martedì 28 settembre 2010

Riflessioni sulla pietà


Il modo in cui ho concluso il post di ieri (cioè l’appello ad aiutare il popolo tuvino) mi ha lasciato perplesso per tutta la giornata.

Mi si sono scatenate nella mente tutta una serie di “riflessioni sulla pietà”, l’effettiva utilità che questa possa avere nel dare aiuto a minoranze etniche (o a singole persone) e soprattutto il giusto atteggiamento da avere quando si offre un aiuto a persone bisognose.

E’ facile, infatti, cadere nell’ipocrisia o nel far sentire delle nullità le persone alle quali stiamo rivolgendo il nostro “pietoso” aiuto, se non lo facciamo con molto tatto.

Nel caso del popolo tuvino (e di tante altre minoranze etniche in serie difficoltà) può risultare estremamente umiliante ricevere la pietà degli altri (anch’io mi sentirei umiliato), da altri che ignorano la “vera questione”, cioè l’essere stati decimati e messi in minoranza in casa propria.

La loro attuale indigenza non è dovuta esclusivamente alle impietose condizioni dell’habitat in cui vivono - ci hanno vissuto per millenni, sapranno pur bene come affrontare i lunghi inverni e altre avversità – quanto l’invasione da parte di popoli più forti e numerosi.

Quindi il vero aiuto che si può dare alle numerose minoranze etniche in gravi difficoltà è quello di operare al fine di lottare per stabilire I Diritti Umani a livello planetario.

Per Diritti Umani intendo lasciar in pace una popolazione, non rompergli le scatole. Lasciarla libera di seguire le proprie tradizioni, rispettare il suo territorio, non impoverirlo ed emarginarlo con la propria politica economica-espansionista.

Per questo espongo apertamente il mio dissenso riguardo al comportamento attuale delle Grandi Nazioni: la Grande Cina, la Grande Russia, la Grande America, La Grande Europa…Grandi Rompiscatole che derubano i territori delle piccole minoranze, li derubano delle loro culture millenarie e li privano non solo di territorio e di ricchezza, ma anche e soprattutto di dignità.

E poi se ne esce qualche riccone (di quelle Grandi Nazioni) e ipocritamente mostra di aiutare economicamente dei popoli che sono stati privati di tutto, proprio dai Governi di cui il “riccone” fa parte (e di cui forse è membro).

E la dignità umana dove la mettiamo?

Se non è dignitoso per un popolo essere privato del proprio territorio e delle proprie tradizioni culturali e religiose, è ancor meno dignitoso ricevere la carità.

Quindi, se qualcuno si dovesse trovare nelle condizioni di fare qualcosa, che lo faccia con molta discrezione, ben sapendo che il suo aiuto può piuttosto offendere se non viene dato con amore e riservatezza.

Fermo restando che il vero aiuto, lo ripeto, è battersi per i Diritti Umani.

lunedì 27 settembre 2010

I Viaggi della Memoria - La Repubblica di Tuva






Attualmente sul nostro pianeta vi sono molte minoranze etniche che stanno soffrendo moltissimo, alcune di queste minoranze rischiano addirittura l’estinzione.
Una di queste minoranze è la Repubblica autonoma di Tuva, posta geograficamente nel sud della Siberia, al confine con la Mongolia, la Regione dell’Altaj, ed altre. Praticamente si trova al centro dell'Asia.

Questa popolazione di circa 300.000 persone, che vivono su di un territorio prevalentemente montuoso (170 mila kmq), ha origini molto antiche.

Vi sono ritrovamenti archeologici che ne testimoniano i primi insediamenti sin dal 5.000 avanti Cristo. Famosa la Pantera d’oro conservata all’Ermitage di San Pietroburgo.

I Tuvini sono un popolo in origine prevalente nomade che da sempre ha dovuto fare i conti con una natura selvaggia che, sebbene meravigliosa, è comunque impietosa.




Vivendo di pastorizia, di caccia e pesca i tuvini si sono adattati a vivere tra steppe, deserti e grandi massicci montuosi (la vetta più alta è all’interno della Montagna d’Argento (Mongun-tajca), alta 3.976 mt.

Questa regione è attraversata da uno dei più grandi fiumi al mondo, il Jeni sej ed è cosparsa di circa 400 laghi.

