sabato 24 novembre 2012

HUMANI NIL A ME ALIENUM PUTO




Ecco un altro testo che non può assolutamente mancare nella biblioteca di un "ricercatore".

Leggendolo sono tornato indietro nel tempo, a quando leggevo (pardòn: studiavo) i libri di Gurdjieff e di Ouspensky, afferrando solo alcuni concetti - forse perché ero giovane io, o forse perché quei libri mancavano di una coerente "progressione" nell'esposizione su come deve procedere un aspirante "ricercatore di verità".

In questo testo, invece, ho trovato una linearità quanto mai rara in uno scritto che dovrebbe accompagnarci nel difficile "viaggio" della ricerca.

E basta dare un'occhiata a una parte dell'indice degli argomenti trattati per averne un'idea: Sono un uomo - La progressione interiore - La caratteristica principale - L'essere in evoluzione - La falsa personalità (i personaggi) - L'"io" (il mucchio selvaggio) - Il lavoro su noi stessi - Il maggiordomo - Il lavoro sulla falsa personalità - La resistenza - Le maschere - Gli ammortizzatori e le debolezze - Il lavoro con le triadi - Azioni e triadi - Il koshi - L'intuizione - Evitare la triade sbagliata - L'identificazione nell'apprendimento... - La scala della materia... - Gli idrogeni... - Le emozioni negative... - Identificazione... - Il mentire... - Le Legge del Tre... -.

Insomma: ciò che è esposto in questo libro mi ha lasciato pieno di stupore e di gratitudine. 

Eppure non sono nuovo nella "ricerca", sono ben trentacinque anni che ricerco (e spero non finirò mai: sto cominciando a provarci gusto). 

Leggendo mi sono reso conto che chi scriveva non esponeva un sapere di "seconda mano", e questo, secondo me, si può "intuire" leggendo un libro.

Dal libro:

L'intuizione

- Abbiamo fin'ora indicato tre tipi di triadi. Possiamo identificare una quarta in ciò che ordinariamente indichiamo come invenzione, scoperta, intuizione.

In particolare l'intuizione è data dalla ripetitività. Per accedere a qualcosa di nuovo - a un'ottava superiore - dobbiamo "spezzare un cerchio", produrre uno shock, uno stop, che ci faccia fare un "salto".

Occorre quindi prima girare a lungo lungo il perimetro di un cerchio (che sia una nenia, una tecnica ripetuta, un kata, un processo mentale, una struttura emotiva...). I mantra funzionano in questo modo: innestano un processo circolare di ripetitività dentro il quale, ad un certo punto, è possibile trovare un punto di rottura.

La meccanica ripetizione di gesti, il rituale dell'azione replicata di continuo, a un certo punto generano la possibilità di intuire dove è il punto che può migliorarci e aiutarci a effettuare il "salto" che costituisce il cambiamento.

Naturalmente si può rimanere imprigionati tutta la vita nel gesto meccanico. E' quello che avviene la maggior parte delle volte...Il desiderio di cambiare, di non accontentarsi mai, di migliorare, deve naturalmente essere il movente principale per poter accedere al cambiamento...Altrimenti potremo anche acquisire una buona tecnica, diventare anche perfetti nell'esecuzione, ma senza introdurre mai nulla di nuovo.
Senza crescere, dunque. -

Hvmani mil a me alienvm pvto, Anonimovs, Adea Edizioni







domenica 18 novembre 2012

Una scena indimenticabile





Sono passati diversi anni, ormai, da quando ho assistito ad una scena di quelle che lasciano il segno.
Più di una scena si tratta di un episodio.

Ricordo che ero di ritorno da un mio viaggio al Nord percorrendo l'autostrada e, come faccio spesso quando viaggio, mi sono concesso una divagazione.

Sono quindi uscito dal percorso "lineare" per andare ad esplorare una cittadina del Centro Italia, e poiché quando ho raggiunto la città era ora di pranzo, ho cercato un buon ristorantino in centro.

Ed è appunto in quel ristorante che è successa una delle cose più incredibili a cui mi sia capitato di assistere.

Seduti ad un tavolo vicino al mio avevano appena iniziato a pranzare due uomini: uno era un giovane sulla quarantina, l'altro superava sicuramente i sessant'anni.

Entrambi erano ben vestiti, si vedeva chiaramente che erano uomini d'affari. Soprattutto quello più anziano. Questo, infatti, aveva l'aria di essere molto ricco e borioso, di quella specie di ricchi che pensano di poter comprare tutto coi soldi.

L'altro aveva l'aria di essere un professionista, ma non riuscivo a cogliere in cosa. Però aveva l'aspetto di una persona "integra", non saprei come altro definire ciò che mi trasmetteva.

Per via della vicinanza, pur nel trambusto del locale, cominciai a cogliere parte dei loro discorsi.

Per non stare a farla lunga dirò solo che il vecchio stava cercando di corrompere il giovane che ricopriva un ruolo di prestigio in una azienda concorrente.

Giovane: - Posso chiederle perché mi ha invitato a pranzo? Ha detto che ha un lavoro da offrirmi. -

Uomo anziano: - Sicuro! E poiché sono una persona di poche parole ti dico subito che ho intenzione di farti fare carriera. -

Giovane: - Ma io ho già un lavoro, anche piuttosto prestigioso, lei dovrebbe saperlo. -

Anziano: - Certo che lo so. So anche quanto guadagni se è per questo.

Giovane: - Ma...

Anziano: - Ma so anche che hai l'età giusta per fare carriera...di diventare "veramente" ricco. E forse se non approfitti ora non  ti sarà concessa una seconda occasione dalla vita. Tu sai chi sono io, vero?

Giovane: - Sì...-

Anziano: - E saprai anche che ho molte aziende nei settori più diversificati. -

Giovane: - Sì, lo so. -

Anziano: - Allora: quello che voglio da te è avere delle informazioni, diciamo...."segrete" sui piani di produzione dell'impresa per la quale lavori. Questo è quanto, né più né meno. -

Giovane: - Ma io lavoro in quell'azienda da quindici anni, e sono sempre stato trattato come un figlio dal titolare. Poi la mia etica personale, la dignità...il senso di lealtà....-

L'anziano, interrompendolo bruscamente: Etica, dignità, lealtà.....ma in quale mondo vivi ragazzo? Di questi tempi ciò che conta sono i soldi, avere una posizione stabile, sicura. Tutto il resto sono cose per "filosofi"...-

Giovane: - Lei pensa di poter comprare tutto coi soldi? -

Anziano (un po' indispettito): - Non c'è nulla che non possa permettermi: donne, case, abiti....viaggi. Posso comprare tutto, anche il cuore delle persone. -

Il dialogo che sto descrivendo si svolse durante tutto il pranzo, tanto che si era arrivati al dolce.

Io osservavo attentamente, sempre più incuriosito ma senza farmi notare, le espressioni delle due figure.
Dopo quest'ultima frase vidi il volto del giovane farsi dubbioso. Sembrava stesse cercando una soluzione a quella situazione chiaramente "indigesta" per lui.

A un tratto il giovane chiamò la cameriera e si fece portare un contenitore da cucina.

Dopo che la giovane - visibilmente stupita - ebbe lasciato il contenitore davanti al giovane, questi si mise le dita in gola e vomitò tutto il pranzo nel recipiente.

La scena non sfuggì a nessuno dei presenti, tanto che ci fu un momento di scompiglio generale, con mormorii e rumori di sedie che si muovevano.

In tutta questa agitazione generale, il giovane, con aria assolutamente calma, si asciugò la bocca sotto gli occhi attoniti dell'anziano "riccone" e disse: - Tutto quello che lei mi ha offerto è in questo contenitore. La prego di non contattarmi più in futuro. -

Nella sala si fece un silenzio assoluto, ma nessuno aveva avuto modo di capire cosa stesse succedendo.

Detto questo il giovane si alzò ed uscì dal locale, seguito dallo sguardo attonito dell'uomo e di tutti i presenti, nonché dei miei.

Ecco, questa è una delle scene più esilaranti che abbia mai visto in vita mia. Ma la cosa più importante è che quella scena fu regalata solo a me, perché io fui l'unico spettatore di tutto l'episodio completo.

Io non so, né posso saperlo, quali sviluppi possa aver avuto quell'episodio, so solo che ho visto in quel giovane un raro esempio di fermezza d'animo e di dignità.









lunedì 29 ottobre 2012

Capire la crisi

Il filosofo Emile Ciòran diceva: "...un libro deve frugare nelle ferite, anzi, deve provocarle. Un libro dev'essere un pericolo."


Perchè?

E quale attinenza ha questa tagliente frase con le crisi? Perché penso che anche un post (così come un film) debbano fare la stessa cosa, aiutandoci a svegliarci.

Poiché sono un uomo sotto la sessantina, che di crisi ne ha vissute e ne vive di fortissime a tutti i livelli; ed avendo sperimentato, dopo, alla fine della crisi, una considerevole crescita interiore e personale, ho smesso di combattere le crisi: che siano le benvenute.

Col tempo sono diventato uno studioso (in privato) del fenomeno "crisi", e ho scoperto come questa sia collegata alle Leggi di Natura.

Forte di queste premesse penso di poterne un po' parlare (pur senza avere la pretesa di essere un filosofo, un economista, un sociologo o uno psicologo).

Ma prima di elencare brevemente i vari tipi di crisi, penso sia d'obbligo chiarire di cosa stiamo parlando.


Cos'è una crisi?

Una definizione moderna di crisi potrebbe essere: "...un momento che separa una maniera di essere, o una serie di fenomeni, da un'altra differente.."

Vediamo perciò che la crisi è un "momento" di transizione da un "prima" a un "dopo".

