mercoledì 30 giugno 2010

Il grande dubbio: Ma i sensi ci mostrano veramente la realtà per quello che è?


In una notte stellata ci affacciamo alla finestra a contemplare le stelle. Dei puntini luminosi appaiono sullo schermo della nostra consapevolezza e pensiamo che quei teneri puntini siano le stelle.

Ma le stelle sono ben altro, dei globi immensi infuocati, pieni di scariche elettriche e chissà cos’altro a livello sottile.

Un altro esempio: un dolce profumino esala dalla cucina di un ristorante. Ci sediamo al tavolo e chiediamo di servirci la pietanza che emanava quel dolce e invitante profumo.

Il cameriere capisce al volo e dopo un po’ ci serve un piatto pieno di…trippa allo scoglio, arricchita da “frutti” di mare e speziata fino all’inverosimile. Al nostro sguardo disgustato il cameriere risponde con un altro sguardo che vuol dire: - Mi dispiace ma ora te la devi magnà! –

Ma questi sono solo dei miseri esempi.

Se guardassimo attraverso un microscopio elettronico un qualunque frammento di oggetto vedremmo cose che i nostri sensi si rifiutano categoricamente di mostrarci.

E qui siamo ancora su un livello di sensazioni grossolane. Se pensiamo che esistono anche dimensioni più sottili e, di conseguenza, occorrerebbe una sensibilità più raffinata per percepirla, allora viene da chiedersi: qual’è la realtà? Vedo veramente le cose per quello che sono?

I sensi, in realtà, velano la realtà. Scusate il gioco di parole.

Essi sono strutturati per muoverci solo in un certo range e, come in una bolla di esperienza strettamente soggettiva, ci mostrano solo un aspetto parziale della realtà oggettiva. Un aspetto a nostro uso e consumo. Solo nostro. Un aspetto necessariamente parziale e soggettivo.

Una persona che accidentalmente si affaccia alla finestra ad osservare le stelle con noi non vedrebbe quello che stiamo vedendo noi. Perché noi vediamo e percepiamo attraverso il nostro personale apparato sensoriale (che è sempre diverso da quello degli altri) e attraverso il nostro vissuto - anche questo altrettanto strettamene personale - nonché attraverso l’idea preconcetta che abbiamo del mondo. Pensiamo ad esempio alle miriadi di opinioni discrdanti su un medesimo soggetto.

Qual è la realtà la nostra o quella del nostro vicino di osservazione?

Forse nessuna delle due.

Eppure penso che i sensi siano comunque strumenti di conoscenza, ma conoscenza di un campo ristretto.
Inoltre i sensi possono (e devono) essere affinati al fine di percepire più sottili sfumature della realtà che ci circonda. Anche se forse, un giorno, le percezioni sempre più raffinate ci porteranno proprio alla comprensione intuitiva che tutto ciò che vediamo e tocchiamo è solo un’illusione, un sogno…una magia.

Ma penso occorra comunque vivere pienamente il contatto sensoriale, e sentire tutto quello che ci riesce di sentire, e ragionare su tutto quello su cui ci riesce di ragionare. Senza dimenticare, naturalmente, che non finisce tutto lì.

Non dimenticare mai che la verità è ben altra cosa e sta sempre un tantino più in là di dove siamo riusciti a spingerci con i nostri sensi limitati.

martedì 29 giugno 2010

The Can in "She brings the rain"

Non ho trovato video di questo gruppo tedesco degli anni '70. Ma l'accoppiamento del bellissimo brano che segue con le immagini di questo sex symbol americano degli anni che furono, Theda Bara, mi sembra comunque molto gradevole.



La vista: Fiat Lux



Prima di dire due paroline sulla vista ricordo che questi sono solo dei post che necessariamente devono essere sintetici. Qui non si può dare altro che piccoli imput a cercare da soli la verità più in profondità.


Per tutti noi, nati in quest'epoca, viene spontaneo considerare normale avere questa forma fisica, dei sensi ed una mente pensante. Ma non sempre è stato così.


Vi sono testi che ci informano circa l'evoluzione umana e ci aprono davanti un panorama talmente vasto che a dir poco ci fa venire il capogiro.


Questi testi innanzitutto ci fanno comprendere che l'evoluzione umana non è fine a se stessa, ma collegata a forme di vita ben più vaste ed antiche (di cui noi siamo solo delle scintille, delle cellule luminose).


Inoltre, quando si considera l'evoluzione è bene stare attenti a non fossilizzarsi solo sulla forma fisica. La forma è solo un veicolo, mezzo di espressione e sperimentazione del Sè che in essa dimora e si sta perfezionando.


La forma non è un principio...non è eterna.


Entro al Forma vi è la Vita.


In poche parole il Sè (che è puro spirito immateriale) attraverso la sperimentazione nella materia (detta il non-sé) proprio per mezzo della forma fisica diviene auto-cosciente ed impara a dispiegare sempre meglio i propri poteri.


Ma per fare questo vi è bisogno di un terzo "principio": la Coscienza.


La Coscienza nasce dal "contatto" dello Spirito con la Materia.


In rapporto all'essere umano la coscienza nasce e si sviluppa proprio attraverso la sperimantazione sensoriale.


Inoltre, a far da tramite tra la forma sensibile e la coscienza vi è la Mente.


