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mercoledì 7 ottobre 2009

DIVIDEMOS E COMPARTIMOS




Non so se si scrive esattamente così, Dividemos e compartimos, ma il senso dovrebbe essere: "mettiamo in comune ciò che abbiamo e godiamo tutti".

Questo era lo slogan preferito da Iago, un giovane neolaureato in medicina di Bilbao, conosciuto durante il Cammino di Santiago, che si era concesso un anno sabbatico prima di inziare la professione medica.

E lui era il primo a donare ciò che aveva, non solo i soldi ma anche entusiasmo, simpatia e conoscenza del territorio (essendo spagnolo). Non c'è che dire: un giovane ricco di umanità.


E' esattamente quello che dovrebbe essere lo spirito del comunismo. Non il comunismo russo, cinese, indiano o quant'altro in cui quelli che sostengono questi slogan sono i primi ad arricchirsi alle spalle dei fessi che gli vanno dietro.
Ma lo spirito di chi condivide "umanamente" la propria "buona sorte" e i propri talenti con gli altri. Per questo mi piacciono i blogger, perché in un certo senso manifestano questo atteggiamento generoso, bello e raro in questi tempi di arraffoni.

Una bella lezione quella di Iago: Dividemos e compartimos.
"Pensiamo troppo e sentiamo trooppo poco.
Più che di macchine abbiamo bisogno di umanità.
Più che di intelligenza abbiamo bisogno
di dolcezza e bontà. "
Charlie Chaplin

sabato 22 agosto 2009

LA BELLEZZA SALVERA' IL MONDO?


Nel riproporre (senza vergogna) il Concierto de Aranjuez eseguito magistralmente da Paco de Lucia (dico senza vergogna perché è già stato proposto su Franz's blog alcuni giorni fa), mi piacerebbe dire qualcosa sulla bellezza.

Esattamente il 4 di Agosto dell'anno scorso, alla fine del mio Cammino di Santiago di Compostela mi ritrovai, di sera, a cena con un amico conosciuto durante il Cammino. Il suo nome è Michele, ed è un giornalista sportivo di Varese (o Gallarate, non ricordo bene).
Eravamo seduti davanti ad una lauta cena, annaffiata da un delizioso vino rosso spagnolo in un ristorantino di un quartiere suggestivo di Santiago.
Non ricordo come, i nostri discorsi confidenziali (come solo quelli di chi ha vissuto forti esperienze assieme sanno essere) finirono con questa frase di Michele: "Io credo che sarà la bellezza a salvare il mondo".

Lì per lì accettai la sua tesi (forse perché stanco o un po' brillo) ma oggi, con mente più serena, posso dire che non credo molto nel concetto di "Salvazione del mondo". Intendo salvazione improvvisa, naturalmente. Cioé di quegli eventi che, grazie alla forza e al potere di un essere superiore, risolvono in quattro e quattr'otto tutte le problematiche dell'essere umano.

Credo invece fermamente che l'essere umano è in evoluzione. Il suo è un "cammino" lungo e periglioso che lo sta facendo maturare (per trasformarsi, un giorno, in qualcosa di meraviglioso). Ma il suo cammino non è privo di rischi.
Sò, per sentito dire o per averlo letto, che vi sono intere dimensioni asservite al male, cioé alle "forze involutive". Perciò il discorso della salvazione non è così semplice. Se così fosse lo avrebbero già portato a compimento Krishna, Buddha o Gesù.
Il punto è che l'uomo deve arrivare a salvarsi da solo, con i propri sforzi, crescendo in Conoscenza, Amore e Potere. Ecco, se c'è qualcosa che salverà il mondo quello sarà l'Amore. Un Amore Vero, frutto della vera Conoscenza.

Allora la bellezza si manifesterà spontaneamente (scevra da vanità), perché ovunque vi è Conoscenza, Amore e Potere lì, sicuramente, vi è anche una impareggiabile bellezza...quella che mi evoca la musica meravigliosa che seguirà.


