martedì 1 dicembre 2009

IL LIBRO DEL MESE: IL DOMINIO DI SE STESSO


Un mio modesto parere: - Da millenni l'uomo indirizza i suoi sforzi verso la conquista e il dominio delle razze più deboli, ma la giusta conquista e la vera forza stanno nel dominio di se stessi, cioé dei propri automatismi inconsapevoli -.


Nel consigliare questo libro (così come altri libri) voglio precisare che non necessariamente ne condivido tutto il contenuto, ma lo trovo molto interessante ed utile.

Il Dominio di se stesso (ed. Paoline, 1986) è stato scritto da Paul Chauchard, laureato in medicina e scienza, psicofisiologo e specialista della fisiologia del sistema nervoso, all'epoca direttore dell'Ecole des Psychologues Praticiens.

Nel retro di copertina leggiamo: "In questo libro l'autore parte dal presupposto che non è possibile essere veri uomini senza aver prima imparato ad usare correttamente la propria volontà. Il cervello è l'organo attraverso cui essa si esprime: di qui l'obbligo di prevenire i pericoli costituiti dall'ignoranza e il dovere di un'educazione positiva che miri cioé prima di tutto a volere il bene, civilizzandoci, socializzandoci con l'applicazione di tecniche (yoga, ecc.) che a una psicopedagogia della volontà risultano indispensabili".

Ho trovato questo libro un lavoro molto interessante ed utile per chiunque voglia seperne un po' di più su se stesso e sul perché dell'importanza di certe "autodiscipline".

Come dice l'autore: "Essere attento significa mettere il cervello sotto il controllo dell'io cerebrale; essere distratto vuol dire lasciarlo funzionare (meccanicamente) a sua insaputa...Tutto è nel nostro cervello, ma dobbiamo imparare ad assumerne il controllo...C'è in noi una "macchina" per pensare grazie all'associazione delle immagini del mondo esterno e del loro equivalente verbale...Bisogna imparare ad essere attenti per non essere schiavi di automatismi cerebrali...".


venerdì 27 novembre 2009

I FIORI DI KAMA - UN VIAGGIO A KHAJURAHO PER CURARE L'IMPOTENZA


Se la vostra libido è spenta o in forte declino vi consigliamo di partire urgentemente per Nuova Delhi, la capitale dell'India, portandovi dietro una gnocca prosperosa e focosa.
Una volta arrivati a Delhi volate urgentemente verso Khajuraho (circa 620 km a sud della capitale, nello stato del Madhya Pradesh) sempre senza perdere di vista la gnoccona (e se non ve l'hanno confiscata alla dogana).
A Khajuraho vi aspettano circa 22 templi (in origine erano 80, edificati tra il 950 e il 1050 dai sovrani del clan Chandela della dinastia Rajput) di una bellezza mozzafiato (ma anche molte guide turistiche affamate...forse non solo di soldi...occhio alla topolona).


Questi templi hanno la particolarità (che potrete notare nel video allegato) di essere interamente ricoperti di sculture erotiche per niente volgari, ma molto, molto stimolanti.

Sicuramente, grazie alla visione di centinaia e centinaia di sculture che raffigurano accoppiamenti di ogni genere, alle descrizioni particolareggiate della guida (che mentre descrive le scene erotiche sorride sornione alla vostra gnoccona) e al canto degli uccelli, sarete già sulla buona strada per tornare ad essere un bel torello.
Se poi, dopo la visita ai templi, vi concedete un buon pasto indiano (molto speziato con curcuma e zafferano) e partecipate ad una puja in onore dello Shiva Lingam, il gioco è fatto. E' sicuro che di lì a poco farete scintille.

Attenti solo a non perdere mai di vista la gnoccona, soprattutto se è stata la guida stessa a "offrirsi" di accompagnarvi a pranzo e alla puja, basta un attimo di distrazione e i due si dileguano in qualche vicolo semibuio e...