La crisi è dunque uno spartiacque che evidenzia un "conflitto" in essere tra due "forze" in contrapposizione: la forza progressista (che spinge in avanti) e la forza conservatrice (quella che vuole mantenere lo "status quo").

Ed è in quest'ottica che, secondo me, bisognerebbe guardare alle crisi come a un conflitto di Forze in atto.

In alcuni testi (leggere, ad esempio, "Il potere di cambiare le cose", Adea Edizioni, in cui si parla estesamente della Legge del Tre e del Sette, o Legge delle Ottave, spiegandone tutte le dinamiche), queste Forze vengono prese seriamente in considerazione.

Questi "libri di Conoscenza" ci informano dell'esistenza di Leggi Naturali, o Fische che, pur regolando tutto, ma proprio tutto ciò che esiste; e pur essendo costantemente "sotto i nostri occhi", ci sfuggono completamente, perché ne ignoriamo l'esistenza.

La più importante di esse - per la vita di questo pianeta e dell'intero universo - è la Legge del Tre: questa sta alla base di tutto ciò che esiste.

Essa è denominata così perché è composta da "tre forze" che interagiscono e concorrono per far sì che un fenomeno, o una vita, vengano all'esistenza (e perdurino per un certo tempo).

Queste "tre forze" sono chiamate la Forza Positiva, Negativa e Neutra; oppure Forza di Creazione, di Conservazione e di Distruzione (o Trasformazione); oppure, ancora: Forza Progressista, Conservatrice, e di Cambiamento (o Rinnovamento); o Forza Aggregante, Disgregante e di Coesione. Ancora: di Affermazione, Negazione e Riconciliazione...Prima, seconda e Terza Forza, insomma.

Conoscerle o non conoscerle fa un'enorme differenza.
Capirle e saperle applicare in tutte le situazioni della vita, e non capirle o non sapere come e quando mettere in atto la Terza Forza, la fa ancor di più.

Personalmente ritengo sia sempre importante capire di cosa stiamo parlando - questo vale non solo per le Forze suddette, ma per tutto, anche ai fini di comprendere la crisi attuale (e viverla più serenamente e più proficuamente, portandola a nostro vantaggio, personale e collettivo) -, perciò sarò costretto a fare una "piccola divagazione" sulla Legge del Tre.

Essa ci dice che in Natura non vi è nulla, ma proprio nulla, che possa esistere senza la simultanea azione di queste tre Forze.

Tutto ciò che esiste, da un microbo a un filo d'erba, dall'uomo alle gigantesche galassie, è "sempre" composto di "triadi" di Forze, da Tre Campi di Forza.

Nel libro su citato si fa l'esempio di un seme di sequoia (uno dei migliaia di semi che cadono da un albero); questo seme, una volta caduto nel terreno, è subito soggetto alla prima e alla seconda Forza.

Quel seme cercherà con tutto se stesso di sopravvivere e di germogliare (prima Forza), ma incontrerà ostacoli a non finire già solo per venire alla luce, per non parlare della crescita e della sopravvivenza (Seconda Forza, la Forza Conservatrice).

L'habitat della foresta in cui il seme è caduto non accoglierà certo a braccia aperte quella "nuova presenza": non c'è "spazio" per tutti, nella foresta. 

Inoltre il terreno può essere troppo duro, può essere un periodo di siccità (o, al contrario, di piogge abbondanti); vi può essere troppo o poco sole, oppure eccessivo inquinamento nel terreno o nell'aria....insomma: di "seconde forze", di Forze Conservatrici che si opporranno alla nascita del seme, ve ne saranno a bizzeffe...

...E solo un seme su migliaia riuscirà a superare l'empasse.
Perché solo un seme su migliaia beneficerà della Terza Forza ai momenti giusti.




Infatti, se non subentra la Terza Forza, in soccorso della Prima, vi sarà uno "stallo", che si risolverà sempre a vantaggio della condizione già stabilita da lungo tempo, quella che appunto rappresentano le Forze Conservatrici, la Seconda Forza.

Insomma: occorre una "Terza Forza" per superare il "vecchio" e accedere a qualcosa di nuovo.

Due sole Forze non bastano.

Nel caso della Natura, cioè nei Regni Minerale, Vegetale e Animale, la Terza Forza è affidata al caso (o piuttosto a una serie di eventi fortuiti; eventi che stanno appunto a rappresentare le "giuste condizioni" climatiche, ambientali, eccetera).

Ma cosa succede nel Regno Umano?
E cosa centra con la Crisi?

Per quanto mi è dato di vedere e di capire, anche nel Regno Umano la faccenda procede pressappoco nello stesso modo: tutto si muove sotto la Legge del Caso.

Il più delle volte è proprio un evento "fortuito" a decidere  quale strada deve prendere un cambiamento, e a favore di chi (a meno che non conosciamo le dinamiche delle Tre Forze, e siamo abili nel farle funzionare a nostro vantaggio, o a vantaggio della collettività).

Pensiamo solo cosa sarebbe successo se Napoleone avesse vinto a Waterloo, o se Hitler fosse stato un po' più fortunato e, per sua fortuna (e nostra sfortuna), avesse vinto la Seconda Guerra Mondiale.

Nelle faccende di guerra conta sicuramente l'abilità, ma l'abilità, da sola, non garantisce il successo.

Ma neanche la fortuna...

E' tutta una questione di Terza Forza che si "incastra", che arriva in soccorso al momento giusto per dare maggior "potere vitale" alla Prima Forza.

Mettiamo che il nostro seme abbia trovato tutte le condizioni giuste, per venire all'esistenza e crescere (Terza Forza), ma necessariamente avrà superato numerosi "momenti di crisi" sempre solo (e grazie) alla terza Forza.

La spinta iniziale della "voglia" di vivere (Prima Forza) non è sufficiente.

E arriviamo finalmente alla "crisi".

O, sarebbe più giusto dire: "alle crisi".

Infatti noi siamo costantemente soggetti (sia individualmente che collettivamente) a numerose crisi.

Vi sono:

- Crisi fisico-biologiche
- Crisi politiche
- Crisi Economiche (individuali o collettive)
- Crisi della Personalità (d'identità)
- Crisi familiari
- Crisi di coppia
- Crisi ideologiche
- Crisi esistenziali
- Crisi dei Valori
- Crisi spirituali (o religiose)....

Quante crisi....

Eppure, se solo capissimo - come diceva Einstein - che la Crisi è una meravigliosa opportunità per crescere, per evolvere, per accedere a qualcosa di nuovo che possa generare una condizione più in linea con le nostre esigenze del momento, invece di lamentarci delle crisi e piangerci addosso inizieremmo a vederne i "lati positivi", sfruttandoli a nostro vantaggio (o della collettività).

E ci rimboccheremmo le maniche.

Senza crisi non c'è cambiamento: tutto resta sclerotizzato, fermo.

Invece, durante le "crisi", basterebbe cercare la Tera Forza....et voilà!

Basterebbe cercare...quella Terza Forza di cui volutamente non vi ho parlato estesamente...

...ma se siete degli "arguti ricercatori" sicuramente cercherete di approfondire la "faccenda" delle Tre Forze!

Nevvero????

E' comunque vitale, per ognuno di noi, cercare di cogliere la presenza delle "due forze" antagoniste in tutto ciò che ci circonda. E come il conflitto di queste due si risolva sempre a vantaggio della Seconda Forza, bloccando un progresso.

Prendiamo la Crisi d'Identità: durante una Crisi d'Identità stiamo vivendo un conflitto interiore tra aspetti di noi stessi che vogliono emanciparsi, o liberarsi di "vecchie" caratteristiche personali, ed aspetti di noi stessi che vogliono mantenere le cose così come sono (può essere per pigrizia, per paura del nuovo, e mille altre ragioni).

In questo caso, se non interviene una Forza aggiuntiva che sblocchi la situazione a favore della voglia di cambiamento e di rinnovamento, la crisi si risolverà in un nulla di fatto...e resteremo con le vecchie abitudini.

In definitiva io penso che conoscere l'esistenza e le dinamiche delle Tre Forze sia di enorme aiuto, per chiunque, per capire e, perché no? Risolvere una crisi.





mercoledì 24 ottobre 2012

Scrivere sull'acqua - Il nuovo libro di Andrea Di Terlizzi



E' un vero piacere per me, che da molti anni mi interesso di Ricerca  della Verità (ma sbagliando spesso approccio, fraintendendo o  appesantendo con inutili quanto immaginarie aspettative il mio "stare al mondo") leggere un libro così leggero e allo stesso tempo chiarificatore su argomenti di vitale importanza quali l'amore, l'amicizia, il sesso, la paura, la solitudine, i bisogni, la libertà...

In un crescendo dolce, ma pieno di "buon senso", l'autore ci offre - come dice il retro di copertina - "...un testo dolce e spontaneo, che indica una strada per trovare maggiore leggerezza in un'epoca di grandi pesi".

Una pagina dal libro:

"...Una delle cose più importanti, perché si stabilisca una vera amicizia, è la "circolarità". Con questo termine intendo un rapporto che non abbia posizioni subalterne. Nessuna gerarchia di ruoli, determinata dal carattere più forte di una persona o dalla sua maggiore intelligenza, cultura o ricchezza...

Spesso le amicizie avvengono per similitudine e non sono sicuro che queste siano le migliori e le più profonde.

Quando frequentiamo qualcuno perché è simile a noi, sicuramente il rapporto è più semplice, ma rischiamo in fondo di relazionarci solo con un'immagine speculare di noi stessi; un po' come quando leggiamo un libro e lo troviamo bello esclusivamente perché esprime dei concetti sui quali siamo d'accordo.

