venerdì 28 gennaio 2011

Silenzio mentale: la porta del reale




Credo che mai come in questo periodo storico si sia arrivati ad un tale abuso della parola da non lasciare che miseri brandelli di spazio, nelle nostre coscienze, ad una percezione diretta e non verbale della realtà che ci circonda.
La verbalizzazione è talmente diffusa che i poveri addetti al settore 'comunicazione' non sanno più dove sedere nei momenti di relax: le edicole scoppiano letteralmente di riviste, le librerie sono piene d'ogni sorta di mercanzia 'letteraria', nelle tivù, nelle radio, sulla rete e per strada non si fa altro che parlare parlare parlare.

Tutti sanno tutto (o almeno credono di sapere) e parlano di tutto.
E tutti fanno affidamento solo ed esclusivamente sulla parola (scritta o parlata), come se la conoscenza fosse tutta lì, nel linguaggio.

E la percezione diretta, il fiuto, l'intuito dove li mettiamo?
L'eccessivo uso del linguaggio verbale ci ha portati a non sapere quasi più interpretare il linguaggio dei gesti, dei suoni, dei colori, degli odori, degli abiti, degli oggetti...dei volti: si ha bisogno di una parola 'definitiva' (possibilmente di una autorità in materia) per stabilire cosa è reale e cosa non lo è, cosa è lecito e cosa no, cosa è benefico e cosa dannoso.

Ma la parola e il pensiero non sono la realtà! Questi sono solo una rappresentazione simbolica della stessa: una parodia, una 'messa in scena'.
Tutti conosciamo le 'trappole' del linguaggio, eppure continuiamo a dargli più importanza di quanta gliene spetta.

Tutti coloro che vivono di comunicazione sanno bene fino a che punto con le parole si può addirittura far apparire bianco ciò che è nero (o almeno attribuire le qualità del bianco al nero) sovvertendo la realtà.
Districarsi dalle trappole e dai labirinti del linguaggio è oggi più che mai disperatamente necessario se si vuol vedere la realtà per quella che è.

Da qui l'importanza del silenzio mentale.

Naturalmente il silenzio di cui parlo non è uno stato di sonno o di incoscienza, al contrario, questo è uno stato di 'lucida presenza' che si svincola dalle trappole del linguaggio per farci accedere ad una percezione 'diretta e non mediata' degli oggetti, delle persone...dei fenomeni.
E anche il reale di cui parlo non è il Reale con la R maiuscola, non è la Verità ultima: quello è un altro discorso che rimandiamo in altra sede.
Il reale di cui parlo qui è la somma delle percezioni-sensazioni dirette che ognuno di noi, ad ogni istante, capta dal mondo esterno: percezioni-sensazioni dirette che mai possono essere espresse a parole.

Ad esempio, ciò che percepiamo nell'aprire la terza pagina del giornale e nel guardare una foto che ritrae il volto di un qualunque personaggio pubblico è una percezione-sensazione diretta e non potrà mai essere trasmessa a parole, perché l'immagine è una cosa e le parole un'altra.
Oppure: ciò che si prova sulla propria pelle nel fare una doccia fredda non potrà mai essere espresso a parole.
Sensazioni, percezioni, emozioni e sentimenti non possono essere espressi a parole.
Certo, se ne può anche fare il tentativo (ed è quello che facciamo regolarmente migliaia di volte al giorno, parlando e scrivendo, provando poi la delusione nel non essere capiti o, al contrario, l'illusione di essere capiti), ma ciò che ne risulta sarà sempre qualche altra cosa rispetto a quell'attimo unico che abbiamo vissuto.
Il silenzio mentale...
Il silenzio mentale (indivisibile perché il silenzio è uno) per comodità lo potremmo dividere in Silenzio Sub Mentale e Silenzio Surmentale (per usare un termine molto caro a Sri Aurobindo).
Il silenzio submentale è quella sorta di incapacità a pensare, tipica degli animali o di chi non ha allenato il cervello a pensare, riflettere, ragionare.
Il silenzio surmentale è sia un 'posizionamento' sulla cima della montagna dalla quale, con un colpo d'occhio, si vede tutta la valle circostante (si vedono le caratteristiche del terreno, fiumi, colline, foreste, fabbriche coi loro fumi, città ed esseri viventi) che la capacità di penetrare con grande lucidità nel più piccolo particolare o nelle situazioni della vita.
Il silenzio surmentale è una visione-presenza lucida e intelligente delle cose e dei fenomeni, interni ed esterni a noi, sia visti da lontano che da vicino.
Ma non fraintendiamo: una silenziosa visione-presenza lucida e intelligente non significa sapere tutto, essere onniscenti, ma solo vedere le cose, le persone e se stessi per quello che sono: sentire interiormente quello che ci trasmettono e avere la capacità di rifletterci sù (quindi anche una più raffinata capacità di usare il linguaggio).
Non solo.
Silenzio surmentale è anche avere la 'lucidità' di capire i propri limiti di comprensione: il capire di non capire e il sapere di non sapere.
Ecco: è al silenzio surmentale a cui dobbiamo aspirare per meglio vivere, per trovare lucidità di visione e pace interiore.

Il silenzio mentale è stato praticato da milioni di 'ricercatori del reale' da millenni e millenni, sia in Occidente che in Medio Oriente, Oriente e nelle Americhe.
Naturalmente il silenzio mentale non è il fine...ma una porta d'accesso a....

giovedì 27 gennaio 2011

Investire su se stessi



In quest''epoca storica sembra imperare, anche nelle menti dei più semplici, l'assioma "SI E' CIO' CHE SI HA".

Questa concezione-visione dell'esistenza, votata esclusivamente al 'possedere', deriva da un mancato addestramento a percepire il linguaggio dell'Essere: le emozioni e i desideri più profondi.

Per i più possedere sembra essere più importante dell'essere.

Ecco che chi ha si sente arrivato, e superiore agli altri (ed è disposto a tutto pur di possedere).
Chi non ha, invece, si mangia il fegato per l'invidia.
Ma sia gli uni che gli altri perdono per strada proprio la cosa più preziosa: se stessi.

Questi per possedere 'trascurano' continuamente i loro desideri più profondi, le emozioni più intime, tralasciando di ascoltare la voce che sussurra nel profondo di se stessi (spesso con richieste molto semplici: una passeggiata in riva al mare, rilassarsi lasciandosi riscaldare da raggi di sole...).

Concentrati esclusivamente sull'accaparramento di oggetti e di nozioni (spesso indotti dall'esterno e non come richiesta dell'essere), ci si dimentica di dare valore a ciò che ha veramente valore: manifestare, dare espressione a un 'io' con una certa dignità e integrità interiori, e mantenerlo in vita nonostante le difficoltà che si incontrano sul cammino o le occasioni per 'addormentarsi'.

Essere è più importante dell'avere.

E' proprio quel 'nucleo' più profondo, sensibile, sveglio, autoconsapevole, dignitoso e integro a renderci individui unici e meravigliosi, non l'avere capitali da investire, oggetti e titoli onorifici: quelli sono solo optional.

Ma questo nucleo, l'essere, non viene fornito gratis dalla natura (almeno, non la sua consapevolezza e autoconsapevolazza).

L'essere che ci viene offerto in dotazione assieme al kit che ci viene consegnato alla nascita: cioé il corpo, tutte le funzioni psicofisiche ed emotive o lo stato sociale ed economico familiare è inconsapevole di essere (scusate il gioco di parole), perciò è soggetto ad identificarsi coi ruoli sociali...

L'essere va ascoltato, coltivato, capito.

L'essere 'consapevole' è il frutto di una lunga ricerca e di pratica...è un investimento su se stessi.

L'essere, una volta risvegliato, è l'unica cosa che non ci può essere tolta (a meno che non siamo noi ad abdicare tornando ad identificarci).

