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mercoledì 27 marzo 2013

La conquista della libertà - l'ultimo libro di Andrea Di Terlizzi





Libertà...

...un tema cantato da tanti poeti, e sul quale hanno disquisito schiere di filosofi.

Libertà...una parola spesso abusata, o usata ad uso e consumo di politici a caccia di voti.

Ma cos'è veramente la Libertà?

L'argomento è sicuramente di non facile approccio, ma vale sicuramente la pena sforzarsi di affrontarlo col massimo della serietà perché, per ognuno di noi, non vi è nulla di più importante della conquista della Libertà.


Dalla Quarta di copertina:

"Nessun bene è prezioso quanto la Libertà.
Per conquistare una reale Libertà, però,
occorre prima capire cosa ci tiene prigionieri
e sapere come attingere alla nostra natura.

Un libro profondo e pratico che espone
passo per passo la via percorribile
per liberare una Forza schiacciata
da secoli di condizionamenti.


Dal libro...

...possiamo affermare che tutto quello che facciamo ruota attorno a limiti imposti di cui non siamo consapevoli.

Nel film Matrix si teorizza un mondo virtuale nel quale ogni essere umano è inserito, convinto di vivere una vita reale...

In altre epoche è stata usata l'immagine del sogno, ma l'idea di fondo è la stessa...

Si tratta di una visione che ribalta il concetto stesso di libertà...Secondo questa teoria, noi ci troviamo in una prigione entro cui siamo liberi di scegliere un libro da leggere e poco più, ma non abbiamo nessuna possibilità di muoverci nel mondo esterno alle sue mura.

La vera Libertà corrisponderebbe quindi al Risveglio dallo stato onirico in cui viviamo, risveglio che ci permetterebbe di entrare in contatto con le vere cause di tutti i fenomeni interni ed esterni, diventando quindi concretamente padroni della nostra vita.



Va da sé che, da questo punto di vista, la sola comprensione intellettuale del concetto di libertà non basta per renderci davvero liberi.

Potremo essere liberi quando saremo padroni delle meccaniche alla base della nostra macchina psicofisica.

La Libertà con la 'L' maiuscola è la piena presa di possesso dei nostri strumenti fisici, emozionali e mentali tramite i quali possiamo lanciare uno sguardo dietro alle apparenze illusorie (Maya), per entrare in contatto con una parte di noi stessi che non conosciamo ancora e della quale nessuno ci ha mai parlato; l'unica che ci rappresenta davvero. Come abbiamo detto precedentemente, la nostra Realtà Interiore.


La conquista della Libertà, Andrea Di Terlizzi, Adea Edizioni



sabato 9 febbraio 2013

Parole senza tempo

Quelle che seguono sono parole pronunciate circa un secolo fa da G. I. Gurdjieff, riportate da Ouspensky in 'Frammenti di un insegnamento sconosciuto', e ci fanno comprendere come in cento anni l'uomo sia cambiato ben poco...anzi...




- ...Progresso e civiltà, nel senso reale di questa parola, possono apparire soltanto al termine di sforzi coscienti. Non possono apparire come risultato di azioni incoscienti e meccaniche.

...E' precisamente nelle manifestazioni incoscienti e involontarie che sta tutto il male..

Il più grande errore consiste nel credere che vi sia un'unità permanente nell'uomo...l'evoluzione è il risultato di una lotta cosciente (Gurdjieff affermava che solo la frizione interiore tra il 'sì' e il 'no' può cristallizzare un principio di volontà dentro di noi).

...L'evoluzione dell'uomo è l'evoluzione della coscienza, e la coscienza non può evolvere inconsciamente.
L'evoluzione dell'uomo è l'evoluzione della volontà, e la volontà non può evolvere involontariamente.
L'evoluzione dell'uomo è l'evoluzione del suo potere di fare, e fare non può essere il risultato di 'ciò che accade'.

...Lo sviluppo dell'uomo si effettua secondo due linee parallele: sapere ed essere...il sapere dipende dall'essere.

...In modo particolare nella civiltà occidentale si ammette che un uomo possa avere un vasto sapere, essere autore di grandi scoperte, ed abbia allo stesso tempo il diritto di essere un povero piccolo uomo egoista, cavilloso, meschino, invidioso, vanitoso, ingenuo e distratto...

