
Ecco una personale interpretazione (diversa da quella delle "masse" dedite allo Yoga) del Surya Namaskara...
...e lasciamo completamente da parte il lato ginnico di questa meravigliosa sequenza di asana, per dare uno sguardo veloce ad un aspetto forse un po' troppo trascurato: quello della preghiera.
Una preghiera che non è richiesta di aiuto, di benefìci...di mercificazione, ma un afflato, un "desiderio" forte e profondo, vissuto con tutto se stesso, di intima comunione col "Sole spirituale" (di cui il Sole materiale non è che un pallido riflesso).
Il Saluto al Sole, quindi, non come pratica terapeutica, ma come un gesto di riconoscenza e come richiesta di una ancor più intima comunione...un fondersi in...
Riconoscenza e comunione vissute in modo più o meno consapevole e...vissute con tutto il proprio corpo. Allora ogni gesto, anche minimo, del Surya namaskara (ma non solo, poiché tutto lo Yoga tende a questo) assume un valore diverso: le mani giunte del Namasté, l'inchino di Utthanasana, un aprire il proprio cuore (con l'apertura del torace in Urdhva Mukha Shavanasana), un fare un "passo" verso il Divino (quando dopo Adho Mukha Shavanasana si porta un piede a terra alzando le mani al cielo), non sono affatto atti ginnici, ma "gesti" consapevoli espressi da un "essere" riconoscente dell'immenso dono ricevuto.
Il mistero dell'intima comunione di Spirito-Coscienza-Materia è sempre presente nella mente di uno yogi (o di un aspirante tale).
Praticare il Surya namaskara è un "rinnovare" questa consapevolezza ed una libera ed adogmatica espressione di riconoscenza verso il Divino.