Inoltre non necessariamente l'essere deve essere buono e altruista, anche se è ciò che ci auguriamo (perché l'essere non è perfetto, essendo in fase di crescita).
Poiché l'essere è ancora immaturo questo può anche 'essere' il peggior vampiro della storia, ma almeno sarà un vampiro consapevole di essere tale, e quindi dignitoso nella sua integrità.

Un simile essere, almeno, si presenta per quello che è, senza nascondersi dietro false maschere... senza nascondersi dietro un dito.

Un simile essere sicuramente soffrirà e farà soffrire, ma almeno sarà più dignitoso di molti che, pur essendo peggiori di lui, mostreranno una faccia fasulla, all'apparenza buona e caritatevole.

Naturalmente non è facile 'essere', né è detto che ciò che troveremo sul percorso di ricerca ci piacerà...ma una volta arrivati all'essere, a se stessi, ciò che troveremo ci piacerà moltissimo, perché l'essere è luce e libertà interiore! Libertà di scegliere il proprio percorso evolutivo in piena autonomia, anche a costo di sbagliare.

Allora l'avere non sarà più un problema di quantità, ma di qualità, perché l'avere non sarà una richiesta della personalità identificata e condizionata che vuole avere solo perché considera tutto in termini di possesso, ma una necessità dell'essere per soddisfare alcune esigenze "tecniche" di percorso.

Infine: solo un essere può cercare ciò che sta "oltre" l'essere, cosa che non può fare un burattino identificato e inconsapevole.

mercoledì 26 gennaio 2011

Petrolio: Teorie Biogeniche e Teorie Abiogene


In questo post vorrei solo offrire uno spunto di riflessione: ognuno, poi, è libero di fare ricerche per conto proprio.
Petrolio: conosciuto e utilizzato sin dall'antichità, ma solo per scopi molto limitati, con l'invenzione del motore a combustione interna (fine'800, inizio '900, non ricordo bene) è diventato ben presto la 'fonte' energetica più ambita.

La prima industria petrolifera è nata negli Stati Uniti intorno al 1850, ma il boom del petrolio si è avuto solo qualche decennio dopo, appunto con l'invenzione del motore a scoppio.

Da allora i suoi utilizzi si sono moltiplicati, fino a divenire la primaria fonte energetica, quindi un business enorme.

E dove c'è il business si sà: guerre, intrighi, bugie...

I proprietari di pozzi petroliferi, privati o pubblici, diventarono ben presto ricchissimi, al punto da potersi permettere di 'comprarsi' uomini influenti: uomini politici, militari, esperti del settore geologico e merceologico, scienziati...

A prima vista può sembrare irrilevante, ma una delle cose che fa più comodo a un petroliere è quella di far credere (vista l'altissima richiesta di petrolio, sempre crescente) che non ve ne sarà a disposizione ancora per molto tempo. Questo fa sì che possano 'tirarsi la calza' come vogliono.

Questo 'trucchetto' di far credere che il prodotto è in esaurimento è vecchio come il mondo, ed è ancora molto praticato da rappresentanti, negozianti, e via dicendo, per indurre l'acquirente a pagarlo al prezzo che vogliamo noi (sempre che il prodotto interessi o sia di prima necessità, naturalmente).

Rappresentate: "Guardi signora me ne sono rimasti solo quattro pezzi, e mi sono già stati richiesti, mi dispiace." La signora: "Ma io ve li pago di più!" Rappresentante: "In tal caso..."

E ora arriviamo alle due principali teorie sull'origine del petrolio (teorie, e non certezze).


La Teoria Biogenica del petrolio è quella che sostiene che il petrolio si formi dalla maturazione termica di 'materia organica'. Questa materia organica, rimasta sepolta negli strati superiori della crosta terrestre, col tempo si è decomposta, trasformandosi in un materiale ceroso (che viene chiamato pirobitume o cherogene); tale materiale a certe alte temperature e pressione libera idrocarburi altamente infiammabili.

La Teoria Biogenica la si deve allo scienziato Lomonosov.


Le Teorie Abiogene del Petrolio, invece, sostenute da molti Geologi, Merceologi, Ricercatori e Scienziati (tra cui N. A. Kudrjavtsev, V. P. Linetskij e V. B. Porfiriev) sostengono che la maggior parte degli idrocarburi naturali, tra cui il petrolio, siano di origine 'abiotica', cioé inorganica.

Questa semplice differenza apre una questione di considerevole entità riguardo alla disponibilità di petrolio.


Infatti se diamo credito alla prima teoria, quella Biogenica (che è quella che fa più comodo ai petrolieri) allora diventa credibile l'ipotesi di un possibile esaurimento del petrolio fra quaranta o al massimo cento anni. Perché essendo accumulato entro la superficie superiore della crosta terrestre allora 'esaurito un giacimento finito il petrolio' in quella zona. E siccome i giacimenti non sono infiniti...

Però è stato notato che alcuni giacimenti una volta vuoti hanno ricominciato a riempirsi di nuovo del 'prezioso' liquido.

Questo fa pensare che vi siano dei collegamenti di alcuni giacimenti con delle 'riserve' situate molto più in profondità, delle quali è difficilissimo (se non impossibile, allo stato attuale della nostra tecnologia) stabilire l'entità della grandezza o della profondità.
Come a dire che le riserve di petrolio potrebbero essere quasi infinite.
Questo è proprio quello che fa pensare il secondo gruppo di teorie, quelle Abiogene appunto.
Infatti secondo le teorie degli scienziati russi su citati, e molti altri, gli idrocarburi di origine abiotica si sono formati non dai sedimenti di resti organici, ma ai primordi della formazione terrestre.


Ciò vuol dire che c'è da supporre che i giacimenti di petrolio si estendano molto più in profondità di quanto vogliono farci credere i vari 'cartelli' del petrolio, e che ve ne sia molto più di quanto possiamo supporre. E così possono giocare sui prezzi...."Guardi, signora, me ne sono rimasti solo quattro pezzi...".

lunedì 24 gennaio 2011

Firmare la petizione contro la Direttiva UE sulle Erbe Medicinali



Con la Direttiva 2004/24 CE del 10/04/2011 il Parlamento e il Consiglio d'Europa stringeranno il cappio attorno al collo del libero commercio delle Erbe Medicinali.

Chi vuole saperne di più, o firmare la Petizione, può andare a questo indirizzo http://www.gaia-health.com/articles301/000315-italian.shtml o direttamente a quest'altro http://www.gopetition.com/petition/39757/sign.html .

Gli Extraterrestri torneranno (documentario)

Niente omini verdi e UFO in questo documentario, ma solo enigmi e spunti di riflessione.
Dalle citazioni di 'macchine volanti', nel Mahabharata e in antichi testi tibetani, alle rovine di molti siti archeologici, gli autori ci portano a chiederci se veramente pensiamo che non vi siano state civiltà molto più evolute della nostra in passato e, perché no? se non siano arrivati, a più riprese, da altre dimensioni esseri in possesso di conoscenze a noi ignote.
In alcune parti dei video la musica è un po' irritante, avrebbero anche potuto scegliere delle musiche più consone. Pazienza...


sabato 22 gennaio 2011

Buon fine settimana col Vajrasattva Mantra

A proposito di Mandala e di Mantram...questi li trovo molto belli.


E se il Pianeta fosse un essere vivente?




Quanti di noi si sono posti questa domanda?
A quanti di noi è sorto, almeno una volta, questo dubbio: e se il nostro pianeta fosse un Essere vivente?

Un essere vivente, esattamente come lo siamo noi, anzi, di più!

Di più perché il pianeta Terra è sicuramente più vasto e più antico di noi.

O no?

Un Essere con le sue Leggi, la sua storia, un suo destino...una sua coscienza.