In Occidente si ritiene che il sapere non dipenda dall'essere...accordano un valore massimo al sapere ma non accordano alcun valore all'essere, e non si vergognano del livello inferiore del loro essere. Non comprendono neppure ciò che questo significhi...

Alllorché il sapere sorpassa di troppo l'essere, esso diventa teorico, astratto, inapplicabile alla vita. Esso può anche diventare nocivo, perché invece di servire la vita e aiutare le persone nella lotta contro le difficoltà, questo sapere comincia a complicare tutto. Di conseguenza non può che apportare nuove difficoltà, nuovi turbamenti ed ogni tipo di calamità che prima non esistevano.

...Non si comprende più che il livello del sapere è determinato dal livello dell'essere...Un cambiamento della natura del sapere è impossibile senza un cambiamento nella natura dell'essere.

Preso in sé, l'essere di un uomo presenta molteplici aspetti. Quello dell'uomo moderno si caratterizza soprattutto per l'assenza di unità in se stesso e per l'assenza di una benché minima traccia di quelle proprietà che specialmente ama attribuirsi: la lucidità di coscienza, la volontà libera, un Ego permanente, o 'Io', e la capacità di fare.

Sì, per stupefacente che ciò possa sembrarvi, vi dirò che la caratteristica principale dell'essere di un uomo moderno, e ciò spiega tutto ciò che gli manca, è il sonno...vi diverrà allora evidente che un uomo, se vuole realmente conoscere, deve innanzitutto riflettere sulla maniera di svegliarsi, cioé sulla maniera di cambiare il suo essere.

Esteriormente l'essere dell'uomo ha molti differenti aspetti: attività o passività, veracità o malafede, sincerità o falsità, coraggio e vigliaccheria, autocontrollo e sfrontatezza, irritabilità, egoismo o disposizione al sacrificio, orgoglio, vanità, presunzione, assiduità, pigrizia, senso morale, depravazione; tutte queste caratteristiche e molte altre compongono l'essere di un uomo.

Ma tutto questo nell'uomo è interamente meccanico. Se egli mente significa che non può fare a meno di mentire. Se dice la verità significa che egli non può fare a meno di dire la verità, e così per tutto.
Tutto accade.
Un uomo non può fare niente, né interiormente né esteriormente.
...Per questo sono rari gli uomini che possono ricevere il vero sapere. -




sabato 20 ottobre 2012

Meditazione: uno sguardo disincantato






Molti anni fa ho letto un libro intitolato "L'incanto quotidiano", se non ricordo male l'autrice la tirava sull'allenarsi a vedere tutto "rose e fiori", nel vedere tutto incantevole. L'incanto quotidiano, appunto.

Ecco: a mio avviso la pratica Meditativa è esattamente il contrario, vale a dire allenare la propria consapevolezza a "combattere l'incanto quotidiano"!

L'incantesimo - cioè la fascinazione della coscienza attraverso un canto ben modulato - è già fin troppo diffuso ai nostri tempi, e persone che ce le cantano di cotte e di crude, su libri, giornali e tivù pubbliche e private, ve ne sono a bizzeffe.

Forse e tempo di svegliarsi da tutti questi incantesimi.

Chi si avvicina alla pratica della meditazione lo fa perché ha percepito, intuito, che tutti noi siamo già sotto incantesimo, e vuole "svegliarsi".

Egli vuole vedere le cose per quello che sono - o almeno avvicinarsi a una visione più oggettiva, più reale, di se stesso e della vita.

Chi si vuole svegliare non sa cosa vedrà e cosa farà una volta sveglio, sa solo che ha compreso che sta sognando un sogno in cui è impotente e, proprio come negli incantesimi delle fiabe, si sente come paralizzato, o peggio, costretto ad agire contro la propria volontà, asservito alla volontà di chi gli ha fatto l'incantesimo.

Allargando poi a tutto il nostro mondo percettivo il concetto dell'incanto quotidiano a cui siamo soggetti - e non incolpando nessuno in particolare della fascinazione di cui siamo vittime - potremo sperimentare personalmente che, attraverso le pratiche meditative, si arriva a vedere che "l'inganno" è dovuto semplicemente ad una "limitatezza percettiva" del nostro apparato sensoriale, e a conseguenti conclusioni sbagliate a cui arriva la nostra ragione, circa la natura della realtà.