...una volta risvegliata la libido a Khajuraho non è facile trovare una tangenziale frequentata da lucciole. Correte il rischio di ricorrere al vecchio metodo "manuale".


Buon viaggio.


martedì 24 novembre 2009

ROLAND DYENS IN UNA ESECUZIONE STREPITOSA ALLA CHITARRA

Classe 1955.
Tunisino di nascita.



Chitarrista, arrangiatore e compositore strepitoso che ama attingere alla musica Jazz e Folk (nonché improvvisare) pur non disdegnando la musica classica.
Il suo strumento è la chitarra, che insegna al Conservatorio Superione Nazionale di Musica a Parigi.
Questa esecuzione si intitola Fuoco (che fa parte di Libra Sonatine assieme a India e Largo).

Buon ascolto.


L'UOMO E L'OMBRA


Esiste un uomo in noi.
Un uomo magico, fulgente, libero, creativo. Quell'uomo è il nostro vero Sé.

E poi esiste l'ombra. Un ombra che si è impossessata del corpo e dei pensieri. Un ombra che al mattino veste i panni dell'essere sociale, indossa la divisa e va al lavoro al servizio di idee che non capisce ma che muovono ogni suo gesto...ogni sua parola.

L'ombra è inconsapevole, incolore, abitudinaria, insensibile, incapace di pensare autonomamente e...capace di ogni atrocità.

I Capi Ombra fanno credere alle ombre schiave che l'Uomo Vero, l'Uomo Libero non esiste, che è solo una fantasia inventata da pazzi squilibrati e che l'unica realtà è l'uomo sociale e politico. Perciò l'ombra deve servire il Sistema: produrre, consumare, fare la guerra alle altre ombre e...attenersi alle Regole dettate dai Capi Ombra.

Cosi l'ombra fa da ombra ad altre ombre.

Essi, i Capi Ombra, hanno relegato il Vero Uomo nei regni dell'Inconscio, pensando così di essersene liberati per sempre. Hanno definito il Regno dell'Inconscio un "luogo oscuro", dove è meglio non andare a ficcare il naso. E le piccole ombre ci hanno creduto, perciò hanno paura di andare a visitare l'Uomo Vero e...rinunciano alla Vera Luce.

E intanto lui (l'Uomo di Luce) che fa? Sonnecchia?

A volte. Altre volte osserva, studia la situazione e attende paziente.

Non ha fretta lui. Sa che l'ombra è solo un miraggio, un riflesso di se stesso...un riflesso della Realtà.

Lui guarda l'ombra scimmiottare il vero sé e a volte sorride, altre volte no.

Tempo verrà che deciderà di prendere possesso di ciò che gli appartiene, ma aspetta che i tempi siano maturi e...che sia l'ombra stessa a chiedergli a gran voce di prendere lo scettro del comando, di prendere in mano la situazione.

E finalmente l'ombra farà ciò che tutte le ombre hanno sempre fatto: seguire fiduciosa l'Uomo Vero, non altre ombre, perché questa è la sua natura, la sua funzione...e insieme saranno Uno.

sabato 21 novembre 2009

UN INTERESSANTE FILMATO SULLA VITA DI C.G.JUNG

Questo video, Dal profondo dell'anima, è il sesto di una serie di sei. Consiglio di vederli tutti.


venerdì 20 novembre 2009

PICCOLI RISVEGLI - LE INFINITE SFUMATURE DELLA CONSAPEVOLEZZA


Generalmente si pensa che la consapevolezza o c'è oppure non c'è...cioé: o tutto bianco o tutto nero.
Ma non è esattamente così, la consapevolezza ha infinite sfumature e ogni volta che diveniamo coscienti di una sfumatura in più di un oggetto, di un fatto, di una persona, noi ne siamo più consapevoli.
Due persone stanno assistendo ad una rappresentazione teatrale del Flauto Magico, un Singspiel in due atti musicato da Mozart. Entrambi sono attenti e...consapevoli. Ma la prima è una persona senza uno specifico addestramento all'ascolto musicale e che ignora tutto di Mozart e dell'opera in questione. Questa persona ignora la trama, la forma musicale (in questo caso un mix di Lied viennese, Corale Luterano, Aria italiana e Recitato accompagnato secondo il modello di Gluck), la Struttura dell'opera o gli Elementi culturali (come il fatto che l'opera è ambientata in un Egiito presentato in una dimensione fiabesca e fantastica).