Una regione di Tuva in particolare, il Ubsu-Nurskaja, è da diversi anni oggetto di studi e ricerche da parte di studiosi che giungono da tutto il mondo, per la sua natura intatta e incontaminata, vi sono infatti moltissime specie animali e vegetali molto rare.

Conosciuto dagli amanti del Canto Armonico e dello Sciamanesimo, questo popolo di fede Buddhista Tibetana ha dovuto subire, nel corso dei millenni, alterne vicende e oppressioni da parte dei potenti di turno.


Tuva è così passata dalle mani di Gengis Khan a quelle della Cina e della Russia, subendo decimazioni e la devastazione della propria cultura (soprattutto da parte di Stalin, che distrusse quasi tutti i templi buddhisti e fece scomparire centinaia o migliaia di sciamani.

Ceduta dalla Russia alla Cina dopo la Seconda Guerra Mondiale, questa regione è sprofondata ancor più nell’indigenza e nell’umiliazione, venendo incorporata nella Provincia Kazaca (i Kazachi stanno emarginando sempre più i tuvini, molti dei quali sono costretti ad emigrare).

Resoconti di studiosi e viaggiatori riferiscono che attualmente la situazione è gravissima:Quello che mi colpisce, tornando a casa nella ricca Europa, sono i negozi pieni di merci e il modo in cui queste vengono conumate. La, nelle montagne, le persone non hanno nemmeno un paio di scarpe calde, pochi vestiti, poco combustibile e ancor meno da mangiare” scrive Amèlie Schenk, etnologa e studiosa svizzera, nel 2002 in un resoconto di viaggio dopo una permanenza di alcuni anni presso il popolo di Tuva.

Tuvina è la sciamana Cuore di Luna, Ai-Tchourek Ojun (conosciuta anche in Italia per aver fondato l’unico centro sciamanico tuvino, se non sbaglio, proprio in Valle d’Aosta).

Tuvino è lo scrittore Galsan Tschinag.

Dicevo del Canto Armonico.
Da millenni i tuvini (come molte altre popolazioni dell’Asia centrale) usano un metodo molto particolare per comunicare col Cielo, il Canto polifonico (detto anche la Voce dell’Arcobaleno) reso famoso in Occidente negli anni '60 dal Collegium Vocale Koln, da David Hykes e dal film Meeting with remarcable men, di Peter Brook.

Riuscendo ad usare il proprio corpo come uno strumento, e servendosi nel canto dell'azone congiunta di ventre, petto, gola, faringe e naso, i Cantori Armonici riescono a sfruttare contemporaneamente diverse armoniche della propria voce.

Il canto e detto difonico quando si usano due armoniche, e polifonico quando si riesce ad usarne anche tre contemporaneamente.

I tuvini dividono il Canto Armonico in cinque stili particolari: il Kargyraa che sfrutta delle fondamentali basse, da 55 a 65 hz; il Khomei, considerato lo stile più antico, dove si usa soprattutto la gola e la faringe; il Borbangnadyr (che significa “rotolare sopra”) che sfrutta fondamentali sonore più acute ed una maggior risonanza nasale; l’Ezengileer, caratterizzato da passaggi ritmici veloci tra gli armonici; e il Sygyt, in cui si avverte prevalentemente una specie di fischio.

Già solo per questo il popolo di Tuva secondo me dovrebbe essere protetto come “patrimonio dell’umanità”.
Come diceva Lao tzu "I grandi devono proteggere i piccoli..."

Quindi chiunque ne abbia la possibilità dia il proprio aiuto a questa gente così lontana nello spazio ma anche molto vicina nel cuore dell’essere umano.

sabato 25 settembre 2010

Buon fine settimana con questo incredibile Canto Armonico interpretato da Christian Bollman

Il Canto Armonico (detto in inglese Overtone Singing) è diffuso soprattutto in Asia Centrale, Tibet, Mongolia e Repubblica Tuva, ed ha origini molto antiche.

Io ho cominciato da poco a coltivare interesse, sia pratico che culturale (e fare piccoli esperimenti di canto) con queste meravigliose tecniche difoniche. Perciò non posso dire molto al riguardo (ma prometto che mi documenterò).
Credo (ma non ne sono sicuro) che la tecnica usata da Christian sia quella definita, nella Repubblica Tuva, come Ezengileer (cioé caratterizzata da frequenti passaggi ritmici tra gli armonici).
Buon ascolto.


venerdì 24 settembre 2010

Quattro risate con Raimondo Vianello e Ugo tognazzi

Ricordo che da ragazzo rincasavo apposta presto per non perdermi le scenette o i film di questi due grandissimi attori.


