venerdì 28 ottobre 2011

Un brindisi con Socrate - La saggezza dell'Occidente a piccoli sorsi




Un libro godibile e ricco di perle di saggezza, Un brindisi con Socrate, ricco di frasi, aforismi, brevi aneddoti e semplici osservazioni ben organizzate in brevi sezioni che completano - incastonandosi alla perfezione - il pensiero di grandi filosofi e "grandi uomini" d'Occidente.

E viene da chiedersi: - Cosa sarebbe accaduto se non ci fosse stata (dal '600 in poi) la scissione tra indagine filosofica, scienza e religione, relegando la Filosofia a mera dialettica e vuota speculazione intellettuale? -

Risposta: - Probabilmente anche noi Occidentali avremmo avuto una "via" pratica di autorealizzazione. -

Ma lasciamo parlare l'autore del libro, Luciano Verdone, che dice di sé: - Come un dado gettato da una mano senza volto, sono rotolato su un quadrante della carta geografica.
Non importa quale, non importa quando: l'uomo è un universo, un cerchio che contiene tutti gli altri e tutto il resto.
Una cosa conta. Che ho varcato la soglia del mondo. Che sono caduto, o meglio, che sono accaduto...

Alcune perle di saggezza:

Meglio conoscere dall'esperienza che d'altrui parola. (Leonardo Da Vinci)

Scienza è distinguere quello che si sa da quello che non si sa. (Galileo)

Le convinzioni, più che le bugie, sono nemiche pericolose della verità. (F. Nietzsche)

Chi è capace di vedere l'intero è filosofo. Chi no, no. (Platone)

Se lo stomaco è vuoto l'uomo pensa solo al pane. Ma se lo stomaco è pieno compaiono altri bisogni di tipo superiore, e saranno questi a dominare l'individuo. (Abraham Maslow)

Due cose sono infinite: l'Universo e la stupidità umana. Ma della prima non sono sicuro. (A.Einstein)

Esercitare liberamente il proprio ingegno, ecco la vera felicità. (Aristotele)

Lo scopo della vita è lo sviluppo di noi stessi, la pefetta realizzazione della nostra natura. E' per questo che noi esistiamo. (O.Wilde)

La saggezza è per l'anima ciò che la salute è per il corpo. (La Rochefoucauld)

La ricerca è un processo non un prodotto. Non ha mai fine. (L.Verdone)

Dalle cose differenti - afferma Eraclito - nasce l'armonia più bella.

Il negativo è insieme positivo. (Hegel)

L'uomo saggio non cerca la felicità, ma l'assenza del dolore. (Aristotele)

Non soffriamo per i fatti che ci accadono ma per il giudizio che diamo ai fatti. (Epitteto)

E' il pensiero che rende le cose buone o cattive. (W. Shakespeare)

La cultura contemporanea non ci fa sentire bene con noi stessi...si deve essere abbastanza forti per rifiutare modelli di vita che non funzionano. Per cercarne di propri. (Mitch Albom)

Il compito principale della vita di un uomo è dare alla luce se stesso. (Erich Fromm)

La vita è ricerca di se stessi. Scoperto il proprio strato profondo ci si accorge che esso combacia col proprio destino, e si trova pace. (Cesare Pavese)

Scopri che sei e segui te stesso (Anonimo)

La vita di ogni uomo è un cammino verso se stesso. (Hermann Hesse)

E' bello tutto ciò che è proporzionato, integro, luminoso. (S.Agostino)

La bellezza ha lo splendore dell'Essere. (Platone)

Il bello è la prima manifestazione di Dio. (Plotino)

Ed ora, amici, è proprio l'ora di andare. Io a morire e voi a vivere: chi di noi vada verso il destino migliore è oscuro a tutti, fuorché a Dio. (Socrate)

...e mi fermo qui. Ma il libro, organizzato per argomenti è davvero, davvero bello e...utile a un "ricercatore".


Un brindisi con Socrate, Luciano Verdone, Adea Edizioni


mercoledì 26 ottobre 2011

Una pagina ritrovata per caso...



Riprendendo in mano il Vijnanabhairavatantra scopro, piegata tra le sue pagine, una paginetta su Shiva estrapolata da un libro tanti anni fa.

La riporto per intero con un consiglio: non consideriamo il Dio Shiva da un punto di vista antropologico, piuttosto vediamolo come un Principio Divino onnipervadente.


IL DIO SHIVA HA PER SIMBOLO IL PENTAGONO
PERCHE' HA CINQUE ASPETTI

NEL VIDEYSWARA SAMITA, IL COMMENTARIO DELLO SHIVA PURANA,
I CINQUE ASPETTI DEL DIO SHIVA SONO CHIAMATI:

1. ISHANA (IL SIGNORE)
2. TAT-PURUSHA (L'ESSERE-REALTA')
3. AGNI. (IL DIO DEL FUOCO)
4. VAMADEVA (IL DIO DELLA SINISTRA)
5. SADYOJATA (IL NATO SPONTANEAMENTE)

EGLI E' ANCHE CONOSCIUTO COME
NILAKANTA (IL DIO DALLA GOLA BLU)
E
LINGARAJA (IL RE DEL LINGAM)

E' SCRITTO NELLO SRI SHIVA TATTVA DI KARPATRI: "Io ho il potere di concepire (Vimarsha) ed il potere di realizzare (Prakasha)".
Quando questi due poteri sono riuniti si manifestano inizialmente in un punto limite (il Bindu), una localizzazione che è il punto di partenza dello Spazio-Tempo.
E' da qui che ha origine la Vibrazione, il Suono (Nada), che è la sostanza dell'Universo.


