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giovedì 24 febbraio 2011

Quando si legge molto e disordinatamente...




Questo post avremmo potuto intitolarlo anche "Quando si mangia molto e disordinatamente"; oppure: "Quando si parla molto e a sproposito" eccetera eccetera...


Aben guardare il rischio del troppo leggere è quello di una vera e propria indigestione, con conseguenti mal di testa, disordini cognitivi, visioni distorte della realtà e, a lungo andare, malattie più serie.
Infatti leggere molto e in modo disordinato può presentare molti "effetti nocivi", esattamente come un'alimentazione sconsiderata può condurre a scompensi di varia natura, anche gravi, fino all'avvelenamento.


Prima di vedere quali possono essere gli scompensi derivati da una "cattiva" lettura forse è bene considerare prima il "cosa" "quanto" "come" e "perché" si legge.


Se è vero che "leggere è nutrimento per la mente" - proprio come il cibo lo è per il corpo - allora è consigliabile essere un po' più attenti al cosa, quanto, come e perché leggiamo.


Perciò: Cosa leggiamo durante la giornata? Quanto leggiamo? E, soprattutto, Come e Perché leggiamo?


Per una corretta alimentazione, è risaputo, è bene variare, mangiare un po' di tutto. Questo può essere vero anche per la lettura.


Però come esiste una "scienza" dell'alimentazione, un modo corretto di alimentarsi secondo giusti abbinamenti dei cibi (ad esempio acido-alcalini), allo stesso modo vi dovrebbero essere dei corretti abbinamenti delle letture che portiamo avanti.


In casi normali le giuste scelte delle nostre letture possono essere dettate semplicemente dal corretto sentire di "cosa" abbiamo bisogno in quello specifico momento della nostra vita; oppure le scelte possono essere consigliate dal semplice buon senso "pratico" (cioé: leggo quello che mi è utile sapere in questo momento, per motivi di lavoro o di cultura personale).


E questo era il "cosa".


Riguardo al "quanto", naturalmente, sta a ognuno di noi sentire quali sono i propri limiti ma, considerando che in alimentazione molti hanno superato da un pezzo i propri limiti, "sfasciandosi" fisicamente e non sentendo che si stanno uccidendo, non è difficile capire come anche nella lettura si possa arrivare a "sforare" di brutto senza accorgesene. Infatti di lettura ci si può letteralmente drogare.


Ecco allora generarsi i bulimici della lettera stampata, gli ingordi della pagina scritta (su carta o sul web), i divoratori di notizie di qualunque sorta (anche in lingue straniere), i maratoneti della cronaca calcistica, nera e rosa, i drogati di facebook...


...ma cosa e quanto leggiamo?

Non importa, purché si legga! (naturalmente dall'altro lato della barricata ci sono quelli che non leggono proprio nulla (i paralitici mentali, e sono tanti, ma li lasciamo fuori perché non centrano nulla con questo post).


Adesso, prima di dire due parole sul "come" e "perché" leggere, ricordo che chi scrive (cioé il sottoscritto) ha una stima immensa per le lettere dell'alfabeto, per la parola, la scrittura, la lettura e la comunicazione in generale...una stima tanto grande da portarmi a dare il dovuto rispetto alla "parola" scritta o parlata (e a chi la usa correttamente).


Questa "stima" per la parola (pur riconoscendo di non essere un letterato di prim'ordine) mi porta a sforzarmi di usarla il più correttamente possibile.


Cosa intendo per "correttamente"?


Se non ho capito male (e se il mio "sentire" non è distorto) la parola è Sacra, e come tale va trattata, cioé con giusta misura e rispetto.


Ho esagerato?


Forse no!


Secondo me oggi si parla molto e spesso a sproposito, con leggerezza e superficialità (se non addirittura con mascherate intenzioni poco pulite).


La parola, il Verbo, è una facoltà meravigliosa che ci è stata donata da "sfere" più elevate...insomma: è un "dono".


Questo dono non ci è stato fatto per parlare di calcio, per criticare, adulare, giudicare, spettegoalre...o come "passatempo ciarliero".


La parola, come ben sapevano i Filosofi, i Sapienti e i Saggi del tempo che fu è il tramite fra il "mondo" delle idee pure, delle essenze, degli Archetipi, e quello della Creazione di mondi, di forme viventi e di oggetti.


Ciò che la parola dice quello crea (a iniziare dalla nostra mente, nella nostra immaginazione).


Perciò la parola dovrebbe essere usata (e se ne dovrebbe usufruire) con questa cognizione di "potere" creativo o evocativo.

Attraverso la parola si può risalire al mondo delle idee pure, ma si può sprofondare (quando usata a sproposito) ancor più nel mondo del caos e dell'illusione.