Breve storia del petrolio


Le recenti vicende di disastri ambientali (tipo la piattaforma petrolifera della BP) dovrebbero farci riflettere seriamente sulla questione "petrolio".


E' già da un pezzo che alcuni scienziati e ricercatori stanno proponendo l'utilizzo di "energie alternative" più sicure e pulite. Ma i loro sforzi sono regolarmente ostacolati da coloro che hanno forti interessi nel mondo del petrolio.


E ultimamente la spasmodica ricerca delle industrie del settore sta prendendo in considerazione di incrementare il numero di piattaforme petrolifere anche nell'Adriatico (che è poco più di un lago).


Immaginiamoci, se dovesse succedere qualcosa tipo il "disastro BP", cosa diventerebbe il nostro bell'Adriatico.


Disastri a parte vi consiglio la lettura di questo breve articolo sulla Storia del Petrolio di Giorgio Nebbia http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_le_analisi_NOTIZIA.php?IDNotizia=367688&IDCategoria=2682 .

giovedì 23 settembre 2010

Vedere ciò che c'è di bello negli altri...ma senza cadere nell'ingenuità.


Ancora un grazie a Walter.


Vedere la vita e gli altri con occhi freschi. Senza preconcetti.


Osservare attentamente, ascoltare, sentire...


Vedere le buone caratteristiche nelle persone che incontriamo (senza per questo tralasciare di notare eventuali tratti poco piacevoli presenti) non è cosa facile da farsi.


Questo perché abbiamo la tendenza di vedere all'esterno il riflesso di ciò che abbiamo dentro al momento.


E tutto si colora del nostro umore del momento.


Così se al momento abbiamo un'idea negativa del mondo andremo a cercare continuamente conferme della nostra "visione" a priori.


Spezzare questo meccanismo, mettendo a tacere il "rumore" di fondo della nostra mente e dell'emotivo è salutare non solo per noi, ma anche per i nostri simili.


La vita e gli altri hanno tanto di bello da dare. Perché non focalizzarci maggiormente sulla bellezza e sulle buone qualità?


Se volete approfondire vi consiglio la lettura di questo articolo del Corriere della sera http://www.corriere.it/salute/10_settembre_19/pensar_c3be8b9e-c3cc-11df-80e3-00144f02aabe.shtml .

martedì 21 settembre 2010

Furto di Yoga


Grazie a Walter per la segnalazione


"Furto di yoga".

Titolano così alcuni giornali indiani di questi giorni dopo l'ennesimo tentativo, negli USA, di mettere il copyright sulle posizioni dello yoga.




Il governo indiano già da un po' si sta adoperando per stabilire una volta per tutte che lo yoga è Patrimonio Mondiale dell'Umanità, e non può essere oggetto di privatizzazione a scopo di lucro.


Il direttore dell'Agenzia Governativa di New Dehli (la Knowledge Digital Library), V. K. Gupta, sta stilando una sintesi del rapporto presentato da centinaia di esperti del settore, un rapporto di ben 34 milioni di pagine (l'India non è nuova a scritti così voluminosi, basti pensare che il Mahabharata, il più vasto poema al mondo, consta di ben 400.000 versi).


L'intento è di stabilire che le posizioni dello yoga - almeno 900 tra le più tradizionali - appartengono all'umanità da millenni, e non possono cadere nelle grinfie di operatori economici senza scrupoli.


Tutti hanno diritto allo yoga.

Tutti hanno il diritto di conoscere cosa sia veramente lo yoga.

E di certo lo yoga non è un mera ginnastica.


Personalmente, come insegnante di yoga, mi trovo ad affrontare spesso persone che dello yoga hanno una visione alquanto limitata (se non distorta).


Purtroppo in occidente da alcuni decenni, con l'avvento del filone New Age, vi è la tendenza ad incorporare lo yoga nel "calderone" delle "pratiche per il benessere", svilendo così l'essenza stessa dello yoga (che è quello di elevarsi ad un livello coscienziale tale da far sperimentare direttamente al praticante cos'è Reale e cosa illusorio, al fine di raggiungere la liberazione dal ciclo di morti e rinascite).