La mente è quel "sesto senso" che accumula i dati, li conserva nella memoria, ne trae una sintesi, impara a discriminare, ad accettare e rifiutare e pian piano, si trasmuta prima in intelligenza, poi in intuito, saggezza e amore e, infine, volontà.


Parallelamente all'evoluzione della materia vi è perciò anche l'evoluzione della Coscienza e, strano a dirsi, anche l'evoluzione dello Spirito.


Tornando all'uomo, se chiamiamo "il Pensatore" il nostro "io" più profondo, allora il Pensatore udendo i suoni distingue qualcosa fuori di sé, ne sente l'intensità vibratoria, la direzione, la profondità.


Poi toccando quel "qualcosa" che sta fuori dal suo corpo di manifestazione ne sente la consistenza (solida, liquida, gassosa, eccetera), ma il suo contatto con la materia è ancora incompleto. La coscienza è ancora cieca.


Non so quanti di voi abbiano sperimentato la totale assenza della vista per un tempo sufficientemente lungo per fargli realizzare quale enorme importanza ha la vista per il nostro sviluppo mentale.


Io l'ho sperimentato per quaranta giorni. Quaranta giorni immobile e bendato per un distacco di retina. Erano altri tempi, non c'era ancora l'uso del laser in oculistica.


La vista è luce, visione dell'unità (pur nella diversità delle forme), dei colori, delle proporzioni...


La vista è in stretta relazione con la mente e la coscienza.


E tutte queste sono fuoco...

..fuoco della materia, fuoco della coscienza, fuoco dello spirito.


Altro dirvi non vò...indagate da soli se vi va!!

sabato 26 giugno 2010

La voce di Gianna Nannini in "Mosca cieca"

Se non ricordo male il senso della vista si frega il 70% della nostra consapevolezza, perciò agli altri sensi rimane ben poco.
Per sperimentare delle percezioni sensoriali più forti, soprattutto del senso dell'udito e del tatto, si può provare per gioco a bendarsi e fare qualcosa, qualunque cosa.
Però, mi raccomando, non fatelo nell'ora di punta in Corso Buenos Aires.


venerdì 25 giugno 2010

Tatto...con-tatto








Forse ci può essere utile, per comprendere meglio l'enorme valore dei sensi, fermarsi a considerare la loro assoluta mancanza: niente orecchie, niente pelle, niente occhi, mani, gambe...niente di niente,solo una forma amorfa e insensibile.

Vi pare assurdo?

Eppure vi sono dei testi (leggere Il Sistema Solare, di Arthur E. Powell, per esempio) che ci informano che milioni di anni fa l'uomo non era che una massa informe sprovvista completamente di sensi.

L'evoluzione umana è stata (ed è tutt'ora) lunga e travagliata.

Quella forma originaria non è stata l'unica, ne sono seguite tante diverse, fino ad arrivare a quella che conosciamo oggi.

Il Creatore non ha fatto l'uomo bell'e buono così come lo vediamo attualmente, ci dobbiamo togliere questa assurdità dalla mente.

La forma doveva servire da "involucro" per accogliere un principio (la mente) atto a farlo divenire cosciente dell'ambiente e di se stesso.
Ma andiamo con ordine.
Se nell'universo è stato il suono a manifestarsi per primo è logico pensare che sia stato l'udito il primo senso ad essersi sviluppato. Con l'udito si prende coscienza di qualcosa che esiste fuori di noi.

Una volta divenuti coscienti di ciò, per una legge di unità, si vuole "toccare" ciò che sta fuori, per assaporarne la qualità, sentirne la consistenza.

Ecco nascere il senso del tatto, cioé la risposta della forma agli stimoli esterni.
Lì dove l'udito ci informa della profondità e della direzione dalla quale provengono i suoni, il tatto ci informa sulla consistenza, sulla qualità della materia che compone la forma toccata, eccetera. A voi sperimentare.
Non dimentichiamo, al riguardo, che è tutta la pelle a formare il senso del tatto. Attraverso la pelle noi entriamo in "contatto" con l'ambiente circostante, sentiamo la pressione atmosferica, la temperatura...tocchiamo le infinite forme che ci circondano.

Come è bene non dimenticare che ogni sensazione produce impressioni le quali, a loro volta, ci danno delle emozioni.

Inoltre attraverso il contatto sensoriale impariamo a discriminare.

Ma per quell'abbozzo di uomo che aveva solo l'udito e il tatto la facoltà di discriminare era ancora lontana. Per ottenerla avrebbe dovuto aspettare l'arrivo dei Manasaputra, i Signori della Mente o della Fiamma.


Da loro avrebbe ricevuto la facoltà della vista e avrebbe visto nascere in sé la mente, momento storico importantissimo che segnò una svolta decisiva ed un'accelerazione evolutiva di vasta portata.

Ma di questo forse parlerò un'altra volta.

mercoledì 23 giugno 2010

Un interessante video sulla metafisica del suono

Questo è il primo di quattro filmati. Le immagini sono veramente stupende, per non parlare dell'argomento trattato.
Buona visione.


martedì 22 giugno 2010

La voce di Toquinho in "Acquarello"

Un brano di tanti anni fa, molto dolce e sempre fresco in questa versione sia in italiano che brasiliano.