mercoledì 30 giugno 2010

Il grande dubbio: Ma i sensi ci mostrano veramente la realtà per quello che è?


In una notte stellata ci affacciamo alla finestra a contemplare le stelle. Dei puntini luminosi appaiono sullo schermo della nostra consapevolezza e pensiamo che quei teneri puntini siano le stelle.

Ma le stelle sono ben altro, dei globi immensi infuocati, pieni di scariche elettriche e chissà cos’altro a livello sottile.

Un altro esempio: un dolce profumino esala dalla cucina di un ristorante. Ci sediamo al tavolo e chiediamo di servirci la pietanza che emanava quel dolce e invitante profumo.

Il cameriere capisce al volo e dopo un po’ ci serve un piatto pieno di…trippa allo scoglio, arricchita da “frutti” di mare e speziata fino all’inverosimile. Al nostro sguardo disgustato il cameriere risponde con un altro sguardo che vuol dire: - Mi dispiace ma ora te la devi magnà! –

Ma questi sono solo dei miseri esempi.

Se guardassimo attraverso un microscopio elettronico un qualunque frammento di oggetto vedremmo cose che i nostri sensi si rifiutano categoricamente di mostrarci.

E qui siamo ancora su un livello di sensazioni grossolane. Se pensiamo che esistono anche dimensioni più sottili e, di conseguenza, occorrerebbe una sensibilità più raffinata per percepirla, allora viene da chiedersi: qual’è la realtà? Vedo veramente le cose per quello che sono?

I sensi, in realtà, velano la realtà. Scusate il gioco di parole.

Essi sono strutturati per muoverci solo in un certo range e, come in una bolla di esperienza strettamente soggettiva, ci mostrano solo un aspetto parziale della realtà oggettiva. Un aspetto a nostro uso e consumo. Solo nostro. Un aspetto necessariamente parziale e soggettivo.

Una persona che accidentalmente si affaccia alla finestra ad osservare le stelle con noi non vedrebbe quello che stiamo vedendo noi. Perché noi vediamo e percepiamo attraverso il nostro personale apparato sensoriale (che è sempre diverso da quello degli altri) e attraverso il nostro vissuto - anche questo altrettanto strettamene personale - nonché attraverso l’idea preconcetta che abbiamo del mondo. Pensiamo ad esempio alle miriadi di opinioni discrdanti su un medesimo soggetto.

Qual è la realtà la nostra o quella del nostro vicino di osservazione?

Forse nessuna delle due.

Eppure penso che i sensi siano comunque strumenti di conoscenza, ma conoscenza di un campo ristretto.
Inoltre i sensi possono (e devono) essere affinati al fine di percepire più sottili sfumature della realtà che ci circonda. Anche se forse, un giorno, le percezioni sempre più raffinate ci porteranno proprio alla comprensione intuitiva che tutto ciò che vediamo e tocchiamo è solo un’illusione, un sogno…una magia.

Ma penso occorra comunque vivere pienamente il contatto sensoriale, e sentire tutto quello che ci riesce di sentire, e ragionare su tutto quello su cui ci riesce di ragionare. Senza dimenticare, naturalmente, che non finisce tutto lì.

Non dimenticare mai che la verità è ben altra cosa e sta sempre un tantino più in là di dove siamo riusciti a spingerci con i nostri sensi limitati.

martedì 29 giugno 2010

The Can in "She brings the rain"

Non ho trovato video di questo gruppo tedesco degli anni '70. Ma l'accoppiamento del bellissimo brano che segue con le immagini di questo sex symbol americano degli anni che furono, Theda Bara, mi sembra comunque molto gradevole.



La vista: Fiat Lux



Prima di dire due paroline sulla vista ricordo che questi sono solo dei post che necessariamente devono essere sintetici. Qui non si può dare altro che piccoli imput a cercare da soli la verità più in profondità.


Per tutti noi, nati in quest'epoca, viene spontaneo considerare normale avere questa forma fisica, dei sensi ed una mente pensante. Ma non sempre è stato così.


Vi sono testi che ci informano circa l'evoluzione umana e ci aprono davanti un panorama talmente vasto che a dir poco ci fa venire il capogiro.


