al suo Discepolo Arjuna l'Antichità dello Yoga.

Verso 1) "Sri Bhagavan disse: A suo tempo questo Yoga imperituro lo dichiarai a Vivasvan; Vivasvan lo trasmise a Manu e Manu lo passò a Ikshvaku".

Commento di Raphael (nell'edizione dell'Ashram Vidya) a questo sutra: - Vivasvan è il sole o l'Eroe solare; Manu è suo figlio e il primo Re divino della Dinastia Solare. Ikshvaku è il figlio di Manu. Lo Yoga è un ramo della tradizione e questa è di origine NON UMANA -.

Verso 2) "E così, per successione, lo conobbero i regali saggi; poi questo Yoga, con l'andar del tempo, è caduto nell'oblio sulla Terra, o Paramtapa".

Verso 3) "Oggi questo antico Yoga ti sto, appunto, svelando perché tu mi sei devoto e amico. Esso contiene, in verità, il SEGRETO SUPREMO".

Commento al terzo sutra: - Nel tempo ci sono stati sempre dei profeti: Rama, Krishna, Buddha, Shamkaracarya, tutti i grandi Rishi (Grandi Saggi illuminati) e altri (per parlare solo di quelli dell'Oriente) che hanno "trasmesso" l'insegnamento Tradizionale. Nel tempo e nello spazio sono sempre sorti Maestri, maggiori o minori, per dare "l'acqua di vita" ai bisognosi....-.

Ora vien da chiedersi: - Ma cosa pensano che sia questa "acqua di vita" i suddetti aspiranti alle olimpiadi? Vincere una medaglia perché hanno saputo portare meglio di altri la pianta del piede dietro la nuca nella posizione di Natarajasana? Ma veramente credono che lo Yoga sia tutto li? -

E soprattutto: "Ma davvero credono di star praticando Yoga?" -

Un mio consiglio (da insegnante di Yoga): continuino pure a fare del contorsionismo se vogliono, ma PER FAVORE: NON CHIAMATELO YOGA!!!

martedì 9 agosto 2011

Scene d'Autore - Lo scontro decisivo tra Arjuna e Karna

Questo film capolavoro di Peter Brook è tratto dal Mahabharata, un poema epico indiano di 400.000 versi (se non ricordo male).

In questa scena Arjuna (interpretato dal grande Vittorio Mezzogiorno), principe dei Pandava e legittimo erede al trono (assieme ai suoi quattro fratelli) si batte contro Karna, il comandante in campo della fazione avversaria sottoposta al re Dhuryodhana (l'usurpatore).

Karna è un Eroe solare invincibile.
Arjuna ha come amico e mentore il dio Krishna (che in questa scena gli fa da auriga).

Arjuna non può sconfiggere Karna in questo scontro decisivo, ma poiché la giustizia (il Dharma) deve trionfare sulla menzogna, la sopraffazione e l'iniquità, Krishna stesso farà in modo che le cose si risolvano a vantaggio di Arjuna.

Così, proprio nel bel mezzo della battaglia una ruota del carro di Karna si impantana: è l'occasione propizia per il Pandava per chiudere definitivamente il conto in sospeso con Karna.

Per Karna, d'altro canto, questo incidente non rappresenterebbe l'incontro col fato - egli conosce una formula mantrica in grado di scatenare potenti energie - ma per una maledizione di Parashurama (un Avatara guerriero anch'esso coinvolto in un primo momento in questo conflitto di proporzioni epiche, e che aveva rivelato la formula a Karna) l'eroe solare proprio all'ultimo momento dimentica la frase segreta da pronunciare...

...il suo destino è segnato.

Con questa morte il conflitto comincerà a volgere definitivamente a vantaggio dei cinque fratelli. La vittoria sarà dei Pandava e la giustizia tornerà a regnare.

Si dice che questa guerra sia veramente avvenuta, circa cinquemila anni fa, nel nord dell'India. Due case regnanti, i Kaurava e i Pandava si batterono su un vasto territorio denominato Kurukshetra.