Detto questo può risultare più comprensibile il "come" e il "perché" leggere: cioé per capire, per esplorare nuovi mondi, per farsi attraversare dalle parole di chi sa più di noi...per arricchirsi della loro conoscenza, per elevarsi (ma senza mai dimenticare che l'esperienza è sempre al primo posto: un'esperienza vale più di diecimila parole).


Ecco che il troppo leggere, o il farlo disordinatamente, può portare a dei veri e propri "ingorghi" mentali, labirinti in cui possiamo perdere la "chiara visione" di noi stessi e del mondo che ci circonda; la parola può creare meandri di concetti che nulla hanno a che vedere col "senso pratico" della vita, anzi, piuttosto lo possono confondere.


Quindi credo sia bene leggere stando ben attenti a quello che si legge, cercare di comprendere i termini usati e, soprattutto, sforzarsi di afferrare anche il "non detto". Perché le parole e i concetti, ben manipolati, possono divenire delle armi incredibili e condizionare più profondamente di quanto immaginiamo sia i nostri comportamenti che le scelte di vita di interi popoli.


Le Costituzioni sono fatte di parole, i Dogmi sono fatti di parole, le mezze o le false informazioni sono fatte di parole....



Perciò quando entriamo nei supermercati della parola, che siano via etere o cartacea, stiamo ben attenti alle scelte che facciamo e, cerchiamo di stare ben svegli...




...che altro dire? Buona lettura!

lunedì 8 novembre 2010

Conoscenza e informazione


Quando abbiamo sotto gli occhi uno scritto dovremmo sempre considerare che ciò di cui parla rappresenta "conoscenza" solo per lo scrittore.


Vi sono poi casi molto frequenti, come quelli riscontrati in tanti articoli giornalistici, nei quali neanche lo scrittore sa bene di cosa parla.


Infatti, spesso, il giornalista ha copiato da qualche altra fonte, oppure è "troppo di parte", e quindi oggettivamente inaffidabile.

Comunque, ammesso che lo scrittore padroneggi praticamente l’argomento di cui parla, questa è conoscenza solo per lui, per noi, invece, è solo informazione, e tale resterà finché non avremo imparato a mettere in pratica le informazioni lette o non ne avremo fatto esperienza personalmente.


Leggere su un giornale cosa sta accadendo, per esempio, a Terzigno non è come andare a verificare di persona lo stato delle cose.

Oppure, mettiamo che abbiamo sotto gli occhi un foglietto illustrativo sul montaggio di un armadio: per chi ha ideato la sequenza del montaggio quella rappresenta conoscenza (perché di solito questo è fatto dal costruttore), ma per noi che lo stiamo leggendo sarà solo informazione…fino a quando non avremo imparato a mettere in pratica i passi suggeriti dal foglietto illustrativo.

Questo semplice “giochetto” di saper distinguere la conoscenza dall’informazione spiega perché molte persone che hanno letto e “studiato” moltissimo (e fatta poca o nessuna esperienza diretta) poi si sentano spiazzate e inadeguate quando devono affrontare la vita all’atto pratico.

Conoscere è aver fatto proprio un certo sapere, averne fatta esperienza diretta e saper riprodurre fedelmente i passi necessari alla costruzione di qualcosa, teorica o pratica che sia (a quel punto si possono addirittura apportare delle varianti, se padroneggiamo bene l’argomento e abbiamo l’intelligenza sveglia).

E questo spiega altresì quante illusioni ci facciamo quando cadiamo nel “tranello di sapere” solo perché abbiamo letto molto.

Se poi la Conoscenza in questione è Conoscenza con la C maiuscola, cioè Conoscenza di ordine metafisico, allora la faccenda è ancora più delicata e sfuggente, ma risponde allo stesso principio: padroneggiare praticamente l'argomento in questione, averne fatta esperienza diretta.

Come dice Raphael nel “La Triplice Via del Fuoco”, pag.122:

-…Oggi, in linea di massima, la filosofia discorre su rappresentazioni mentali…è diventata una concezione sistemica logico-razionale empirica di un determinato individuo e spesso non viene vissuta neanche dallo stesso creatore.

Anche per Aristotele conoscere è essere, perché la vera conoscenza deve operare nell’individuo una vera catarsi.

Chi cerca esclusivamente rappresentazioni mentali rimane, ovviamente, tale e quale.

La Filosofia tradizionale è realizzativa, è catartica, è trasformante perché rappresenta, come sostiene Platone, un mezzo di ascesi.

Chi non vive la Conoscenza non conosce; se la Conoscenza non diviene coscienza non è autentica Conoscenza, ma semplicemente memoria di dati e cognizione di fatti…-.


...aggiungo io: spesso sbagliati o distorti...