E si potrebbe benissimo dire che la Terra è come una Madre, per noi, perché ci ha generato e ci nutre.

Per comprendere il rapporto che c'è tra noi e il nostro pianeta - e del perché ci riesce tanto difficile considerarlo vivo e cosciente - si può fare il paragone della realazione tra noi e una delle nostre cellule.

Una nostra cellula non crederà mai ad un'altra cellula se quest'ultima asserisse che il corpo che la ospita è più vasto e più antico di lei.

Né crederà che quel corpo (cioé il nostro) ha dei suoi sentimenti, emozioni, pensieri...uno scopo vitale.

Quella cellula 'inconsapevole' continuerà tranquillamente a pensare ai fatti suoi (o del suo 'gruppo' di cellule) e ai suoi interessi, incurante delle Leggi del corpo in cui è inserita, di cui fa parte...a cui deve la propria esistenza e a cui dovrebbe armonizzarsi.

Esattamente così, purtroppo, si sta comportando gran parte dell'umanità.

Ecco che ognuno pensa solo ai suoi 'immediati' interessi.

E ognuno ha le sue ragioni per farlo.

E in nome di queste 'ragioni' si portano avanti guerre, sfruttamento ad oltranza delle cosiddette 'risorse' del Pianeta, intrighi, soprusi...

Quanto sarebbe bello se gli 'uomini potenti', quelli che possono, si fermassero un attimo a riflettere dicendosi: "Ma che diavolo stiamo facendo?"

Intanto può cominciare a pensarlo ognuno di noi...e agire di conseguenza.

O no?


giovedì 20 gennaio 2011

"La Dea ferita" video su Vandana Shiva

Se non sapete nulla su gli OGM e sul 'gioco' sporco delle Multinazionali nel settore agro-chimico-alimentare, e avete un po' di tempo libero, guardatevi questi otto filmati.
Se poi sapete già molto su questo argomento ma avete comunque voglia di rivedere qualcosa che parli di Vandana Shiva e delle sue battaglie contro lo strapotere delle Multinazionali, beh...di certo male non fa.


mercoledì 19 gennaio 2011

Il Punto: La Nona Cornice dello Sri Yantra









Ed eccoci arrivati alla fine del nostro affascinante viaggio alla scoperta dello Sri Yantra: il Punto, o Bindu.

E quando si arriva al Punto non ci si può che perdere, così come si sono persi i Fisici nucleari quando sono arrivati a studiare le microparticelle.

Tornando al Bindu esso rappresenta un inizio-fine che è un nuovo inizio, in quanto il Bindu è l'inizio, il durante e la fine (o il Fine) di tutto ciò che esiste e di ogni ricerca di conoscenza.
Infatti, essendo il Bindu la Causa prima di tutte le cause - proprio come il punto geometrico è all'origine di ogni figura o forma geometrica - e poiché la causa non è veramente separata dall'effetto (in quanto causa-effetto sono in intima relazione) ne consegue che tutto ciò che esiste è quell'Unico Punto.

Ho fatto un giro contorto di parole?
Ci riprovo.
Di solito si pensa che la causa sia una cosa e l'effetto un'altra cosa. Questo avviene perché siamo abituati a 'separare' sempre tutto in un 'prima' e in un 'dopo'.
A ben guardare, invece, la causa e l'effetto sono talmente in 'intima' relazione, o fusione, che risulta veramente difficile stabilire dove finisce la causa e quando inizia l'effetto.

Consideriamo, per esempio, lo svilupparsi di un grande albero a partire da un minuscolo seme: un seme cade nel terreno (e già questo ha avuto una causa, ma lasciamola stare). Questo seme per dischiudersi ha bisogno di trovare un terreno favorevole, giuste condizioni ambientali, sole, acqua...tutte queste sono cause che interagiscono e funzionano come un 'flusso' costante.
Non c'è un momento preciso in cui il seme assorbe minerali, acqua o calore dal terreno, questo avviene costantemente, e naturalmente il seme si dischiude e germoglia.
Inoltre quelle che chiamiamo cause: il terreno, il sole, l'acqua...si trasformano esse stesse nella piantina neonata, e poi nella pianta ancor più grande, e poi nell'albero, nel fiore, nel frutto, nel seme...tutto questo avviene in un flusso costante, ininterrotto.

Si potrebbe dire che un albero è la 'concretizzazione' dell'energia del sole, dell'aria, dell'acqua...una concretizzazione che è un flusso vitale costante.
Tutto è uno!
Ininterrottamente le cause si trasformano negli effetti i quali, a loro volta, diverranno cause di altri effetti.



Quindi si può dire che cause ed effetti 'coesistono' e si trasformano costantemente l'uno nell'altro: ciò che prima era un effetto poi diventa una causa, e via dicendo.

Perciò una "ricerca" che escluda questa 'visione' unitaria (olistica si dice oggi) dalle proprie indagini non può che essere parziale, incompleta, se non addirittura fuorviante e illusoria, e quindi votata al fallimento.

Allo stesso tempo un ricercatore che escluda una "causa prima", il Bindu appunto (che è comunque una causa incausata in quanto il Bindu si 'autogenera' dal potenziale dell'Assoluto Immanifesto) che sempre si trasforma e si rinnova in un flusso incessante e onnipervadente, è destinato a vagare senza senso e senza meta nel labirinto dell'Universo fenomenico.

Ma partiamo dall'inizio cercando di compredere cosa hanno a che vedere questi astrusi ragionamenti con lo Sri Yantra, e nel farlo ripercorriamo questo antico simbolo non più dall'esterno all'interno (in un processo di contrazione-riassorbimento), ma dall'interno all'esterno, in un processo di creazione, espansione.

Lo Sri Yantra ci racconta come l'Ineffabile Punto è all'origine di tutti i fenomeni sottili e grossolani e di tutte le cose manifeste.

Il Bindu, lo abbiamo visto, rappresenta la Volontà o il Desiderio di creazione che, procedendo da 'oltre' - cioé da una dimensione a-spaziale e a-temporale - si 'concretizza' per dare inizio ad un nuovo ciclo di creazione.





Il Bindu, nella tradizione Indù e conosciuto come Purusha, il Supremo fruitore o il Principio Creatore, che sfugge a ogni tentativo di analisi.
Il Principio Creatore (Potere e Volontà allo stato puro) è sempre associato alla Prakriti, la Grande Madre-Sostanza (nello Sri Yantra raffigurata dal triangolo rosso).

Quindi il punto si polarizza in due aspetti, i due Principi originari conosciuti in tante antiche tradizioni.

I Due Principi Purusha-Prakriti sono Uno, e nulla possono l'uno senza dell'altro.

Detto in termini forse più comprensibili Spirito e Materia nella Creazione sono fusi, al punto che diventa veramente difficile distinguerli, e l'uno senza l'altro non può produrre alcunché, esattamente come l'uomo e la donna non possono generare da soli, ma hanno bisogno l'uno del contributo dell'altro.

Si potrebbe fare anche l'esempio del gong e del batacchio. Sbattendo il batacchio (il bindu) sul gong (il triangolo centrale nello Sri Yantra) si genera il suono-vibrazione che origina tutti gli altri fenomeni.









In Tibet si fa anche l'esempio della mazza e della campana per spiegare quanto appena detto.

Quindi abbiamo il seguente schema: dall'Infinito Immanifesto, l'Assoluto denominato Brahman Nirguna (che non può essere rappresentato né con simboli né con parole, ma che è il 'serbatoio' di ogni possibilità creativa) procedono il Principio Maschile Cosmico e quello Femminile.
Essi vengono definiti in molti modi: Purusha e Prakriti, Shiva e Shakti, Essenza e Sostanza, Spirito e Materia, Yang e Yin...
Quindi ciò che era in potenza nel Punto immanifesto, diventa 'atto' col manifestarsi del Punto e l'unione dei due Principi Originari: Purusha-Prakriti o Shiva-Shakti.