Ecco che, per via delle nostre limitatezze percettive vediamo, ad esempio, il sole girare intorno alla terra quando è ben risaputo che siamo noi che viaggiamo intorno alla nostra stella.

Oppure consideriamo come stabili e immutabili tutti gli oggetti "solidi", compreso il nostro corpo, quando invece sappiamo tutti che nulla dura in eterno e che nulla permane identico a se stesso per più di cinque secondi.

Tutto è fluido!
Tutto muta costantemente nella sua composizione atomica.

Ma l'incanto quotidiano a cui siamo soggetti ci fa credere che sia "ragionevole" avere una visione stabile e standardizzata delle cose e della vita, o di come dovrebbe essere strutturata ed amministrata una società politica, economica o scientifica. 

L'inganno sensoriale, l'incanto quotidiano, ci fa credere che tutto durerà per sempre, immutato.

La Meditazione ci permette, invece, di avere una visone spazio-temporale più dilatata e più raffinata.

La Meditazione conduce oltre i limiti della ragione, pur senza danneggiarla.

Meditando non si diventa irragionevoli o sconclusionati, semplicemente si ammette che esiste dell'altro oltre i limiti della ragione.

Come fa notare Don Juan a Carlos Castaneda nell'Isola del Tonal, ognuno di noi organizza gli elementi del mondo secondo una propria logica "ragionevole", molto simile alla logica ragionevole della collettività in cui siamo inseriti.

Questa logica "ragionevole" è utilissima nell'ambito sociale, politico ed economico, ma non in quello umano e spirituale.

L'uomo non è solo un numero, una cifra o un nome, l'essere umano è molto di più.

Escludere che vi sia dell'altro oltre i limiti della ragione ci toglie la completezza che avremmo se solo osassimo "avventurarci", ogni tanto, oltre i limiti della ragione: nel vasto regno dell'ignoto.

Ecco: la consapevolezza lucida del meditante vede i limiti della propria e dell'altrui ragione e, pur riconoscendone l'utilità nel suo ambito, ammette che vi è molto altro da scoprire che sfugge alle leggi della ragione, un vasto oceano ancora tutto da esplorare.

Naturalmente questo non è un viaggio per esseri timorosi e pigri: occorre coraggio e spirito d'avventura.

Forse è proprio per paura e pigrizia che andiamo avanti tutta la vita conviti che sia tutto qui, che oltre non vi sia altro. "Dopotutto" - pensiamo - "si sta più comodi qui".

 Lo sguardo disincantato del meditante, invece, vede che oltre ciò che ho definito "l'incanto quotidiano" vi è una vita più completa, più spaziosa e luminosa.

E sa anche che, al contrario, rimanendo nello stato di "incanto quotidiano" egli  continuerà a vedere solo l'ombra della realtà, un pallido riflesso che nasconde ben più vasti orizzonti.

giovedì 9 agosto 2012

Tantra







Trovo che Tantra sia un pregevole lavoro letterario (scritto dal Maestro Walter Ferrero in collaborazione con Mauro Maggio, editore della Adea Edizioni).

Tantra può sembrare (per chi ha dimestichezza con la letteratura tantrica) un lavoro semplice, perché diretto e sintetico, ma non ci si lasci ingannare: nella sua apparente semplicità vengono messi in evidenza alcuni importanti "punti chiave" del Tantra (odio la parola "tantrismo").

Se pensiamo a quanto sia vasta e diversificata in molte lingue e correnti la letteratura tantrica, trovare in commercio un testo (scritto non da uno studioso, ma da un Maestro) rappresenta un aiuto preziosissimo per chiunque voglia seriamente saperne di più sul Tantra.

Il primo "punto chiave", messo in bella evidenza nel risvolto di copertina, è l'indispensabilità del "contatto" Maestro-discepolo nella Via del Tantra. 

Nel testo le parole in questione sono queste: "Il Tantra viene trasmesso infatti solo da Maestro a Discepolo, poiché non esiste un'unico Tantra, uguale per tutti, ma un tipo di pratica e realizzazione adatto ad ogni specifico individuo e solo a quello....".