Pur riconoscendo che il benessere fisico è essenziale nella vita, e lo yoga apporta sicuramente un grande benessere, ridurlo solo a questa finalità mi sembra alquanto riduttivo (e secondo me addirittura offensivo).


Offensivo non solo per gli sforzi fatti nei millenni da Grandi Esseri che, in una infaticabile staffetta, hanno mantenuto in vita questo mirabile corpo di insegnamenti, ma offensivo anche per ognuno di noi.


Infatti ognuno di noi (che ne siamo consapevole o meno) è "un'anima pellegrina" in cerca della Verità.


Verità che non si presenta nello yoga come un dogma da seguire ciecamente, ma come pratica e studio che, pian piano, ci portano a far splendere il "gioiello" della nostra coscienza (attualmente un po' offuscata).


In definitiva lo yoga, attraverso un percorso di ascesi, porta all'autorealizzazione, alla comprensione di cosa siamo veramente, e al vero benessere, non solo fisico o mentale, ma di natura più profonda e duratura.


Chissà, forse può rivelarsi un bene che avvengano queste battaglie sullo yoga.


Sempre che trionfi la conoscenza del vero Yoga.

sabato 18 settembre 2010

I Fiori di Kama- E' possibile godere senza attaccamento?



Ed eccoci giunti a quello che ritengo essere il punto cruciale non solo del "problema" sesso, ma di tutta l’esistenza in generale: l’attaccamento.

L’essere umano si attacca a tutto, ma proprio a tutto: al corpo, al nome, al luogo di nascita, alla mamma, agli oggetti, alle idee e concetti e…all’uomo o la donna amati.


Se ci riflettiamo con calma e sincerità scopriremo che l’attaccamento sta all’origine di molti nostri malesseri. Poiché ogni cosa esistente è un effetto generato da una causa potremmo provare a chiederci: “Qual è la causa dell’attaccamento?”. La mia risposta è: “L’ignoranza della nostra vera natura!”. Quasi tutti gli esseri umani ignorano di essere pura coscienza piena di beatitudine. Come conseguenza sin dalla nascita ci si identifica col corpo e con tutte le cose collegate ad esso.

A causa di questa prima “svista” si cerca la beatitudine negli oggetti e nelle persone, considerandole l’unica fonte di piacere. Intendiamoci, non c’è una colpa in questo perché non siamo stati educati a “sentirci” al di là delle percezioni fisiche.


Quindi, schiavi come siamo delle percezioni fisiche dirette all'esterno, scambiamo noi stessi solo ed esclusivamente come qualcosa di tangibile. Di conseguenza, tutto ciò che non è tangibile ci spaventa, rappresenta un “vuoto” nel quale abbiamo paura di precipitare.

Ma se, con un atto di coraggio ci lasciassimo andare in quel vuoto, imparando ad ascoltare percezioni più sottili, scopriremmo che quel "vuoto" poi tanto vuoto non era.


Scopriremmo che c’era qualcosa di più sottilee rarefatto che in un primo momento non siamo riusciti a sentire.


Ecco che la paura del vuoto ci fa attaccare a ciò che ci dà una certezza immediata.


Questa paura del vuoto si manifesta anche come “paura del domani”.


Cosa accadrà domani? Che ne sarà di me se perdo quel lavoro, se perdo la casa, se perdo questa donna (o quest’uomo)?


Chi ha fatto l’esperienza di “lasciar andare la donna, il lavoro, la casa”, ha fatto una meravigliosa scoperta: ha incontrato un’altra donna, un altro lavoro, un’altra casa.

Ma soprattutto, una simile persona coraggiosa, ha scoperto un grande senso di libertà, di leggerezza, di benessere e…un nuovo modo di stare al mondo: vivere senza attaccamento.

Una delle più grandi problematiche che si trova ad affrontare una persona che vive dei meravigliosi rapporti sessuali con un partner è l’attaccamento morboso. Questa sviluppa il senso di possesso, o diventa gelosa e tormentata da mille pensieri negativi: “E se si innamora di un altro? E se tutto questo dovesse finire?”


Probabilmente ognuno di noi ha fatto una simile esperienza in gioventù e, dopo aver sofferto terribilmente, ha deciso di non innamorarsi più, chiudendo così le porte del cuore e probabilmente anche quella dei sensi.