Ciò che era in Potenza (nella mente del Divino) diventa manifesto.
La Manifestazione è perciò l'esteriorizzazione dell'Intento Divino attraverso l'Unione (o l'interazione) dei Due Principi Originari.
Nello Sri Yantra questa 'unione' è raffigurata col Punto all'interno del Triangolo.

Nella tradizione tibetana i due Principi creatori vengono raffigurati dall'Unione Mistica del Buddha Primordiale con la sua Consorte, detti anche Yab Yum, e rappresentano i due aspetti dell'Unità inscindibile dell'esistenza, detta anche Maha Mudra.




Ma torniamo allo Sri Yantra.

Se prima della Creazione lo Spirito era immanifesto e la Materia-Natura era come 'dormiente' (quindi la manifestazione non esisteva ancora, se non nella mente Divina), con lo 'scoccare' della prima scintilla del desiderio creativo la Madre-Natura viene 'inseminata' e i mondi, gli esseri e le cose vengono progressivamente all'esistenza.
I tre lati del triangolo raffigurano, come abbiamo visto, la triade Volontà-Conoscenza e Azione, ma rappresentano anche i tre guna, cioé le tre modalità vibratorie della Grande Madre: moto, ritmo e inerzia.
Tre qualità, dunque, tre differenti modalità vibratorie, che caratterizzano tutti i processi vitali: fisici, energetici e psicologici.
Con lo scoccare della scintilla il "moto" della Grande Madre ha avuto inizio e, come avviene col lancio di un sasso nell'acqua, infinite onde cominciano ad espandersi secondo un ritmo.
Per prima cosa si manifesta la dualità delle coppie di opposti: maschile-femminile, movimento-inerzia, vuoto-pieno, luce-buio, caldo-freddo, eccetera.
Ed è proprio la vibrazione (e il movimento che ne consegue), a generare lo spazio-tempo e le apparenti divisioni e contrapposizioni (che prima erano in stato di quiete), fisiche e psicologiche che caratterizzano l'esistenza.
Dico apparenti divisioni e contrapposizioni perché, esattamente come l'esempio fatto del sasso lanciato nell'acqua, le onde generate non dividono l'oceano.
L'oceano resta sempre uno e indivisibile, e le onde sono solo fenomeni temporanei che si generano nell'oceano e in esso tornano a dissolversi.

A questo punto sarà forse più facile capire come tutte le altre manifestazioni della vita (rappresentate dalle seguenti cornici dello Sri Yantra) sono contenute nel Grande Oceano dell'Assoluto Indifferenziato, sono delle Sue manifestazioni e non sono differenti da Esso in Qualità e Sostanza.
Infatti tutto in Esso si manifesta, in Esso si dissolve e, in ultima analisi, tutto non è altro che una Sua multiforme manifestazione (come nell'esempio dell'albero e dell'oceano).
La vita è una e molteplice allo stesso tempo, esattamente come l'Oceano, che è uno ma le onde e le creature che genera sono infinite e sempre nuove.
Da qui deriva la non ancora compresa asserzione di molte antiche 'rivelazioni', scritte e orali, quando dicono che tutto è Divino, e che anche noi siamo Dei (solo che non ne siamo ancora consapevoli).
Ed eccoci finalmente giunti a quello che rappresenta uno dei punti cruciali (del perché di tutto questo ambaradan della manifastazione, della vita, con tutte le sue contraddizioni, fatiche, gioie, dolori e...domande irrisolte): lo sviluppo della CONSAPEVOLEZZA.
Infatti, a ben rifletterci, l'interazione tra le coppie di opposti (coppie tra l'altro presenti in tutte le antiche tradizioni: in quella cinese, ebraica, mesoamericana, dei pellerossa, cristiana, zoroastriana, babilonese, egiziana, eccetera) servono poprio allo scopo ultimo di offrire un 'campo' di sviluppo alla Coscienza.
Infatti è grazie alla continua alternanza del giorno e della notte, del caldo e del freddo o della gioia e dolore, ad esempio, che 'sorge' in noi la consapevolezza di esistere, di essere.
Però all'inizio, quando la coscienza individuale è ancora giovane e la sua conoscenza incompleta, la sensazione di 'essere' la porta a considerarsi 'fuori' dal mondo: la porta a vedere, cioé, un fuori e un dentro, un noi e gli altri...

Questa sensazione di separazione, nata dall'ignoranza della vera natura della realtà, genera l'egoismo con tutte le sue conseguenze disastrose.
Eppure man mano, nonostante (o forse grazie a tutte le problematiche che affliggono ogni essere senziente) la consapevolezza cresce e si fa sempre più 'luminosa'.
Con gli ostacoli e i conflitti cresce pian piano la consapevolezza di chi o cosa siamo, e di cosa sia il mondo.
Si può dire che è grazie ai problemi (e ai conflitti interni ed esterni) che siamo spinti a porre infinite domande alla Natura o a chi è più saggio di noi.

Ecco che a furia di cercare di capire come risolvere i problemi, qualcosa in noi si 'illumina' e si espande, e diveniamo sempre più consapevoli di qualcosa che ignoravamo.
Fino ad arrivare a capire che la 'ricerca' è da svolgersi in se stessi.
Qui sta l'assurdo paradosso.
Ciò che si trova dopo un lungo cercare, non è qualcosa che sta fuori di noi.
Non esiste un 'fuori' e un 'dentro'.
E si comprende che la 'cosa preziosa' è proprio il cercare.
La Ricerca è lo sforzo della Coscienza di capire e di capirsi, al fine di riempire i propri 'spazi' di inconsapevolezza.
Ecco qual'è, infine, lo scopo della 'ricerca': la propria coscienza.
E' lei 'il giovane bimbo senza padre né madre' di cui parla il grande Padmasambhava.
Tornando allo Sri Yantra quindi, possiamo dire (ma senza la pretesa di darne una spiegazione esaustiva, né di essere un'autorità in materia) che Esso rappresenta simbolicamente il Grande, Affascinante viaggio della Coscienza Cosmica che 'immagina', 'sogna' e crea infinite situazioni e manifestazioni dalle quali nulla è escluso: schiavitù e liberazione, gioia e dolore...(esattamente come facciamo anche noi, nel nostro piccolo, quando sogniamo di notte, oppure di giorno, immaginando ad occhi aperti svariate situazioni e forme).
Questo è il 'gioco' della Maya, gioco nel quale si cade nell'ignoranza e nell'identificazione, si soffre e si gode, si vive in una alternanza di luce e buio, per poi, infine, cercare la 'vera luce' della conoscenza liberatrice dall'illusione della 'dualità'.
Tutto questo e molto più esprime lo Sri Yantra.
Niente di fisso, di stabile dunque, nello Sri Yantra, ma un 'flusso' costante di energia creativa che costantemente genera e distrugge infinite forme e infiniti mondi.
Un flusso dove il mutamento e la trasformazione sembrano essere l'unica 'regola' e lo sviluppo della Coscienza, della Consapevolezza, l'unica costante.

Un flusso dove tutto è possibile, il bene come il male, la gioia come il dolore, la schiavitù come la liberazione, e dove gli apparenti opposti trovano 'riconciliazione' nella 'chiarezza coscienziale' che avvolge l'inseparabilità di tutti i fenomeni...
Tutto questo viene spesso definito come un 'gioco' della Coscienza, un Lila, o un sogno...illusorio eppure reale, in cui le cose, le persone e gli eventi 'sono e non sono' allo stesso tempo.
Lo potremmo definire un grande paradosso, un koan che costantemente ci obbliga a trovare una risposta non razionale, ma intuitiva.
Come può infatti la ragione, da sola, decifrare le mille contraddizioni della vita?
Cos'è il dolore?