E qui troviamo - assieme a quello che è il "cuore" del Tantra, cioè la Trasmissione da Maestro a Discepolo -, un altro punto di fondamentale importanza; questo punto è espresso in una frase talmente breve che è facile lasciarla scivolare via inconsapevolmente: NON ESISTE UN'UNICO TANTRA, UGUALE PER TUTTI, MA UN TIPO DI PRATICA E REALIZZAZIONE ADATTO AD OGNI SPECIFICO INDIVIDUO E SOLO A QUELLO.

Perciò è esplicito, ed è una condizione sine qua non, che il Tantra "fai da te" non funziona: occorre una Guida Realizzata per intraprendere con successo la Via Tantrica.

Di conseguenza anche il Tantra "ricevuto" da chi "Maestro non è" non funziona.








Dalla Quarta di copertina:

"La caratteristica principale della Realtà è il cambiamento.
Di qualsiasi cosa noi osserviamo, dobbiamo subito coglierne
l'aspetto mutevole, il fatto che non sia statica.

Carpire un'idea non serve a niente, significa solo uccidere l'esperienza.

Dobbiamo semplicemente aderire come un foglio di carta velina alla realtà,
lasciarci attraversare e permettere che qualcosa si fermi nella nostra rete..."


*



Ho letto e riletto con estremo interesse, piacere e soddisfazione questo testo e, a mio avviso, Tantra è uno scritto  che offre "scintillanti gocce di rugiada di conoscenza" in un'epoca e un luogo (il nostro pianeta) che attualmente (e spero solo temporaneamente) è privo di luce e di "piacere di esistere". 

Secondo me nella nostra epoca si abusa spesso di termini come "io", "libertà" e "piacere", e non sappiamo che vi è  "io ed Io", "libertà e Libertà" e....piacere e Piacere.

Questo errore di fondo nel comportamento umano, questa svista, è dovuta all'identificazione nell'io col quale, di volta in volta, ci identifichiamo.

Così, pur essendo già, ci cerchiamo in altro da ciò che siamo.

Cerchiamo disperatamente un personaggio e un ruolo da interpretare e attribuiamo i significati assoluti e definitivi di "io", "libertà" e "piacere" a semplici riflessi temporanei, che non sono altro che ombre sul cammino.

Da qui la schiavitù dell'Io, e il dolore e l'eterna insoddisfazione che ne derivano.

La Via del Tantra ci insegna che l'Io Sono non va confuso con l'io sono "questo", io sono "quello" (cioè le tante personalità temporanee che rappresentano semplici riflessi - anche se preziose e sempre nuove espressioni -  dell'Io Sono).

Io Sono va "realizzato", e solo nell'Io Sono vi è Libertà e Piacere.



Alcune frasi dal libro:

"La repressione è una pratica sempre negativa, in quanto il desiderio insoddisfatto non solo non scompare, ma s'installa nelle profondità dell'essere umano, nell'inconscio.

Il desiderio è parte essenziale dell'essere umano: il suo "motore" principale...

Che cosa cerchiamo veramente?

E' noi stessi che cerchiamo, è la nostra condizione divina, ossia uno stato di unificazione degli opposti....(nel Tantra Kashmiro e indiano in generale, la coppia divina Shiva-Shakti).

L'Eros è la forza fondamentale della vita, è una scintilla di quell'energia creatrice (Shakti) che anima l'intero universo. Solo scendendo nel profondo di questa forza vitale siamo in grado di conoscere e identificarci con la forza cosmica...".



*


Per non stare a ricopiare l'intero libro non vorrei aggiungere altro, tranne lo specificare che nel testo si parla, come dicevo, di diversi "punti" essenziali del Tantra. 

Troveremo quindi indicazioni sui diagrammi (yantra), sui mantra, sul tempo, sul principio del piacere, un po' di storia e infiniti altri particolari utili a chi desidera conoscere di più su quella che è forse la più antica Via di Autorealizzazione di Sé che sia apparsa sul nostro splendido pianeta.

In più in Tantra vi è una "chicca" finale, un testo nel testo, Le Sette notti tantriche: "un classico rituale sessuale tantrico ripreso in varie forme da più parti e sovente distorto nella sua natura di pratica della Consapevolezza del Piacere".

Insomma, ce n'è fino a piena soddisfazione.

Buona lettura!