Credo invece che la profondità che si può ottenere stabilendo un'amicizia con chi è diverso da noi sia ineguagliabile; proprio perché tutto ciò che si rinfranca e si stabilizza, è davvero un'incontro con l'altro e non l'autocompiacimento del rapporto con se stessi...

...Amicizia, per me, significa sapersi mettere da parte e ascoltare chi abbiamo davanti.

Ascoltare è una delle cose più difficili e molte persone sono troppo intente a parlare di se stesse per lasciare agli altri lo spazio di esprimersi liberamente.

Ciò vale anche per i sentimenti.

Nell'amicizia, come nell'amore passionale, lasciar spazio all'altro è la cosa più importante. Questo secondo la mia personale opinione.

Non sono però sicuro che amore ed amicizia siano cose differenti. Credo piuttosto che l'amicizia, come l'amore, abbia livelli differenti: quando essa si approfondisce oltre un certo grado, si entra in certa misura nella sfera dell'amore....".


Scrivere sull'acqua, Andrea Di Terlizzi, Adea Edizioni


sabato 20 ottobre 2012

Meditazione: uno sguardo disincantato






Molti anni fa ho letto un libro intitolato "L'incanto quotidiano", se non ricordo male l'autrice la tirava sull'allenarsi a vedere tutto "rose e fiori", nel vedere tutto incantevole. L'incanto quotidiano, appunto.

Ecco: a mio avviso la pratica Meditativa è esattamente il contrario, vale a dire allenare la propria consapevolezza a "combattere l'incanto quotidiano"!

L'incantesimo - cioè la fascinazione della coscienza attraverso un canto ben modulato - è già fin troppo diffuso ai nostri tempi, e persone che ce le cantano di cotte e di crude, su libri, giornali e tivù pubbliche e private, ve ne sono a bizzeffe.

Forse e tempo di svegliarsi da tutti questi incantesimi.

Chi si avvicina alla pratica della meditazione lo fa perché ha percepito, intuito, che tutti noi siamo già sotto incantesimo, e vuole "svegliarsi".

Egli vuole vedere le cose per quello che sono - o almeno avvicinarsi a una visione più oggettiva, più reale, di se stesso e della vita.

Chi si vuole svegliare non sa cosa vedrà e cosa farà una volta sveglio, sa solo che ha compreso che sta sognando un sogno in cui è impotente e, proprio come negli incantesimi delle fiabe, si sente come paralizzato, o peggio, costretto ad agire contro la propria volontà, asservito alla volontà di chi gli ha fatto l'incantesimo.

Allargando poi a tutto il nostro mondo percettivo il concetto dell'incanto quotidiano a cui siamo soggetti - e non incolpando nessuno in particolare della fascinazione di cui siamo vittime - potremo sperimentare personalmente che, attraverso le pratiche meditative, si arriva a vedere che "l'inganno" è dovuto semplicemente ad una "limitatezza percettiva" del nostro apparato sensoriale, e a conseguenti conclusioni sbagliate a cui arriva la nostra ragione, circa la natura della realtà.

Ecco che, per via delle nostre limitatezze percettive vediamo, ad esempio, il sole girare intorno alla terra quando è ben risaputo che siamo noi che viaggiamo intorno alla nostra stella.

Oppure consideriamo come stabili e immutabili tutti gli oggetti "solidi", compreso il nostro corpo, quando invece sappiamo tutti che nulla dura in eterno e che nulla permane identico a se stesso per più di cinque secondi.

Tutto è fluido!
Tutto muta costantemente nella sua composizione atomica.

Ma l'incanto quotidiano a cui siamo soggetti ci fa credere che sia "ragionevole" avere una visione stabile e standardizzata delle cose e della vita, o di come dovrebbe essere strutturata ed amministrata una società politica, economica o scientifica. 

L'inganno sensoriale, l'incanto quotidiano, ci fa credere che tutto durerà per sempre, immutato.

La Meditazione ci permette, invece, di avere una visone spazio-temporale più dilatata e più raffinata.

La Meditazione conduce oltre i limiti della ragione, pur senza danneggiarla.

Meditando non si diventa irragionevoli o sconclusionati, semplicemente si ammette che esiste dell'altro oltre i limiti della ragione.

Come fa notare Don Juan a Carlos Castaneda nell'Isola del Tonal, ognuno di noi organizza gli elementi del mondo secondo una propria logica "ragionevole", molto simile alla logica ragionevole della collettività in cui siamo inseriti.

Questa logica "ragionevole" è utilissima nell'ambito sociale, politico ed economico, ma non in quello umano e spirituale.

L'uomo non è solo un numero, una cifra o un nome, l'essere umano è molto di più.

Escludere che vi sia dell'altro oltre i limiti della ragione ci toglie la completezza che avremmo se solo osassimo "avventurarci", ogni tanto, oltre i limiti della ragione: nel vasto regno dell'ignoto.

Ecco: la consapevolezza lucida del meditante vede i limiti della propria e dell'altrui ragione e, pur riconoscendone l'utilità nel suo ambito, ammette che vi è molto altro da scoprire che sfugge alle leggi della ragione, un vasto oceano ancora tutto da esplorare.

Naturalmente questo non è un viaggio per esseri timorosi e pigri: occorre coraggio e spirito d'avventura.

Forse è proprio per paura e pigrizia che andiamo avanti tutta la vita conviti che sia tutto qui, che oltre non vi sia altro. "Dopotutto" - pensiamo - "si sta più comodi qui".

 Lo sguardo disincantato del meditante, invece, vede che oltre ciò che ho definito "l'incanto quotidiano" vi è una vita più completa, più spaziosa e luminosa.

E sa anche che, al contrario, rimanendo nello stato di "incanto quotidiano" egli  continuerà a vedere solo l'ombra della realtà, un pallido riflesso che nasconde ben più vasti orizzonti.

sabato 22 settembre 2012

Il libro del comando e della strategia








Questo prezioso testo è una raccolta di passi tratta dallo Huainanzi (il Libro del principe di Huainan) e si divide in quattro sezioni: Sullo stato e sulla società; Sulla Guerra; Sulla pace e Sulla saggezza.


Lo Huainanzi risale alla dinastia degli Han anteriori (206 a.c- 23 d.c) e viene attribuita ad otto saggi maestri taoisti ospiti alla corte del principe Lin An, grande filantropo e mecenate.


Scritto in un periodo di pace e prosperità (dopo il lungo periodo degli Stati Combattenti), lo Huainanzi affronta temi cosmologici, filosofici, etici, di strategia militare e politica, spirituali e salutari ed è a buon diritto annoverato  tra i grandi classici taoisti.

Dal retro di copertina:

Testo fondamentale del Taoismo....più dettagliato e più esplicito del Tao Te Ching di Lao-tzu e del Chuang-tzu, abbraccia l'intera gamma delle scienze naturali, sociali e spirituali di cui si occupava il taoismo classico...

Per i "maestri di Huainan" la via del Tao - che è una perenne ricerca di equilibrio e di armonia - è unica e deve guidare non solo il rapporto corpo-mente nel singolo, ma anche i rapporti tra persone, tra governanti e governati, tra nazioni, tra mondo umano e mondo naturale, tra individuo e universo.....


Alcune pagine dal libro:

"Ecco le regole per governare un Paese: 
i governanti non siano insensibili, 
gli amministratori non siano opprimenti, 
gli intellettuali non siano ipocriti, 
gli artisti non siano decadenti.

In una società caotica i politici si sostengono a vicenda lodandosi l'un l'altro, mentre gli uomini di cultura si onorano reciprocamente in modo ipocrita.

Coloro che governano avendo raggiunto la Via, anche se non possiedono nessuna capacità, sanno impiegare gli uomini capaci. Se non raggiungi la Via, anche se hai molte capacità, esse sono inutili.

Esistono vari modi di valutare le persone. 
Se occupano una posizione elevata, osserva che cosa promuovono. 
Se sono ricche, osserva che cosa danno. 
Se sono povere, osserva che cosa si rifiutano di accettare. 
Se sono di basso rango, osserva che cosa si rifiutano di fare. 
Se sono avide, osserva che cosa non prendono. 
Guardando come esse affrontano le difficoltà, potrai conoscere il loro coraggio.
Guardandole quando sono felici, potrai notare il loro autocontrollo.
Dando loro beni e denaro, potrai accertare la loro generosità.
Spaventandole, potrai accertare il loro grado di disciplina.

Il corpo va in rovina se viene maltrattato.
L'energia si esaurisce se viene utilizzata in modo dispersivo.
La mente si offusca se non viene usata in modo appropriato.
E' indispensabile stare attenti a queste cose.

I saggi insegnano a tenere sotto controllo il corpo, l'energia e la mente, in modo che svolgano le loro funzioni senza interferenze reciproche.

La tristezza, la felicità e il cattivo umore producono malattie. 
Quando ci sono molte preferenze e avversioni nascono le disgrazie.

Se accresci i piaceri artificiali e diminuisci i mezzi naturali di godimento, puoi essere così ricco e così potente da dominare il mondo, ma sei ancora da commiserare."


Il libro del comando e della strategia, Thomas Cleary, Oscar Saggi Mondadori.








sabato 15 settembre 2012

Un discorso onesto







Di solito non amo ripetere quello che ha detto un Maestro, perché il più delle volte si mettono in bocca alla Guida parole che non ha mai pronunciate, oppure le si distorce, cambiando il senso del suo discorso.

Questa volta voglio correre il rischio, e me ne assumo le mie responsabilità, perché ritengo che ciò che è stato detto contiene preziose indicazioni (per un Ricercatore di Verità). Indicazioni che mostrano una pulizia di fondo che raramente ho riscontrato in altre guide, guide che tendevano chiaramente a creare una "dipendenza" da loro.