Cosa sono il bene e il male?

Cosa sono la vita e la morte?
Cosa è reale e cosa irreale?
Ecco il prolema che ci pone lo Sri Yantra.
Avvertendoci che tutte le risposte date dall'esterno, dai simboli, dalle parole, dai libri, o da qualunque saggio non possono che indicare e ri-velare, e mai essere definitive, perché le risposte le troveremo solo dentro di noi, vivendo, fluendo e...cercando la verità.
Un simbolo dunque, lo Sri Yantra, da studiare e da meditare. Un simbolo in cui assorbirsi in modo non concettuale.
Da sentire, oltre che da capire.
Fine.

martedì 18 gennaio 2011

La razza perfetta...



La razza perfetta non distrugge il mondo che la ospita, comportandosi come un cancro.

La razza perfetta è creatrice ma…non lascia rifiuti tossici.

La razza perfetta non è soggetta a guerre intestine,
essa vive in pace e armonia, e rigetta le persone che vogliono sopraffare o creare discordia.

La razza perfetta è un insieme di individui luminosi, svegli, responsabili, auto consapevoli, che non si prostituiscono per quattro soldi e…che sono rispettosi gli uni degli altri.

La razza perfetta non vuole assoggettare o colonizzare nulla e nessuno, tantomeno altre razze o altri pianeti, essa vive in armonia col resto dell’universo.

La razza perfetta sa di non essere l’unica razza e…s’inchina a coloro che gli sono coscienzialmente superiori, ma con dignità.

Inoltre essa accudisce e protegge con amore le razze coscienzialmente inferiori e gli altri Regni della Natura.

La razza perfetta vive nella Luce e nell’Amore e...non abusa del potere.

Finché non saremo a questo punto non crediamo di essere ciò che ancora non siamo, ma...

...operiamo per divenirlo.

sabato 15 gennaio 2011

Buon fine settimana col Sax di Paul Desmond

Il brano si intitola Emily, e fu suonato al Monterey Jazz Festival nel 1975.

Le posizioni di equilibrio nello Yoga


Vi sono diverse asana di equilibrio nello yoga.

Da Vrikshasana (l'albero) a Utthita e Parivritta Trikonasana (il Triangolo), passando per Virabhadrasana (l'Eroe Virabhadra) e Ardha Chandrasana (la Luna), o Utthita Hasta Padangusthasana, Parshvottanasana, Garudasana (l'Aquila Garuda), fino a Salamba Shirshasana (posizione sulla testa), Mayurasana (il Pavone) e Natarajasana (il Signore della Danza Cosmica), queste - e tante altre posizioni di equilibrio dello yoga - pur avendo effetti energetici differenti sul praticante (perché differenti sono i "circuiti energetici" che vengono a generarsi con ogni singola posizione) hanno comunque dei punti in comune.

Questi fattori in comune, che sono basilari nelle posizioni di equilibrio, sono pochi ma di fondamentale importanza: 1) una calma concentrazione; 2) assenza di pensiero; 3) attenzione al corpo (con una predilezione sui piedi); e 4) respiro rilassato.

In pratica le asana di equilibrio ci mostrano sin da subito in che condizione ci troviamo e, nel caso di una disarmonia psicofisica, queste ci offrono anche la soluzione, ristabilendo un corretto equilibrio.

Se per esempio siamo distratti perché stiamo divagando coi pensieri (quindi sbilanciati in alto con l'energia), o se siamo ansiosi e col respiro corto e aritmico, una qualunque di queste asana - soprattutto quelle su una gamba sola - ce lo fanno notare immediatamente; è infatti difficilissimo rimanere in equilibrio, poggiando su un solo piede, quando si è in uno stato ansioso o distratto.

Perciò le posizioni di equilibrio funzionano come uno specchio, che riflette il nostro stato psicofisico del momento, e allo stesso tempo ci aiutano a cambiare atteggiamento. E sarà proprio la buona riuscita della pratica a farci capire che il cambiamento positivo è in atto.

Ecco che col "semplice" portare la propria attenzione al corpo l'energia vitale del praticante, che fino a poco prima fluiva in modo disarmonico - o veniva assorbita dall'eccessivo pensare a vuoto - viene "incanalata" nei circuiti energetici del corpo, sbloccando vecchie tensioni e riportando uno stato di calma e armonia generale in tutto l'essere del praticante stesso.


L'unica condizione per ottenere questi risultati è...praticare.




venerdì 14 gennaio 2011

Ricomincia il concertino dell'Influenza suina



C'era da aspettarselo, io ci avrei scommesso, dopotutto ci sono ancora da smaltire non so quanti milioni di dosi di vaccino, vuoi che i diretti interessati mollino la presa? Manco per sogno! Il business deve andare avanti!

Così stanno ricominciando a bombardarci di notizie su presunti casi di morti sospette a causa del virus H1N1.

I giornalisti poi, poverini, devono pur lavorare. Perciò qualunque cosa faccia notizia subito te la sbattono in prima pagina. E l'effetto panico, si sà, fa moooolto notizia.

Scommetto che se cominciasse a far notizia il numero di persone che nel mondo muore scivolando su una buccia di banana sicuramente il numero dei decessi supererebbe di gran lunga quelli che vengono attribuiti a questo "mostruoso" virus.

Su sei miliardi e mezzo di persone si possono trovare cifre considerevoli su qualunque aspetto hai deciso di mettere in evidenza: vuoi sapere quante persone mettono i calzini alla roverscia al mattino, perché ancora mezzo addormentati? Sicuramente migliaia. Vuoi sapere quanta gente muore per una diagnosi o per un'operazione sbagliata? O quanta gente muore per l'uso di farmaci? Sicuramente molti più di quanti ne muoiono per un qualunque virus. Ma quell'informazione danneggia la categoria sanità-medico-farmacista-industria farmaceutica, quella del virus, invece, la rafforza.

E il concertino continua...

giovedì 13 gennaio 2011

Patty Pravo in "Poesia"

Sarà un brano di "altri tempi" ma io lo trovo di una dolcezza...


Le Nove Cornici dello Sri Yantra (3)



Continuiamo il nostro viaggio alla scoperta dello Sri Yantra - e quindi della vita nella sua totalità - perché questo antico simbolo rappresenta la totalità dell'esistenza, offre un metodo di meditazione e la possibilità di intuire l'eterno processo di creazione-dissoluzione che si rinnova a ogni istante.
"...Le ulteriori cornici includono figure i cui perimetri sono costituiti da un diverso numero di triangoli: la quarta cornice, 'quella che garantisce ogni prosperità', si struttura in quattordici triangoli ed è collegata con le quattordici nadi (i canali energetici) principali del corpo sottile che lo irrorano di prana, l'essenza vitale.

Nella quinta e nella sesta cornice le figure presentano entrambe dieci triangoli, collegati con i dieci prana (soffi vitali)...e i dieci agni (fuochi gastrici) della medicina ayurvedica...Le denominazioni di questi due livelli sono 'quella che realizza ogni cosa' e 'quella che protegge da ogni pericolo'.
Penetrando nella settima cornice, 'quella che rimuove ogni malattia', sia fisica che psichica, si trova una figura a otto triangoli...per alcuni vi sono rappresentate categorie di sensazioni opposte: caldo-freddo, gioia-dolore, desiderio-distacco, attività-inerzia...per altri vi sono inclusi anche i tre guna.

L'ottava cornice, 'che garantisce ogni realizzazione', include un solo triangolo, rosso, con il vertice verso il basso: la Shakti è qui contemplata nella sua prima manifestazione, avvenuta grazie alle sue tre fondamentali energie: il desiderio creativo, che è la causa dell'emanazione dell'universo; l'inesauribile potere di discriminazione e conoscenza, che struttura la molteplicità; il potere di azione e di movimento, che realizza il mondo manifesto.