Tantra, Walter Ferrero - Mauro Maggio, Adea Edizioni


mercoledì 15 febbraio 2012

Svegliarsi un po' - Le Illusioni ottiche


Non c'è niente da fare: noi viviamo in un mondo illusorio, una gigantesca magia, dove una infinità di "vibrazioni" energetiche crea un continuo susseguirsi di fenomeni transitori.
Nulla è fermo.
Nulla ha una propria "natura".
Non vi è un "io"...proprio in nulla!

Prendiamo le illusioni ottiche.

Su Wikipedia troviamo: "Una illusione ottica è una qualsiasi illusione che inganna l'apparato visivo umano, facendogli percepire qualcosa che non è presente o facendogli percepire in modo scorretto qualcosa che nella realtà si presenta diversamente".

Poi vengono elencate una serie di differenti tipi di illusioni ottiche, da quelle della prospettiva a quelle del movimento (che invece non c'è, come nell'immagine di apertura), oppure a quelle cromatiche o quelle sull'inganno delle dimensioni...insomma: di illusioni ce n'è quante ne vogliamo.

Prendiamo l'illusione del movimento come quello dell'immagine di apertura di questo post.

Guardatelo attentamente per un po' (non abbiate paura di auto-ipnotizzarvi).
Sicuramente vedrete che i cerchi concentrici si muovono.
In effetti non sono i cerchi colorati a muoversi, ma l'occhio (e di conseguenza la mente) che non sta mai fermo su un solo colore.
Infatti se riuscite a "fermare" l'attenzione sul punto centrale dell'immagine (fatelo, per favore, applicandovi un po') vedrete che il movimento si ferma....come per incanto. Appena l'occhio torna a muoversi, anche impercettibilmente, anche l'immagine acquista movimento.

In Tibet veniva raccontata una storia che diceva più o meno così: due studenti di meditazione stavano guardando una bandiera sventolare. Il primo asseriva che la bandiera si muoveva per l'azione del vento, il secondo che questa si muoveva indipendentemente dalla forza del vento. Un lama che passava di lì disse invece che non era né l'uno né l'altro: era semplicemente la loro mente che si muoveva.

Tornando alle "illusioni": certo, sicuramente il mondo "oggettivo" è qualcosa. Gli oggetti e le persone che vediamo sono qualcosa, ma ognuno di noi li "soggettivizza" secondo i suoi condizionamenti, la sua cultura, la sua "immaginazione"...secondo i suoi schemi mentali.

E' la nostra fervida immaginazione - o lo schedario che abbiamo nel cervello - che si muove, dando un "significato" a ciò che vediamo e alle esperienze che viviamo.

Noi creiamo la nostra "personale" realtà col nostro pensiero, con le nostre paure, le nostre aspettative, i nostri desideri e condizionamenti...noi vediamo ciò che crediamo di dover vedere.

Ecco: meditare - o approfondire, con le giuste pratiche, la concentrazione e la contemplazione - è semplicemente un allenamento utile a "svegliarsi" dall'immenso gioco illusorio nel quale siamo immersi.

O almeno riconoscerlo come tale.

Ma la domanda è: quanti hanno voglia di "svegliarsi?"


venerdì 9 luglio 2010

Profumo


Ciechi vaghiamo nella foresta dell’illusione.

La casa lasciata tanto tempo fa.

Forse sarà un profumo
che ci richiamerà nel luogo donde siamo venuti.

sabato 19 dicembre 2009

I PENSIERI DI SAGITTA55


Spesso, durante la giornata, mi ripeto questa frase:



"Una volta giù dal letto

cerca di rimanere sveglio".

martedì 24 novembre 2009

L'UOMO E L'OMBRA


Esiste un uomo in noi.
Un uomo magico, fulgente, libero, creativo. Quell'uomo è il nostro vero Sé.

E poi esiste l'ombra. Un ombra che si è impossessata del corpo e dei pensieri. Un ombra che al mattino veste i panni dell'essere sociale, indossa la divisa e va al lavoro al servizio di idee che non capisce ma che muovono ogni suo gesto...ogni sua parola.

L'ombra è inconsapevole, incolore, abitudinaria, insensibile, incapace di pensare autonomamente e...capace di ogni atrocità.

I Capi Ombra fanno credere alle ombre schiave che l'Uomo Vero, l'Uomo Libero non esiste, che è solo una fantasia inventata da pazzi squilibrati e che l'unica realtà è l'uomo sociale e politico. Perciò l'ombra deve servire il Sistema: produrre, consumare, fare la guerra alle altre ombre e...attenersi alle Regole dettate dai Capi Ombra.

