giovedì 15 ottobre 2009

LA POESIA: VERSO L'IGNOTO (1980)


Una breve nota su questa poesia. In pratica l'ho scritta in un periodo di totale cambiamento nel modo di essere, di vestire, di mangiare, di vedere il mondo e i miei stessi vecchi amici e familiari. Ho fatto molte rinunce e affrontato tante esperienze e viaggi diversi dal solito. Ho vissuto un vero e proprio terremoto interno ed esterno molto difficile da affrontare (soprattutto perché mi ha portato alla coscienza della solitudine, perché incompreso) che, a distanza di molti anni, mi ha condotto ad essere quello che sono ora e, bene o male ne sono soddisfatto (e non mi sento più solo). Anche se adesso ho altri "viaggi" da affrontare. Dopotutto non si finisce mai di viaggiare verso l'ignoto.



VERSO L'IGNOTO


Barbaro poeta,

con cuore di fanciullo

e voce di tigre,


parte solitario per città

villaggi, foreste

e deserti.


Disertando le convenienze

egli afferma che non è bene

quel che si dice sia bene.


Operando in vista di un buon fine,

scandalizzato,

va' per le vie del mondo scandalizzando.


Forse solo per una giusta legge di equilibrio

da' a vedere solo atti squilibrati

a uomini stolti, deviati e depravati.


Coraggioso poeta,

col cuore fratturato

e la voce soffocata,


va' errando per il mondo,

evitando chi è finto o solo tonto,

chi non ha rispetto per il mondo.


Non per odio,

ma solo per desiderio

del Perfetto Risveglio,


si divincola dai legami

rifiutando

ciò che per tutti è il meglio.


(Sagitta55 1980)

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