Questi testi innanzitutto ci fanno comprendere che l'evoluzione umana non è fine a se stessa, ma collegata a forme di vita ben più vaste ed antiche (di cui noi siamo solo delle scintille, delle cellule luminose).


Inoltre, quando si considera l'evoluzione è bene stare attenti a non fossilizzarsi solo sulla forma fisica. La forma è solo un veicolo, mezzo di espressione e sperimentazione del Sè che in essa dimora e si sta perfezionando.


La forma non è un principio...non è eterna.


Entro al Forma vi è la Vita.


In poche parole il Sè (che è puro spirito immateriale) attraverso la sperimentazione nella materia (detta il non-sé) proprio per mezzo della forma fisica diviene auto-cosciente ed impara a dispiegare sempre meglio i propri poteri.


Ma per fare questo vi è bisogno di un terzo "principio": la Coscienza.


La Coscienza nasce dal "contatto" dello Spirito con la Materia.


In rapporto all'essere umano la coscienza nasce e si sviluppa proprio attraverso la sperimantazione sensoriale.


Inoltre, a far da tramite tra la forma sensibile e la coscienza vi è la Mente.


La mente è quel "sesto senso" che accumula i dati, li conserva nella memoria, ne trae una sintesi, impara a discriminare, ad accettare e rifiutare e pian piano, si trasmuta prima in intelligenza, poi in intuito, saggezza e amore e, infine, volontà.


Parallelamente all'evoluzione della materia vi è perciò anche l'evoluzione della Coscienza e, strano a dirsi, anche l'evoluzione dello Spirito.


Tornando all'uomo, se chiamiamo "il Pensatore" il nostro "io" più profondo, allora il Pensatore udendo i suoni distingue qualcosa fuori di sé, ne sente l'intensità vibratoria, la direzione, la profondità.


Poi toccando quel "qualcosa" che sta fuori dal suo corpo di manifestazione ne sente la consistenza (solida, liquida, gassosa, eccetera), ma il suo contatto con la materia è ancora incompleto. La coscienza è ancora cieca.


Non so quanti di voi abbiano sperimentato la totale assenza della vista per un tempo sufficientemente lungo per fargli realizzare quale enorme importanza ha la vista per il nostro sviluppo mentale.


Io l'ho sperimentato per quaranta giorni. Quaranta giorni immobile e bendato per un distacco di retina. Erano altri tempi, non c'era ancora l'uso del laser in oculistica.


La vista è luce, visione dell'unità (pur nella diversità delle forme), dei colori, delle proporzioni...


La vista è in stretta relazione con la mente e la coscienza.


E tutte queste sono fuoco...

..fuoco della materia, fuoco della coscienza, fuoco dello spirito.


Altro dirvi non vò...indagate da soli se vi va!!

sabato 26 giugno 2010

La voce di Gianna Nannini in "Mosca cieca"

Se non ricordo male il senso della vista si frega il 70% della nostra consapevolezza, perciò agli altri sensi rimane ben poco.
Per sperimentare delle percezioni sensoriali più forti, soprattutto del senso dell'udito e del tatto, si può provare per gioco a bendarsi e fare qualcosa, qualunque cosa.
Però, mi raccomando, non fatelo nell'ora di punta in Corso Buenos Aires.


venerdì 25 giugno 2010

Tatto...con-tatto








Forse ci può essere utile, per comprendere meglio l'enorme valore dei sensi, fermarsi a considerare la loro assoluta mancanza: niente orecchie, niente pelle, niente occhi, mani, gambe...niente di niente,solo una forma amorfa e insensibile.

Vi pare assurdo?

Eppure vi sono dei testi (leggere Il Sistema Solare, di Arthur E. Powell, per esempio) che ci informano che milioni di anni fa l'uomo non era che una massa informe sprovvista completamente di sensi.

L'evoluzione umana è stata (ed è tutt'ora) lunga e travagliata.

Quella forma originaria non è stata l'unica, ne sono seguite tante diverse, fino ad arrivare a quella che conosciamo oggi.

