lunedì 23 febbraio 2009

RACCONTO BREVE



E SE CAMBIASSIMO IL PRIMO ARTICOLO DELLA COSTITUZIONE?


L'altra mattina ho passeggiato per le vie del centro, assaporando ogni istante di vita con la freschezza e la genuina gioia di un bambino.



Poi sono entrato in un parco. Il clima era mite. Una brezza leggera si divertiva a far frusciare le foglie degli alberi e scompigliarmi i capelli. Dolci e luminosi raggi di sole sembravano incoraggiarmi a dimenticare i miei impegni e abbandonarmi con voluttà alla semplice "gioia di esistere".


Il mio sguardo sereno si posava dolcemente su tutto ciò che incontrava, non soffermandosi su nulla in particolare. Tutto era così bello! Vedevo visi giocosi di bimbi, curiosi di tutto. Oppure rugosi volti di anziani, carichi di storie vissute e di tanti pensieri.
Alcuni cani, più in là, si rincorrevano ruzzolando sull'erba soffice, indifferenti ai richiami dei loro padroni (verso i quali, di tanto in tanto, rivolgevano solo degli sguardi distratti). Tutto era così leggero e calmo. Il tempo mi sembrava scorrere più lentamente del solito.

Uscendo dal parco, circa un'ora dopo, ho sentito il forte contrasto tra la calma quiete che avevo appena lasciato ed il nervoso procedere di uomini e mezzi che affollavano la strada. Poi ho notato dei cani al guinzaglio, mi sono sembrati più nervosi e insofferenti dei loro simili che si stavano divertendo nel parco.


Ad un tratto ho visto in lontananza il mio amico Gigi. Era da un po' che non lo vedevo e avrei avuto un gran piacere di scambiare quattro chiacchiere con lui. Ho provato a chiamarlo, ma il rumore del traffico ha coperto la mia voce. Ho visto Gigi svanìre tra la folla prima che potessi muovere un passo.


Proseguendo oltre mi sono imbattuto in Renato (un mio ex collega di lavoro), un tipo simpatico. Gli ho proposto di prendere insieme un caffé, ma lui ha reclinato l'invito e, dopo avermi distrattamente stretto la mano, si è allontanato di fretta dicendomi: <Scusami, non ho tempo. Ma non la conosci la storiella del leone e la gazzella?> <Certo che la conosco>. Ho risposto sottovoce. Ma Renato era già scomparso.


Mentre riflettevo su come tutti oggigiorno vanno sempre di fretta, mi sono imbattuto in Gianluca, un vecchio compagno delle elementari. Anche lui, alla mia proposta di fare due passi, replica sullo stesso tono di Renato: <Perdonami, vado di fretta>. <Ma dove corre, e verso cosa?> Ho pensato osservandolo allontanarsi ansioso.


L'INCONTRO CON UN VECCHIO SAGGIO


Ieri mattina sono tornato al parco. Sedendomi accanto ad un anziano signore con una corta barba e l'aria sveglia, gli ho chiesto cosa ne pensasse dei tempi "moderni".


Dopo un istante di incertezza (forse non s'aspettava una simile domanda da un giovane, "figlio" dei tempi moderni), riprendendosi, mi fissa bene negli occhi, come se stesse valutando la serietà della mia domanda. Poi, vedendomi seriamente interessato al suo parere, l'uomo tira un respiro profondo e con aria dolce e paziente mi dice: <Forse, un giorno, saremo sommersi dalle automobili. E poi...gente che corre a destra e sinistra, sempre preoccupata per qualcosa. Telefonini che squillano...che caos! Ha notato?> mi dice . <Il mondo sembra lanciato verso una inarrestabile "frenesia" produttiva, senza un preciso senso della misura. Si lavora per avere la seconda o la terza casa, per la seconda o la terza automobile, e via discorrendo>.

L'uomo fa una pausa, guardandomi interrogativamente.
Io ricambio lo sguardo, comunicandogli che condivido la sua visione.
L'uomo volge distrattamente gli occhi verso il cielo, oltre le cime degli alberi, dalle quali filtrano fasci di raggi di sole. Poi torna a guardarmi e riprende: <Le aziende automobilistiche, tanto per fare un esempio, devono produrre e vendere un certo numero di autoveicoli, ogni anno, per non fallire. E così le fabbriche di scarpe, di elettrodomestici, di medicinali...persino di armi. L'imperativo è: produrre e consumare! Tutto, oggi, si misura con questi parametri>...

<Tutti siamo in affari con tutti...
e i rapporti umani, dove sono andati a finire?
Dov'è finito quel disinteressato relazionarsi agli altri, solo per il piacere di condividere istanti di vita che mai più ritorneranno?
Qual'è, oggi, lo scopo dell'uomo?
E lo ha scelto lui, questo scopo, o gli è stato imposto?>


L'uomo parlava, ed io lo guardavo ammutolito ed ammirato. Guardavo i suoi capelli bianchi e l'aria serena sul suo volto. Tuttavia scorgevo, nel fondo dei suoi occhi, un sottofondo di amarezza e di impotenza. Capivo che aveva una visione chiara di cosa stesse accadendo attorno a lui, ma era allo stesso tempo cosciente di non poter far nulla per correggere l'andamento autodistruttivo dell'umanità.


<Lo scopo> riprende il vecchio, <qual'è lo scopo di tutto questo? Ad esempio: qual'è lo scopo di una nazione? Prendiamo la nostra bella Italia: qual'è lo scopo del nostro Governo? Se analizziamo la Costituzione della Repubblica Italiana e leggiamo il Primo articolo dei Principi Fondamentali, vi leggiamo: "L'Italia è una Repubblica Democratica fondata sul lavoro". Ecco! Da queste poche parole possiamo comprendere qual'è lo scopo principale di un'intera nazione: il lavoro. Ma capisce il meccanismo che questa prima affermazione mette in moto? Il lavoro non è più solo un diritto, ma anche un dovere, una necessità, una ossessione. Soprattutto se associamo lavoro-soldi-sopravvivenza ne risulta che l'uomo si percepisce soprattutto come una "unità produttiva" e il PIL è diventato il dio da adorare e servire. Guardi cosa sta succedendo: rapporti dettati solo dall'interesse personale, egoismo, ossessione verso il denaro, prostituzione dei valori umani al servizio dell'economia, e via discorrendo>.


Io capivo, e non potevo non essere daccordo con lui.


L'uomo continua: <Pensi cosa accadrebbe se cambiassimo quel primo articolo> mi dice accalorandosi, <quante cose cambierebbero nei rapporti tra gli esseri umani...e tra gli uomini e la Terra>, continua addolcendo la voce.


L'uomo fa una pausa di silenzio, mi guarda intensamente negli occhi e, quasi sussurrando riprende: <Ci rifletta nei giorni che verranno. Provi ad immaginare cosa accadrebbe se, l'uomo "democratico", cambiasse quel primo articolo delle Costituzione con un altro, del tipo: "L'Italia è una Repubblica Democratica fondata sulla Libertà espressiva". Oppure: "L'Italia, eccetera eccetera, è fondata sulla Comprensione della vita". O, ancora: "L'Italia è una Repubblica Democratica fondata sull'Amore". Huumm, questa è bella! Suona proprio bene: "L'Italia è una Repubblica Democratica fondata sull'Amore".> Ripete compiaciuto mentre si alza stringendomi la mano.


Poi, guardandomi con un sorriso complice, aggiunge: mi dice quest'ultima frase con la mia mano ancora stretta nella sua poi, senza aspettare risposta, mi saluta e si allontana senza aspettare risposta.
Credo sapesse già che la pensavo come lui.

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