Tre modalità psicologiche, dunque, ove la triade volontà-conoscenza-azione proietta il processo di emozione-ideazione-realizzazione...Ma le interpretazioni basate sul simbolismo delle triadi non si esauriscono qui: i tre lati del triangolo rimandano agli ultimi livelli dello schema Samkhya e precisamente al senso dell'ego, all'intelletto cosmico e alla Prahkriti; al Sole, alla Luna e al Fuoco; alle tre dimensioni del suono: sottile non percepibile, intermedio che risuona nella mente, grosso che si esprime con la voce; ai tre stati di coscienza umana: la veglia, il sonno con sogni, il sonno senza sogni...e altre triadi ancora".


brano tra virgolette tratto da Mandala, Xenia edizioni




7. Continua

mercoledì 12 gennaio 2011

Il Dott. Maurizio Grandi - Quando l'Oncologo ha un cuore



Grazie a Michele D. per la segnalazione.


Luminare di fama internazionale, attualmente Maurizio Grandi vive e lavora a Torino.


Da quel che ho letto su di lui http://www.ilgiornale.it/interni/il_medico_che_vince_tumori_curando_lanima/atletica-afghanistan-3/07-01-2011/articolo-id=497997-page=0-comments=1 ho avuto l'impressione di un uomo che affronta col cuore la propria professione.
Questo medico con un "cuore" sembra che non tratti i propri pazienti come numeri, ma come esseri umani, facendoli sentire a casa propria quando li visita nel suo studio, La Torre, e non limitandosi solo alle cure convenzionali, ma esplorando anche vie naturali e meno invasive. Il dottor Grandi, infatti, non è solo Oncologo, ma si è anche perfezionato in Bioetica e Fitoterapia.


lunedì 10 gennaio 2011

La fredda morsa della Burocrazia



Tenetevi attenti e concentrati, perché l'argomento che stiamo solo per "sfiorare" è di primaria importanza, stiamo infatti per tentare di abbozzare uno schizzo di questo fantasma, inafferrabile eppure onnipresente, onnipotente e spietato, chiamato Burocrazia.

E se pensate che l'argomento non vi riguarda state facendo un errore grossolano, infatti la burocrazia entra fino in casa vostra e, come un miasmo letale vi droga, vi assoggetta a vi fa sua.

Ma partiamo da un ipotetico inizio.

Innanzitutto cosa significa questa parola, burocrazia? Burocrazia è un misto di francese e greco: bureau (ufficio) + kratos (potere).

In pratica la Burocrazia è il potere che viene conferito da chi sta in cima alla piramide, che può essere un re, un dittatore, un presidente, un magnate dell'economia mondiale...a tutto l'apparato che forma appunto la "piramide del potere".

Questa piramide ha una caratteristica molto particolare: è IMPERSONALE, ed è un vero e proprio fantasma, senza volto e senza nome (o dai mille volti e mille nomi), eppure ha il potere di mandarvi sul lastrico, di sfrattarvi da casa vostra, di obbligarvi a fare lavori che non vorreste fare, di farvi pagare tasse che non dovreste pagare, di mandarvi alla guerra...di farvi sentire sempre spiati ed osservati e di rubarvi l'anima.

Tornando all'impersonalità della burocrazia, se ad esempio voi state morendo di fame ed avete urgente bisogno di un sussidio da parte dello Stato sarete bell'e sepolto prima di arrivare a dialogare con chi ha il "potere" di fare qualcosa per voi. Inizierete infatti una lunga trafila e un pellegrinaggio infinito, a pancia vuota tra l'altro, che vi costringerà ad andare ad elemosinare di ufficio in ufficio e parlando sempre con qualcuno che vi dirà: - Mi spiace, non è di mia competenza. Provi in quell'altro ufficio. -

Il fantasma burocratico, figlio di quell'altro fantasma "impersonale" chiamato Stato (per Gramsci: Stato = Società politica + Società civile, come a dire tutti e nessuno), come dicevo è freddo, spietato...senza cuore, è tutto cervello e calcolo.

E se pensiamo a quanto sia capillarmente diffusa la burocrazia c'è veramente da mettersi le mani nei capelli.
Anche chi non soffre di claustrofobia si sentirebbe mancare il fiato se prendesse coscienza di quanto è tenuto stretto nelle morse d'acciaio e fredde dell'apparato burocratico dei Ministeri, Regioni, Provincie, Comuni, Sindacati, Magistratura, Polizia, ASL, e...sicuramente ne sto dimenticando qualcuno...ma non dimentichiamo che tutti gli impiegati dell'aministrazione pubblica, volendo o nolendo, fanno parte dell'apparato burocratico. E sto parlando anche di maestrine, professori, segretarie, bidelli...per questo dicevo di non vedere la burocrazia come qualcosa di lontano da noi.

La burocrazia è anche la bolletta della luce, del gas e del telefono e se hai un problema stai bell'e fresco prima di risolverlo. Oggi non si parla quasi più con un operatore umano, ma solo con una voce registrata, fredda, impersonale, perché la burocrazia non può che creare cose della sua specie, fredde e impersonali, appunto.

Dov'è il cuore nella burocrazia? E' in vacanza? No! Non c'è proprio, non c'è mai stato, né vi può essere un cuore in questa piramide fantasmagorica fatta solo di numeri che sommati tra di loro danno come risultato zero.

Ma torniamo a far parlare Gramsci (mi raccomando, amici di sinistra, non pensate che sono uno di voi solo perché cito Gramsci, io non mi colloco da nessuna parte, ma non sono neanche un anarchico rivoluzionario): "Stato è tutto il complesso di attività pratiche e teoriche con cui la classe dirigente giustifica e mantiene il suo dominio. Non solo. Ma riesce a ottenere il consenso dei governati".

"La burocrazia è la cristallizzazione del personale dirigente che esercita il potere coercitivo e che a un certo punto diventa casta..."

"Le funzioni della burocrazia stanno nella sua generale funzione di strutturazione e fissazione dei rapporti tra i dirigenti e i diretti".

"Il personale burocratico dello Stato è nominato dall'alto, dai dirigenti politici dello Stato, ai quali risponde delle proprie attività, ed è selezionato sulla base della competenza tecnica...Mentre le classi dirigenti richiedono ai burocrati fedeltà allo Stato (spirito di Stato), cioé alla propria politica, le classi subordinate possono esigere da questi soltanto l'efficienza tecnica nell'esercizio delle loro funzioni".

Lo schema è dunque questo: STATO (o meglio: Partiti al Governo) - BUROCRATI - POPOLO (o quel che rimane del popolo).

Ma torniamo a Gramsci: "La burocrazia moderna si presenta sia come fatto politico che come fatto tecnico".

"Il duplice carattere politico e tecnico della burocrazia discende dal fatto che la stessa distinzione tra dirigenti e diretti, che costituisce il terreno nel quale la burocrazia si forma, risponde a esigenze politiche e tecniche della vita collettiva".


"...nel formare i dirigenti è fondamentale la premessa: si vuole che ci siano sempre governati e governanti, oppure si vogliono creare le condizioni in cui la necessità dell'esistenza di questa divisione sparisca?"

"...lo Spirito di Stato, del quale la burocrazia è il depositario, non consiste in un insieme di principi etici che lo Stato pone come norma a tutti i cittadini, e neppure nell'assunzione di punti di vista e criteri di carattere universale (come il bene comune, il patriottismo, eccetera), ma nel cemento ideologico che rende omogenea e compatta la burocrazia stessa, cioé una ideologia particolare (di gruppo) che razionalizza la posizione da essa detenuta. In questo modo lo spirito statale espresso dalla burocrazia non consiste nella assunzione dei fini generali da parte di funzionari statali, ma nel proporre i propri fini di gruppo come fini generali della collettività".