Ecco! Ciò che ho notato in Andrea è proprio l'assenza di voler farti dipendere da lui per "sentirti un ricercatore".

Durante un incontro intimo con un gruppo di suoi allievi di Kinesis Defence Andrea Di Terlizzi, in seguito ad una domanda che non ricordo precisamente, ma che verteva su come si dovrebbe procedere sul cammino della Ricerca, ha detto che lui ritiene vi siano tre fattori indispensabili da "coltivare". 

Grazie alla pratica costante di questi tre fattori si può fare molta strada sulla via della ricerca, ANCHE SENZA UNA GUIDA (parole sue testuali).

Naturalmente le parole che seguiranno saranno esposte a modo mio, ma i concetti di fondo "spero" siano corretti.

Primo fattore: coltivare la capacità di usare il pensiero per sviscerare a fondo qualsiasi argomento e per "fermare sul nascere" le emozioni negative. 

L'uso del pensiero, quindi, può essere un potente alleato sulla via della ricerca. 

Occorre imparare a riflettere sulle questioni, piccole e grandi, sviscerandole fin nei minimi dettagli, e senza mai dimenticare che sicuramente qualcosa ci sfugge: non abbiamo compreso tutto fino in fondo. 

Mai dimenticare che resta ancora qualcosa su cui non abbiamo ben riflettuto, che qualcosa ci sta sicuramente sfuggendo. 

Questo uso intelligente ed attivo del pensiero può aiutarci enormemente a vedere le cose da più punti di vista e farci avvicinare ad una visione sempre più oggettiva delle cose, delle persone e degli eventi (noi sappiamo che la nostra visione dei fenomeni è soggettiva, cioè vista dal "nostro" punto di vista).

Questo accettare l'idea che non abbiamo compreso tutto fino in fondo, che non vediamo esattamente le cose come sono, ci dovrebbe portare anche ad una maggiore cautela nello sparare giudizi a destra e a manca su fatti e persone.

Riguardo alle emozioni negative (questo vale anche per tutte le emozioni in generale, che però non vanno certo represse, anzi) Andrea ha chiarito che sì, è vero che le emozioni sono più veloci della mente, ma il pensiero può fare molto.Il pensiero può comunque recuperare rapidamente terreno e fermare sul nascere quelle emozioni negative che riteniamo siano "veleno" per la nostra coscienza o la nostra salute emotiva.

In poche parole se avvertiamo che sta per nascere una emozione negativa di collera, di gelosia, di rancore, di paura, eccetera, col pensiero possiamo fermarla prima che ci travolga completamente nel suo turbine. Come? Semplicemente occorre essere veloci sulla palla. Fermarsi e chiedersi: "Cos'è che mi sta succedendo in questo momento? Perché sto provando gelosia per questa persona? Perché mi sto incazzando con questa persona? Di cosa ho paura in questo momento?".

Questo fermarsi ad analizzare ciò che emotivamente sta per nascere in noi, toglie energia all'emozione negativa stessa, e la dirotta verso un uso intelligente del pensiero.

Per questo occorre presenza e velocità di reazione.



Secondo fattore: essere onesti con se stessi (e di conseguenza anche con gli altri).

Essere onesti con se stessi vuol dire non raccontarsela. Per arrivare a ciò è indispensabile individuare ed eliminare i cosiddetti ammortizzatori Gurdjieffiani e vedersi per quello che si è, senza lenti distorcenti che ci riflettono una immagine falsa di noi stessi.

Certo, non è bello né facile vedersi per quello che si è, vedere tutti i propri difetti, i propri limiti, le proprie paure..ma se non li si vede non si potrà mai fare nulla per liberarsene e crescere veramente.

A che pro fingere? Si può andare avanti per molti anni nella cosiddetta "via della ricerca" con questa attitudine, senza aver fatto un solo "vero" passo avanti verso la verità e verso una visione più oggettiva di noi stessi.

Quindi: essere onesti con se stessi e....pur cercando il superamento dei propri limiti accettare di vedere in cosa siamo limitati.

Terzo fattore: la Meditazione....


Ed alla Meditazione mi fermo. Non aggiungo nulla di mio. 

Chi è interessato a sapere come descrive la Meditazione Andrea Di Terlizzi non ha che da cercare di carpirlo attraverso i suoi libri (anche se il massimo sarebbe avere l'opportunità di sedere quietamente in compagnia di Andrea).

Comunque la cosa bella, onesta, dicevo all'inizio, è che alla fine del suo discorso, discorso molto più lungo ed articolato delle poche parole che ho riportato (lo ricordo ancora una volta, a modo mio) egli ha concluso dicendo che si può davvero fare molti progressi "coltivando" questi tre fattori....ANCHE SENZA UNA GUIDA.


A buon intenditor.......




lunedì 10 settembre 2012

Perché coltivare il silenzio mentale?

Perché coltivare il silenzio mentale in un'epoca in cui il rumore, le chiacchiere e l'inquinamento acustico la fanno da padroni?


Fermo restando che il silenzio a cui alludo non è il "silenzio degli incoscienti" - cioè quella ottusa condizione mentale in cui non si capisce proprio un bel nulla - ma uno stato vigile e lucido in cui tutto è chiarezza e "conoscenza diretta" (condizione propria agli stati meditativi), ho voluto divertirmi a dare alcune "motivazioni" utili a chi volesse intraprendere la "strada" già percorsa da milioni di ricercatori di tutte le epoche.

E fermo restando che dal silenzio di cui parlo si può uscire quando si vuole (ritrovandosi una mente più fresca e lucida) vi presento alcuni punti (seri e semiseri) a favore del silenzio mentale. A ognuno il divertimento di scoprirne altri.

Allora...perché coltivare il silenzio mentale?







1) Per un considerevole "risparmio energetico". Infatti è risaputo che il "chiacchiericcio mentale" meccanico-associativo brucia più del cinquanta per cento della nostra energia psicofisica;

2) Per liberarsi in un sol colpo da tutti i condizionamenti concettuali, da dogmi, da moralismi e chi più ne ha più ne metta;

3) Perché non se ne può più di sentire nella mente il ritornello (che ci accompagna sin da bambini) delle parole della mamma che ci chiede apprensiva: "Hai mangiato?";

4) E quello del papà che ci rimprovera dicendoci: "Svegliati coglione!";

5) O quello della nonna: "Mi raccomando figliolo, fa' il bravo ragazzo!";

6) Per entrare nel Nirvana; 

7) Per dare una sbirciatina a qualcosa di nuovo (infatti è risaputo che i nostri pensieri non fanno altro che riciclare sempre la solita solfa);

8) Per accedere ad altri stati di coscienza;

9) Perché abbiamo capito che i pensieri sono solo "chiacchiere" che ci raccontiamo;

10) Per ascoltare finalmente gli altri senza preconcetti e senza giudicare;

11) Per fare qualcosa di diverso dagli altri (visto che tutti parlano e nessuno ascolta);

12) Perché il silenzio mentale è la porta verso lo "stato naturale" della mente (quindi per disintossicarci);

13) Per essere finalmente presenti qui ed ora;

14) Per liberarci da anticipazioni e ricordi che ostacolano la libera fruizione delle esperienze;

15) Per liberarci dalle illusioni create dalla immaginazione;

16) Per accedere allo "stato meditativo";

17) Perché nel silenzio corpo, mente ed emozioni sono in perfetta armonia;

18) Per evadere dalla asfissiante prigione di concetti, opinioni e identificazioni;

19) Per curare la malattia dell'attaccamento ossessivo a persone, cose e opinioni (attaccamento che è fonte di tanto dolore);

20) Perché nel silenzio mentale la mente è finalmente chiara e pura;

21) Perché non c'è niente di più bello della quiete del silenzio....

22) ...o per "ritrovare se stessi" e fluire serenamente con la vita, come un fiume che scorre verso il mare.











giovedì 9 agosto 2012

Tantra







Trovo che Tantra sia un pregevole lavoro letterario (scritto dal Maestro Walter Ferrero in collaborazione con Mauro Maggio, editore della Adea Edizioni).

Tantra può sembrare (per chi ha dimestichezza con la letteratura tantrica) un lavoro semplice, perché diretto e sintetico, ma non ci si lasci ingannare: nella sua apparente semplicità vengono messi in evidenza alcuni importanti "punti chiave" del Tantra (odio la parola "tantrismo").

Se pensiamo a quanto sia vasta e diversificata in molte lingue e correnti la letteratura tantrica, trovare in commercio un testo (scritto non da uno studioso, ma da un Maestro) rappresenta un aiuto preziosissimo per chiunque voglia seriamente saperne di più sul Tantra.

Il primo "punto chiave", messo in bella evidenza nel risvolto di copertina, è l'indispensabilità del "contatto" Maestro-discepolo nella Via del Tantra. 

Nel testo le parole in questione sono queste: "Il Tantra viene trasmesso infatti solo da Maestro a Discepolo, poiché non esiste un'unico Tantra, uguale per tutti, ma un tipo di pratica e realizzazione adatto ad ogni specifico individuo e solo a quello....".

E qui troviamo - assieme a quello che è il "cuore" del Tantra, cioè la Trasmissione da Maestro a Discepolo -, un altro punto di fondamentale importanza; questo punto è espresso in una frase talmente breve che è facile lasciarla scivolare via inconsapevolmente: NON ESISTE UN'UNICO TANTRA, UGUALE PER TUTTI, MA UN TIPO DI PRATICA E REALIZZAZIONE ADATTO AD OGNI SPECIFICO INDIVIDUO E SOLO A QUELLO.

Perciò è esplicito, ed è una condizione sine qua non, che il Tantra "fai da te" non funziona: occorre una Guida Realizzata per intraprendere con successo la Via Tantrica.