La guerra durò diciotto giorni e vi morirono milioni di grandi guerrieri.

La causa della guerra fu, come sempre, l'avidità umana.

Il regno sull'Impero spettava a Yudhisthira, il maggiore dei Pandava, rimasto orfano ancora in tenera età.

Temporaneamente la sovranità fu affidata al fratello cieco dell'imperatore deceduto, Dhritarashtra.

Questi aveva cento figli, il maggiore dei quali era Dhuryodhana.

Dhuryodhana odiava sin da bambino i cugini Pandava e, una volta adulto, fece di tutto per impossessarsi definitivamente del vasto impero, compreso il tentato omicidio.

E una volta insediatosi sul trono non volle concedere neanche un misero pezzo di terra ai suoi cugini, i legittimi eredi al trono.

La guerra era inevitabile.

Falliti gli argomenti della diplomazia si passò a quelli delle armi.





martedì 2 novembre 2010

La danza dei Guna


Sia quello che vediamo del mondo, che quello che non vediamo, è energia.


Tutto è energia, anche la materia.


Tutto ciò che esiste, dal grande Universo che ci contiene al moscerino o alla dura pietra, è una manifestazione energetica nella quale dimora e si evolve la Coscienza.


L’energia si esprime secondo tre modalità principali: Inerzia, Mobilità e Ritmo (o Armonia), che sono appunto le caratteristiche dei tre Guna.


Quindi. anche tutti i corpi materiali sono sottoposti a queste tre modalità principali chiamate in sanscrito: Tamas, Rajas e Sattva.


Il Tamas è l’inerzia originaria della Natura materiale, l’immobilità, la quiescenza del fuoco degli atomi.


Il Rajas, produce il risveglio del Fuoco dormiente in ogni atomo di materia; una volta attivo, questo Fuoco produce suono, luce, calore, e il moto rotatorio attrattivo-repulsivo; è questa Forza che ha fatto venire all’esistenza i Pianeti e le Galassie.

E’ per via dell’azione della forza rotatoria attrattivo-repulsiva che i Pianeti, le Stelle, le Galassie e molte forme esistenti sono circolari e si espandono attorno ad un centro magnetico.


Il Sattva è quella Forza che impone il giusto ritmo al movimento; esso porta ordine e armonia, sia nelle forme che nel loro movimento nello spazio.


L’interazione di queste tre Qualità intriseche della Natura, messe in moto da una Forza Intelligente Immateriale, produce la Vita così come la conosciamo: cioé l’Universo, le Galassie, le Stelle, i Pianeti, fino ai Regni Minerale, Vegetale, Animale ed Umano.


Queste tre Forze non sono quasi mai in equilibrio e la loro interazione produce una infinita serie di cause ed effetti atomiche: Galassie che influenzano altre Galassie, Stelle altre Stelle e giù giù, fino a tutto ciò che esiste sul nostro pianeta.


Questa infinita serie di cause ed effetti, anche denominata: “Interdipendenza di tutti i fenomeni” o “Legge di trasformazione”, è la Causa della diversità delle specie, delle singole forme all’interno di una specie e dei caratteri diversi dei singoli individui.


Anche caratterialmente un uomo non è uguale ad un altro uomo perché la sua Psiche è influenzata da linee differenti di energia.

Ecco alcune brevi considerazioni degli effetti dei Guna sull’uomo a livello caratteriale:


Dice Krishna, nella Bhagavad-gita, che l’uomo in cui prevale il Tamas è pigro, indolente, negligente, ignorante, sporco e ama cibi non freschi.


L’uomo in cui prevale il Rajas è attivo ma irrequieto, ha desideri ardenti e insaziabili; se poi è influenzato anche dal Tamas diventa collerico, arrogante, prevaricatore, e ama cibi molto salati e piccanti.


Mentre l’uomo in cui prevale il Sattva è calmo, pulito, gentile, ordinato; ama la conoscenza, la verità e la virtù. Egli si nutre di cibi freschi, soprattutto frutta, vegetali e cereali.