Il Creatore non ha fatto l'uomo bell'e buono così come lo vediamo attualmente, ci dobbiamo togliere questa assurdità dalla mente.

La forma doveva servire da "involucro" per accogliere un principio (la mente) atto a farlo divenire cosciente dell'ambiente e di se stesso.
Ma andiamo con ordine.
Se nell'universo è stato il suono a manifestarsi per primo è logico pensare che sia stato l'udito il primo senso ad essersi sviluppato. Con l'udito si prende coscienza di qualcosa che esiste fuori di noi.

Una volta divenuti coscienti di ciò, per una legge di unità, si vuole "toccare" ciò che sta fuori, per assaporarne la qualità, sentirne la consistenza.

Ecco nascere il senso del tatto, cioé la risposta della forma agli stimoli esterni.
Lì dove l'udito ci informa della profondità e della direzione dalla quale provengono i suoni, il tatto ci informa sulla consistenza, sulla qualità della materia che compone la forma toccata, eccetera. A voi sperimentare.
Non dimentichiamo, al riguardo, che è tutta la pelle a formare il senso del tatto. Attraverso la pelle noi entriamo in "contatto" con l'ambiente circostante, sentiamo la pressione atmosferica, la temperatura...tocchiamo le infinite forme che ci circondano.

Come è bene non dimenticare che ogni sensazione produce impressioni le quali, a loro volta, ci danno delle emozioni.

Inoltre attraverso il contatto sensoriale impariamo a discriminare.

Ma per quell'abbozzo di uomo che aveva solo l'udito e il tatto la facoltà di discriminare era ancora lontana. Per ottenerla avrebbe dovuto aspettare l'arrivo dei Manasaputra, i Signori della Mente o della Fiamma.


Da loro avrebbe ricevuto la facoltà della vista e avrebbe visto nascere in sé la mente, momento storico importantissimo che segnò una svolta decisiva ed un'accelerazione evolutiva di vasta portata.

Ma di questo forse parlerò un'altra volta.

mercoledì 23 giugno 2010

martedì 22 giugno 2010

La voce di Toquinho in "Acquarello"

Un brano di tanti anni fa, molto dolce e sempre fresco in questa versione sia in italiano che brasiliano.


Gli oggetti dei sensi: Il Suono



Come ho anticipato in un post precedente i sensi sono mezzi di “contatto” col mondo esterno e strumenti di conoscenza. Già, perché la conoscenza non è il sapere – cioè un accumulo di dati letti e sentiti qua e là, bensì frutto dell’esperienza diretta attraverso la sperimentazione sensoriale e la comprensione mentale che ne deriva.

Inoltre, sebbene i sensi siano strettamente correlati alla materia, nondimeno si possono rivelare come porte di accesso alla comprensione di qualcosa (il nostro vero sé) che sta oltre (o dentro) la stessa.
Questo è un mistero profondo al quale è possibile accedere con la Meditazione.

Vi è un “principio” immateriale che si evolve e impara a conoscersi proprio attraverso la sperimentazione materiale, attraverso i sensi.

Io credo che sebbene la creazione sia definita la grande Maya - illusoria perché impermanente - nonostante tutto i suoi effetti sulla coscienza sono più che reali, concreti.

Addestrarsi alla percezione consapevole delle impressioni sensoriali si rivela quindi, secondo me, un enorme passo avanti verso una maggiore conoscenza di se stessi e del mondo.

Com’è risaputo in tutte le tradizioni il primo elemento della creazione è il suono.

Prima dell’emissione del suono originario non esisteva né lo spazio né il tempo...né la coscienza.
Le scritture ci dicono che allora solo il puro spirito aleggiava sulle “acque” della materia indifferenziata (quando pensate alla materia originale non pensate a qualcosa di solido, quanto piuttosto di molto rarefatto, etereo).

E’ stato proprio il suono originario – e non entriamo nel merito di chi lo abbia emesso – ad imprimere il primo movimento vibratorio. Col suono si è prodotta la vibrazione.

Lo spazio, il tempo e la direzione sono una conseguenza della vibrazione. La creazione ha avuto inizio.