Di conseguenza anche il Tantra "ricevuto" da chi "Maestro non è" non funziona.








Dalla Quarta di copertina:

"La caratteristica principale della Realtà è il cambiamento.
Di qualsiasi cosa noi osserviamo, dobbiamo subito coglierne
l'aspetto mutevole, il fatto che non sia statica.

Carpire un'idea non serve a niente, significa solo uccidere l'esperienza.

Dobbiamo semplicemente aderire come un foglio di carta velina alla realtà,
lasciarci attraversare e permettere che qualcosa si fermi nella nostra rete..."


*



Ho letto e riletto con estremo interesse, piacere e soddisfazione questo testo e, a mio avviso, Tantra è uno scritto  che offre "scintillanti gocce di rugiada di conoscenza" in un'epoca e un luogo (il nostro pianeta) che attualmente (e spero solo temporaneamente) è privo di luce e di "piacere di esistere". 

Secondo me nella nostra epoca si abusa spesso di termini come "io", "libertà" e "piacere", e non sappiamo che vi è  "io ed Io", "libertà e Libertà" e....piacere e Piacere.

Questo errore di fondo nel comportamento umano, questa svista, è dovuta all'identificazione nell'io col quale, di volta in volta, ci identifichiamo.

Così, pur essendo già, ci cerchiamo in altro da ciò che siamo.

Cerchiamo disperatamente un personaggio e un ruolo da interpretare e attribuiamo i significati assoluti e definitivi di "io", "libertà" e "piacere" a semplici riflessi temporanei, che non sono altro che ombre sul cammino.

Da qui la schiavitù dell'Io, e il dolore e l'eterna insoddisfazione che ne derivano.

La Via del Tantra ci insegna che l'Io Sono non va confuso con l'io sono "questo", io sono "quello" (cioè le tante personalità temporanee che rappresentano semplici riflessi - anche se preziose e sempre nuove espressioni -  dell'Io Sono).

Io Sono va "realizzato", e solo nell'Io Sono vi è Libertà e Piacere.



Alcune frasi dal libro:

"La repressione è una pratica sempre negativa, in quanto il desiderio insoddisfatto non solo non scompare, ma s'installa nelle profondità dell'essere umano, nell'inconscio.

Il desiderio è parte essenziale dell'essere umano: il suo "motore" principale...

Che cosa cerchiamo veramente?

E' noi stessi che cerchiamo, è la nostra condizione divina, ossia uno stato di unificazione degli opposti....(nel Tantra Kashmiro e indiano in generale, la coppia divina Shiva-Shakti).

L'Eros è la forza fondamentale della vita, è una scintilla di quell'energia creatrice (Shakti) che anima l'intero universo. Solo scendendo nel profondo di questa forza vitale siamo in grado di conoscere e identificarci con la forza cosmica...".



*


Per non stare a ricopiare l'intero libro non vorrei aggiungere altro, tranne lo specificare che nel testo si parla, come dicevo, di diversi "punti" essenziali del Tantra. 

Troveremo quindi indicazioni sui diagrammi (yantra), sui mantra, sul tempo, sul principio del piacere, un po' di storia e infiniti altri particolari utili a chi desidera conoscere di più su quella che è forse la più antica Via di Autorealizzazione di Sé che sia apparsa sul nostro splendido pianeta.

In più in Tantra vi è una "chicca" finale, un testo nel testo, Le Sette notti tantriche: "un classico rituale sessuale tantrico ripreso in varie forme da più parti e sovente distorto nella sua natura di pratica della Consapevolezza del Piacere".

Insomma, ce n'è fino a piena soddisfazione.

Buona lettura!


Tantra, Walter Ferrero - Mauro Maggio, Adea Edizioni


martedì 17 luglio 2012

Sapevate che c'è una raccolta firme per indire un Referendum per "tagli" ai Parlamentari?





Alzi la mano chi sapeva che presso i Comuni è possibile firmare per un Referendumabrogativo parziale sulla legge per le indennità parlamentari (Art. 2 L. 31/10/1965, n. 1261). Ben pochi, credo.



Si tratta di un referendum, si, l’ennesimo referendum che però ha un fine più che nobile: il taglio degli stipendi della casta politica. La raccolta firme si concluderà il 30 luglio 2012 (termine per la presentazione al Comitato promotore 31/07/2012). 


Cosa occorre fare? Nulla di più semplice: recarsi presso il proprio Comune ed andare a firmare. Provate però a domandarvi come mai questa notizia non è passata sui giornali. Non è che per caso c’è un forte connubbio tra i finanziamenti elargiti alla carta stampata e la casta politica? Meditate gente. 
Intanto, con qualsiasi mezzo, DIFFONDETE LA NOTIZA!!!!! Voglio proprio vedere se anche stavolta la passano liscia. E poi dopo fate un salto in Comune. Ci vogliono500.000 firme altrimenti avremo perso l’ennesima buona occasione per dare un duro colpo alla casta. Ma attenzione, la notizia è poco nota e quindi dovete DIFFONDERLA!!!! 


Articolo 2 della Legge 31 Ottobre 1965, n. 1261 
Ai membri del Parlamento è corrisposta inoltre una diaria a titolo di rimborso delle spese di soggiorno a Roma. Gli Uffici di Presidenza delle due Camere ne determinano l’ammontare sulla base di 15 giorni di presenza per ogni mese ed in misura non superiore all’indennità di missione giornaliera prevista per i magistrati con funzioni di Presidente di Sezione della Corte di Cassazione ed equiparate; possono altresì stabilire le modalità per le ritenute da effettuarsi per ogni assenza dalle sedute e delle Commissioni. 


E’ solo un piccolo passo, visto che TUTTA QUESTA LEGGE meriterebbe una bella spolveratina, ma è pur sempre un passo necessario per far partire il movimento di rivolta popolare pacifica contro gli stipendi pagati al mondo della politica. 
  
 

giovedì 12 luglio 2012

OM SUONO CREATORE 2

Il video è di qualche anno fa, ma visto che l'Om è eterno non c'è rischio che passi di moda.

Grazie a Francesco Franz Amato (Franz's Blog) per aver fornito la stupenda registrazione di sottofondo.


sabato 7 luglio 2012

Eroi di ieri, di oggi e di domani...


Oggi vi ripropongo un post, scritto più di due anni fa (07.05.2009), attraverso il quale "prendo posizione" riguardo all'errata opinione diffusa sul chi sia l'eroe moderno.


"E' di oggi la notizia dell'ennesimo massacro di "vittime innocenti". Un piccolo villaggio (in Afghanistan) è stato bombardato dall'aviazione statunitense.





Premetto che non ho nulla contro i ragazzi che vanno a servire le rispettive "patrie" in terre lontane, fosse anche per denaro. 

Però è importante dare "pane al pane e vino al vino", come si suol dire. 

Piuttosto è quel giocare coi termini che mi da fastidio. 

Spesso ci presentano i militari come degli "eroi". Ma l'Eroe è ben altra cosa. 

I soldati (di qualunque nazione) vanno in guerra per il denaro. Infatti è risaputo che i militari che prestano servizio in Afghanistan o in Irak percepiscono stipendi altissimi.

Gli eserciti si fanno col denaro, e servono a produrre denaro. Punto e basta.

E la cosa non è nuova, va avanti così da chissà quanto tempo. Per fare un esempio, tutti i soldati dell'antica Roma erano ben remunerati durante le campagne militari, e quando tornavano a casa ricevevano appezzamenti di terreno come "bonus" di uscita. Pompeo e Crasso (che con Cesare formarono il Triumvirato) erano straricchi, molto più di Berlusconi, perciò si potevano permettere di mettere sù dei formidabili eserciti.

Oggi, in molti "paesi civili", gli eserciti sono pagati dal popolo. Ma è sempre questione di ricchezza.

Ma, tornando all'eroicità, è bene precisare che l'Eroe (termine che deriva da Eros=Amore, Passione,Desiderio) è una persona che ama la vita profondamente e combatte contro le ingiustizie per difendere i deboli e gli oppressi (non per massacrarli, al soldo di politici e multinazionali).

Di solito l'Eroe combatte contro persone o esseri più forti di lui (come nel caso degli Eroi mitologici che combattevano contro draghi e mostri).

Nella Mitologia Greca, Ercole, Teseo, Perseo, Bellerofonte e tanti altri affrontavano imprese "sovrumane" per liberare territori e popolazioni da minacce mortali. 

L'Eroe (quello vero) è un essere a metà strada tra l'umano e il divino (perché un Eroe è per metà figlio di un dio e per metà figlio di una mortale), e il suo scopo è liberare gli esseri umani da minacce, mostri e quant'altro.


Bellerofonte uccide la Chimera

A proposito del "guerriero moderno", o eroe moderno, oggi è tale chi "cerca" e difende la Verità (Verità  in quanto sinonimo di Realtà, non come contrario della menzogna).


Perciò l'Eroe combatte non tanto con le armi ma soprattutto attraverso "l'arma della comunicazione", perché i mostri di oggi sono le tante illusioni di cui siamo vittime, quelle illusioni che ci fanno vedere un riflesso distorto e del tutto immaginario della Realtà.



sabato 30 giugno 2012

Una scena dal film Excalibur

"...Dopo che ha raggiunto l'obiettivo dei suoi sforzi, l'Ordine dei Cavalieri della Tavola Rotonda è scomparso dal mondo?
Questo mondo sprofonderebbe, il giorno in cui non producesse più un cavaliere che ardesse per la grande avventura.
Re Artù non è morto...
Nemmeno Merlino è morto....
Quando verrà l'Anticristo a tentare la conquista del Santo Graal, Artrù e Merlino si risveglieranno per difendere il vaso sublime."

da: "Il segreto della cavalleria" di Victor Emile Michelet.





martedì 26 giugno 2012

Un po' di storia non raccontata? Gli Etruschi e l'Omphalos

La storia insegnata nelle scuole, si sa, è più simile a una barzelletta per bambini che a una seria ricostruzione delle vicende umane.