L’uomo in cui prevale il Tamas è emotivamente incline al lamento; quello in cui prevale il Rajas a passioni violente, mentre quello in cui è il Sattva a prevalere, ad un calmo senso di appagamento e felicità.


Quell’uomo in cui prevale il Tamas è sempre scontento e vive un costante senso di impotenza.

Quello in cui prevale il Rajas - ma con l’influenza del Tamas - è avido e si crede onnipotente; mentre quando il Rajas è influenzato dal Sattva può far sì che un uomo diventi un grande uomo d’affari o un capitano d’industria (ma con una sana etica), un re o addirittura un Eroe.

L’uomo in cui prevale il Sattva può diventare un religioso, un grande artista, uno scienziato...ma può vivere un senso di appagamento che lo porta a considerare distrattamente la realtà che lo circonda.


A livelli elevati (con l'influenza del Sattva) il Rajas si manifesta come Intelligenza e Coraggio; mentre il Sattva, purificato da ogni scoria di Rajas e Tamas, si manifesta come Amore e Saggezza.


Continua...

mercoledì 11 agosto 2010

Il libro del mese: la Bhagavad-gita


Scritto alcune migliaia di anni fa (ma sempre valido ed attuale, soprattutto per noi occidentali) questo capolavoro assoluto della letteratura mondiale può essere utile a chi cerca risposte sul proprio esistere e su come agire nella vita, ma non solo.


Infatti questo testo poliedrico può soddisfare le esigenze di politici, sociologi, psicologi, filosofi, praticanti di yoga, ricercatori di verità, ma anche uomini e donne indecisi su come agire.


La versione della Bhagavad-gita che vi propongo è quella delle edizioni Ashram Vidya, curata da Raphael.


La Bhagavad-gita fa parte del vasto poema epico Mahabharata, precisamente il VI libro (Bishma-parvan) ed è composto da 700 versi in sanscrito con traduzione e spiegazione in italiano.

Chi parla è Krishna, il quale offre risposte al suo discepolo Arjuna che è indeciso sul da farsi all'inizio di una guerra che si prevede sanguinosa e cruenta.


Leggo dal retro di copertina:


"...Il valore della Gita è enorme se si pensa che è imperniata sull'azione, quell'azione che è alla base della vita e alla quale nessuno può sottrarsi o rinunciare. Essa svela il segreto dell'agire senza agire in un mondo compenetrato di movimento e di conflitto.
Sotto questa prospettiva può essere di fondamentale importanza per gli Occidentali che sono essenzialmente più per l'azione che per la contemplazione".


Alcuni versi:


Tranquillità, controllo di sé, austerità, tolleranza e rettitudine, saggezza, conoscenza distintiva, pietà sono qualità inerenti alla vita del brahmana (sacerdote) e traggono origine dalla sua stessa natura.


L'eroismo, il vigore, la fermezza, l'abilità e il non fuggire in battaglia, la generosità, la capacità di comando sono attributi inerenti all'agire dello kshatriya (guerriero e amministratore) e nascono dalle caratteristiche essenziali che gli sono proprie.


L'agricoltura, l'aver cura del bestiame, il commercio sono le qualità inerenti all'agire del vaishya e nascono dalla sua propria natura. L'operare del shudra, inerente alla sua natura, consiste nel servire.


Chi si trova ad aver piacere nel proprio lavoro raggiunge la perfezione....


(cap. XVIII, versi 42, 43, 44, 45)


Vorrei aggiungere una considerazione su un fattore secondo me di vitale importanza da comprendere. Precisamente vorrei portare l'attenzione sul continuo ripetere, da parte di Krishna in questi versi, che ognuno deve operare secondo la propria natura. Se agisce secondo la propria natura allora l'uomo trova piena soddisfazione e, col tempo, raggiunge la perfezione.


Da qui si capisce l'importanza che tutte le antiche Vie hanno dato alla ricerca della propria natura, la quale si rivela sin dai primi anni di vita come inclinazione.


