venerdì 1 ottobre 2010

Il libro del mese: Estetica del vuoto




L’autore di questo pregevole lavoro, Giangiorgio Pasqualotto, docente di Estetica e del Pensiero Buddhista, nell’affrontare il difficile compito di presentare ai ricercatori occidentali la nozione di vuoto e di estetica secondo la visione taoista e buddhista (nonché delle arti derivate da tale visione: la cerimonia del tè, la pittura ad inchiostro, la poesia, l’arte dei giardini secchi, il teatro no, a cui ha dedicato interi capitoli), precisa innanzitutto che per i cinesi e i giapponesi non vi è mai stata una netta distinzione tra teoria e pratica.
Da qui il difficile compito - anzi oserei dire impossibile - per noi Occidentali, di comprendere la visione buddhista solo attraverso la speculazione intellettuale.

“Andando alle radici dell’esperienza del vuoto si scopre che essa emerge, ancor prima che da riflessioni teoriche, da una pratica di meditazione…” precisa l’autore nel risvolto di copertina.

Alcuni passi dal libro:

“…nella Meditazione buddhista l’uso e l’efficacia delle parole non sono eliminati, ma sospesi, in modo da diminuirne al massimo il potere condizionante: essa consiste soprattutto in un lavoro di osservazione esteriore ed interiore il più possibile neutra ed oggettiva. La meditazione si attua come una pratica di attenzione concentrata su ciò che accade nella mente, nel corpo e nel mondo….

…Nei testi canonici buddhisti vi sono lunghi elenchi delle cose – compresi gli stati mentali – delle quali ci si rende consapevoli mediante la meditazione; e si precisa anche come l’attenzione consapevole esercitata nella meditazione seduta si estenda ai movimenti del corpo.

Parole del Buddha: - E inoltre ancora, o monaci, il monaco è chiaro cosciente nell'andare e nel venire, è chiaro cosciente nel guardare e nel non guardare; è chiaro cosciente nel piegarsi e nel distendersi...è chiaro cosciente nelmangiare, nel bere, nel masticare, nel sorbire...nel camminare, nello stare, nel sedersi, nell'addormentarsi...-.”

Ma perché meditare?
Per liberarsi dall’illusione, dalle infinite “costruzioni mentali” che sono alla base delle problematiche che ci affliggono.

la meditazione, interiore ed esteriore, quindi, non è fine a se stessa, ma rappresenta il “mezzo” con cui prendere coscienza della “vuotezza” di tutti i fenomeni.

Ogni cosa esistente è un insieme di più elementi e fattori dipendenti l’uno dall’altro, compreso il nostro presunto io.

La Grande Illusione a cui siamo soggetti è che pensiamo che le cose, e noi stessi, abbiano un sé autonomo e indipendente.

Tutte le cose, invece, sono senza un sé.

Anche l’io è solo un’illusione.

Ancora parole dal libro:

“…l’attaccamento all’io è alla base di ogni altro tipo di attaccamento: il soggetto che si pensa autonomo, auto fondante e autosufficiente, proietta questa pretesa autonomia sulla realtà che ritiene esterna a sé, e ne fa così un mondo separato, un oggetto dotato anch’esso di un sé autonomo…”

“…in definitiva, demolire le ragioni che alimentano il sé della coscienza individuale significa per il buddhismo minare alla base tutte le costruzioni mentali che derivano dalla presunzione di questo sé soggettivo, ed evitare in tal modo i disastri psichici, ma anche fisici, che quelle costruzioni generano ed ospitano…”.

“…La prima ed ultima meta del buddhismo zen è realizzare che tutto è mu (vuoto). Ma questa realizzazione dev’essere empirica, non semplicemente intellettuale. Non è sufficiente affermare che tutto è vuoto; si deve percepire la realtà della vacuità in tutte le proprie attività quotidiane”.

Ma studiare il taoismo e il buddhismo è cosa seria, e richiede una guida realizzata.

E’ facile infatti cadere nel nichilismo: - Se tutto è vuoto perché preoccuparsi di fare alcunché? –

In effetti il vuoto non è veramente vuoto, ma anche il vuoto è pieno: - La forma è vuoto, il vuoto è forma – diceva il Buddha.

Realizzare che non esiste un “io” non equivale perciò a perdere l’identità, ma a liberarsi da illusorie identità, per scoprire che siamo “qualcosa” di più grande, inclusivo, e…più meraviglioso.

Estetica del vuoto, Giangiorgio Pasqualotto, Marsilio editore

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