Basta leggere libri come "Il Sistema Solare", di Arthur E. Powell, per rendersi conto di quante cose ignoriamo sul lungo e affascinante cammino delle Razze  e Sotto razze Umane che si sono avvicendate sul nostro pianeta. Leggendo quel libro (che può anche contenere delle inesattezze) si ha una visione spazio-temporale enormemente dilatata del lungo procedere del cammino umano, riuscendo, di conseguenza, a meglio inquadrare il nostro presente.


Ad esempio leggiamo che Atlantide non era solo un Continente ma anche un lungo periodo storico (che, tra l'altro, non è stata soggetta ad un solo cataclisma).


Quella atlantiana è stata la Quarta Razza Madre (le Razze Madri sono Sette e coprono un arco di milioni e milioni di anni), a sua volta fu composta da Sette Sotto Razze: 1. i Rmoahal; 2. i Tlavatli; 3. i Toltechi; 4. i Turaniani; 5. i Semiti originari; 6. gli Akkadiani e 7. i Mongoli.


La Razza e il periodo Atlantiano, sempre secondo questo testo, ha coperto  un arco di tempo che va da 1 milione-800.000 anni fa, fino all'ultimo cataclisma del 9.564 a.C (quello descritto da Platone).


Dalla Razza precedente, man mano, si forma la Razza successiva, ma questa non scompare completamente. Le commistioni, sono quindi incredibilmente variegate.


La nostra Razza attuale è la Quinta Razza Madre, quella Ariana.
Le sue Sotto Razze sono: 1. gli Indù; 2. gli Arabi; 3. gli Irani; 4. i Celti; 5. i Teutoni. 


La sesta e la settima sotto-razza sono di là da venire.


Le sotto-razze, a loro volta, sono composte da ceppi, nazioni, eccetera.


Ma non voglio parlare di quel libro (il preambolo mi sembrava d'obbligo per passare alcune informazioni che spero siano utili a quanti sono curiosi di sapere qualcosa in più di "antropologia") quanto piuttosto passarvi due articoli trovati per "caso".


E nel farlo mi scuso per la forma un po' disordinata del secondo articolo, ma il mio editor proprio non ha voluto saperne di mettermi in ordine lo scritto.


Il primo articolo l'ho pescato per caso sulla rete, è scritto da Dino Vitagliano e si intitola:


L'OMBRA DEI RASNA - Il mistero degli Etruschi


Una gloriosa migrazione venuta da lontano approda sui lidi italici e da sempre sfugge alle ricerche più approfondite. Dov’era la loro patria? Perché scomparvero senza lasciar traccia? Un’analisi degli aspetti misterici e controversi degli Etruschi.





L’articolo non avrebbe la sua forma attuale senza il contributo prezioso e determinante di Romano Manganelli, da sempre appassionato cultore della civiltà etrusca, che con profonda umiltà mi ha permesso di comprendere i miei sbagli e rafforzare la validità delle mie ricerche. (n.d.A)









L’ombra dei Rasna

Gli Etruschi sono il popolo più enigmatico ed affascinante che appartiene all’Italia, territorio principe della loro influenza. Secondo il ricercatore Mario Gattoni Celli, le notizie storiche su di loro non coprono più di cinque o sei pagine di libro. Nulla di più esatto. 

I testi scolastici sorvolano rapidamente sulla potente monarchia etrusca sviluppatasi per molte generazioni, formata da sette re che gli alunni ripetono in successione come una filastrocca, dopo i quali si giunge immediatamente alla nascita della repubblica romana. I saggi degli studiosi, dal canto loro, aggiungono soltanto che gli Etruschi erano autoctoni della nostra penisola che parlavano una lingua indecifrabile e raggiunsero livelli eccelsi nelle arti, nella politica e nell’architettura, evitando di sottolineare le conquiste umane e spirituali donate all’impero romano. Negli ultimi anni, dopo attente riflessioni, si è fatto in strada in chi scrive il sospetto, divenuto pian piano certezza, che un fitto velo di silenzio sia calato sulla stirpe etrusca, per nascondere segreti di vitale importanza. Gli Etruschi non sono mai morti e ci hanno donato un tesoro inestimabile che narra una storia, la nostra, iniziata molto tempo fa.


Discesero dai Giganti


I ricercatori più audaci pongono l’origine degli Etruschi in Lydia, a oriente di Smirne, citando Erodoto che scrive ne Le Storie, I, 94: "Raccontano i Lidi che sotto il re Atys, figlio di Manes, vi fu in Lydia una grande carestia; per un po’ la popolazione vi tenne fronte, ma poi, visto che non cessava, … il re divise il popolo in due parti… A capo dei designati a rimanere pose se stesso; degli altri designati a partire, il proprio figlio Tirreno. Gli esuli scesero a Smirne, costruirono delle navi…e salparono alla ricerca di una nuova terra…, finché dopo aver costeggiato molti paesi, giunsero presso gli Umbri dove fondarono città che tuttora abitano…". 

Manes, analogo al primo faraone egizio Menes, è il leggendario monarca Manu, nome collettivo che incarna la guida delle sette razze–madri con le corrispettive sottorazze. Il Manu aveva condotto moltissime migrazioni in epoche antidiluviane dalla primordiale Isola Bianca nel Mar del Gobi, la mitica Thule, territorio tropicale lussureggiante che estendeva i suoi confini al Polo Nord, sino alla formazione dei continenti di Mu e Atlantide. Gli Etruschi chiamavano se stessi Rasna, dalla radice ra, analoga al Ramu, re–sacerdote di Mu, Rama in India e al Ra egizio, personificazione dell'energia solare, cuore vitale del Cosmo. Simboli la svastica ed il globo alato delle tavolette di Mu, effigiate rispettivamente sui muri di Sovana, a Grosseto, e nella Tomba dei Rilievi di Caere. Le vie commerciali degli Etruschi erano le Tule che giungevano sino in Himalaya, e il cui eco ritroviamo nel toponimo Caput–tolium, capo delle Tule, il Campidoglio. Roma, infatti, sorge sul Tevere che incarna la Via Lattea e ha sette colli come gli astri dell'Orsa Maggiore, vicina alla stella polare citata nel Rg-Veda indù, asse del cielo che pulsa a Thule.

Antenati degli Etruschi sono i Toltechi, terza sottorazza principe della stirpe atlantidea, come apprendiamo dall’opera di Arthur Powell, Il Sistema solare. Di colore rosso–bruno, avevano un’altezza prodigiosa e primeggiavano nell’arte edilizia con templi ciclopici, strade lastricate e ponti. Crearono un impero splendente durato diversi millenni, quando un cataclisma si abbattè su Atlantide e i Toltechi si spinsero nelle Americhe, fondando la civiltà incaica, mentre i suoi eredi edificarono nel IX sec d.C. Tula in Messico, con i loro enormi "atlanti". Il gene tolteco si ritrova intatto nella sesta sottorazza akkadiana, propria degli Etruschi, che presentano legami inestricabili anche con gli Egizi, i Maya e gli Indiani del Nordamerica, altri discendenti dei Toltechi. 


Un colore regale

Gli affreschi nella Tomba del Triclinio, a Tarquinia, ritraggono uomini rossi, mentre la Tomba degli Auguri presenta personaggi di rango elevato del medesimo colore che si stagliano sopra individui comuni. Un altro ancora tiene fra le mani un uovo, segno della creazione eterna. I re etruschi, durante le cerimonie rituali, si tingevano di rosso con il minio, e rosso sarà il colore preferito dall’imperatore Nerone. Il rosso, ammettono gli studiosi, ha carattere sacro, senza spiegarne però il motivo. Simboleggia gli ancestrali predecessori e rimanda al culto del pianeta Marte, incarnato dalla Sfinge leonina interamente rossa, a Giza, e dal giaguaro della piramide di Chichén Itzà. Il felino sacro ricompare di nuovo a Tarquinia, nella Tomba dei Leopardi e in quella delle Leonesse, in realtà giaguari. I pellerossa del Nordamerica, infine, come gli Etruschi conservano sepolcri a forma di tumulo e venerano i simboli dell’uovo e del serpente. 



Parlavano sanscrito

Ma chi erano in verità gli Etruschi? La lingua ne penetra il mistero? L'imperatore Claudio, affascinato dal loro mondo, scrisse i Tirrenika in venti volumi, spariti nel nulla. Stessa sorte subirono gli Annuali Etruschi custoditi nel Tabularium Capitolinum, che narravano la vera origine dei Romani, i Libri Etruschi e i Tusci libelli, conservandosi soltanto qualche frammento negli autori latini. Strano, dato che gli scolari romani andavano a studiare l’etrusco nella prestigiosa Caere. La lingua dei Rasna, afferma il filologo Bernardini Marzolla, svela un’antica discendenza dal primo idioma del pianeta: il sanscrito. Il testo più completo è inciso sulle bende di una mummia scoperta in Egitto due secoli fa, ora al Museo di Zagabria. Le strisce di tela, quattordici metri, compongono il "Libro della Mummia", aggiungendosi alle oltre dodicimila iscrizioni rinvenute. 