Non so se è chiaro quello che ho appena scritto (se non lo è, e se siete interessati a capire, vi prego rileggete).

In pratica le ultime tre righe esprimono quello che è il pericolo della burocrazia, o mostrano il suo vero volto: "...in questo modo lo spirito statale espresso dalla burocrazia non consiste nella assunzione dei fini generali (come il bene comune) da parte dei funzionari statali, ma nel PROPORRE I PROPRI FINI DI GRUPPO COME FINI GENERALI DELLA COLLETTIVITA'".

Più chiaro di così.

Apriamo gli occhi ragazzi!

Pensiamo forse che non stia succedendo proprio questo, proprio ora, sotto il nostro naso? Non vi sentite un prurito nel di dietro? Lì, in basso?!

Non sottovalutiamo il subdolo modo di agire della burocrazia. Questo fantasma è plurimillenario, non è certo nato ieri, e ne sa una più del diavolo.
Questo figlio della sola razionalità, qualità prettamente maschile (infatti è stato partorito senza l'ausilio della sensibilità, dell'intuizione, dell'amore materno che offre senza nulla chiedere in cambio, qualità di natura femminile assenti nelle strutture piramidali del potere) ha saputo mettersi al servizio di imperatori, re, governanti, papi e magnati di ogni tempo, asservendoli a sua volta e stritolandoli nella morsa che essi stessi avevano edificato.

E' stato artefice e vittima della burocrazia il primo Imperatore cinese Ying Zheng (246 a.C. circa), quello della unificazione della Cina e della Grande Muraglia. Sotto il suo impero erano più i burocrati che i normali cittadini. Quell'uomo divise l'immenso territorio "unificato" in governatorati e distretti. Fece bruciare tutti gli antichi testi sapienziali e, coercitivamente, obbligò un enorme numero di semplici contadini a divenire soldati e spie.

Furono fini burocrati gli antichi romani, già specializzatisi in questo dal tre o quattrocento avanti Cristo, con la creazione del Senato e del Mos Majorum.
Razionali al massimo livello, quindi calcolatori ai fini degli interessi personali, riuscirono con semplici (ma ferree) regole ad assoggettare mezzo mondo: la prima regola era la legge del più forte, la seconda quella del più astuto, la terza quella di non avere nessuno scrupolo nel perseguire i propri fini con ogni mezzo, buono o cattivo.

I romani divisero i loro territori in province, comuni, eccetera. Indirono censimenti della popolazione (per poterla controllare) e tante altre cosucce miranti a controllare e schiavizzare l'essere umano. L'intrigo e il tradimento erano all'ordine del giorno, e un senatore non poteva fidarsi neanche della propria ombra.

La Russia di Stalin (forse la reincarnazione del primo imperatore cinese?) era talmente burocratizzata che si arrivò al punto che il padre spiava (e denunciava) il figlio o il marito la moglie, e non ci si poteva fidare del vicino di casa. Tutto a beneficio del Partito.

Con l'apparato burocratico chi sta in cima alla piramide controlla tutto senza farlo direttamente, basta che lui controlli quelli appena sotto di lui, saranno gli altri a fare il resto, controllando i livelli appena inferiori.

E da allora nulla è cambiato....o forse è cambiata l'apparenza, ma non la sostanza. Basta guardare come vanno le cose in tutto il mondo, compresa casa nostra.

Sveglia ragazzi!
...e questo è quanto...

La Suggestione - Una leggenda Sufi...



Una leggenda Sufi persiana racconta che un saggio una volta disse che tutta l'acqua del mondo, in un tempo molto lontano, sarebbe sparita, tutta tranne quella che sarebbe stata raccolta e conservata.

E disse anche che dopo vi sarebbe stata altra acqua a sostituire quella sparita, ma chiunque l'avesse bevuta avrebbe perso la ragione.

Solo una persona prese sul serio il veggente e cominciò a fare scorta di acqua.

E avvenne ciò che fu predetto e tutte le sorgenti inaridirono, e colui che aveva dato retta al saggio bevve solo l'acqua che aveva raccolto, mentre quelli che bevvero l'acqua nuova dalle sorgenti e dai pozzi impazzirono tutti.

Solo colui che aveva seguito il consiglio del saggio mantenne sano il suo intelletto, ma proprio per questo fu ritenuto pazzo da tutti gli altri.

Dopo un po' di tempo quell'uomo non sopportando la sua diversità da tutti gli altri versò le proprie scorte d'acqua in terra e si abbeverò come tutti dalla nuova acqua.

Solo allora gli altri pazzi pensarono che avesse finalmente recuperato l'intelletto.

sabato 8 gennaio 2011

I Fiori di Kama - Una scena dal Casanova di Fellini

Si sa di molte famose vittime dell'inquisizione, da Giordano Bruno a Galileo e Tommaso Campanella, ma forse pochi sanno che anche Giacomo Casanova fu processato e incarcerato dal tribunale dell'Inquisizione, a Venezia.
Fuggito dalla prigione dei Piombi, impresa veramente ardua e difficile da realizzare, Giacomo Casanova iniziò a spostarsi per mezza Europa, spesso ospitato da membri dell'alta società.
Non fu certo un santo, il Casanova, ma sicuramente era un uomo colto e raffinato, tremendamente innamorato della vita e...con una sua etica.
Se non altro era un uomo vivo...


venerdì 7 gennaio 2011

Banchi con gli Sponsor



Di questi tempi succede anche questo: l'Assessore provinciale all'Istruzione di Barletta (una delle tre città che formano la sesta provincia pugliese assieme ad Andria e Trani, la BAT) propone, ad eventuali aziende interessate, di partecipare all'acquisto di banchi per le scuole pubbliche. In cambio le aziende possono mettere delle targhette pubblicitarie sui banchi co-acquistati.

Fin'ora sono state poche le aziende che hanno partecipato, ma ciò non toglie che la cosa possa espandersi a macchia d'olio.

Nonostante il ricorso della Cgil, degli studenti e dei genitori, il Tar ha dato ragione all'assessore, quindi è legale offrire banchi alle scuole pubbliche in cambio di pubblicità.

Ehh sì che questa di offrire banchi in cambio di pubblicità non è una cosa nuova, basta guardare nelle chiese: ogni banco ha un suo "sponsor", e spesso vi troviamo lapidi in "onore" del facoltoso che ha contribuito all'edificazione del sacro luogo.

Quindi perché l'istruzione pubblica dovrebbe salvarsi dall'assalto del dio sponsor? Dopotutto non stiamo assistendo, in questi anni, alla trasformazione dei dirigenti scolastici in manager d'assalto?

Non stiamo forse vedendo le scuole pubblicizzarsi con manifesti che promettono infiniti sbocchi di lavoro e carriere eccellenti?

E siccome "la pubblicità è l'anima del commercio", in un mondo che è diventato un'immenso baraccone commerciale...becchiamoci anche questo!

giovedì 6 gennaio 2011

Neuroni specchio

I neuroni specchio furono scoperti casualmente nel 1992 dal prof. Giacomo Rizzolatti. Questi ci aiutano a comprendere un po' di più 'meccanismi automatici' psicologici e comportamentali come l'imitazione, l'immedesimazione, l'empatia...l'identificazione....



martedì 4 gennaio 2011

Il libro del mese: Il Tao della fisica



Ecco un libro da non perdere che, pur avendo ben trentacinque anni e nonostante la scienza avanzi, saltella ancora forte e agile come un ragazzino.
Scritto da un raro esempio di Homo Sapiens sapiens, Fritjof Capra, un uomo che ha saputo coniugare le sue conoscenze scientifiche (l'autore è un fisico) con alcune tra le più antiche culture oggi conosciute sul pianeta: taoismo, induismo, buddhismo e zen, questo testo ci porta in un viaggio fantastico tra quark, quanti, fotoni, vibrazioni, campi, spazio, tempo, energia e materia viste sia dal punto di vista scientifico che da quello degli antichi testi orientali.