Il suono originario, vibrando, ha cominciato ad attirare a sé (o respingere) atomi di materia primigenia, differenziandoli e raggruppandoli secondo un ordine, per similitudine.

Il soggetto è vasto e complesso, perciò lo lasciamo qui.

Ciò che invece può essere molto utile a ognuno è l’attenzione (e la conseguente riflessione) ai suoni, e ai conseguenti effetti emotivi e psicologici (nonché fisici) che i suoni producono in noi. Una sorta di meditazione sul suono.

Cosa ci comunica un suono?

Ad esempio il suono ci rende consapevoli della profondità dello spazio, della distanza e della direzione. Profondità. Provate per esempio a togliere il sonoro da un film, tutto diventa piatto, senza profondità.

Inoltre i suoni dicono molto della fonte che li ha emessi: vi sono suoni metallici, cupi, stridenti. Vi sono i fruscìi, i sibili, gli schianti..quante informazioni!

Affiniamo l’udito.

Emessi dall’uomo (anche quando parla) ci dicono molto dei suoi stati mentali e stati d’animo.

Sussurri, parole smorzate in gola, riso, toni freddi o caldi…ci trasmettono risentimento, timidezza, gioia, indecisione, diffidenza, lamento…e se la parola mente è più difficile per il suono fare altrettanto. Ma bisogna imparare a riconoscerlo per quello che è, senza anticipazioni preconcettuali.

Però badate bene, durante questo esercizio ho detto di ascoltare il suono, non la parola, il linguaggio concettuale.
Come base di un linguaggio vi è il suono. Le sillabe sono suoni. Ecco proviamo a “sentire”, attraverso la qualità di una voce, ciò che le parole velano.

Credo che continuerò questa carrellata sui sensi o sugli oggetti dei sensi. Poche parole, in base alle mie esperienze e…buon ascolto.

domenica 20 giugno 2010

sabato 19 giugno 2010

I Sensi: strumenti di conoscenza



Nessuno ci ha educati alla conoscenza di cosa sono veramente i sensi.
Semplicemente la natura ce ne ha fornito ed essi semplicemente interagiscono in modo automatico con l'ambiente circostante, proprio come avviene negli animali (che non hanno consapevolezza di sé, perchè non distinguono tra il sé e il non sé).
Osservando attentamente l'uomo sembra proprio che non vi sia un "io" direttivo e che viva come un animale.


Ma l'uomo è un tantino più evoluto degli animali, o almeno dovrebbe esserlo.


I nostri sensi sono dieci, più la mente (detto anche senso interno) che riceve, elabora e sintetizza le informazioni sensoriali.


Abbiamo quindi cinque sensi di percezione: l'udito, il tatto, la vista, il gusto e l'olfatto e cinque di azione: le mani, le gambe, la lingua, i genitali e l'ano.


Tutta, ma proprio tutta la vita passa attraverso i sensi e tutto ciò che sappiamo della vita è passato attraverso di essi (quando non ci è stato sparato direttamente nel cervello dai cosiddetti educatori). E' importante fermarsi a riflettere su questo (non i soliti dieci secondi che dedichiamo ad un tema che ci interessa) perché la qualità della nostra vita potrebbe cambiare radicalmente se imparassimo coscientemente ad usare i sensi.


Come dicevo a proposito degli animali, essi sono sprovvisti di mente (per essere più precisi ne hanno solo un rudimento), in loro è sviluppata solo la parte meccanica ed emotiva.


Ora è proprio la mente che man mano che matura si forma un'idea dell'io e del non io (cioé il resto del mondo).
Lo sviluppo mentale porta all'autocoscienza.


Un animale, ad esempio, non sa che esiste il Brasile e che esistono i cani brasiliani. Non è cosciente di sé, semplicemente è tirato a destra e sinistra dai sensi, comendati dagli istinti di specie e di razza. Oppure, quante volte, vedendo un cane sul ciglio di un'autostrada abbiamo detto o sentito dire: "Guarda che scemo!" ma semplicemente l'animale non sa di stare camminando sulla A14.