Adepti della Grande Madre

Intorno al 1.000 a.C., gli abitanti della Lydia dimorarono nell’isola di Lemno con capitale Efestìa, nel Mar Egeo, disseminata di necropoli e santuari alla vergine nera Cibele, invocata come madre dell’Indo. Le fanciulle raticavano la sacra teogamia in collegi particolari, che ricordano quelli delle Mamacones inca e delle Vestali romane. La società etrusca era di tipo matriarcale, come Atlantide, con le donne che presenziavano ai sacri culti e godevano di un peso influente nelle decisioni più importanti. Prova ne è la tomba Regolini–Galassi, scoperta nel 1836 a Caere, che ospitava la principessa Larthia, con indosso un fibula intessuta di minuscole sfere granulate. Rivelatrice, poi, la storia di Lucumone, figlio di un nobile corinzio, che insieme alla moglie Tanaquilla giunge a Roma da Tarquinia nel VII sec. a.C. Alle porte di Roma, un aquila afferra il cappello di Lucumone per poi restituirglielo. Un presagio sacro, simile al mito azteco, e alla fondazione della metropoli di Cajamarquilla in Perù, dove un condor avrebbe incoronato il suo fondatore. Tanaquilla è un nome incaico, dato che quilla significa luna, suggerendo che la donna appartenesse ad un antico culto lunare. In etrusco, lo stesso nome è Thanakhvil, dove than è l’aspetto femminile del dio Tin e akhvil è ancella, in quechua aclla, indicante cioè "le ancelle degli dèi", un ordine sacro. 


Gli avamposti megalitici 

Lucumone entrerà a Roma mutando il suo nome in Tarchunies Rumach, Lucio Tarquinio Prisco, e diverrà re nel 607 a.C. dopo la morte di re Anco Marzio (strana assonanza con il termine egizio Ank–hor). Sarà lui a drenare l’acqua che alimenterà il Tevere dai colli attorno a Roma, a creare il Foro Boario, il Tempio di Vesta e il Circo Massimo, luogo di culto. Suo è anche il magnifico tempio di Tinia–Giove sul Campidoglio. Roma, territorio di povere palafitte, entrerà a far parte delle dodici città sacre che coprivano l’intera Etruria, mentre un numero analogo di metropoli interessò la Campania. Nell’erezione di un sito, i geomanti etruschi tracciavano due linee ad angolo retto in direzione nord–sud, il cardo maximus, e il decumanus maximus con andamento est–ovest, ponendo nel punto d’intersezione la pietra omphalos, ritrovata spesso intatta dai moderni mezzi di rilevamento. 

Le metropoli etrusche annoverano Cortona, Arezzo, Fiesole, Tarquinia, Vulci e Populonia. Il monumentale complesso urbano di Caere, con una necropoli che copre 360 ettari, era anticamente il porto più potente del Mediterraneo, insieme ad Hatria, e da innumerevoli altri sulla costa Tirrenica. Uno dei più antichi insediamenti è Vetulonia, che superava Atene con oltre centomila abitanti. Le sue pietre megalitiche un tempo si stagliavano sulla collina–tumulo, ugualmente a Ollantaytambo sulle Ande. Sulla ciclopica Cosa, vicino Orbetello, vigila una Sfinge di pietra e il contiguo monte di Ansedonia è scolpito con animali mitologici analoghi a Marcahuasi. Indistinguibili, poi, la cinta muraria di Volterra lunga 8 km e quella di Pisaq in Perù, come pure i blocchi poligonali di Alatri e Amelia, pesanti centinaia di tonnellate, e Sacsayhuaman, sovrastante Cuzco. Le profonde affinità degli Etruschi con gli Inca trovano autorevole conferma in Zecharia Sitchin, da noi interpellato, il quale ha risposto affermativamente circa la nostra intuizione di un simile legame con la lontana America. 

Colpisce, poi, l’omofonia di Chianciano (probabilmente consolidatosi da un etrusco Clanikiane) e Chan Chan, capitale del Gran Chimù peruviano, le quali conservano anche identiche urne funerarie antropomorfe risalenti al VII sec. a.C. A Poggio Murlo, Siena, è stata rinvenuta anche una statuina con barba posticcia di un "antenato", munita di uno strano sombrero simile al copricapo del Guerriero di Capestrano. Infine abbiamo Veio, patria dell’artista Velca, che scolpì la magnifica statua di Apollo, divinità la cui l’effige sul Palatino sarà alta 15 metri. La stirpe degli Amhara o Aymarà, che abitarono l’antic Ameria (Amelia) con il nome di Amr, adoravano Apu Illu, Signore dei fulmini, sul Monte Soracte in Bolivia, mentre i Romani costruirono sul Monte Soracte, cantato da Orazio nelle sue Odi, un santuario ad Apollo.


Le invisibili arterie di Porsenna 

L’opera più imponente è il Mausoleo di re Porsenna a Chiusi, tratteggiato da Varrone e Plinio nei loro libri. La struttura sembra un tempio buddhista con ben quindici piramidi di altezza indescrivibile e una sfera di bronzo al centro, che emetteva particolari frequenze. I suoi pinnacoli antenne rivolte al cielo per incanalare l’energia cosmica. Costituiva il centro oracolare madre in Italia, legato con quelli di Delfi, Dodona, Tebe, Heliopolis e Metsamor, in Asia Minore. Sotto il vicino Poggio Gaiella si diparte una fitta rete di gallerie sotterranee inesplorate che formano il labirinto di Porsenna, cuore cerimoniale connesso con le dodici città–stato e le metropoli gemelle al di là dell’oceano. Anche le catacombe sotto San Pietro, una volta templi etruschi, erano parte di questo disegno. 

Funzione iniziatica avevano i cunicoli ad U, come quello lunghissimo ed inquietante di S.Valentino e altri a Pitigliano, Sorano e Sovana, un’area archeologica di notevole interesse, costellata delle famose "tagliate". Queste enormi strade nel tufo, che paiono scavate con il laser, si ergono vertiginose nelle vicinanze di necropoli, templi, luoghi sacri, e spesso vicine le une alle altre. Sorte al ritmo del flauto, con cui gli Etruschi scandivano ogni attività, richiamano alla mente il musico greco Anfione, il quale edifica Tebe "alla musica delle sua lira", presumibile scienza sonica antidiluviana. Se l’enorme traforo sotto Castel Gandolfo, più di 1 km, è un’opera di ingegneria idraulica, lo scopo delle "tagliate" non è ancora chiaro. Alla luce delle attuali cognizioni, rappresentano allineamenti astronomici o tellurici di rilevante importanza, istoriate da glifi cosmici. Il tufo, infatti è un materiale radioattivo, rinvenuto anche a Cuzco e sulla piana di Nazca.


Guardiani della vita

L’illustre linguista Georges Dumézil, in appendice alla sua opera La religione romana arcaica (Rizzoli, 2001), dichiara in toni concisi che i Romani mutuarono da un "passato indoeuropeo" un solido sostrato rituale, che "l’apporto etrusco" modificò lievemente. Una contraddizione in termini. Per amore di chiarezza, facciamo notare che gli Etruschi sono l’elemento indoeuropeo, e i Romani si limitarono ad adottare le loro elevatissime concezioni, come in precedenza i Greci, poi totalmente stravolte. 

Gli Etruschi erano un popolo pacifico, costretto ad impugnare le armi soltanto a causa delle vessazioni di Roma. Avevano una visione animista, in cui l’Universo tutto pulsa di vita e ogni organismo è connesso. Da qui l’amore per la Terra, i boschi, le fonti, le montagne e il cielo, sinfonia sublime dell’Energia Prima, che nel corpo umano esprime la sua sacralità attraverso le funzioni sessuali. Il loro pantheon è formato da numerosi personaggi ed esseri ausiliari, esprimenti i molteplici aspetti di una lontana dottrina esoterica, invisibile ai profani. Similmente agli gnostici, ritenevano, infatti, l’uomo al centro delle forze luminose ed oscure, in grado di stabilire da solo quale via intraprendere per tornare in alto. 


Il linguaggio della Natura

Le rivelazioni uraniche si ritrovano nei Libri acherontici, sulle dimensioni nascoste, rituales, fatales, e i Libri haruspicini riguardanti l’epatoscopia, o esame del fegato, per gli Etruschi un piccolo cosmo in movimento. Una scienza definita dai Romani "etrusca disciplina". I volumi provenivano dal sapiente fanciullo Tages, spuntato da una zolla di terra, informazione che ci ricollega al regno sotterraneo di Agarthi. La Madreterra donò agli Etruschi la geometria sacra e il suono primordiale, con il quale ammaliavano gli animali. Notevole l’incisione del mandala esoterico "fiore della vita" a sei petali, di matrice indiana, trovato sulla stele del guerriero Avele Feluske, a Vetulonia. La disposizione reticolare dei massi negli edifici replica la struttura biologica della cellula, facendo sì che l’intera costruzione prenda vita e "comunichi" determinate frequenze, particolarmente attive presso i corsi d’acqua. L’elemento liquido aveva una funzione purificatrice, ancor oggi apprezzata nei centri termali di Saturnia e Petriolo. Numa Pompilio, che le tradizioni descrivono come monarca pacifico e illuminato, era in contatto con la ninfa Egeria, che abitava una sorgente nel bosco sacro vicino al fiume Almene. L'acqua sorgiva magnetizza i raggi cosmici, come gli infrarossi, rigenerando la terra e le forme di vita. Nell'uomo potenzia la memoria ancestrale e inonda l'ipotalamo di energia planetaria. 


Il bagliore di Zeus 

Numa compose dodici libri di "scienze naturali" che nascose in un’arca nel suo sepolcro, trovato poi vuoto, e introdusse il calendario solare di 365 giorni e ¼. Padroneggiava il "fuoco di Zeus", l'elettricità, e i suoi templi possedevano parafulmini all’entrata. Il suo successore, Tullo Ostilio, morì invece incenerito dalle scosse fulminanti. Il segreto di Numa passò a Porsenna, che nel VI sec.a.C. polverizzò Bolsena, invocando una folgore celeste, e sconfisse con una scarica elettrica un essere feroce dal nome profetico: Volt. 