La seconda persona, seduta proprio di fianco, è invece una persona colta, un musicista (addestrato all'ascolto) e cultore di Mozart.


Chi pensate che abbia più consapevolezza di ciò a cui sta assistendo, il primo o il secondo uomo?


Certo, sì lo sò, qui entrano in ballo anche la sensibilità e l'attenzione ma....è proprio qui che volevo arrivare: il secondo uomo è "addestrato" all'ascolto = sensibilità+attenzione.


E' proprio il continuo addestramento che ci porta ad affinare la sensibiltà e...la capacità di essere concentrati per cogliere sempre più sfumature dei fatti che ad ogni istante la vita ci sbatte sotto il naso.


E il principale ostacolo da rimuovere consiste nel pensare di aver già colto tutto quello che c'era da cogliere: "Ormai quella persona la conosco bene, sò com'è fatta, conosco tutto di lei". Errore gravissimo. Tu sai, di quella persona, solo ciò che sei riuscito a cogliere, e solo di quello sei divenuto consapevole, ma vi possono essere (anzi sicuramente ci sono) migliaia di aspetti, di sfumature psicologiche, caratteriali ed emotive di quella persona che non vedi, ma proprio non vedi, e non vedresti neanche se la guardassi col binocolo o ai raggi X (proprio perché ti sei sclerotizzato sull'idea che ti sei fatto di quella persona).


E com'è con le persone così è con tutti i fatti del giorno, dai fatti sociali a quelli politici, dalle questioni familiari a quelle lavorative, eccetera eccetera.


C'è sempre qualcosa in più da scoprire e di cui divenire più consapevoli.


Per questo nello Zen si dice: "Mente Zen, mente di principiante".
....la Ricerca continua...




martedì 17 novembre 2009

IN OCCIDENTE SI IGNORA IL CONCETTO DI "VIA", PER QUESTO IL VERO YOGA STENTA A DECOLLARE




Il maggiore ostacolo che un insegnante di Yoga incontra nella trasmissione del suo sapere teorico-pratico è quello di far comprendere agli aspiranti cos’è lo Yoga e perché è di vitale importanza per ognuno di noi.

Senza la comprensione profonda di cosa sia una “Via di autorealizzazione” non si avrà mai la spinta per compiere gli sforzi che uno Yoga serio richiede.
Oggi va bene lo Yoga per rilassarsi, per stare meglio in salute…per farsi delle pippe mentali, questo va bene ed è anche compreso dai più colti, ma lo Yoga come Via di autorealizzazione non trova posto nella mente dell’uomo moderno. Perché succede questo? E cosa è una Via?

Cos’è una Via? Lo dice il nome stesso: una Via è un percorso tracciato in epoche antichissime (e sempre rinnovato nei secoli, adeguandolo ai tempi correnti) da, diciamo così, “pionieri” della Ricerca della Verità. Ricerca cioè delle risposte alle eterne domande dell’uomo: Chi sono io? Cos’è questo mondo? Cosa ha fatto sì che “io sia” e tutto ciò che mi circonda “fosse”? Una Via conduce al Cuore del Divino, all'essenza stessa della Divinità.

Chi ha avuto la fortuna di incontrare delle guide serie e “realizzate” sa che noi siamo un Essere (che va realizzato) ed una Coscienza (in formazione) di cui divenire consapevoli. Ma queste restano solo parole se non si compie un percorso teorico-pratico ben strutturato che abbia come fine il realizzare l’Essere ed acquisire consapevolezza della propria Coscienza individuale prima, e della Coscienza universale poi.