L'uomo, invece, grazie alla sua mente può fare tesoro di tutte le esperienze fatte, farsi un'idea del mondo (idea naturalmente da aggiornare continuamente), conservare dentro di sé una sintesi di ciò che ha capito e agire consapevolmente.


Ma stranemente questo non succede nella maggior parte delle persone. Come mai? Perché l'uomo continua ad essere schiavo di automatismi e a farsi guidare a desra e a manca proprio come un animale al pascolo?


A occhio e croce penso che l'inghippo risieda proprio in una mente male educata o educata solo per metà.


Anziché insegnare ad un bambino cosa sono i sensi, come regolarli e osservare gli effetti emotivi che il contatto sensoriale inevitabilmente suscita, già gli si vuol far capire cos'è il mondo. Lo si imbottisce di nozioni su ciò che invece dovrebbe scoprire da solo, direttamente. Già gli si da un'idea "preconfezionata" del mondo.


Ecco perciò che assistiamo allo strano e divertente fenomeno, ad esempio, di un quindicenne che crede di saperne più di un cinquantenne che ha girato il mondo. Un quindicenne che non ha mai messo il naso fuori dal suo piccolo paesino, casomai può "sognare" di diventare un "eroe" in Afghanistan o Irak e deridere il modo placido e tranquillo di vivere del cinquantenne che si dedica alle piante e alla musica.


Ci sarebbe veramente tantissimo da dire sui sensi, occorrerebbe un trattato. Dall'inganno dei sensi, all'unità che esiste tra la materia e i sensi (ad esempio l'olfatto si sviluppa dall'elemento Terra e non è differente da essa), dai danni dell'iperstimolazione sensoriale, alla maturazione coscienziale attraverso l'uso cosciente dei sensi fino ai sensi sottili (che sono una raffinazione della sensorialità che porta a percepire "qualcosa" di più sottile), per finire al significato stesso della parola senso=direzione, ma lascio a voi il piacere della scoperta.

giovedì 17 giugno 2010

George Benson in "Deeper than you think"

Mi inchino profondamente ad una delle voci più belle del firmamento canoro e ad un chitarrista che fa sembrare le note del suo strumento simili ad un placido mare accarezzato da lievi brezze d'aria.
Questo brano è tratto dall'album Absolute Benson.
Buon ascolto.


Una buona notizia per gli squattrinati: I multimiliardari Bill Gates e Warren Buffet stanno pensando di donare metà del loro patrimonio


La notizia è riportata dalla rivista Fortune.

Sembra che nel corso di una cena l'anno scorso a New York, dove erano presenti il sindaco della città, diversi paperoni americani e tanta altra bella gente insomma, i due uomini più ricchi d'America abbiano lanciato questa proposta ai loro compagni di "fortuna finanziaria": devolvere in beneficienza metà del loro patrimonio.


E non è poco visto che stiamo parlando di ben 600 miliardi di bei dollaroni fruscianti.


Lo stesso Warren Buffet, il cui patrimonio ufficiale si aggira intorno ai 47 miliardi di dollari ha sostenuto di voler evolvere il 99% del suo capitale in beneficienza.


Tutta questa faccenda mi fa tornare alla mente un film visto da bambino, non ricordo bene se interpretato da Charlie Chaplin, in cui un miliardario americano fece volare dalla propria finestra un mare di banconote di grosso taglio a beneficio dei passanti sottostanti.


Io non credo minimamente a questa faccenda, chissà cosa c'è sotto!


Però è sempre meglio non tralasciare nessun tentativo per fare un po' di soldi. Perciò forse conviene cercare gli indirizzi di questi paperoni e andare a mettersi in lista, non si sa mai.

mercoledì 16 giugno 2010

La profonda voce di John Martin in "One day without you"

John Martin è stato un musicista e cantante veramente eccezionale. Nella seconda metà degli anni '70 la sua voce e le sue sonorità suggestive e profonde mi hanno regalato dei momenti indimenticabili.


Lo yoga inizia quando finisce l'illusione della separazione



Lo Yoga, quello vero, inizia quando finisce l’illusione della separazione.