Lo studio dei tuoni e dei fulmini era codificato nei Libri fulgurales, con le istruzioni per evocare, dominare e guidare le folgori. Riti complessi seguivano alla caduta di un fulmine in un determinato luogo, che veniva immediatamente recintato per precauzione e dichiarato sacro, per la presenza nel terreno di ferro meteorico dei bolidi stellari, vitale agli Etruschi. I fulguratores, provvisti di cera nelle orecchie, allontanavano le vibrazioni residue modulando una parola sacra. Alle Sorgenti della Nova, un’antica metropoli guarda da una scalinata il Monte Becco, santuario etrusco, dove ancor oggi avvengono strani fenomeni magnetici. Anche Costantino, sacerdote del Sol Invictus, consultava segretamente gli aruspici etruschi, disposti a lanciare folgori sui Goti di Alarico nel 410 d.C., sotto papa Innocenzo. I fulgurales erano una parte dei Libri Vegoici, dono della ninfa Vecu al tempio di Apollo, in cui possiamo ravvisare i famosi Libri Sibillini, portati all’imperatore Augusto da una donna misteriosa e distrutti dai cristiani nel 400 d.C. 


Gli iniziati sonici

Numa istituì il collegio dei lucumoni, formato da 60 sommi sacerdoti abbigliati con la veste di porpora, la catena d’oro, il tutulo conico sul capo che funge da ricettore celeste. In mano il lituo, lo scettro ricurvo sormontato da un’aquila, che emetteva onde sonore. I lucumoni erano medici–sciamani che viaggiavano nei mondi astrali acquisendo prodigiose conoscenze utili alla guida della comunità, come avviene nella culture siberiane ed uralo–altaiche. Fra gli Inca assumevano il nome di astronomi Tarpuntaes. Sempre a Numa dobbiamo la creazione di un altro enigmatico collegio, quello dei Flamines Dialis, custodi del soffio terrestre, che nascondono nel nome l’energia fiammeggiante della kundalini, alla base della spina dorsale. Costretti da severissime norme, dormivano in grotte sacre sopra un piccolo pertugio nel terreno. Il loro abbigliamento consisteva in una "camicia" dalle ignote funzioni e una sorta di stetoscopio con un filo di lana che captava l’afflato tellurico, vestimento che nell’insieme lascia intravedere perdute operazioni geotecniche di vulcanologia. 





La stirpe del silenzio

Centro iniziatico e cuore della vita etrusca è il Fanum Voltumnae, nella fitta selva del Lamone intorno al Lago di Bolsena, che estendeva i suoi confini sino a Tarquinia, formando un luogo sacro al confine tra cielo e Terra. Qui, nel sacro Tempio, i lucumoni delle dodici città sacre si riunivano ogni anno per eleggere un nuovo sacerdote e celebrare la cerimonia misterica della Paska, in cui si spezzava il pane e si beveva il vino, mentre i partecipanti ricevevano una melagrana, la rigenerazione. I Rasna erano a conoscenza che il loro compito sulla Terra volgeva al termine, come gli Incas che lessero nelle stelle uguale ammonimento. Dieci "saecula" durava la civiltà gloriosa che avevano creato, e nulla, nemmeno il più potente dei lucumoni, era in grado di opporsi. Scomparvero all’alba di un nuovo Sole, stirpe coraggiosa che in silenzio aveva plasmato il tempo.



Bibliografia

Aziz, Philipphe La civiltà etrusca - Libritalia, 1996
Celli, Mario Gattoni Gli Etruschi dalla Russia all'America - Carabba, 1968
Churchward, James Mu: il continente perduto - Armenia, 1999
Collins, Andrew Il sepolcro degli ultimi dèi - Sperling & Kupfer, 1999
Compassi, Valentino Dizionario dell'universo sconosciuto - SugarCo, 1989
Drake, Walter Raymond Quando gli dèi camminavano sulla Terra - Casa Editrice Meb, 1982
Feo, Giovanni Misteri etruschi - Stampa Alternativa, 2000
Gatti, Enzo Gli Etruschi - Edizioni Frama Sud - 2 voll.,1979
Hancock, Graham Lo Specchio del Cielo - Corbaccio, 1998
Kolosimo, Peter Italia mistero cosmico - SugarCo, 1987
Marzolla, Piero Bernardini L'etrusco - Una lingua ritrovata - Mondadori, 1984
Moreau, Marcel La civiltà delle stelle - Corrado Tedeschi Editore, 1975
Pallottino, Massinmo a cura di Gli Etruschi - Bompiani, 1992
Pincherle, Mario Come esplose la civiltà - Filelfo, 1977
Powell, Arthur Il Sistema Solare - Edizioni Alaya, 1993
Quattrocchi, Angelo Miti, riti, magie e misteri degli Etruschi - Vallardi, 1992




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Il secondo articolo, molto più breve, proviene da Castell'Alfiero.net, ed è sull'Omphalos:

La parola Omphalos o Centro Sacro è di origine greca (traduzione: ombelico), ma la sua tradizione ed il suo significato, simili a quelli della triplice cinta, sono molto più antichi e legati a culti e tradizioni che affondano le loro radici nella notte dei tempi, forse appartenenti alla civiltà 

celtica.



Per gli antichi Greci, l'onfalo era un oggetto simbolico che contrassegnava un luogo sacro, emblema del "centro del mondo", il punto saldo ed immobile dal quale la divinità si manifesta.



Il simbolo è costituito da un normale quadrato, nel quale sono tracciati otto raggi che formano al suo interno due croci greche, sfasate di 45°.










Ricorda la bandiera della Gran Bretagna (detta Union Jack), drappo in realtà frutto della somma 








- sovrapposizione delle 3 bandiere dell’Inghilterra (composta dalla Croce di San Giorgio), della 

Scozia (composta dalla Croce di Sant’Andrea), e quella antica dell’Irlanda (con la Croce di 

San Patrizio).








Una sua variante è costituita da quattro quadrati semplici, ciascuno con gli otto radiali tracciati 
all'interno, sovrapposti in modo da formare un altro quadrato più complesso.

Gli omphalos sono stati utilizzati da varie civiltà, rappresentati in molteplici altre forme: coni di 
marmo, megaliti, menhir, pozzi, obelischi e monumenti costruiti dall'uomo; si rinvengono in 

località di particolare rilevanza sacra per antichi culti, identificato come il luogo dal quale 

fuoriescono energie che permettono di avvicinarsi al divino.














La parola ombelico è usata dunque per indicare il "centrum" di un qualcosa, del mondo, della 
religione, del pensiero, di una civiltà o semplicemente di una comunità ed esso sarebbe un 

centro sacro, la proiezione sulla terra di un cono celeste, un luogo di comunicazione ove il 



"divino" si unisce con il "terrestre", uno spazio dove dimora la divinità.


La presenza di un simile simbolo sta espressamente ad indicare la centralità e la sacralità del 

luogo.




L’idea di "connessione cosmica" tra mondi diversi la troviamo nella chiesa Madonna della Neve 

di Castell’Alfero ben espressa e chiara; l’omphalos è stato inciso non a caso sullo stipite destro 
della porta d’ingresso della chiesa, proprio all’altezza degli occhi.




Questo graffito è un segnale per la persona avveduta, il modo per indicare un preciso punto: la 
via per raggiungere la sacralità, cioè l’interno della chiesa al cospetto di Dio.

Il simbolismo numerico dell’omphalos è stato nel tempo evidenziato più volte.

La stessa figura è ancora oggi utilizzata dalla Massoneria come chiave dei numeri, perché è 
possibile scomporla in modo tale da ottenere tutte le cifre arabe, in forma più o meno stilizzata.

In questo simbolo sono otto i raggi ed uno dei principali significati del numero 8 è giustizia od 
equilibrio i cui concetti si riferiscono direttamente a quello del Centro.


Le otto linee tracciate nel quadrato formano lo schema nel quale gli antichi astrologi inscrivevano 
lo Zodiaco.


Inoltre, questa figura è stata più volte accostata a quella della "Gerusalemme Celeste", con le 
sue dodici porte, tre per ciascun lato.









Un notevole ma allo stesso tempo sconosciuto omphalos si trova in Piazza del Campidoglio a 
Roma.

Il disegno geometrico presente nella pavimentazione della piazza è appunto di Michelangelo, 
progettato con la stessa piazza nel 1536, seppur restaurato solo nel 1940.

Si ritiene che nel realizzarlo Michelangelo non abbia voluto tracciare un semplice motivo 
ornamentale o geometrico ma un’ovale ombelico del mondo, perché il Campidoglio era un 

luogo sacro per gli antichi romani: il punto di arrivo del percorso trionfale che percorreva i Fori 

imperiali, Umbelicus Caput Mundi.







Nel progetto originario michelangiolesco al centro della piazza doveva essere posto un obelisco, 
ma invece, per volere di Papa Paolo III, vi è stata posta la statua in bronzo dell’imperatore Marco Aurelio a cavallo.

L’omphalos che è il motivo pavimentale della piazza e la statua di Marco Aurelio sono stati 
riprodotti sulle monete da 50 centesimi di euro italiane.







La Chiesa romanica Madonna della Neve di Castell'Alfero ha incisi sulle sue pareti due 
Omphalos, graffiti tracciati molti secoli orsono e venuti alla luce dopo la rimozione degli antichi 


intonaci, effettuata durante i recenti restauri.




Si trovano all'esterno della pieve, in facciata, ai lati della porta d'ingresso.