Per realizzare l’Essere è necessario un percorso di Ricerca Interiore (propedeutico allo Yoga ed indispensabile per praticare proficuamente le pratiche Yoga). Mentre lo Yoga porta ad arrestare i continui processi mentali, offrendoci la possibilità di accedere ad uno “spazio” d’osservazione differente, in cui semplicemente “si è” e si è coscienti di essere il Testimone ed il Fruitore delle miriadi di fenomeni interni ed esterni. Inoltre, per sua stessa natura, lo Yoga porta alla presa di coscienza ed alla “fusione” col Supremo Testimone e Fruitore, quello che in India è conosciuto come Paramatma (nella sua espressione di Anima Suprema presente nel nostro cuore); oppure conosciuto come Maha Purusha (il Supremo Fruitore).
Noi viviamo nel Brahman (il mondo di Brahma), cioè l’Oceano di Vita, Coscienza e Beatitudine che è l’origine, il sostegno e il fine di tutto ciò che in Esso si evolve. Brahman è l'intero Universo in tutte le sue dimensioni e noi non siamo differenti da Esso.

Parabrahman, invece, che in Occidente chiamiamo “il Padre”, ha una enorme differenza da come viene presentato nelle religioni di tutto il mondo.
Parabrahman (che come dice la parola sta oltre il Brahman, la manifestazione) è il Padre, il Brahman Nirguna (senza attributi), l’Immanifesto, l’Inconcepibile, che nel suo aspetto manifesto “fecondando” la Prakriti (la Natura, la parte Femminile del Divino) dà inizio alla produzione di fenomeni.


Sicuramente vi ho confuso, scusatemi, ma continuo imperterrito.


Nella Via il Padre non è identificato come un Essere esterno a noi da raggiungere (o peggio da cui ottenere un qualche perdono o favore) ma viene presentato come “fuso” con la Prakriti: qui, nella manifestazione, Spirito e Materia sono eternamente abbracciati. Ma il suo stato puro (quello del Padre Immanifesto) è al di là dell'essere, è nel "regno" del non-essere, perciò non so se qualcuno può sperimentarlo. Quello che possiamo sperimentare qui è che assieme, Purusha e Prakriti, sono l’Oceano della Vita da Cui siamo nati, in Cui siamo e ci muoviamo...dobbiamo solo prenderne
coscienza...e vi assicuro che ciò è possibile con lo Yoga.

In definitiva noi siamo scintille del Divino fuse con la Materia (la Prakriti, appunto). Entrambi sono aspetti del Divino e il nostro fine è divenirne consapevoli attraverso l'esperienza diretta e…imparare a gestire (non sottomettere, reprimere o rifiutare) la Materia-Natura (a iniziare dal nostro corpo) la cui forma pura è ben al di là di ciò che noi identifichiamo come corpo, materia o natura.

Riguardo alla materia (o al corpo) qualcuno ci ha fatto credere che essa sia peccaminosa e vada repressa, dominata, ma non vi è nulla di peccaminoso nella materia.


Oppure c'è chi sostiene che la prova che si è divenuti consapevoli della nostra Natura Divina consista nell’aver risvegliato le facoltà sovrannaturali (conosciute come siddhi nello Yoga) e se non hai delle siddhi non stai facendo progressi nello Yoga, ma non è esattamente così. Semplicemente si può prendere coscienza di essere “esseri magici”, “divini”, di “natura trascendentale” e allo stesso tempo continuare a svolgere le stesse occupazioni di sempre. Quando ci si risveglia è il livello di coscienza che è cambiato, è cambiata la visione del mondo e di noi stessi.



Inoltre si comprende che tutto è magia, tutto è meraviglioso: un fiore che sboccia, la pioggia che cade, un fiocco di neve, il cibo che nel nostro corpo si trasforma in sangue…e si comprende che noi abbiamo già meravigliosi “poteri”: il potere di parlare, di muoverci nello spazio, di pensare, di entrare in empatia con le altre forme viventi, di trasformare gli elementi che ci circondano in qualcos’altro…come quando cuciniamo...
Quindi, col "risveglio" si prende coscienza di ciò che già c'è, che c'è sempre stato, solo che lo si vede in modo differente.