Infatti, a ben osservare, i bimbi mostrano subito personali inclinazioni fisiche, emotive, intellettive. C'è il bimbo che mostra piacere nel servire gli altri, quello più combattivo o più adatto a lavori manuali, quello più incline per lo studio e la contemplazione...
Solo che molto presto vengono "obbligati" a seguire altri percorsi di sviluppo.


Penso che una delle principali ragioni del caos in cui viviamo sia dovuto al fatto che moltissime persone "occupano" ruoli che non gli appartengono. In poche parole molti uomini e donne non sono in sintonia con la propria natura o inclinazione.


Vi sono medici che sarebbero stati degli ottimi agricoltori, politici che avrebbero potuto allevare con successo il bestiame, preti che sarebbero stato bravi carpentieri e via discorrendo.


Questa non vuol essere un'offesa a qualcuno ma solo un motivo di riflessione.
Ognuno di noi si chieda se è soddisfatto del proprio lavoro. Chiediamocelo sinceramente. Se la risposta è no allora troviamo in noi stessi il coraggio di cambiare lavoro, finché non avremo trovato quello che ci soddisfa pienamente.

venerdì 25 dicembre 2009

KURUKSHETRA: LA MIA TERZA SCENEGGIATURA






Anche questa sceneggiatura richiede una produzione multimilionaria. Però...non si sa mai.



SINOSSI BREVE

La Terra, cinquemila anni fa, era ancora abitata da esseri straordinari. Dei ed Eroi semidivini si manifestavano apertamente tra gli uomini, lasciando un’impronta di valori più elevati per aiutare l’umana evoluzione della coscienza.
In India il nostro Eroe, Arjuna, con l’aiuto del Dio Krishna, riesce a combattere e vincere una guerra impossibile contro uno sterminato esercito comandato dal cugino, il Re Dhuryodhana, che con l’inganno lo ha privato del Regno, mandandolo in esilio nella foresta per ben tredici anni.
Mantenendo la parola data, Arjuna e i fratelli: Yudhishthira, Bhima, Nakula e Sahadeva, con la comune moglie Draupadi, vivono una vita di stenti in selve inospitali. Ma pur tra mille peripezie organizzano segretamente la riscossa, cercando e ottenendo l’appoggio di molti Re e Principi. Per loro buona sorte il Dio Krishna è dalla loro parte e ciò farà la differenza.
Allo scadere dei termini dell’esilio Arjuna fa un ultimo tentativo per risolvere la questione pacificamente, ma Dhuryodana, invidioso dei cugini e avido di potere oppone un rifiuto ostinato.
Non avendo altra scelta, Arjuna raccoglie un esercito di immani proporzioni e sulla piana di Kurukshetra si batte con l’ancor più formidabile esercito del nemico. Lo scontro è terrificante, gli eserciti si combattono fino all’estinzione totale: sopravvivono in pochi, tra cui Arjuna, i suoi fratelli, Krishna e il generale Satyaki.
In seguito il fratello maggiore dell’Eroe, Yudhushthira, diviene Imperatore e governa con saggezza e giustizia.
Ma, alla fine della loro vita una sorpresa li attende.

Kurukshetra è un racconto epico carico di fascino e di magia. Tra antiche città dorate e incantevoli foreste, fanno la loro comparsa personaggi considerati ormai “mitologici”, ma pur sempre viventi nei nostri cuori.




KURUKSHETRA
( Liberamente tratto dal Poema Epico MAHABHARATA )

di Giuseppe Merlicco

Reg.SIAE n.2007006915




IL GIORNO PRIMA DELLA BATTAGLIA DI KURUKSHETRA


EST. ALCUNI PICCHI DELL’HIMALAYA – ALBA

DIDASCALIA
INDIA 5000 ANNI FA

Da una piccola insenatura tra le rocce una BIANCA AQUILA REALE osserva il paesaggio circostante,
il sole sta sorgendo.
L’Aquila vede cime innevate,
vallate e vaste foreste,
poi spicca il volo.

VOCE DI UOMO ( V.O. )
LE GENERAZIONI VANNO E VENGONO

L’Aquila sta sorvolando numerose montagne e profondi burroni

VOCE
MA GLI EFFETTI DELLE LORO AZIONI

L’Aquila sorvola ruscelli montani e foreste

VOCE
RESTANO ANCORA PER MOLTO, MOLTO
TEMPO.