Lo si può paragonare a quel magico momento in cui le acque di un grande fiume si riversano nell’Oceano.

In quel momento il fiume cessa di essere tale e diviene l’oceano stesso.

Prima di allora il fiume non ha fatto altro che scorrere ingrossandosi e anelando al magico momento dell’incontro e…della fusione.

Perciò io, insegnante di yoga, volendo essere onesto con me stesso e con gli altri, non dovrei dire di essere un insegnante di yoga, perché sono ancora un fiume in cammino.

Sarebbe più corretto dire che sto cercando la fusione e quello che faccio fare non sono altro che tecniche propedeutiche al vero yoga, sistemi per bloccare la mente concettuale.

Yoga non è praticare delle asana, pranayama, mudra…(pur indispensabili per arrivare allo yoga) yoga è aver perso definitivamente il concetto separativo tra noi e il resto del mondo, aver “rotto gli argini”.

Allora, asana o non asana, mudra o non mudra si è in unità.

Prima di allora se non si è un fiume in cammino si è solo una pozzanghera che aspetta il monsone per gonfiare il proprio ego.

Per questo è importante che il fiume scorra sempre, che superi qualunque ostacolo o che lo travolga se necessario, perché il fiume non può fermarsi. Cesserebbe di essere un fiume e diventerebbe un misero acquitrino, o potrebbe addirittura prosciugarsi.

Ma a chi le vado a dire queste cose?

Più semplice continuare a presentarsi come un insegnante di yoga e aspettare che il tempo faccia il resto, dandomi l’occasione per spiegare più compiutamente.

Io intanto continuo a fluire verso l’oceano.


E giusto per complicare le cose concluderò alla maniera zen e dirò: - Chi fluisce? C'è forse qualcosa che si muove? -


Ma a questo dedicherò un altro post.

martedì 15 giugno 2010

I FIORI DI KAMA - La circolazione dell'energia


"L'essenza vitale scorre attraverso il corpo

in correnti invisibili in modo turbinoso ed a zig-zag.

Sono come onde di suono,

dirette verso l'alto come fiamme di fuoco,

e dentro e verso il basso come rivoli d'acqua".

Sushruta Samhita


Per la scienza medica orientale è essenziale alla salute l'armoniosa circolazione delle energie vitali attraverso il corpo. Quando la forza vitale comincia a stagnare o è bloccata, si verificano i malanni.


Il fluire armonico dell'energia ringiovanisce e rinnova il corpo e la mente...


...L'Atto Amoroso è un momento ideale per la circolazione cosciente dell'energia.

Entrambi i partner possono far circolare l'energia simultaneamente, oppure un partner può assumere il ruolo passivo e l'altro quello attivo...


...La respirazione profonda e la ritenzione del respiro vi renderanno capaci di sperimentare il fluire dell'energia. Troverete che alcune parti del corpo sono sveglie, mentre altre parti dormono o sono soltanto pigre. Se costringete la coscienza a far rinascere quelle parti esse diventeranno cariche di energia...



...Seguite il flusso della vita dietro e lungo le braccia e le gambe, usando le dita molto leggermente...componete una danza d'amore sul corpo del vostro compagno, apritevi alla circolazione dell'energia...


"Questa mano contiene tutti i balsami curativi

ed unifica l'intero corpo tramite il potere

del tocco cosciente. Le dieci dita delle mani,

queste guaritrici di malanni, cacciano via

tutte le malattie con la loro soffice carezza"

Atharva Veda


tratto da " I Segreti Sessuali dell'Oriente"

venerdì 11 giugno 2010

Il rispetto e la BP



Svegliarsi in piena notte e ritrovarsi a riflettere sul rispetto…

E’ incredibile quanti fattori implichi il rispetto.
Non parlo naturalmente di quel rispetto che deriva dalla paura della punizione, ma di un sentire profondo verso qualcuno o qualcosa.

Un vero rispetto è la conseguenza dell’apprezzamento, dell’amore, della consapevolezza, della riconoscenza e di chissà quanti altri fattori.