Da quel momento, forse, non si è data più totalmente ad un’altra persona per paura di sviluppare le stesse dinamiche che ci hanno fatto tanto soffrire.

Invece, quello che va rivisto è il nostro approccio alla vita.


Un approccio che non sia possessivo.


Prima o poi Ooccorre che ci rendiamo conto che nulla ci apparterrà per sempre, che siamo nati nudi e nudi ce ne andremo.


Con una simile ottica si eliminano di botto tutta una serie di malesseri e si impara ad apprezzare ciò che la vita ci manda, con gratitudine ed abbandono.


Vivendo con una simile ottica si sarà sempre riconoscenti a chi ci dona una carezza, un sorriso o addirittura tutto il suo corpo, senza riserve.

Imparare a vedere come nulla ci è dovuto ci porta e considerare tutto come un dono, allora non ci sarà più nulla che ci causerà malessere e potremo godere di tutte le ricchezze del mondo senza soffrire né colpo ferire.

mercoledì 15 settembre 2010

martedì 14 settembre 2010

Far politica è una cosa seria...o almeno dovrebbe esserlo.



Di solito chi non si interessa affatto di politica si limita a storcere la bocca quando si nomina qualche politico. Al massimo si lascia scappare un: “Ahh, io di politica non me ne intendo, che facciano pure quello che vogliono”.

Chi segue la politica distrattamente, invece, può appartenere a due categorie: quelli che sperano (e si aspettano) che prima o poi facciano qualcosa di utile per il popolo, e quelli sfiduciati che spesso e volentieri si lasciano scappare un: “Secondo me sono tutti corrotti!”.

Poi vi sono le persone più attente non solo alla politica, ma anche a tutto l’andazzo del Paese (o del pianeta) sul quale vivono.

Questi ultimi seguono non solo le vicende politiche, ma anche quelle economiche, sociali, religiose, e prestano attentamente orecchio anche alle inchieste che mirano a svelare i “segreti” su chi comanda veramente in una nazione o sul pianeta.

Queste persone sono arrivate alla conclusione che il “potere” del politico è irrilevante perché chi decide le sorti economiche (manovrando spesso anche il mondo politico) sta in ben altri lidi che non sono il Parlamento, il Senato, e quant’altro.
E oggi si sa che l'economia la fa da padrona.

Dal punto di vista di queste persone colui si è instradato nella “carriera” politica lo ha fatto solo per tornaconto personale, cioè per interessi economici o per “briciole” di potere.

Secondo lui al politico importa ben poco della gente.
Al politico interessa procurarsi con tutti i mezzi a disposizione il voto per arrivare a sedere in “poltrona”, e da lì comandare (e obbedire, perché il politico ha sempre qualcuno che “siede” più in alto di lui, e che lo tiene al guinzaglio).

Quindi queste persone, attente curiosone alle vicende politiche, hanno compreso due cose fondamentali sul “mondo politico”: 1) Che poiché il pianeta (e l’occidente in particolare) allo stato attuale segue la “legge del denaro”, tutte le scelte umane sono dettate dalla ricerca di quest’ultimo.
E il politico non fa eccezione.
Ne sono la prova i lauti stipendi, buonuscite e pensioni che si becca il politico (per non parlare degli “extra”).

E 2) che il politico può effettivamente fare ben poco per la gente che “governa”, perché non ne ha il potere.
Infatti, come abbiamo visto, il potere sta in ben altre sedi e il politico deve, volendo o nolendo, obbedire e adeguarsi.

Come conseguenza a questi due fattori su elencati, il poverino (il politico), si trova in una ben strana, e forse comica situazione (ma anche tragica perché a farne le spese è ogni singolo cittadino): da un lato si aspettava di diventare ricco e comandare. Invece si rende conto che non comanda un accidente e si deve anche trovare spesso seduto a tavola con chi di ricchezza e potere ne possiede talmente tanta da farlo impallidire dall’invidia.

In secondo luogo (e qui sta la comicità della situazione) il poverino non può far sapere alla gente che non comanda un cazzo, e che non può risolvere i problemi che affliggono il popolo, problemi come la disoccupazione, la criminalità, l’inquinamento, la malasanità, e via dicendo.
Egli sa che non può confessarlo pubblicamente perché altrimenti chi lo ha votato lo manderebbe a quel paese, togliendogli la poltrona da sotto il sedere. E il politico, si sa, alla poltrona ci tiene molto (anche se non sempre è comoda come si aspettava).