Mostrando le palesi correlazioni tra le moderne scoperte nel campo della fisica quantistica e paragonandole con le asserzioni degli antichi saggi dell'oriente Capra, in questo libro, ci apre davanti uno scenario di inimmaginabile bellezza e maestosità, fino a farci comprendere l'inscindibile interrelazione del 'tutto che vive', uno e molteplice allo stesso tempo...vuoto e pieno allo stesso tempo.


Alcune pagine dal libro

Vuoto e Forma
La concezione meccanicistica classica del mondo era basata sull'idea di particelle solide e indistruttibili che si muovono nel vuoto.
La fisica moderna, invece, ha prodotto un cambiamento radicale di questa immagine, giungendo non solo a una nozione completamente nuova di 'particella', ma trasformando anche profondamente il concetto classico di vuoto....
...in queste 'teorie quantistiche dei campi' la distinzione tra le particelle e lo spazio che le circonda diventa sempre più sfumata e il vuoto è concepito come un'entità dinamica di importanza fondamentale....
...Materia e spazio vuoto - il pieno e il vuoto - furono i due concetti, fondamentalmente distinti, sui quali si basò l'atomismo di Democrito e di Newton. Nella relatività generale questi due concetti non possono più rimanere separati. Ovunque è presente una massa sarà presente anche un campo gravitazionale, e questo campo si presenterà come una curvatura nello spazio che circonda quella massa. Non dobbiamo pensare, tuttavia, che il campo riempia lo spazio e lo incurvi. Il campo e lo spazio non possono essere distinti: il campo è lo spazio curvo...

...come dice Albert Einstein: 'Noi possiamo perciò considerare la materia come costituita dalle regioni dello spazio nelle quali il campo è estremamente intenso...In questo nuovo tipo di fisica non c'è luogo insieme per campo e materia poiché il campo è la sola realtà'....
La concezione delle cose e dei fenomeni fisici come manifestazioni effimere di una entità fondamentale soggiacente non è solo un elemento di fondo della teoria dei campi, ma anche un elemento basilare della concezione orientale del mondo. Come Einstein, i mistici orientali considerano questa entità soggiacente come la sola realtà: tutte le sue manifestazioni fenomeniche sono viste come transitorie ed illusorie.

Questa realtà del mistico orientale non può essere identificata con il campo quantistico dei fisici, poiché essa è vista come l'essenza di tutti i fenomeni di questo mondo e, di conseguenza, è al di là di tutti i concetti e di tutte le idee. Il campo quantistico, viceversa, è un concetto ben definito che spiega solo alcuni dei fenomeni fisici.....


...nella concezione orientale, la realtà soggiacente a tutti i fenomeni trascende tutte le forme e sfugge a tutte le descrizioni e specificazioni. Di essa, perciò, si dice spesso che è senza forma, vacua e vuota. Ma questa vacuità non dev'essere presa per semplice non essere...
Nonostante l'uso di termini come vacuità e vuoto, i saggi orientali fanno capire che essi non intendono la normale vacuità quando parlano del Brahman, del Shunyata o del Tao, ma, al contrario, intendono un vuoto che ha un potenziale creativo infinito...


...Essendo manifestazioni effimere del Vuoto, le cose in questo mondo non hanno alcuna identità fondamentale...I buddhisti hanno spesso paragonato questa illusione di una sostanza materiale e di un sé individuale al fenomeno di un'onda sull'acqua, nel quale il movimento in sù e in giù delle particelle d'acqua ci fa credere che una parte di essa si muova sulla superficie. E' interessante notare che i fisici hanno usato la stessa analogia nel contesto della teoria dei campi per mettere in evidenza l'illusione creata da una particella in moto e dell'esistenza di una sostanza materiale.


Nella filosofia cinese l'idea di campo non solo è implicita nella nozione del Tao, vuoto e senza forma e che tuttavia produce tutte le forme, ma è anche espressa esplicitamente nel concetto di c'hi...

...La parola c'hi letteralmente significa 'gas' o 'etere', e fu usata nell'antica Cina per indicare il soffio vitale, o energia vitale che anima il cosmo. Nel corpo umano i canali del c'hi (i meridiani) sono la base della medicina cinese tradizionale. Lo scopo dell'agopuntura è di stimolare il flusso del c'hi attraverso questi canali.

Il flusso del c'hi è anche la base dei movimenti sinuosi del Tai chi chuan, la danza taoista del guerriero...


La Danza Cosmica

Nel ventesimo secolo, l'esplorazione del mondo subatomico ha rivelato la natura intrinsecamente dinamica della materia; ha mostrato che i costituenti dell'atomo, le particelle subatomiche, sono configurazioni dinamiche che non esistono in quanto entità isolate, ma in quanto parti integranti di un'inestricabile rete di interazioni. Queste interazioni comportano un flusso incessante di energia che si manifesta come scambio di particelle; un'azione reciproca dinamica in cui le particelle sono create e distrutte in un processo senza fine, in una continua variazione di configurazioni di energia...

...L'intero universo è quindi impegnato in un movimento e in una attività senza fine, in una incessante danza cosmica di energia...



...Un bell'esempio di quest'immagine di ritmo e danza è fornito da Alexandra David-Neel nel suo libro Tibetan Journey, in cui descrive l'incontro con un Lama il quale, alludendo a se stesso come a un 'maestro del suono' le descrive con le seguenti parole la sua concezione della materia: - Tutte le cose...sono aggregati di atomi che danzano e con i loro movimenti producono suoni. Quando il ritmo della danza cambia, cambia anche il suono prodotto...Ciascun atomo canta perennemente la sua canzone, e il suono, in ogni istante, crea forme dense e tenui. -


La metafora della danza cosmica ha trovato nell'induismo la più profonda e splendida espressione nell'immagine del dio Shiva che danza. Tra le sue numerose incarrnazioni, Shiva...appare come il re dei danzatori.
Secondo la dottrina indù tutta la vita è parte di un grande processo ritmico di creazione e distruzione, di morte e rinascita, e la danza di Shiva simboleggia questo ritmo eterno...




Il Tao della fisica, F. Capra, Adelphi



lunedì 3 gennaio 2011

Koyaanisqatsi

Sì, lo so, forse sono un po' retrò, ma non poteva mancare nel mio blog un accenno alla trilogia Qatsi: Koyaanisqatsi (che propongo in questo post), Powaqqatsi e Naqoiqatsi.
Koyaanisqatsi (come gli altri Qatsi girato da Godfrey Reggio, e uscito nel 1982 - dopo ben sei anni di riprese e montaggio -) significa nella lingua degli indiani Hopi 'Vita in tumulto', o comunque 'vita folle, squilibrata, in disintegrazione', e che perciò rischia di portare al disastro, in questo caso planetario.
Per rimediare occorrerebbe un'era che inauguri un altro stile di vita, più armonico e rispettoso degli altri e dell'ambiente.
Questo film-documentario (con la completa assenza di dialoghi) mostra le meraviglie del nostro pianeta e le "creazioni" a volte mostruose del genere umano.
A Koyaanisqatsi sono seguiti Powaqqatsi (1988), che nella lingua amerinda Hopi significa 'Vita che consuma le forze vitali di altri esseri per promuovere la propria vita' e che mostra l'impatto del progresso sull'ambiente.
La trilogia fu completata con Naqoyqatsi (2002) che significa 'Vita in cui ci si uccide a vicenda', il che è tutto un programma.
Le stupende musiche (veramente suggestive) sono di Philip Glass, grande compositore e interprete.
Buona visione