E poi...l'evoluzione non finisce col Risveglio, col Risveglio finisce solo l'evoluzione umana...la Via porta ben oltre l'umana evoluzione...ma di questo non posso rendere testimonianza perché non ne ho diretta esperienza.

Anche se quanto ho appena detto sono solo parole (tra l’altro poche e, forse, male espresse) mi auguro siano servite ed esprimere cosa si intendeva anticamente in Oriente per Via (una Via che ancora esiste, viva e palpitante): un percorso teorico-pratico (sotto la guida di chi sa e sa come fare) che porta a realizzare l’Essere e acquisire la Coscienza...e conduce a divenire consapevoli che tutto è magia.
Quando ciò avviene non si può che essere pervasi da un continuo stupore.


Allora guardare un’ape che succhia polline da un fiore ci riempie di stupore, guardare il Sole e le stelle ci riempie di infinito stupore, sentire brividi di piacere mentre si riceve una carezza ci riempie di infinito stupore...e riconoscenza….mangiare o respirare, con una simile consapevolezza, diviene un atto di magia vissuto con sacralità e…indovinate?...riconoscenza.

Comunque il punto che volevo mettere in evidenza sta nel fatto che in Occidente il concetto di Via è ignorato. In India esiste il concetto di Dharma, in Cina è il Tao, mentre in Giappone viene chiamata Do. L’Universo stesso segue una Via (Uni versus) e se parlate a un orientale colto della Via almeno avrete un punto fermo su cui basare i discorsi (anche se poi dovrete faticare per raddrizzare il loro concetto di Via, perché nei secoli si è un po’ alterato).


Il grosso danno che le religioni (Cattolicesimo, Islamismo e Induismo) hanno prodotto sulle coscienze umane credo consista nell’aver scambiato il concetto di Via con quello di Dogma, di Fede…di Regole e Comandamenti da seguire supinamente e ciecamente per ottenere il “favore” divino, pena la dannazione, la scomunica, l’esclusione dal Paradiso (in sanscrito Para desha = Terra superiore).

Le religioni hanno spostato tutto sul piano morale. Nella Via non esiste la cosiddetta morale, non vi sono peccati da scontare...non vi è un peccato originario. La Via è pragmatica: causa-effetto, se fai questo avrai quella conseguenza, se fai quest’altro l’effetto sarà diverso. La Via non contempla l’idea di Inferno (nell’Induismo vi sono diversi inferni: di ghiaccio, di fuoco, degli spiriti insaziabili….ce n’è per tutti i gusti).

Per le religioni noi non siamo degli esseri in crescita, in evoluzione. Per loro noi siamo dei peccatori da redimere. Grazie a questo ci tengono sotto controllo. Loro (i preti) dicono che andiamo già bene così, basta che smettiamo di fare questo e quest’altro e poi tutto è ok.

Per la Via il discorso è più complesso (o più semplice, dipende dai punti di vista): noi abbiamo già una Natura Originaria Divina e Magica, dobbiamo solo divenirne consapevoli liberandoci del “fardello” delle opinioni su noi stessi e sul mondo che ci sono state “innestate” nella mente.
A questo serve il Silenzio mentale, a questo serve la Meditazione: liberare la mente dalle opinioni e dai preconcetti per avere una visione diretta, “fresca” e limpida dei fenomeni che avvengono dentro e fuori di noi e, come in un gioco di specchi, di specchio in specchio, da effetto a causa, risalire la china per scorgere la Causa Prima che si riflette negli specchi (le infinite forme fisiche o mentali) ma la cui origine sta oltre gli specchi stessi e realizzare che siamo sempre stati in unità col Divino: questo è Yoga.