Buon ascolto.




domenica 5 luglio 2009

Memorie di un Pellegrino di Santiago




Queste sono le "intime memorie di un Pellegrinaggio a Santiago di Compostela". Intime e...tali resteranno.
Infatti qualunque cosa possa dire sulla "avventura" vissuta l'anno scorso, nulla può rendere ciò che ho realmente vissuto. Mi dispiace ma è così.
Non si può "comprimere" il tempo e lo spazio in quattro parole...neanche in un milione di parole.
Un anno fa, esattamente il 2 Luglio del 2008 partivo da Saint Jean Pied de Port con l'intenzione di farmi una "bella passeggiata" fino a Santiago di Compostela e, se possibile, allungare fino a Finisterre (ben 870 km percorsi in 34 giorni di cammino, sempre rigorosamente a piedi).

Partivo con uno zaino pieno solo del necessario (anche se poi ho scoperto che tanto necessario non era), con un paio di scarpe da trekking nuove fiammanti (nuove fiammanti? Quanto mi sarebbe costato.) Con pochi soldi in tasca (come al solito) e senza la più pallida idea di cosa mi aspettava.

Volontariamente non mi ero documentato bene sul percorso: volevo viverlo come un'avventura. E tale è stata: un'avventura bella e...dura. Già dopo la prima tappa di una trentina di chilometri, a Roncisvalle, i miei piedi (anche se piedi di un buon camminatore) erano praticamente distrutti: pieni di bolle e sanguinanti. E così sono rimasti fino alla fine del Cammino. Purificazione? Forza di volontà? Semplice stupidaggine? Mah, chissà! Forse un mix di tutte e tre.
Fatto sta che proprio grazie alla mancanza di denaro, alla sofferenza fisica sopportata stoicamente (e naturalmente curata, nei limiti del possibile) ed alla disponibilità all'apertura al nuovo (anche a nuove amicizie) ho avuto l'occasione di vivere un "pellegrinaggio" molto particolare che, come dicevo, purtroppo non si può descrivere compiutamente (tanto meno in un post).
Come si può descrivere, infatti, la sensazione di attraversare a piedi il valico dei Pirenei? Come si può descrivere "l'indescrivibile" piacere di tuffarsi in un ruscello fresco dopo aver attraversato (protetto solo dal mio cappelo di paglia) 200 km. di Meseta spagnola (200 km. di campi di grano sotto un sole a 35 gradi)? Come si può comunicare la gioia di incontrare delle persone simpatiche con le quali condividere liberamente parte del Cammino (ho anche conosciuto "Pino la lavatrice", il comico di Colorado, che in realtà si chiama Michele. Con lui ho condiviso alcuni giorni di Cammino, parlando anche di Ricerca Interiore, perché era molto interessato all'argomento).
Così come non si può descrivere cosa si prova nello scoprire che la mia giacca impermeabile tanto impermeabile non era. E rendersene conto sotto un acquazzone torrenziale in piena foresta, e non avere un posto sotto cui ripararsi? E il piacere poi (durante l'acquazzone) di trovare una locanda in un piccolo borgo, asciugarsi e gustare un buon pranzo e un calice di vino rosso, casomai sbirciando la bellezza di una bella pellegrina?
O il mistico (perché c'è stato anche del mistico) abbraccio commosso con molti "perfetti sconosciuti" dopo una strana funzione al lume di candela (praticamente al buio) e con sottofondo musicale, in una piccola cappella di un monastero in Santiago di Compostela. Oppure assistere nella Cattedrale di Santiago, al "Fumeiro" (la cerimonia dell'incensiere gigantesco che viene fatto oscillare lungo la navata centrale ).
E (giusto per finire) l'immensa soddisfazione di arrivare sulle sponde dell'Oceano Atlantico, osservarlo dall'alto di un'altura sentendo in cuor tuo che ce l'hai fatta, nonostante tutto. Poi scendere dall'altura, raggiungere una spiaggetta isolata (dove guarda caso ho incontrato un giovane di Cremona già conosciuto durante il Cammino), spogliarmi completamente nudo e...tuffarmi nelle acque gelide dell'oceano. E poi trascorrere la notte in un piccolo Albergue di Finisterre dopo aver cucinato personalmente per un gruppetto di persone ed essermi andato ad ubriacare e danzare intorno al fuoco ai piedi del faro esattamente alla "fine del mondo"?