L’Aquila sorvola una cupola dorata e delle colonne d’oro semisepolte dalla neve. Forse i residui di una antica Civiltà scomparsa.


VOCE
L’UOMO NON SA PERCHE’ ESISTE

Su una piccola radura, in una valle nascosta tra le montagne, l’Aquila sorvola una capanna.

VOCE
NE’ SA CHE LA SUA VITA FA’ PARTE
DI UN PIU’ VASTO DISEGNO DIVINO.


Seduto fuori da una capanna vi è un VECCHIO SAGGIO vestito con un leggero abito bianco di cotone.

VOCE
MA UN GIORNO TUTTO CIO’ GLI SARA’
RIVELATO.


EST. DAVANTI ALLA CAPANNA DEL SAGGIO – GIORNO

Il vecchio ha i lunghi capelli bianchi avvolti a cono sul capo e una lunga barba bianca. Il suo viso è abbronzato ed esprime una grande pace interiore.
Davanti a lui un tavolino basso, sul quale sono impilate delle foglie secche schiacciate.
In mano ha uno stiletto col quale sta scrivendo sulle foglie, accanto un piccolo recipiente di legno con dell’inchiostro.
Sembra assorto in profondi pensieri, si direbbe stia pensando a una Storia Importante.

L’Aquila STRILLA, il saggio alza la testa per guardarla e URLA: -

SAGGIO
Sto scrivendo una storia
meravigliosa.

L’aquila continua il suo volo.
Il saggio la segue a lungo con lo sguardo.


EST. VOLO DELL’AQUILA – POCO DOPO

L’AQUILA CONTINUA A VOLARE

VOCE (V.O)
LA STORIA CHE STIAMO OSSERVANDO

L’Aquila continua il suo volo superando una foresta di pini
e una cascata.

VOCE
CI PARLA DI UNA GRANDE GENERA-
ZIONE ORMAI PASSATA,


L’Aquila si lancia a volo rado sulla pianura.

VOCE
MA NON ANCORA DIMENTICATA.
l’Aquila sorvola una vasto deserto e una carovana di cammelli.

VOCE
UOMINI CHE SONO STATI I PA-
DRI DEI PADRI DEI NOSTRI PADRI.

l’Aquila sorvola un branco di elefanti che appaiono e scompaiono in una macchia di vegetazione.

VOCE
UOMINI CHE HANNO LAVORATO, SOF-
FERTO, DESIDERATO…AMATO…PRO-
PRIO COME NOI,

L’Aquila sorvola un fiume dove alcune tigri si stanno dissetando. Una barca scivola sull’acqua, STORMI DI UCCELLI VOLANO CHIASSOSA-
MENTE a pelo d’acqua.

VOCE
CON UN’UNICA SOLA DIFFERENZA:

Ora l’Aquila sorvola un vastissimo accampamento militare con
migliaia di tende multicolori, bandiere, carri, elefanti, cavalli, soldati in FERVENTE attività prebellica.

VOCE
CHE ALLORA, FRA QUEGLI UOMINI,
VI ERANO PERSONAGGI DI ELEVATA
STATURA MORALE, MAGNIFICI A VE-
DERSI.

lunedì 24 agosto 2009

GUARIRE DALL'ANSIA CON LO STUDIO E LA MEDITAZIONE


Tutto il mondo manifesto è una immensa, gigantesca illusione. Illusione non vuol dire che non esiste, ma semplicemente che è altro da ciò che sembra essere.