Ecco che allora il poverino (che si è messo nei guai con le proprie mani) deve usare la difficile arte - arte che ha già imparato a padroneggiare durante gli anni della militanza giovanile - di mentire, prostituirsi e fare il saltimbanco.

Ehh sì che lo si potrebbe definire un vero artista!

Questi ha imparato la ancor più difficile arte dell’Equilibrio dinamico.

Infatti deve sempre stare nel giusto equilibrio tra chi comanda veramente e il popolo “votante”, credulone e affamato di soldi, giustizia e benessere.

Ma non tutti sono così bravi, e spesso si fanno scoprire con le dita ancora sporche di marmellata rubata di nascosto.

Se non fosse che far politica è una cosa seria (o almeno dovrebbe esserlo) ci sarebbe veramente di che divertirsi.

martedì 7 settembre 2010

Yoga: il Diaframma, questo sconosciuto!



Io credo, da praticante e insegnante di yoga che, nonostante tutti i progressi della medicina moderna, il nostro corpo fisico sia ancora tutto da scoprire.

Lasciando stare quelle che sono le caratteristiche “sottili” ed energetiche dei nostri organi, perché entreremmo in un “campo minato”, mi limito a considerare solo il lavoro strettamente fisiologico degli organi.

Fisiologicamente parlando del Diaframma, se fate una ricerca su Wikipedia o altre anciclopedie, non troverete nessun accenno al fatto che tale Muscolo svolga, tra gli altri, anche il lavoro di un secondo cuore. Figuriamoci poi di apprendere che questo è fondamentale anche per “sbloccare” le emozioni.

Occorre, al riguardo, cercare altrove, e forse cercare a lungo.
Volendo risparmiarvi della fatica vi consiglio la lettura di Pranayama, di André Van Lysebeth.

Ma andiamo con ordine.

Il Diaframma è un muscolo laminare e cupoliforme che separa la cavità toracica da quella addominale. Questo viene classificato come un muscolo respiratorio.

In effetti è fondamentale per tale funzione ma, come vedremo, il Diaframma svolge altri ruoli di estrema importanza, soprattutto quello di regolare la pressione sanguigna e il pompaggio del sangue nell’organismo.

Il Diaframma, come il Cuore, non smette mai di funzionare, è sempre attivo.

Esso svolge circa 18 escursioni al minuto spostandosi, ad ogni respiro, in basso verso i visceri da 2 a 4 cm, e in alto, nella cavità toracica, nella stessa misura.

In pratica, per ben 24.000 volte al giorno il Diaframma si alza e si abbassa, come un pistone, comprimendo gli intestini, la milza, il fegato, tutti i vasi linfatici e sanguigni dell’addome e degli organi suddetti, rianimando così la circolazione addominale e portale, e propellendo la circolazione venosa dall’addome verso il torace e viceversa.

In pratica il Diaframma agisce come un pompa potentissima in grado affrontare uno sforzo emodinamico più potente addirittura di quello del cuore. Ecco perché può benissimo essere definito come un secondo cuore.

In pratica il Diaframma alleggerisce di molto il lavoro del cuore (quando è usato correttamente).

Onestamente penso che quasi nessuno si interessi del Diaframma, questo è un Grande Ignorato.
In effetti nessuno si preoccupa di studiare il proprio corpo (non solo teoricamente, ma anche con esercizi appropriati e sperimentali).

Esistono, nello yoga, diverse tecniche per meglio “sentire” il Diaframma e favorirne un corretto funzionamento, in sinergia col respiro e con le contrazioni dei muscoli della cintura addominale.

Comunque è importante considerare che il diaframma può svolgere al meglio le proprie funzioni solo con i muscoli della cintura addominale controllati.
Infatti è proprio la resistenza dei muscoli addominali a causare la giusta pressione sanguigna e il conseguente svuotamento, per esempio, di sangue venoso nell’addome (che altrimenti stagnerebbe nei visceri).

Quando i muscoli dell’addome sono flosci, per legge fisica non vi è la giusta pressione addominale (perché manca proprio quella resistenza indispensabile per far aumentare la pressione), con conseguenti ristagni di sangue.

