sabato 10 ottobre 2009

LE INTERVISTE DI SAGITTA55 - IL NOBEL A OBAMA


Data l'importanza storica di questo evento, il Nobel a Barak Obama, la nostra Redazione ha pensato di chiedere un modesto parere ad un Sociologo esperto di Politiche Internazionali.


Per motivi di sicurezza il nostro intervistato ha chiesto di mantenere l'anonimato.



Redazione: Buogiorno Professore, ha sentito le ultime novità riguardo alla decisione di conferire il Nobel al Presidente degli Stati Uniti?


Professore: Si, l'ho appresa questa mattina dai giornali.
R. E cosa ne pensa?
P. No comment!
R. La prego, non mi lasci così. Mi dica qualcosa.
P. Guardi, non sò chi le ha dato il mio recapito...lei mi mette in grande imbarazzo.
R. Sì, capisco. Le chiedo solo un modesto parere su questa vicenda. Se non sbaglio con questo gesto si è voluto premiare gli sforzi di quest'uomo per un futuro di pace. Per esempio Obama si sta adoperando per il disarmo nucleare...
P. Sì...sì...e intanto i suoi eserciti massacrano gente in tutto il modo. Credo che questo avvenimento sia un chiaro esempio della confusione dei valori dell'epoca moderna.
R. Cosa intende?
P. Intendo dire che la cosa non è nuova e che, volutamente o meno, si mischiano scarpe e scarponi equiparandoli.
R. Cioé?
P. Io posso capire un Nobel al Mahatma Gandhi, a Madre Teresa di Calcutta, al Dalai Lama...ma quando un Nobel viene conferito ad un Roosvelt (1905), ad Arafat, al Segretario di Stato americano Cordell Hull (1945) dopo che aveva fatto sganciare due bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, mi dice che senso ha tutto questo?
R. Il senso è che a volte si può giungere alla pace attraverso il conflitto...
P. Verissimo, però guardi, la pace l'uomo deve raggiungerla prima in se stesso. E se proprio deve scatenare dei conflitti per stabilire un'ordine lo faccia in se stesso. Poi troverà la pace interiore. Una popolazione di uomini in pace in se stessi naturalmente saranno portati per una pace internazionale. Le racconto un piccolo aneddoto molto pertinente e significativo.

R. Mi dica.

P. Tempo fa viveva nel mio paese un uomo dal pugno di ferro. Questi aveva cinque figli maschi molto irrequieti, sempre in lotta fra di loro. Ma lui con le buone maniere, cioé a schiaffi, calci e pugni, riusciva a tenerli buoni. In un certo senso aveva stabilito la pace in casa. Quando i figli crebbero e si sposarono ripresero a farsi guerra. Ma quest'uomo dal carattere dispotico, tenace e duro andò di casa in casa e riprese a picchiare i suoi figli e i figli dei suoi figli (comprese le mogli), riuscendo a stabilire di nuovo la pace. Però un bel giorno l'uomo morì...
R. E quindi, com'è andata a finire?
P. Oggi i figli di quell'uomo e i figli dei loro figli hanno ripreso allegramente a farsi guerra. Se ne danno di santa ragione.
R. Capisco. Humm...grazie Professore.
P. Ma le pare.

2 commenti:

  1. Sono perfettamente d'accordo con il professore.
    Penso in oltre che anche se forse questo presidente stia facendo meglio dei suoi predecessori; si stia strumentalizzando la sua figura.
    Questo Nobel è dato più dal fatto che sia un uomo di colore che dai suoi reali meriti; è un qualcosa che si basa sulla SPERANZA che cambi veramente qualcosa.
    E i Nobel non si assegnano sulla fiducia.

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  2. Spesso "chi di speranza vive rischia di rimanere con un palmo di naso".

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