Tratto da "Cera una volta in Messico".
Strepitoso!
venerdì 22 giugno 2012
martedì 19 giugno 2012
Occhio ai bisogni: generano dipendenza
Si fa un gran parlare di libertà: libertà di parola, libertà di pensiero e d'azione....ma quanti di noi si rendono conto che il "problema" libertà ha le sue radici a monte, radici che affondano nell'ignoranza e nel bisogno.
Proviamo a pensarci su: cosa fa un bisogno?
Ci rende dipendenti da esso!
Senza l'oggetto di cui abbiamo bisogno non stiamo più bene, e spesso non abbiamo più libertà di movimento e d'azione. In pratica siamo divenuti dipendenti da ciò di cui abbiamo bisogno.
Eh si! Il bisogno genera dipendenza!
E dipendenza vuol dire mancanza di libertà.
Certo, tra questi vi sono anche i bisogni naturali: il bisogno di mangiare, di bere, di dormire, di evacuare, di coprirsi quando fa freddo....
Ma quante altre cose "artificiali" abbiamo eletto a bisogno?
Quante cose di cui potremmo fare benissimo a meno?
Che ne so, cose tipo: il bisogno di vestire in un certo modo, di seguire un certo tipo di "stile di vita" per essere accettati da quelli del nostro "clan", il bisogno dell'automobile per andare a pochi chilometri di distanza, il bisogno del condizionatore d'aria in casa o in auto altrimenti soffochiamo, il bisogno di sentire il telegiornale per "tenerci informati"....
Di quante cose siamo diventati dipendenti?
Proviamo a pensarci.
Pensiamo solo, ad esempio, al fatto che siamo divenuti talmente dipendenti dai "prodotti tecnologici alimentati a corrente elettrica" che in caso di black out elettrico ci ritroveremmo tutti col culo a terra.
Di solito si parla solo di dipendenza dalle droghe, dalle sigarette, dal caffè, da internet, da fecebook.....
Proviamo invece a farci un elenco scritto di tutto ciò che di "artificiale" o di "nonstrettamenteindispensabile" usiamo dalla mattina alla sera, e di quanto ne siamo divenuti dipendenti.
E chiediamoci: "Ma io ho davvero bisogno di tutta questa roba?"
giovedì 14 giugno 2012
Andare a Bottega
Sin dall'antichità l'uomo ha imparato le arti e i mestieri da un altro uomo.
Questo è nella natura delle cose.
Certo, al giorno d'oggi si può frequentare una scuola, ma questo non equivale a seguire un "insegnamento" diretto con un maestro.
Vivere a contatto diretto con una Guida permette al discepolo di "impregnarsi" delle qualità di colui che lo ha preso sotto la sua tutela.
Anche grandi artisti del Rinascimento, come il Veronese, Michelangelo, Leonardo e il Caravaggio hanno studiato a bottega.
Paolo Caliari, detto il Veronese (1528-1588) studiò con Antonio Badile.
Particolare delle Nozze di Cana del Veronese
Michelangelo Buonarroti ( 1475-1564) andò a bottega dal Ghirlandaio. Il suo contratto di apprendistato era previsto per tre anni, ma lo spirito irrequieto di Michelangelo e la sua forte passione per la scultura lo portano a interrompere dopo il primo anno, per andare a studiare al Giardino di San Marco, in Firenze, voluto da Lorenzo De' Medici (nel palazzo del quale il giovane artista conosce pensatori e filosofi del calibro di Pico della Mirandola, Marsilio Ficino e il Poliziano).
Leonardo da Vinci (1452-1519) va a bottega a diciassette anni da Andrea Cione, detto il Verrocchio.
Essendo uno spirito molto curioso Leonardo non si accontenta di ciò che sapeva, ma cercava di comprendere sempre più. In età adulta si lamenta di non aver avuto una formazione classica e di ignorare il latino e la geometria, quindi approfondisce da solo quelle materie.
Sembra che il non aver avuto una formazione scolastica di stampo classico sia stata proprio la carta vincente di Leonardo, perché gli ha permesso di apprezzare il valore immenso dell'esperienza pratica.
Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio (1571-1610) studiò a bottega da Simone Peterzano, a Milano, pittore tardomanierista di Scuola Veneta; essendo rimasto orfano in giovane età, il suo contratto di apprendistato lo firma la madre.
Quindi una guida diretta è il massimo che un aspirante artista, artigiano o...ricercatore possa aspirare ad ottenere per il proprio progresso; poi....se sotto vi è il genio nascosto tanto meglio, ma senza guida è molto difficile che il genio si manifesti, perché occorre innanzitutto tecnica e disciplina per favorire la propria fioritura..
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lunedì 11 giugno 2012
ZEN - ARTE RARA, FORZA, LONGEVITA'
Un libro sullo Zen estremamente utile non solo per chi già pratica questa antica disciplina al fine di raggiungere il Satori (il Risveglio) e vuole "saperne di più" sui particolari utili al praticante, ma anche un libro che si rivela indispensabile per quanti cercano un modo sicuro e "testato" nei secoli per raggiungere il Silenzio mentale e quella "rara arte" che consiste nell'essere attenti ai più minuti gesti della vita quotidiana, elevandoli a Via.
Il libro, infatti, affronta non solo tutto ciò che può essere detto sullo Zen - dalla sua storia all'abito di pratica, dalla Cerimonia del Tè, all'Ikebana e al Bushido - con competenza ed essenzialità, ma, pur se è vero che lo Zen consiste essenzialmente in Zazen, Zazen e Zazen, le sue pagine offrono preziosi spunti per inquadrare bene nella nostra mente il "perché" e il "come" di una disciplina che sebbene nata geograficamente in Estremo Oriente è molto indicata come panacea al nostro modo di vivere la vita in Occidente.
Come dice l'Autore nella Quarta di copertina: "Abbiamo bisogno dello Zen, abbiamo urgenza di una visione pulita che eviti i ragionamenti contorti e la fuga dalle responsabilità. Ci serve il senso di un'etica rigorosa con noi stessi, attraverso una vera disciplina che possa ricondurre all'armonia tutta la dispersione che viviamo. E lo Zen, per questo, è perfetto".
Una pagina dal libro:
"Non c'è scienza, non c'è tecnologia, non c'è realtà virtuale che tenga...Sempre di più, gli strumenti che oggi utilizziamo ci portano lontano da noi stessi.
Ci costruiamo una realtà immaginaria, come se l'identificazione - di suo - già non bastasse a farci vivere una vita fatta della "sostanza dei sogni"...
Diamo più che mai peso alle "ombre delle idee", e abbiamo perso di vista ciò che è davvero importante.
Se vogliamo trovare qualcosa, dobbiamo riconvertire la nostra vita da come "la pensiamo" a come essa si presenta realmente, con tutte le occasioni di bellezza di ogni istante.
Nell'incanto rarefatto e impalpabile di un Ikebana, nel gesto lento e consapevole di un arciere che tende la corda, nella calma senza tempo del silenzio rotto dall'acqua che bolle nel Tetsubin, si ritrova un linguaggio che ci parla direttamente della verità.
Un linguaggio che magari non sappiamo comprendere culturalmente, ma che siamo assolutamente in grado di afferrare, come per magia, in tutta la sua potenza.
Perché è una lingua che conosciamo, un idioma che ci appartiene e scalda il nostro cuore con parole di pura bellezza.
E' la parola dell'Essere, quella che ci tocca, ci emoziona, ci scalda.
E' la parola che ci ricorda chi siamo. E, dalla notte dei tempi, ci riporta a guardare ciò che abbiamo semplicemente sotto gli occhi.
E' la parola che aspettiamo di udire nel chiuso della nostra mente troppo piena".
- ZEN, Arte rara, Forza, Longevità -, Walter Ferrero, Adea Edizioni.
venerdì 8 giugno 2012
sabato 2 giugno 2012
Verso un mondo migliore che si auto sostiene in modo naturale
Oggi vi propongo la visione di uno straordinario documentario, Thrive, che offre una visione diversa di come va veramente il mondo e di come potrebbe cambiare in meglio, ma....occorre SVEGLIARSI.
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