Purtroppo questo argomento è veramente lungo e complesso, un post male si presta a questo riguardo, perché le connessioni fisiologiche del Diaframma sono tali e tante che non posso che limitarmi a dare qualche stimolo e invitare ad approfondire autonomamente l’argomento.

Basti pensare come il Diaframma è attraversato dal centro frenico (un ampio tendine centrale), da numerosi altri tendini, vasi sanguigni, linfatici, dalla vena cava ed altre strutture ancora.

Inoltre ad ogni movimento verso l’alto il Diaframma comprime il fegato, aiutandolo così a svolgere al meglio tutte le sue funzioni fisiologiche, come il flusso della bile, la circolazione sanguigna, funzione urico poietica, antitossica, lipopessica, proteopessica.

E non finisce qui.

Il Diaframma Toracico è in stretta relazione col Diaframma Pelvico (entrambi, usati in sinergia, possono aiutarci a prevenire molti disturbi della zona genitale, epigastrica, di pressione, ecc.)

Il Diaframma è anche collegato al Plesso Solare, perciò un buon lavoro di pratiche yogiche (che lo coinvolgano in modo appropriato) ci possono aiutare a sbloccare “ristagni” di natura emotiva, ristagni che tradizionalmente vengono localizzati proprio nel Plesso Solare e in tutta la superficie del Diaframma (perché la superficie del Diaframma è attraversata da piccoli nervi che si innestano appunto in quell’ammasso nervoso detto Plesso Solare).

Come vedete l’argomento è veramente complesso. Perciò chi è interessato non ha che da “partire” verso lo studio del proprio corpo.

mercoledì 1 settembre 2010

Il libro del mese: L'Astrologia dei Veggenti


Vi sono diversi modi per studiare e tentare di comprendere se stessi. L'uno non esculde l'altro.


Così esiste l'osservazione dei Tre Centri oppure quella delle modalità di azione delle due forze Yin e Yang.


Un altro modo è quello di osservarci come il prodotto delle forze cosmiche incanalate e "materializzate" dai pianeti del sistema solare (sole e luna inclusi).


In questo testo David Frawley, l'autore, sostiene che esiste un centro, un Sole galattico da cui emana, sotto forma dei sette raggi della creazione, la forza e l'energia divina. Questi sette raggi vengono captati e ridistribuiti dai sette principali agenti del sistema solare: il Sole, la Luna, Giove, Venere, Marte, Mercurio e Saturno, i quali agiscono come antenne ricetrasmittenti.


Tutte le nostre caratteristiche fisiche, emotive e psicologiche sono il risultato dell'azione sinergica dei sette pianeti al momento della nascita e durante tutta la nostra vita. In questo senso non siamo che burattini tirati da fili invisibili.


L'autore sostiene anche che l'astrologia vedica è la più antica del mondo, più antica anche di quella Babilonese. Questa può comunque essere integrata all'astrologia tropicale (quella usata in occidente) al fine di conoscere più approfonditamente noi stessi.


Una pagina del libro:


"Dal punto di vista yogico la vera conoscenza, intuizione e felicità si raggiungono solo quando la mente è silenziosa, quand'è svuotata del suo carico di emozioni, pensieri e conoscenza. Per far ciò è necessario svuotare la mente dei suoi contenuti, piuttosto che classificarli e raggrupparli in categorie. La stessa pratica dello yoga è definita dalla tradizione (yoga sutra 1.2) come il controllo dei movimenti della mente.

Secondo il sistema yoga l'intelletto non ci può mai dare l'intuizione della verità. Può solo organizzare idee. La comprensione intellettuale, dunque, non ha alcun valore reale per cambiare le nostre vite, sebbene possa consentirci di operare in maniera più armoniosa ed efficiente.

Lo yoga non enfatizza la conoscenza intellettuale, ma piuttosto la coscienza - la consapevolezza momento per momento - come fattore della vera comprensione.

L'astrologia vedica non è interessata alla conoscenza intellettuale delle stelle, ma a ristabilire il nostro collegamento con il Divino e con le forze cosmiche che operano tramite esse.

L'astrologia vedica pensa che neppure le emozioni possano condurci alla verità....dovrebbe guidarci il sentimento di unità, non il nostro bisogno e gli impulsi emotivi".



L'astrologia dei veggenti, ed.Vidyananda, David Frawley