Noi viviamo in un continuo "gioco" di cause ed effetti dove le Cause stanno in alto (non un alto spaziale, naturalmente) e gli effetti in basso.
Tutto questo universo è sorto dalle "supreme" altitudini delle "luci ed energie" primordiali. Suoni, luci e forze che "precipitando" (in senso alchemico) si condensano in forme tangibili, passando per il mondo degli Archetipi.
Queste forme tangibili (che sono simili a nubi illusorie) diventano il "campo di sperimentazione" dell'essere-coscienza. Ma per molto tempo la giovane coscienza non ne è consapevole, guarda solo all'esterno e si "perde" nel mondo delle forme e dei nomi. E si identifica col corpo e l'ambiente circostante al punto tale da vedere solo ciò che è esterno: aggregati di atomi in continua trasformazione trasportati dal vento del mutamento.
Inconsapevolmente l'essere-coscienza percepisce l'inconsistenza del mondo esteriore, ma non vuole accettarlo e si afferra (o tenta di farlo) a tutto e a tutti: ecco nascere l'ansia. L'ansia di ottenere o di perdere ciò che ama, l'ansia di soffrire, di morire, di rimenere sola e via dicendo.
Ciò che prima o poi ognuno di noi deve realizzare (se vuole guarire dall'ansia e trovare pace) è che non c'è un "fuori" da conquistare, da trattenere. Non c'è una "meta" da raggiungere se non la consapevolezza della propria "vera natura".

La cura per guarire da questo terribile male c'è: sono la Meditazione e lo studio.
Tutti i grandi Mastri del passato hanno affermato che la Vera Pace, la Vera Luce e il Vero Amore si possono ottenere solo realizzando la propria natura originaria.
Dice Sri Tilopa nel Tesoro dei Cantici: "La meta è la consapevolezza della propria vera natura...Le persone ordinarie che non capiscono ricercano la meta altrove".
E Krishna dice nella Bhagavad-gita: "...Tuttavia, colui che ha realizzato ed è situato nel Sé, pienamente appagato, ottiene la vera pace e non ha più alcun dovere da compiere".


lunedì 3 agosto 2009

YOGA E' SINONIMO DI SACRIFICIO (O SACRO UFFIZIO)


Ripoto pari pari una nota a piè di pagina dal Trattato del Fuoco Cosmico (pag.112) nella quale Helena Blavatsky spiega la relazione tra lo Yoga e lo Yajna (sacrificio).
Spero che quanto seguirà potrà essere di una qualche utilità a tutti i praticanti di yoga di qualunque parte del mondo.

"Questo intero sistema solare, concepito come un'unico immenso organismo con una perfetta armonizzazione delle sue parti in tutti i dettagli principali, non è che l'espressione fisica di Vishnu..Tutti i pianeti, i mondi, gli esseri umani, ecc. sono solo parti di questo immenso corpo, ognuno funzionante secondo la legge che governa il tutto.

L'evoluzione, la conservazione e la distruzione del mondo sono perciò un'unico grande processo detto Yajna (Sacrificio), che ha luogo nel corpo di Yajna Purusha, o corpo psichico della natura.

L'umanità, nel suo insieme, è il cuore ed il cervello di questo Purusha, e perciò tutto il karma generato dall'umanità, fisico, mentale o spirituale, determina soprattutto il carattere di questo processo yajnico...
Perciò Sri Krishna paragona questo processo alla "vita yajnica" che Egli ha esposto ad Arjuna come Yoga.

In realtà Yoga e Yajna sono strettamente collegati e persino intimamente inseparabili, sebbene attualmente sembra che si tenda a scinderli. Yoga, derivato dalla radice yuj, unire, significa l'atto del congiungere. Ora, come il cuore è il grande centro dell'uomo, così lo yogi del cuore ha una sua posizione centrale nell'universo, da qui la sua individualità.
L'individualità, o il manas superiore, essendo il perno, come si è detto, della costituzione umana o il centro attorno al quale girano i due emisferi dell'esistenza superiore ed inferiore, lo yogi del cuore ha una volta celeste al di sopra ed un abisso terrestre al di sotto, e di conseguenza il suo Yoga diventa duplice. Egli si unisce a ciò che sta in alto nel Dhyana, ed a ciò che sta in basso nell'azione.

Anche la parola Yajna, deriva dalla radice yaj, servire, e significa un servizio duplice: servizio reso a ciò che sta in alto mediante il servizio reso alla sua espressione inferiore".