DALL'ATHARVA VEDA

Il Dio Shiva, come Bhava (l'Origine di tutte le cose) regna a Est, la Via della bontà e del Sole. Protegge gli umili, gli erranti e gli esclusi;

Come Sharva (l'Arciere) regna a Sud, la Via della Morte e dei Trapassati;

Come Pashupati (il Signore dei Pashu, coloro che sono tenuti al laccio: gli animali, ma anche gli esseri umani condizionati) regna a Ovest. Da lui dipende la Notte, la Magia, le Acque Celesti. E' il Dio delle Foreste;

Come Ugra (il Terribile) regna a Nord, la Via Lunare, ove si trova la "Coppa" dell'inebriante bevanda, il Soma, il Nettare degli Dei;

Come Rudra (il Signore delle lacrime) e come Agni (il Signore del Fuoco), regna sul mondo inferiore, il mondo dei Titani e dei Demoni.

martedì 25 ottobre 2011

YOGA IN CARCERE?...PERCHE' NO!



Vi propongo questo articolo di Silvia Icardi, apparso sul Corriere della sera il 17 ottobre 2011.

L'articolo si intitola "Yoga dietro le sbarre: la storia di Francesco".

L'articolo si conclude con un interessante video annesso, che vi consiglio di vedere (purtroppo l'autore del video non ha voluto condividerlo inserendolo per esempio su you tube, quindi non avete che andare a questo indirizzo: http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/11_ottobre_17/yoga-carcere-bollate-detenuti-1901849253115.shtml. )

Non sottovalutiamo il fatto che proprio nei luoghi dove la sofferenza umana è più accentuata vi possono essere persone sensibili che possono trarre grande sollievo, essendo più motivate, dalla pratica dello yoga.

Guardate il video, ne vale la pena.

mercoledì 19 ottobre 2011

Praticando Tai Chi si può avere la consapevolezza di qualcosa di immobile dentro noi



Ieri affermavo che il Tao è la Via, paragonando l'Universo al Tao. Ma non vorrei aver dato un'idea tangibile, statica e materiale del Tao.

Infatti, come diceva Lao Tzu, il Tao di cui si può parlare non è l'eterno Tao.

E allora come la si mette?

Il punto è che il Tai Chi è una disciplina sperimentale, va praticato.

Parlando del Tao è facile allontanarsene di molto, perché il Tao è inafferrabile, inspiegabile, fluido, mutevole, profondo...oscuro. E non può essere certo razionalizzato o schematizzato.

Per fortuna c'è la Forma, la respirazione e...la consapevolezza.

Tutta la Forma del Tai Chi, qualunque essa sia, si svolge sul filo della consapevolezza e del rilassamento.

Il praticante, all'inizio, parte dalla condizione di vuoto (wu chi). La mente è sgombra e il corpo immobile, rilassato.

Poi, in un istante, sorge l'intenzione di muoversi.
Quell'intenzione è come un seme, dal quale germoglierà la Forma, il movimento, che genererà l'apparente pieno nel vuoto.

Dico "apparente" perché ormai è risaputo da un pezzo anche dai fisici nucleari che l'apparenza della solidità è un "inganno dei sensi" dovuto alla forte velocità di rotazione degli elettroni attorno al nucleo centrale dell'atomo. Il quale a sua volta è composto da altre particelle anch'esse in movimento.

Quindi il movimento genera l'illusoria sensazione della solidità.
Per fare un esempio spesso citato: proviamo a far roteare una sigaretta accesa in una stanza buia. La parte infuocata della sigaretta creerà un cerchio di fuoco...apparente. Infatti noi9 sappiamo che il cerchio di fuoco non esiste.

Ecco! Praticando la Forma con consapevolezza, rilassamento e concentrazione sentiremo che vi è "qualcosa", al nostro centro, che non si muove, che resta immobile.

Con la pratica e l'esperienza quello diventerà proprio il "centro di consapevolezza" da cui osserviamo lo svolgersi fluido e naturale della Forma.

Allo stesso tempo, se lo vogliamo e ce ne ricordiamo, possiamo conservare quel tipo di "osservazione" in tutti i momenti della giornata: dal "centro immobile di consapevolezza" possiamo osservare lo svolgersi fluido della miriade di eventi, suoni e immagini che fuse, miscelate tutte assieme, costituiscono la parte visibile (ai nostri sensi fallaci e limitati) di ciò che definiamo Tao.

Se saremo stati ben attenti, durante la Forma o nell'osservazione dei fenomeni quotidiani, non potremo non aver constatato la fluidità dell'esistenza...direi la sua "inconsistenza".

Ecco una breve spiegazione del perché non si può parlare del Tao.
E allo stesso tempo un modo per "meditare" a partire dal "centro immobile" di consapevolezza.

Ma se non ci dedichiamo alla pratica tutte queste restan solo parole senza senso.