Cosi l'ombra fa da ombra ad altre ombre.

Essi, i Capi Ombra, hanno relegato il Vero Uomo nei regni dell'Inconscio, pensando così di essersene liberati per sempre. Hanno definito il Regno dell'Inconscio un "luogo oscuro", dove è meglio non andare a ficcare il naso. E le piccole ombre ci hanno creduto, perciò hanno paura di andare a visitare l'Uomo Vero e...rinunciano alla Vera Luce.

E intanto lui (l'Uomo di Luce) che fa? Sonnecchia?

A volte. Altre volte osserva, studia la situazione e attende paziente.

Non ha fretta lui. Sa che l'ombra è solo un miraggio, un riflesso di se stesso...un riflesso della Realtà.

Lui guarda l'ombra scimmiottare il vero sé e a volte sorride, altre volte no.

Tempo verrà che deciderà di prendere possesso di ciò che gli appartiene, ma aspetta che i tempi siano maturi e...che sia l'ombra stessa a chiedergli a gran voce di prendere lo scettro del comando, di prendere in mano la situazione.

E finalmente l'ombra farà ciò che tutte le ombre hanno sempre fatto: seguire fiduciosa l'Uomo Vero, non altre ombre, perché questa è la sua natura, la sua funzione...e insieme saranno Uno.

venerdì 20 novembre 2009

PICCOLI RISVEGLI - LE INFINITE SFUMATURE DELLA CONSAPEVOLEZZA


Generalmente si pensa che la consapevolezza o c'è oppure non c'è...cioé: o tutto bianco o tutto nero.
Ma non è esattamente così, la consapevolezza ha infinite sfumature e ogni volta che diveniamo coscienti di una sfumatura in più di un oggetto, di un fatto, di una persona, noi ne siamo più consapevoli.
Due persone stanno assistendo ad una rappresentazione teatrale del Flauto Magico, un Singspiel in due atti musicato da Mozart. Entrambi sono attenti e...consapevoli. Ma la prima è una persona senza uno specifico addestramento all'ascolto musicale e che ignora tutto di Mozart e dell'opera in questione. Questa persona ignora la trama, la forma musicale (in questo caso un mix di Lied viennese, Corale Luterano, Aria italiana e Recitato accompagnato secondo il modello di Gluck), la Struttura dell'opera o gli Elementi culturali (come il fatto che l'opera è ambientata in un Egiito presentato in una dimensione fiabesca e fantastica).


La seconda persona, seduta proprio di fianco, è invece una persona colta, un musicista (addestrato all'ascolto) e cultore di Mozart.


Chi pensate che abbia più consapevolezza di ciò a cui sta assistendo, il primo o il secondo uomo?


Certo, sì lo sò, qui entrano in ballo anche la sensibilità e l'attenzione ma....è proprio qui che volevo arrivare: il secondo uomo è "addestrato" all'ascolto = sensibilità+attenzione.


E' proprio il continuo addestramento che ci porta ad affinare la sensibiltà e...la capacità di essere concentrati per cogliere sempre più sfumature dei fatti che ad ogni istante la vita ci sbatte sotto il naso.


E il principale ostacolo da rimuovere consiste nel pensare di aver già colto tutto quello che c'era da cogliere: "Ormai quella persona la conosco bene, sò com'è fatta, conosco tutto di lei". Errore gravissimo. Tu sai, di quella persona, solo ciò che sei riuscito a cogliere, e solo di quello sei divenuto consapevole, ma vi possono essere (anzi sicuramente ci sono) migliaia di aspetti, di sfumature psicologiche, caratteriali ed emotive di quella persona che non vedi, ma proprio non vedi, e non vedresti neanche se la guardassi col binocolo o ai raggi X (proprio perché ti sei sclerotizzato sull'idea che ti sei fatto di quella persona).


E com'è con le persone così è con tutti i fatti del giorno, dai fatti sociali a quelli politici, dalle questioni familiari a quelle lavorative, eccetera eccetera.


C'è sempre qualcosa in più da scoprire e di cui divenire più consapevoli.


Per questo nello Zen si dice: "Mente Zen, mente di principiante".
....la Ricerca continua...