Rispettare qualcuno, l’intera società, un regno della natura o tutto il pianeta è segno di maturità coscienziale e di attenzione. Bisogna essere svegli per apprezzare ciò che la vita ci offre, fosse un amico, un oggetto o un mare bello e pulito.

Occorre amare, sentirsi in unità ed essere consapevoli di quanto riceviamo (o abbiamo ricevuto) dall’oggetto del rispetto…della sua importanza nella nostra vita.

A quel punto la riconoscenza, in un cuore normale, dovrebbe sorgere spontanea.

E come si può far del male a qualcuno verso cui siamo riconoscenti?
Bisognerebbe avere una coscienza veramente contorta per farlo.

Allora mi chiedo: è rispettosa la British Petroleum verso la gente, verso l’America, il mare, la natura?
Naturalmente quando dico la BP non intendo la sigla, il marchio, ma gli uomini che vi lavorano, i dirigenti, i proprietari (o gli azionisti).

Di cosa è consapevole quella gente, solo del fatturato, del bilancio positivo annuale e delle quote in borsa?

E tutto il resto?
Se ne può andare a puttane?
Totò avrebbe detto: "Ma siamo uomini o caporali?"

mercoledì 9 giugno 2010

Bhopal: la beffa dopo il danno


Ed ecco un segno inequivocabile del Kali Yuga.


Ricordate la strage di Bhopal (la chiamo strage, non incidente o disatro)?

Bene! La sentenza, dopo ben 26 anni, è arrivata: solo due anni di carcere a sette dirigenti della Union Carbide of India, la multinazionale di prodotti chimici responsabile di quell'immane catastrofe che nel 1984 ha mietuto 4.000 vittime e oltre un centinaio di migliaia di feriti, rovinandoli nel fisico e nell'animo.


La sentenza è arrivata ma il dirigente responsabile è rimasto impunito (perché fuggì subito dopo negli Stati Uniti).


Una sentenza che sembra più che altro una beffa ed un invito alle Multinazionali a continuare indisturbate nella loro politica di colonizzazione degli Stati Sovrani e nella sistematica distruzione del Pianeta.


C'è di che stare allegri!

martedì 8 giugno 2010

L'uomo del Kali Yuga


Per chi non l'avesse ancora capito siamo in pieno Kali Yuga ragazzi! Cioé l'Età del ferro, della discordia, dell'ipocrisia.


E' un'era, questa, in cui tutti i valori sono rovesciati e l'uomo vive poco, sempre pieno di disturbi, con poca memoria e chi più ne ha più ne metta.

Oggi mi va di essere crudo, perciò sentite cosa dice un testo antico di qualche migliaia di anni prevedendo l'ingresso dell'Età di Kali (che si dice sia iniziata circa 5.000 anni fa):

"...Egli vede con spavento che il corso del tempo eterno si è modificato, e le stagioni, di solito così regolari, si accavallano. Gli uomini diventano avidi, irascibili, disonesti, pronti ad abbandonarsi ad atti odiosi per sopravvivere.


Tutti i rapporti e gli scambi, anche di semplici oggeti, si macchiano d'ipocrisia, perfino tra amici. Il dissenso scoppia nelle relazioni familiari, tra genitori e figli, tra fratelli e tra parenti; anche i rapporti tra marito e moglie sono tesi ed improntati alla discordia.


Col tempo gli uomini hanno accettato come fatti comuni l'avidità, la collera, l'orgoglio..."


Ah, dimenticavo! Una profezia diceva che nell'Età di Kali i deliquenti, i ladri e i mascalzoni sarebbero stati al governo...


Buon divertimento e...si salvi chi può!

venerdì 4 giugno 2010

Tensione, Alta Tensione e...rilassamento.


Spesso un semplice aforisma spiega molto più di interi trattati.
Così riguardo alla “tensione” esiste un detto, se non sbaglio attribuito a Gautama Buddha, che dice pressappoco così: “Una corda troppo lenta non produce alcun suono, una corda troppo tesa si può spezzare”.

Probabilmente il lavoro di tutta la nostra vita, consapevolmente o meno, è quello di imparare a trovare la “giusta tensione” in tutto ciò che facciamo (insieme a quello di raggiungere l’autoconsapevolezza, naturalmente).


