In genere si dice "si trova ciò che si cerca" per alludere al fatto che uno che non cerca una cosa non potrà mai trovarla.
Se è fortunato (o sfortunato, dipende dai punti di vista), al massimo, trova la cosa che sta cercando.
Però può anche succedere che pur cercando una certa cosa ne troviamo una molto migliore per noi, ma di cui ignoriamo il vero valore. Una cosa che possieda un "potenziale" molto, ma molto superiore alla cosa che stavamo cercando noi.
Immaginiamo che noi stavamo cercando un biglietto da cinque euro, avendo bene impressi nella mente il colore, la grandezza e le immagini stampate - evidentemente avevamo bisogno di soldi e pensavamo che cinque euro fossero sufficienti per soddisfare le nostre esigenze - e invece ne troviamo uno da cinquecento, ma non riconoscendolo per il suo valore lo buttiamo via.
Dico questo perché ho direttamente sperimentato, come insegnante di Tai Chi Chuan, che può succedere che una persona, per errate convinzioni, condizionamenti, o per semplice ignoranza, abbia trovato qualcosa di meraviglioso (in questo caso il Tai Chi) ma ne faccia un uso improprio, o quantomeno immensamente riduttivo.
Ecco che una sera all'inizio di una lezione, durante la respirazione prenatale, mi è capitato di sentirmi dire - in modo aggressivo e a mo' di rimprovero - da una persona che seguiva i miei corsi già da un paio d'anni ma che ancora non aveva la più pallida idea di cosa fosse il tai chi: "Io sono qui per fare il Tai chi, non per fare queste altre cose".
A questo punto sicuramente il lettore di questo post penserà che la colpa è mia, che sono io che non gli ho mai parlato dell'importanza del respiro, del Chi, dei canali energetici, di come i movimenti fluidi e lenti del Tai Chi Chuan portino a benefici fisici, energetici, emotivi e psicologici solo se sono abbinati al giusto modo di respirare.
Sbagliato!
Io a questa persona, come a tutte le altre che hanno la sfortuna di venire a praticare da me, gli avevo rotto i maroni per mesi e mesi sull'importanza di approfondire nella "realtà" quotidiana i principi del Tai Chi Chuan, cioè l'osservazione dello yin e lo yang negli elementi e nelle nostre azioni, dell'energia vitale, del rilassamento, dell'armonia...dei vuoti e dei pieni. Casomai leggendo qualche bel testo sull'argomento.
E di questo e di mille altre cose, a lui come agli altri, gliene parlavo (e ancora lo faccio) abbondantemente durante le mie lezioni. Secondo il mio grado di consapevolezza, s'intende.
Cercavo di far capire che il Tai Chi Chuan non è una ginnastica, non è basato sugli stessi principi del fitness. Il Tai chi è un'altra faccenda.
No!
Lui veniva solo per imparare la Forma...e si annoiava a farla lentamente.
E si annoiava a farlo come io dicevo di farlo. Lui aveva già le sue convinzioni di come doveva essere il Tai Chi...e voleva solo imparare sbrigativamente la Forma per ripetersela al mattino, a mo' di ginnastica.
Risultato: quella sera non l'ho messo alla porta in malo modo perché vi era un'amicizia di vecchia data (com'è difficile fare da insegnanti ad un "amico" che ti conosceva prima che tu diventassi insegnante di yoga o tai chi), ma mi sono talmente "spento" nelle mie lezioni e nel rapporto umano che lui, spontaneamente, dopo poche lezioni ha smesso di venire.
Questa persona non ha risolto i suoi problemi fisici né quelli psicologici ed energetici. Non ha capito un cazzo dell'Armonia!
L'armonia con se stesso e con gli altri questa persona non sa ancora dove sta di casa.
E' rimasto aggressivo e prepotente...conflittuale.
E se ancora si ricorda e pratica la Forma, sicuramente starà credendo di praticare Tai Chi Chuan (in pratica si sarà accontentato del biglietto da cinque euro invece che di quello da cinquecento).
Ma, altra cosa deleteria per me, se qualcuno lo vedrà praticare (così legnoso e disarmonico com'è) quella persona penserà male del suo istruttore. Perché, alla fine, la colpa è sempre dell'insegnante.
Non è che forse era meglio quando chi deteneva "certe conoscenze" se ne stava isolato e si faceva pagare fior di quattrini per concedere anche una sola "goccia" del suo sapere?
Ai posteri l'ardua sentenza.