Eccessiva tensione porta a numerosi disturbi: stress, esaurimento nervoso, fisico, energetico, eccetera.

Poca tensione è sinonimo di pigrizia, debolezza, fiacchezza...

Per comprendere meglio cos’è la tensione forse ci può aiutare la definizione fisica di tensione elettrica: “La tensione misura l’energia richiesta per far fluire una carica elettrica da un punto A ad un punto B”.

La tensione è una “forza” esercitata.
Vi può esser una tensione elettrica, fisica, meccanica, emotiva...
E’ interessante notare come il termine tensione appare quasi dappertutto nella nostra vita: in chimica, fisica, elettronica, in fisiologia (tensione sanguigna), scienze delle costruzioni…addirittura nei rapporti tra gli uomini o i popoli.
Nel Diritto Internazionale, per esempio, la tensione indica che due Nazioni sono incompatibili nei loro obiettivi e...stanno per arrivare alle mani.

Quindi, tornando all’elettricità, esiste una “forza” (in questo caso l’elettromagnetismo) che carica elettricamente le particelle elementari che poi cominciano a scorrere lungo dei “canali” o “percorsi” per andare a scaricarsi da qualche altra parte.

A seconda dell’intensità di questa forza si ha alta, normale, o bassa tensione.

Ma due cose importanti da considerare sono: primo, tutti i materiali (compresa l’aria) hanno un limite di sopportazione dell’Alta Tensione, superato il quale vi è un’improvvisa scarica elettrica (arco voltaico) che attraversa la materia in questione con un conseguente aumento di calore fino al punto che vi può essere la distruzione della materia, cioè la materia si trasforma in energia; secondo, se la tensione è troppo bassa non vi è alcun risultato evidente, non succede nulla.

Perciò anche in noi stessi vi è una giusta energia, una giusta carica elettrica, una giusta tensione o forza, con dei minimi e dei massimi, che bisogna trovare per funzionare al meglio del nostro potenziale.

Se è vero che “tutto è mente allo stesso tempo è vero che “tutto è energia”.

A questo riguardo è risaputo che l’Oriente ha coltivato nei secoli numerosi procedimenti per imparare a riconoscere il nostro potenziale energetico e gestirlo con misura e saggezza.

Tutto il “corpus” dello Yoga è strutturato per questo fine: asana, mudra, bandha, pranayama, tecniche di concentrazione, di rilassamento, eccetera, servono proprio ad aiutarci a familiarizzare con l’energia che è dentro e fuori di noi, sbloccarla e gestirla e indirizzarla con senso della misura.

Allora, tornando al detto del Buddha: “Una corda tesa al punto giusto può produrre una musica soave”.

martedì 1 giugno 2010

Il libro del mese: Io non sono mai nato - L'Essere e la Coscienza.



Io non sono mai nato, un piccolo testo (piccolo come volume) ma dai grandi contenuti, espressi in modo semplice con un sistema, oserei dire, multimediale, cioé ricco di immagini e di frasi poetiche con un profumo di antica Conoscenza.


Non osando commentare un simile prezioso lavoro vi riporto solo ciò che è scritto nel retro di copertina:


"Un testo fondamentale che affronta e risolve in maniera diretta, chiara e definitiva i temi che - da sempre - costituiscono i pilastri dell'esoterismo e i presupposti della ricerca interiore.


Un'opera bella e ardita, che non teme di volare fino alle più alte vette del sapere di ogni tempo e di ogni tradizione per proporre al lettore un viaggio nel cuore stesso della Conoscenza.


Una sfida raccolta in nome della libertà e dell'amore: rendere esplicite e comprensibili le Verità più segrete.


<<...e poiché riteniamo che non abbia senso parlare a pochi di ciò che appartiene a tutti, abbiamo scelto di parlare la lingua delle immagini e della poesia, nella convinzione che molti sono i modi di parlare, e molti i modi di ascoltare e di comprendere>>.
Io non sono mai nato, Om Oskraham - Halladhah Hanahit, Adea Edizioni